Intervista a Luke Rhinehart

Luke Rhinehart è autore di numerosi libri di successo, dai quali sono stati tratti film e documentari. In Italia è noto per L’uomo dei dadi (Marcos y Marcos), un romanzo cult il cui protagonista è uno psichiatra che decide di stravolgere la sua vita ordinata affidando ogni sua decisione, dalla più insignificante alla più importante, al lancio di un dado. Protagonista e testimone dell’esperienza hippy negli anni Settanta, Rhinehart ha accettato di rispondere alle nostre domande su quegli anni e sui suoi libri. Grazie Luke! (english version  english version)

Il libro L’uomo dei dadi è stato scritto nel 1970 ed è uscito in Italia nel 2004: era molto attuale allora e lo è ancora oggi. Come te lo spieghi?

L’uomo dei dadi è stato pubblicato negli anni Settanta in sette o otto paesi europei, ma poi è rimasto nel dimenticatoio per ben venticinque anni, continuando a essere ristampato solo in tre paesi. Poi, con l’inizio del nuovo secolo è successo qualcosa di strano. Senza alcuna spinta pubblicitaria o iniziative mie o del mio agente per promuoverlo, il libro è stato riscoperto. E quindi è stato pubblicato per la prima volta in Spagna, in tutti i paesi dell’Europa dell’Est, in Russia, in Cina, in Turchia, in Tailandia, o ripubblicato in quei paesi nei quali era già uscito negli anni Settanta. Attualmente è in stampa in molte nazioni e sta vendendo in tutto il mondo molte più copie di quanto sia mai accaduto nel corso della sua lunga storia. E il mistero si infittisce quando ci rendiamo conto che questa ripresa non è dovuta alle persone più adulte che si ricordano del libro, ma a una nuova generazione di giovani. Più dell’80% delle email di fan che mi arrivano sono di lettori con meno di 24 anni. Non ho alcuna spiegazione per questo. Il nuovo successo del libro forse deriva dall’aumentata diffusione di internet. L’uomo dei dadi è sempre stato un romanzo cult, uno di quelli che i lettori scoprono grazie all’entusiasmo degli amici. Con internet coloro che trovano il libro eccitante possono dirlo a dieci venti trenta amici, mentre prima il passaparola era molto lento. Comunque, il motivo per cui oggi  è diventato così popolare tra i giovani resta per me un mistero.

Stando alle note di copertina, sappiamo che hai vissuto in due comunità hippy e in almeno due dei tuoi libri parli di questo. Ci potresti accennare alla tua esperienza tra gli hippies?

Parlo dell’anno più importante trascorso tra gli hippies nel romanzo Naked Before the World. Nel 1969-70 ho vissuto con la mia famiglia a Deya, Majorca, e quegli anni sono stati forse il culmine del movimento hippy in tutto il mondo, e Deya e Ibiza ne erano le due capitali. Il libro offre uno sguardo comico sulla battaglia tra l’establishment e gli hippies ribelli. Poiché ero il Direttore Associato del Mediterranean Institute a Deya quell’anno, io in teoria facevo parte dell’establishment. Ma le mie inclinazioni e il mio comportamento tendevano a pormi nella parte opposta. Il Direttore e io non avevamo la stessa posizione riguardo al fumo della marijuana e alle altre tendenze eccessive dei nostri studenti, così in quella primavera risolsi il conflitto prendendo un anno sabbatico, rimanendo a Deya ma non nell’Istituto. Fu allora a Majorca che scrissi la maggior parte de L’uomo dei dadi e del materiale che pochi anni dopo divenne Naked Before the World. Incidentalmente, sembra che prossimamente si farà un film tratto da questo libro, un musical. Sarà girato in parte a Deya o a Cipro, o in un piccolo centro sulla costa italiana, o dovunque si possa realizzarlo nel modo più economico possibile usufruendo, magari, anche di finanziamenti locali.

È da poco uscito negli Stati Uniti il tuo nuovo libro Jesus invades George, nel quale G.W. Bush viene posseduto da Gesù. Come sono diventati gli Stati Uniti con Bush? E che cosa ti aspetti da Obama?

Ho scritto Jesus Invades George: An Alternative History allo scopo di mostrare la natura non cristiana della politica estera americana in Iraq. Gli Stati Uniti, come gli Europei sanno, hanno iniziato sotto Bush ad agire unilateralmente e fare tutto quello che volevano militarmente in ogni luogo del mondo, fabbricandosi giustificazioni e non preoccupandosi di quello che gran parte del mondo pensava. Nella politica interna Bush ha dato vita o ha mantenuto politiche che accrescevano moltissimo le ricchezze di chi era già ricco e impoverivano il resto degli Americani. Il romanzo mostra in modo umoristico quel che potrebbe accadere se Bush fosse posseduto contro la sua volontà dallo spirito di Cristo e dal 2008 cominciasse a richiamare le truppe sia dall’Iraq che dall’Afghanistan, a proporre una legge per l’assistenza sanitaria universale che eliminasse ogni forma di profitto per le assicurazioni e gli ospedali, raddoppiando le tasse ai ricchi per sostenerne i costi. Naturalmente, il resto dell’establishment politico è inorridito e si muove per fermarlo fino ad assassinarlo. Ho pubblicato il libro nell’estate del 2008, prima che Obama o McCain fossero scelti come candidati. Nell’ultima parte del romanzo descrivo quel che succede alla fine del 2008 e nel 2009. Prevedo la candidatura di Obama e la sua l’elezione legata ai problemi dell’economia. Ma prevedo anche che Obama non avrebbe ridotto il budget della difesa, non avrebbe apportato grandi modifiche al sistema sanitario e non avrebbe fatto niente per opporsi alla lobby israeliana, per tentare di ridurre le sofferenze dei Palestinesi o favorire la pace in Medio Oriente. In generale anticipo anche che sarebbe stato schiacciato dal sistema politico e dall’establishment americano e che avrebbe continuato ad mettere in pratica le politiche cooperative delle precedenti amministrazioni. Mi deprime vedere che le mie previsioni su un Obama incapace di cambiare le cose in modo significativo sembrano diventare realtà.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

I miei scrittori preferiti variano di decennio in decennio, di anno in anno. Molti di quelli che mi piacevano quando ero un uomo giovane (tutti autori europei) mi sembrano oggi poco interessanti, non perché lo siano in generale in questa epoca, ma perché ora sono un uomo vecchio e differente da quel che ero e quei libri non parlano più ai miei desideri o ai miei interessi. Li considero ancora dei grandi romanzi, ma so che non sono più i miei “preferiti”. E penso che sia importante rendersi conto che quasi ogni scrittore ha un’evoluzione nei libri che ama. L’uomo dei dadi è un libro per una persona giovane e immagino che sia estremamente raro che qualcuno di oltre quarant’anni possa scoprirlo e trovarlo eccitante e provocatorio. Scommetto che se qualcuno che lo ha apprezzato negli anni Settanta prova a rileggerlo ora non riuscirà a finirlo. Noi cambiamo e quindi cambiano i nostri gusti e i nostri libri preferiti. 

Che consigli puoi dare a chi vorrebbe darsi alla scrittura? 

Scrivi se ti dà piacere farlo. Altrimenti fai qualcos’altro. E mostra quel che hai scritto al maggior numero possibile di persone diverse. Tutti mentiranno riguardo al loro giudizio, ti diranno quanto tutto è bello, ma se tu ascolterai abbastanza bugiardi comincerai a capire quando un pezzo è veramente buono, più che se i tuoi lettori saranno soltanto “gentili” nell’esprimere i loro giudizi. 

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rinunciare all'animosità significa diventare liberi

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