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Il ruggito di ALicE: uno sfondone pazzesco!

Quando la scorsa settimana ho sentito il tema del giorno al Ruggito del Coniglio, non mi sono saputa trattenere (d’altra parte quando mai mi capita di trattenermi?)

Lo spunto l’avevano preso da un’affermazione della ministra Cancellieri, secondo la quale la lontra è un volatile! Vabbè non capirci niente, ma tra un uccello e una topona la differenza dovrebbero conoscerla tutti, ancorché ministri. Ma tant’è, come si sa, qualunque sciocchezza in bocca a un personaggio pubblico viene amplificata. Allora Presta e Dose hanno chiesto al Popolo di Radiodue quando avevano detto o sentito dire uno sfondone!

E si sa! ALicE, che vive nel paese delle meraviglie, di sfondoni ne dice parecchi. Ma non perché lei sia stupida, o scema. No! perché parla di getto, senza riflettere nemmeno un secondo. Vi ricordate questo post?

E così di aneddoti che mi riguardavano potevo raccontarne a iosa. Per esempio quella volta in cui dissi a una mia collega: “Quella persona mi è antipatica a livello dermatologico”! Ma non sono in grado di citare solo i miei svarioni. Una volta un cliente di banca del Marito gli disse: “Clienti solubili come me difficilmente ne trovi!” o un altro, parlando della moglie disse: “Beh, lei ha un sacco di problemi e sodomizza tutto!”

Insomma, non avevo che l’imbarazzo della scelta, allora ho raccontato l’episodio che sentirete nel filmato. Sappiate però che nell’attesa di andare in diretta radiofonica, su un foglio di carta mi sono appuntata le parole “storpiate”, per evitare che il mio neurone me le facesse scordare!

Che amarezza!

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Il Ruggito di ALicE: la lista

La lista del Figlio Piccolo(clicca per ingrandire)

La lista del Figlio Piccolo
(clicca per ingrandire)

Il mio Figlio Piccolo non mangia niente. Anche gli Altri Due da piccolini mi hanno fatto un po’ tribolare, ma non è stato nulla in confronto al Piccolo. Il Grande mangiava pochissime cose, ma almeno le mangiava: pasta in bianco, petti di pollo al vino, affettato di tacchino, salmone affumicato (questi due utilissimi per i picnic), uova alla coque, banana. Ora che ha 15 anni bisogna togliergli dalle tasche il cibo che trafuga di nascosto dalla dispensa. La Figlia Media ha sempre avuto un gusto speciale. Da piccina assaggiava molto volentieri i sapori forti, ma raramente replicava. Poteva stare intere giornate senza mangiare (tanto che una volta è finita all’ospedale). Però quando mangiava, non disdegnava i cibi particolari: pollo al curry coi peperoni, bottarga, cipolline in agrodolce, baccalà al sugo…

Il Piccolo invece proprio non mangia. Non gli interessa. È sempre stato molto goloso di dolci, ma per il resto non mangia proprio. L’ho anche portato da una pediatra neuropsichiatra infantile per un colloquio, ma, come d’altra parte ci aveva già assicurato il nostro pediatra di fiducia, l’importante è che stia bene e che cresca (almeno un po’?!) per il resto loro non si preoccupano. Loro. Ma io? Ogni pasto è una tragedia familiare: lui che si rifiuta di mangiare anche se gli preparo pietanze diverse e normalmente gradite. Il Marito che sostiene che o mangia quello che mangiamo tutti o digiuna. Il Piccolo che dopocena (o anche dopo non-cena) chiede un bicchiere di latte (e la pediatra-neuropsichiatra dice che va bene). Il Marito che si irrita. Il Piccolo che dopo il pasto chiede con la sua vocina “Posso un dolcetto o qualcosa?”. Insomma, non se ne può più. Tanto che l’altro giorno, stufa dei complessi che lui molto abilmente instilla in mamma e papà, gli ho spiegato che spesso se non c’è una normale tranquillità la sera a cena, dipende da lui e dai suoi capricci. Allora abbiamo stilato una lista dei cibi che gli piacciono MOLTO e una di quelli che gli piacciono COSÌ COSÌ. In questo modo io gli garantisco che non gli proporrò cose secondo lui immangiabili, e lui ci garantisce che se nel piatto troverà un alimento presente in una delle due liste, non farà (troppe) storie per mangiare.

Così quando al Ruggito del Coniglio parlando delle liste elettorali che dovevano essere presentate, hanno chiesto il contributo degli ascoltatori sulle liste personali che avevano stilato, ALicE ovviamente non si è tirata indietro!

Il ruggito di ALicE: Fata Paiella e la questione Vodafone

Fata Paiella

Fata Paiella

Il periodo particolare che sto passando sotto tanti punti di vista non deve rovinarmi l’umore. Il mio Tiramisù personale è Il Ruggito del Coniglio. La mia amica Antonella martedì scorso mi ha di nuovo invitata ad andare a vedere il Ruggito a uno speciale Coniglio da Camera, dove abbiamo festeggiato il 18.mo compleanno della trasmissione di Radio 2 insieme a tutti i protagonisti.

Inutile raccontarvi quanto sono “speciali” Presta & Dose; quanto sono bravi, simpatici, e rutilanti loro e i loro ospiti. Naturalmente non mi sono tirata indietro quando c’è stato da fare qualche interventino… Ma soprattutto, non mi sono lasciata sfuggire la magia di Fata Paiella!

Per chi non conosce il programma, Fata Paiella è uno dei molti personaggi interpretati dal cantante e musicista Max Paiella, spesso ospite al Coniglio. Fata Paiella, insieme al suo compare Mago Roland (alias Attilio Di Giovanni), con le sue strane e schifose pozioni magiche accompagnate dai più bislacchi incantesimi, risolve problemi seri e faceti degli ascoltatori. Come non cogliere allora l’occasione per tirare in ballo la questione Vodafone? Certo non mi è stato permesso di citare il nome della Compagnia, ma raccontare la nostra storia è sempre e comunque utile. Così, nonostante non mi fossi preparata un “discorso”, ho improvvisato cercando di riassumere al meglio la situazione in cui ci troviamo.

E poi… chissà mai, che la magia di Fata Paiella non ci aiuti davvero? In fondo io non sono superstiziosa, ma… alla sfiga ci credo!

Oggi la Provincia di Roma, a seguito della mozione della quale vi ho parlato la scorsa settimana (il cui testo completo lo trovate qui) ha convocato Vodafone per trovare una soluzione alternativa al licenziamento.

Noi saremo lì, a far sentire la nostra voce.

Il ruggito di ALicE: la festa trash

La scorsa settimana ho inaugurato la nuova stagione del ruggito di ALicE. Ora che non sto lavorando, paradossalmente è più difficile per me ascoltare la trasmissione perché non sto mai ferma un minuto. In macchina almeno ero obbligata a stare seduta almeno un’oretta. Ma veniamo all’argomento affrontato in trasmissione. Data la bufera sui toga party della regione Lazio (cui dhr si è riferito in un recente commento) il tema proposto dai Conigli era proprio la festa più trash alla quale avete avuto occasione di partecipare.

Tra gli (ahimè molti) episodi che mi sono venuti alla mente, uno in particolare, abilmente rimosso dal mio inconscio, è stato ridestato dai due Conigli. Il bello è che quando mi hanno richiamato per mandarmi in diretta, io ero al mercato a fare la spesa [sapete, sono disoccupata!] quindi mi sono fiondata per strada cercando una via poco rumorosa, e mi sono trovata a parlare coi conigli in un piccolo incrocio tra due strade del mio quartiere, e perdipiù dando la faccia al muro, come fossi in punizione. Insomma, per chi passava (e passavano!) ho fatto come al solito la figura della matta!

Anni e anni fa, (sarà stato il 1987) il Futuro Marito e io fummo invitati alla festa di compleanno di una nostra amica. Tra noi c’era anche una persona, che a fatica definirei un conoscente (e che mi sta anche parecchio sugli zebedei) un po’ più grande, che aveva una grossa influenza su alcuni di noi. Adorava fare goliardate anche delle più cretine. E i miei amici, stupidi, gli andavano dietro come pecore. [Un esempio? alla festa di laurea del Futuro Marito indusse i nostri amici a svuotare il suo armadio quattro stagioni rovesciandone in terra l’intero contenuto. Spassoso, eh?]

Quella sera invece il sagace capobranco propose di fare una gara di… ehm.. ehm… culi. Fortunatamente solo tra maschi. E cosi, questi deficienti dei miei amici (Futuro Marito compreso) si sottoposero a questa “infamia”. Con il rossetto scrivemmo sulle loro natiche un numero, e, nascosti dietro a una tenda, con le sole chiappe visibili, chinati in avanti (e quindi, diciamolo, mostrando nel peggior modo possibile il loro posteriore) parteciparono a questa tristissima gara di… bellezza. Chi vinse non lo ricordo affatto (il tempo è galantuomo!) ma raccontare questa storia in radio è stato piuttosto divertente!

Piccola notazione: avete presente le parole chiave che si usano per fare ricerche di qualsiasi tipo sul web? Alcune di queste, davvero sconcertanti sono state oggetto anche di un apposito post sul nostro blog. La gente su internet cerca le cosa più strane, e volgari.

Beh, non sapete che parole chiave io ho dovuto inserire su google per trovare le immagini che, dato l’argomento, sono stata costretta a inserire in questo filmato. Se gli amministratori dei siti sui quali sono capitata facessero una ricerca, penseranno che una maiala dai gusti strambi era alla ricerca di qualcosa di veramente forte! E non sapete infatti che tipo di immagini veramente forti mi sono capitate davanti agli occhi!

Il ruggito di ALicE: quel piccolo desiderio per la festa delle donna

Doverosa premessa: se il Marito non fosse “così” non potrei fare molte delle cose che faccio: per prima cosa seguire questo blog; poi dedicarmi ai miei hobbies, andare in palestra, cucinare in modo ossessivo-compulsivo, insomma: avere del tempo per me. Questo è impagabile e quindi lo ringrazio pubblicamente e di cuore.

E però. Un po’ che a volte il troppo stroppia, un po’ che i Conigli mi ispirano… Fatto sta che quando al Ruggito del Coniglio lanciano certi temi, io (come avrete imparato) non riesco a trattenermi e racconto. Vuoto il sacco, mi sfogo. Forse per me i Conigli sono terapeutici. E certamente sono più economici di un professionista in carne e ossa.

E allora, quell’8 marzo il tema del giorno era “la piccola felicità che le donne vorrebbero dal proprio compagno/marito”. Le mie dita, più veloci del mio cervello, si sono sbrigate a comporre il numero verde sul telefonino. Il risultato è questo intervento  che potete ascoltare qui sotto.  E’ stato molto divertente anche per la “coralità” dei commenti da studio. Non  vi anticipo altro. Cliccate e ascoltate!

Il ruggito di ALicE: indulgenza amorosa

… Questa volta non ho scuse! Non solo perché il mio bersaglio preferito quando chiamo il Ruggito del Coniglio è sempre lui: il Marito! Stavolta anche l’aneddoto che ho raccontato (ovviamente in diretta nazionale, sennò che gusto c’è?) non è esattamente edificante per me.

Insomma: non mi sono comportata bene con il Marito. Almeno in quell’occasione. Certo: è una storia di 25 anni fa… però lo ammetto: non ho scusanti.

Adesso non andate a pensare a chissà cosa! Ho sbagliato! Capita a tutti! E se tornassi indietro, vi giuro che…. LO RIFAREI!

E però, come non approfittare del Ruggito del Coniglio, andato in onda il 14 febbraio scorso, il giorno di San Valentino? Presta e Dose  parlavano di indulgenza amorosa. Ovvero di cosa dovevamo farci perdonare dal nostro compagno/a. Come poter resistere alla tentazione di sputtanarmi ancora una volta davanti all’Italia intera?

Giammai! E così eccovi la telefonata andata in onda.

P.S. E mi raccomando! Acqua in bocca! Soprattutto col Marito!

Il ruggito di ALicE: divieti assurdi

Hip Hip Hurrà! Finalmente ce l’ho fatta!

Sono di nuovo rientrata nella cricca del Ruggito del Coniglio! Dopo tanto tempo di astinenza qualche giorno fa ho chiamato e ho raccontato il mio aneddoto alla redazione; trascorso qualche minuto mi hanno richiamato e così ho potuto raccontare in diretta nazionale quest’altra cazzata.

E stavolta chi poteva riguardare, se non il Marito? Occhei, posso anche sembrare un po’ bastarda, ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: il Marito e io ascoltiamo i conigli dalla macchina, mentre andiamo a lavoro.  Appena Presta e Dose lanciano il tema del giorno, lui è il primo che mette in moto il cervello e suggerisce gli aneddoti da raccontare. Quindi, diciamo pure che se le cerca!

Questa volta però non è andata così, perché eravamo in ritardo e il tutto si è consumato mentre io aspettavo in macchina che lui accompagnasse i bambini all’ingresso della scuola. Sono stata Speedy Gonzales. Un fulmine!

Si parlava di divieti assurdi. E allora come non raccontare di un divieto incredibile che proprio il Marito impone a tutta la famiglia?

Lui è mezzo danese. Non che sia vissuto in Danimarca, ma avrà qualche cosa di strano nel DNA, perché va in giro per casa tutto l’anno, in pantaloni corti, maglietta a mezze maniche e sandali (senza calzini). Noi, al contrario siamo in tuta di pile, calzettoni e scarpe di lana cotta. Non solo. Ci impone anche di tenere spenti i termosifoni e, quando ci riesce, anche le finestre aperte. Noi non possiamo usare un normale piumino matrimoniale come tutti i comuni mortali, no! Io sono costretta a dormire con 2 piumini singoli (danesi ovviamente!) sul letto matrimoniale (Eh! In Danimarca si usa così!) perché così lui può tirarsi giù il suo e dormire scoperto senza disturbarmi! Non mi piace ma a questo mi ci sono abituata, in fondo è comodo.

Quando la sera gli capita di uscire senza di me, i bambini zitti zitti corrono ad accendere tutti i termosifoni di casa. Io ho comprato borse dell’acqua calda per tutti e scalda letto elettrico (quello solo per me!). D’altra parte bisogna pur sopravvivere!

Pensate che visto che noi accendiamo davvero poco i termosifoni (cioè di nascosto, e sempre che non ci becchi) il Marito si era stufato di pagare il riscaldamento condominiale centralizzato. Non immaginate neanche che battaglia ha portato avanti per cambiare tipo di riscaldamento e passare ai contabilizzatori individuali di calore! Si è inimicato tutto il condominio. Cercava di fare lobbying chiamando separatamente ogni condomino (siamo 36!) per assicurarsi se non la delega, almeno il voto favorevole. Alla fine l’ha avuta vinta e abbiamo adottato i contatori. Viviamo in un surgelatore, ma sapete che soddisfazione?

Aspettando “quella” telefonata

Vi è mai capitato di aspettare impazientemente, non una qualunque telefonata, ma  “la” telefonata?

Di controllare ossessivamente ogni minuto il cellulare per verificare che ci sia segnale?

Di saltare letteralmente in aria appena squilla il telefono e poi… Nooo!!!! Non era la telefonata che aspettavate!

Beh è quello che di recente è successo a me!

Ma quella che aspettavo così sulle spine non era come ci si potrebbe aspettare la telefonata di un amante, di un fidanzato, la risposta a un colloquio di lavoro. No! Era la chiamata dei Conigli!

Eh si! Perché nelle scorse settimane mi è capitato spesso di chiamare Il Ruggito, di prendere la linea, sia pure con un po’ di difficoltà, e di riuscire a parlare con le ragazze della redazione, sempre molto simpatiche e carine!

E dopo aver raccontato la mia storia, che sembrava essere piaciuta, almeno dalle reazioni empatiche delle mie interlocutrici… più niente! Il buio! Stefi mi prende in giro e sostiene che non posso avere sempre un aneddoto da raccontare e insinua che me li inventi! Invece no! Sono tutte storie vere! Real TV! Anzi Radio-verità!

E quindi, dopo aver parlato con la redazione, aspettavo che mi richiamassero, e io, lì, in macchina, a controllare ogni secondo il telefono, a verificare di aver inserito bene l’auricolare… Per non tenere il telefono occupato riagganciavo immediatamente se ricevevo la telefonata di qualche amico o parente (o Marito, ovvio!). Insomma sembravo una pazza. Perdipiù tornata indietro ai tempi della preadolescenza!

Ma questa cosa è capitata per ben 3 volte di seguito, e già intravedevo all’orizzonte il fumus persecutionis! Ma ti pare!?Avranno messo un google alert e non saranno stati contenti dei miei Ruggiti di ALicE! Avranno fatto un controllo incrociato con il numero di telefono… insomma mi avranno inserito in una lista nera!

E dire che le storie che ho raccontato invece erano molto carine!

Il primo argomento per il quale avevo chiamato era “Quando avete fatto finta di…”.

Dovete sapere che pur avendo una corporatura normale, io ho un po’ di pancia “avanzata” dalle gravidanze. E, forse a causa dei 3 cesarei, la ginnastica che faccio e il regime alimentare “parzialmente controllato” che osservo  non bastano a buttarla giù. Succede a volte che qualche decerebrato mi chieda se sono incinta. Normalmente il poveretto (si fa per dire) di turno viene letteralmente investito da  una serie di (giustificatissimi peraltro) improperi che vanno dal “ma prima di parlare pensa tre volte!” oppure “Ho 44 anni e 3 figli, pensi che oltre che grassa sia anche cretina?” fino a “hai un cervello formato lenticchia! Guardati la tua di pancia” e via così.

Un giorno invece salgo su un autobus che definire pieno zeppo non si avvicina nemmeno lontanamente alla realtà. Un ragazzo si alza pensando che io sia incinta e mi cede il posto. Dopo 2-3 nano-secondi di riflessione mi decido ad accettarlo, nonostante le parolacce mi stessero salendo dalla bocca dello stomaco. Mi siedo. La gentile ameba, non contenta, ha continuato a farmi domande sul mio stato: e a che mese sta? E che sesso è? Gli rispondevo a monosillabi… fingendo di non capire o di non sapere.

Gli avrei messo le mani al collo, ma ha vinto la mia stanchezza e sono rimasta incollata al sedile dell’autobus neanche  fossi un politico sulla sua poltroncina!

Il secondo tema per il quale ho chiamato era “Quando non avevate visto qualcosa”. E lì, c’entra tutta la mia famiglia. Già, perché la nostra casa al mare ha una porta finestra che da su un terrazzo, con una vetrata grande quasi quanto l’intera parete, e che d’estate è generalmente sempre aperta. Le rare volte in cui un alito di venticello ci induce a chiuderla, spesso si assiste a scenette tipo Paperissima! Tutti noi ci hanno lasciato le impronte di nasi e fronti. Mio Figlio Grande, Il Papà delle Ragazze, che rimase con un ficozzo in testa che gli fece compagnia a lungo. E anche io non fui da meno. La colpii con la guancia però!

Ma la più bella l’ha fatta Laura che, incavolata con me per non ricordo quale futile motivo (o meglio: lo ricordo benissimo in realtà) scese dalla sua stanza e si fiondò fuori (o meglio pensava di farlo) a una velocità stratosferica cercando di sfogare la sua rabbia.

Ovviamente la vetrata era chiusa e si beccò una botta doppia naso-fronte che se ci penso, ancora rido.

Naturalmente i motivi di incazzatura nei miei confronti raddoppiarono!

L’ultima telefonata infruttuosa è stata a proposito di “Foglietti trovati per caso”.

Qui chiamo in causa la mia Figlia Mediana. Al tempo aveva 4-5 anni ed era l’unica della sua classe dell’asilo a saper scrivere e leggere (tutta sua madre! ;-))

Quando la sera le svuotavo lo zainetto per cambiarle il bicchiere, prepararle la merenda e la tovaglietta pulita, spesso trovavo dei foglietti. Convinta che fossero dei teneri disegni, magari della sua mammina, mi trovavo invece davanti a delle frasi… incredibili, specie pensando allo scriccioletto che le aveva scritte. Qualche esempio? SVEVA E’ STROZA (che sarà stato anche vero, ortografia a parte!). Oppure LA MAESTRA MICAELA E’ STUPIDA (come darle torto?) ANDREA E’ STRONZO (sbagliando s’impara!)… E via così.

Chiedendo spiegazioni alla novella Erica Jong vengo a sapere che essendo l’unica della classe ad avere il dono della scrittura, i suoi compagni le commissionavano le frasi che lei redigeva con estrema cura per far loro un favore. O meglio: per rendere loro un servizio. Caruccia eh? Si sarebbe meritata perfino la maglietta dei Conigli… Se solo mi avessero richiamato!

Il ruggito di ALicE: quando avete rotto qualcosa di prezioso

Il tema del Ruggito del Coniglio della scorsa settimana mi ha riportato alla memoria dei ricordi che erano rimasti sopiti da più di 30 anni. Parlavano di qualcosa di prezioso che ci è capitato di rompere. Immediatamente mi sono ricordata dei pomeriggi che trascorrevo con la mia amica Miriam. Lei e io siamo cresciute insieme. I nostri genitori sono amici da una vita e spesso passavano il tempo facendo delle interminabili partite di bridge durante le quali noi eravamo lasciate un po’… allo stato brado (o come piace dire a me, allo stato Ebraico!).

E infatti ho avuto l’imbarazzo della scelta per scegliere l’aneddoto da raccontare: per esempio quella volta che, con la lavastoviglie in azione, abbiamo appoggiato dei biscotti sulla griglia di sbocco dalla quale usciva il vapore della macchina (ovviamente arricchito con odore di detersivo), così, perché ci piaceva mangiarli un po’ ammollati! Neanche a dirlo, la lavapiatti naturalmente si ruppe grazie alle briciole dei biscotti caduti nel motore. Oppure quell’altra volta in cui Miriam si appoggiò con tutte le sue forze alla porta a vento della cucina di casa nostra, spingendola però dalla parte opposta. Ovviamente scardinandola.

La più bella però è quella che potete ascoltare qui sotto.

Spero che la mia Amica Miriam, spesso gelosa dell’Altra (Lea) alla quale dedicai un coniglio qualche mese fa, sia contenta del fatto che il mio pensiero stavolta sia andato subito a lei!

Il ruggito di ALicE: cosa fate dopo la mezzanotte?

A che ora andate a dormire la sera?
Noi (io) abbastanza tardi. Si cena, si rassetta la cucina, si aiutano i bambini a prepararsi per andare a dormire. Si cantano un paio di canzoni insieme al piccolo (ognuno ha le proprie perversioni). Si preparano gli zaini per il giorno dopo con le merende. Si stende il bucato. Se c’è tempo si guarda un filmetto. Ed ecco, che neanche ce ne siamo accorti e si sono fatte le 23.30. Il Marito è velocissimo: tempo un minuto, va al bagno e si è addormentato. Io sono un pochino (poco poco) più lenta: aggiustati e mettiti bene; camicia da notte, pulizia del viso, si lavano i denti, si prende l’acqua per la notte (non si sa mai!) e…
Ed ecco che mi rendo conto che la notte ha l’oro in bocca, altro che il mattino: tutti dormono, non ci sono rumori, nè interruzioni. Niente telefonate… Una vera pace!
Per cui quando l’altro giorno i conigli si sono chiesti cosa fanno gli italiani dopo la mezzanotte ho avuto davvero l’imbarazzo della scelta.
Perchè dopo la mezzanotte mi sono accorta che faccio un sacco di cose…
Intanto navigo in internet: siti di cucina alla ricerca di nuove ricette; siti di informazione, e ovviamente il Blog.
Quindi, a questo proposito, libera dalle interruzioni dei familiari e dalle mille cose da fare mi capita di scrivere amenità per il blog. Come questa.
Poi può capitare che mi faccia il manicure (lo confesso: sono una maniaca sessuale della manicure! Via con limetta, creme e cremine; smalto, asciuga smalto….). E poi, magari mentre si asciuga ci sta anche un telefilm o una partitina a web sudoku.
Ma la cosa che faccio più spesso e più volentieri è il pane. Si, perchè mi sono intrippata con il pane a lievitazione naturale. Lo trovo buonissimo, profumato, soffice, ma con la crosta croccante. Insomma, ovviamente io non compro più il pane, e una o due volte a settimana me lo faccio in casa: baguette, pane al sesamo, casareccio, rosette… Un trionfo di farine di tutti i tipi possibili: grano duro, grano tenero, manitoba, farina 1, farina 0, integrale, farro… e allora tutto inizia nel pomeriggio quando con acqua e farina rinfresco il lievito madre e dopo il raddoppio, verso mezzanotte, appunto, preparo il primo lievito.
Poi la mattina faccio l’impasto, e al ritorno dall’ufficio preparo le forme e lo metto a lievitare. La sera lo inforno e ce lo mangiamo per cena.
Per me è una grossissima soddisfazione. Impastare acqua e farina per ottenere l’elemento primario dell’alimentazione risponde quasi a un bisogno atavico.
Così ho raccontato ancora una volta la mia esperienza in diretta radiofonica, e i Conigli, anche in quest’occasione, sono stati molto simpatici.
Buon ascolto!