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Uomini scimpanzé maiali

maialiIpotesi shock? Qualcuna di noi Ragazze è minimamente sorpresa? E voi Ragazzi siete sotto shock? 😆

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Rodolfo er caimano

2gx1op2L’ho conosciuto la prima volta quando mi si è rotta la lavatrice. Ho chiamato il centro assistenza ed è arrivato a casa mia il tecnico. Rodolfo er Caimano, appunto. Avrà avuto 50 anni, romano de Roma, alto, capelli bianchi radi e un po’ lunghetti. Non mi ha colpito per il suo lavoro di tecnico riparatore (per quanto si è dimostrato serio ed efficiente), quanto per la sua chiacchiera e la sua filosofia. E anche per le espressioni colorite che usa. Er Caimano è un vero personaggio e dimostra una cultura non indifferente. Naturalmente ogni seduta dura almeno il doppio perché Rodolfo si dilunga in chiacchiere, ma se avete tempo vale la pena starlo ad ascoltare.

Quella volta parlavamo della concorrenza dei suoi colleghi dell’est, perlopiù rumeni, che hanno più lavoro rispetto agli italiani perché vengono pagati di meno. E allora il tecnico è uscito dal suo ruolo per rivestire quello di affabulatore: parlava puntandomi il dito contro e condendo le sue frasi con frequenti ME SO SPIEGATO? E quindi via a “spiegarmi” che (scrivo in maiuscolo per imitare il suo tono di voce)

FANNO BENE I RUMENI A RUBBA’! C’HAI PRESENTE TRAIANO? C’HAI PRESENTE QUELLO CHE S’È FREGATO QUANNO È ANNATO IN DACIA? BEH, MO I RUMENI SE STANNO SOLO A RIPRENNE LA ROBBA LORO, ME SO SPIEGATO?

Che detto così non fa un plissé! Ma questa è solo una delle decine di lezioni di storia che mi impartì quel giorno. Insomma a me sto Rodolfo mi stava simpatico.

E allora la volta successiva all’ulteriore guasto della lavatrice, ho chiamato direttamente lui, che molto provvidenzialmente mi aveva lasciato un volantino. È li che ho appreso il suo nome: la scritta RODOLFO ER CAIMANO campeggiava su quel foglietto A5! Al telefono mi aveva già spiegato che ora non lavorava più con la B@$H, ma si era messo in proprio. Per me andava bene lo stesso! Quando è arrivato a casa gli ho chiesto il motivo di quella decisione e lui sapete che mi ha risposto (sempre col suo modo, naturalmente!)?

A SIGNO’, LO SA CHE C’È? ME SO’ MESSO A FA’ ER PRESIDENTE OPERAIO! E LO SA PERCHÈ? PERCHÉ QUESTI FANNO I FROCI COI CULI DELL’ARTRI! 

IO ‘NA VORTA SO ANNATO A UNA RIUNIONE DOVE ER CAPO HA DETTO: IO PURE POSSO VIVE CO 1000 EURO AR MESE…. POI È USCITO FORI E È MONTATO SUR TUAREG…. ME SO SPIEGATO? MA LO SA’ SIGNO CHE È ER TUAREG? UN CARRARMATO VESTITO A FESTA! ME SO’ SPIEGATO? ME NE SO’ ANNATO VIA SUBBITO: IO ER TUAREG A TE NUN TE LO PAGO! ME SO SPIEGATO?  ANCHE PERCHÉ A ME, LO SA QUANTO ME PAGAVANO? ME DAVANO ER 50% DELLA CHIAMATA… E LO SA QUANT’È ER 50% DE GNENTE? … GNENTE!

E poi continuava con le sue lezioni di economia politica.

A NOI I TEDESCHI CE FANNO UN CUORE DE PANNA*, ME SO SPIEGATO? MA LO SA PERCHÉ? PERCHÉ NOI FAMO I PAGAMENTI A 60, 90, 180 GIORNI! E QUELLI INVECE PAGANO ALLA CONSEGNA!!!!!

E MO CHE C’È ‘NA LEGGE EUROPEA CHE I PAGAMENTI SE FANNO A 30 GIORNI, LORO CE FREGHENO LO STESSO! NOI LI FAMO A 30 GIORNI? LORO LI FANNO ALLA CONSEGNA! NOI LI FAMO ALLA CONSEGNA E LORO LO SAI QUANDO LI FANNO?

…. ALL’ORDINE!

LO SA CHE VOR DI’ PAGA’ ALL’ORDINE? CHE SE FIDANO DE TE! ME SO SPIEGATO?

Una volta, era la giornata contro la violenza sulle donne, mi tenne mezz’ora a parlarmi di Ipazia (che nella mia ignoranza ignoravo) e della sua uccisione da parte dei cristiani! Rimasi ammirata.

Insomma, se vi si rompe un elettrodomestico (non che io ve l’auguri!) fate come noi: chiamate Rodolfo!

*Figura metaforica per dire “Ce fanno un culo così!”

Solo chi (de)cade può (de)risorgere

senatoDecade? Non decade? Questo è il problema… dell’Italia?

Lui, così attaccato al bene del nostro paese, ma anche a quel seggio in Senato. Ma sempre per il nostro bene. Ovviamente.

Il voto è previsto, ma con Lui non si può mai sapere viste le volte in cui dal primo agosto, giorno della sentenza, è riuscito a farlo slittare, per oggi alle 19.00.

C’è una cosa strana però, che non riesco a capire.

Lui, così legato a quel seggio in Senato, così desideroso di legiferare e lavorare a favore dell’Italia, è stato tra i meno presenti proprio in quell’aula. Chi ci capisce è bravo.

Vediamo i numeri diffusi dal sito del Senato relativi al periodo che va dal 15 marzo a oggi.

Dunque, su 140 sedute e 1856 votazioni, l’apporto di Berlusconi è stato NULLO poiché la casellina relativa alle sue presenze ostenta un bello ZERO!

La medesima alacrità parlamentare è stata manifestata dal suo degno compare Niccolò Ghedini che, ugualmente, non è stato MAI avvistato in Senato.

Se non altro, dovesse decadere, nessuno si accorgerà della differenza.

Il piacere della lettura

dating-online-amore-libri_h_partbA me il piacere di leggere l’ha trasmesso la mia so-cio-rella laura. Quando ero piccola, soprattutto se un’influenza mi costringeva a letto per qualche giorno, lei era lì a esortarmi a passare il tempo con un buon libro. E questa abitudine mi è rimasta negli anni: che ci metta di più o di meno (e questo dipende dal libro, dal mio tempo e dalla mia stanchezza) ce n’è sempre uno sul mio comodino.

Il mio Figlio Grande questa passione l’ha acquisita da piccolino. I suoi primi libri letti in autonomia sono stati “I Librottini”, la collana di piccoli cartonati con le storie di Disney. Quindi è stata la volta de “Le Banane d’oro”, la serie di Mondadori con le classiche storie della mitologia greca raccontate ai bambini. Poi, esattamente l’estate tra la seconda e la terza elementare, è stata la volta del primo “Harry Potter”, da leggere sempre e tassativamente prima di vedere il relativo film! Insomma ho cresciuto un piccolo Don Abbondio, che camminava leggendo e che la sera divorava pagine e pagine di nascosto fino a tardi sotto la lucetta di una piccola torcia da libro.

Ma si sa, i Figli, grazie al Cielo, non sono tutti uguali: la mia Figlia Media, nonostante sia nata e cresciuta nella stessa famiglia e con le stesse abitudini, ha subito disdegnato questo “hobby”, limitando la lettura ai doveri scolastici imposti dall’insegnante di “narrativa”. E spesso ottemperava (e lo fa ancora adesso) sbuffando sbuffando.

Io però non demordo: sono sicura che, non appena sarà libera di fare le sue scelte, e si staccherà dal dovere scolastico, affiancherà la sua passione per i fumetti (Snoopy e Mafalda fra tutti) e si dedicherà anche alla letteratura più seria. (Già sento qualcuno, diaccaerre in primis, lagnarsi perché ho detto che i fumetti non sono roba seria: state calmi e andate oltre!).

Qualche giorno fa sono invece stata colpita dal mio Piccolo. Anche lui, come la Sorella, ritiene la lettura una “materia scolastica” e raramente ne trae piacere. La sua maestra (terza elementare) ha fatto comprare ai suoi alunni un libro ciascuno della collana “Il Battello a vapore”, e ogni 3 settimane i bambini se lo scambiano per leggerlo a casa in autonomia, per poi farne una relazione in classe.

La prima cosa che fa mio Figlio è contare il numero delle pagine del libro che ha scelto. Anzi ancora prima: sceglie il libro in funzione della sua lunghezza. Poi, divide il numero delle pagine per i giorni utili e si dà come compito quello di leggere ESATTAMENTE quelle pagine. Non una di più. Inutili sono le mie rimostranze e i miei consigli sia in merito al fatto che è meglio abbondare, nel caso non ce la facesse a portare a compimento il compito del giorno. Ma soprattutto sembrano vane le mie parole quando cerco di spiegargli che ci sono libri piccolissimi e noiosi che sembrano non finire mai (mi viene in mente Firmino di Savage, o Cecità di Saramago) o capolavori che sembrano mattoni ma che li bevi in un battibaleno (L’idiota di Dostoevsky o XXXXXX).

Finché, approfittando di un virus stagionale che l’ha tenuto a casa qualche giorno (e me con lui), gli ho proposto di leggere insieme uno dei libri di Mordechai Richler su Jacob Due Due. Mordechai Richler è l’autore dello splendido “La versione di Barney (a proposito di capolavori). Ha scritto anche 3 libri per ragazzi che hanno per protagonista un bambino di 6 anni (che poi diventano 8 nel terzo volume) che vive avventure molto divertenti, adatte certamente a un bambino della sua età, ma con un certo nonsocché in più.

Beh, il mio Piccolo si è sganasciato dalle risate (e anche io!) leggendo queste storie. Intanto perché pur essendo racconti destinati ai ragazzi, Richler ha utilizzato un’ironia e un linguaggio molto maturi, ma non per questo troppo difficili per la loro età. Comunicano poi dei valori più di sostanza rispetto ai volumetti più commerciali che spesso raccontano storielle un poco superficiali. Molto godibili anche da noi adulti, che possiamo cogliere il sarcasmo tagliente anche su questione politiche che ai più piccini probabilmente sfugge.Insomma forse la penna d’Autore di Richler ha colpito anche mio Figlio, che è stato soddisfattissimo di aver letto 95 pagine in soli due giorni (il mio Piccolo Ragioniere in pectore!) E io sono stata così contenta di aver condiviso con lui un momento gioioso, ma al contempo serio e importante. Ora, prima di passare agli altri due di Richler gli ho proposto “Il trattamento ridarelli”, che ricordo piacque molto ai suoi fratelli. E per il futuro? Speriamo bene! Chi ben comincia…

Tra l’altro vi segnalo che da questi  libri di Richler è stata tratta una serie omonima di cartoni animati (ormai introvabile) che i miei Figli più grandi a suo tempo hanno trovato molto divertente e che seguivano con assiduità.

jacob due due

Fauna del parco: la Madre del Muratore

Woman and Boy on Bench Watching Boys PlayAndare al parco col Nipote è un’esperienza fantastica ed emozionante. Lui, ancora piccino, se ne sta nel suo passeggino a studiare serio e attento il mondo che gli gira intorno.

Ma queste passeggiate al parco hanno anche un valore aggiunto: dànno l’opportunità di osservare la fauna che lo popola.

Oggi presentiamo la Madre del Muratore.

Non più giovane, il viso segnato dal tempo, i capelli decolorati raccolti in una coda bassa, è alta, magra, vestita con gusto se non fosse per quei pantaloni che si fermano ostinati al polpaccio. Arriva con un bambino ricciolino più o meno di quattro anni. Appena messo piede nel parco dice al figlio con voce tonante e fare assertivo: “Dài mami [deve essere la versione moderna e più chic del “mangia mamma” o “vieni nonna”]. Prendi in po’ d’aria che poi devo andare”. Insomma, sbrigati, che ci vuole a prendere un po’ d’aria? Il bimbo la guarda interdetto, ma neanche troppo e poi le risponde, temerario, che vuole giocare coi sassi. La reazione della mamma è stupefacente. Prima gli chiede sdegnata se per caso è un muratore, poi aggiunge: “Ricordati che sei raffreddato e non ti puoi sporcare” [qualcuno mi spieghi quale sia il nesso] e lesta gli porge un paio di guanti di lattice, materializzatisi all’istante, che lui indossa con destrezza soffiandoci dentro per far uscire le dita, evidentemente aduso a essi.

Mentre lui comincia a trafficare, ovviamente in fretta, tra i ripetuti richiami alla necessità di andar via prestissimo, lei, in piedi [solo chi non ha niente da fare si siede sulle panchine], sfoglia una rivista di gossip avidamente ma con un plateale distacco proclamato urbi et orbi con l’esclamazione a voce alta a ogni pagina: “Stupidi giornali!”

Ma il tempo è tiranno: chiude il giornale, prende il bambino per mano, dopo naturalmente avergli sfilato i guanti, e quasi se lo trascina via con sé. Sicuramente aveva preso aria a sufficienza.

Omicron, il gioco

omicron

 

 

 

 

 

 

Mi sono salvata da Ruzzle semplicemente perché mi sono imposta di non scaricarlo. Mi sono fatta prendere per un po’ da QuizCross, ma per fortuna mi sto già raffreddando anche perché a forza di giocare so un bel po’ di risposte a memoria. Dunque comincio ad annoiarmi.

Quindi tutto stava andando per il meglio, non avevo giochini che mi rubassero tempo prezioso quando è arrivata una email di spicy che consigliava ad ALicE e a me un nuovo gioco per ipad che per di più in quel momento era pure gratis: Omicron.

La curiosità mi ha prima portato a scaricarlo e poi timidamente a provarlo. Tanto più che spicy lo caldeggiava dicendo che avrebbe potuto far bene a noi Ragazze non più giovanissime poiché ci avrebbe fatto tenere in esercizio i riflessi, l’attenzione, la coordinazione tra le mani e quella occhi/mani.

Be’, messa così era convincente: avrebbe contrastato l’ineluttabile declino dovuto all’età.

Inizialmente non potevo giocare più di una partita, massimo due perché mi creava una tensione interna per il fatto di dover tener tutto sotto controllo, anche la velocità in continua crescita e il tempo, per cui avevo bisogno di fermarmi e fare altro. Ma piano piano, con la pratica e la tigna per voler fare risultati sempre più soddisfacenti, sono stata risucchiata dal gioco e chisseneimporta della tensione.

Avrò forse, chissà, ravvivato attenzione, coordinazione e riflessi, peccato che il pacchetto comprende anche torcicollo, dolore ai polpastrelli (ebbene sì) e timore di sfondare l’ipad per le botte che gli dò toccando le perdine del giusto colore e quelle coi bonus.

Ma in conclusione, ve lo consiglio o no? Di impulso mi verrebbe da dire di no, al diavolo quei potenziamenti di cui non abbiamo nemmeno certezza, salvatevi, ma se ce la fate a non farvi inghiottire e sapete fermarvi in tempo, direi ma sì, fatela questa esperienza che dopo tutto è anche divertente. Ma poi fateci sapere.

Un angolo all’estero nel cuore di Roma

DSCN8775C’è chi andando all’estero si sente a casa, come il Marito per esempio, che è appena tornato dalla Danimarca, dove è nato e dove ha passato molte estati con i nonni.

E c’è chi invece riesce a sentirsi all’estero anche a casa propria. Come ALicE.

L’altra mattina, approfittando appunto dell’assenza di parte della famiglia, decido di fare la turista nella mia città e in un paio di ore libere della mattina mi avvio verso il nuovo Mercato Esquilino.

Piazza Vittorio Emanuele è una delle più belle piazze di Roma. Tra San Giovanni e Santa Maria Maggiore, a due passi dalla Stazione Termini, è una grossa piazza quadrata, tutta circondata da portici, dove fino a qualche decennio fa c’erano alcuni dei negozi storici della città. Al centro della piazza c’è sempre stato un mercato rionale, con banchi di ogni tipo: frutta e verdura, fiori, alimentari, macellerie, pescherie e pizzicagnoli (così si chiamano qui da noi le salsamenterie). La piazza nel frattempo, anche grazie alle ondate immigratorie, è stata abbandonata al degrado. Moltissimi dei negozi sono stati acquisiti da cinesi che ne hanno fatto dei tristi bazar di straccetti e chincaglierie, e il quartiere è diventato una piccola Chinatown. Come a Via Paolo Sarpi a Milano. Con la differenza che piazza Vittorio era, e potrebbe ancora essere, un vero gioiello. Il comitato degli abitanti sono anni che sta cercando di sollevarne le sorti, e dopo varie vicissitudini politiche e burocratiche il mercato è stato finalmente spostato  al coperto in una grande area limitrofa tra via Turati, via Mamiani e Via Principe Amedeo. All’interno della piazza, al posto del mercato, ora c’è un giardinetto con delle giostrine e un piccolo parco giochi. Frequentato perlopiù da extracomunitari.

Fatta questa precisazione storico-topografica,l’obiettivo del mio giro era il nuovo mercato Esquilino. Mi ci sono avventurata coi mezzi, senza nemmeno sapere dove fosse l’ingresso, anche perché su internet c’era un indirizzo sbagliato.

Devo dire che è stata un’esperienza! Appena entrata ho capito subito che non ero a Roma. Io adoro i mercati, proprio come stile di vita: lì ho la sensazione di trovare prodotti freschi, mi piace il vociare dei fruttivendoli, amo i colori dei prodotti esposti. Quando viaggio non c’è posto del quale non n’è visiti uno. Non dimenticherò mai quello di Tolosa, che nel piano superiore aveva una serie di minuscoli ristoranti, uno diverso dall’altro, che si fregiavano di usare i prodotti freschi del mercato sottostante. Così come sono stata a Machanè Yehuda a Gerusalemme, che mi incanta ogni volta e ovviamente allo shuk del Cairo. Fu li che vidi una delle cose più schifose della mia vita: in un banco-tintoria un vecchietto sdentato era addetto alla stiratura dei vestiti. Vedo con orrore che si porta alla bocca un contenitore pieno di acqua sporca… pensavo lo bevesse. Anzi, a posteriori, avrei dovuto sperare che lo facesse! Invece, dopo essersi riempito la bocca con quel “liquido” torbido comincia a spruzzarlo attraverso le labbra sul vestito da stirare per inumidirlo!!!

in ogni caso, ovunque siano, credo che i mercati rappresentino un po’ l’anima della città, o almeno quella del suo quotidiano.

Al mercato Esquilino, dicevo, sembrava di stare all’estero. Non tanto per la nazionalità dei gestori dei banchi: a quella ormai siamo abituati. Gente di ogni dove che vociava e chiamava i passanti per attirarli verso il proprio negozio: indiani, arabi, sudamericani, romeni, cinesi… un trionfo di colori. Ma soprattutto un trionfo di colori, odori e sapori erano le merci esposte: dalla frutta e la verdura, alcune mai viste, rigorosamente importate dall’estero. Addirittura le pescherie esibivano orgogliose dei cartelli con su scritto “pesci asiatici” (e noi, scemi, che andiamo ancora a cercare quelli di Anzio!). Le macellerie, tutte rigorosamente halal (cioè con carne macellata secondo la religione islamica). Spezie, e scatolame di tutto il mondo.

Certamente ogni negoziante deve fare i conti con la domanda della clientela. Però mi fa sorridere… io che cerco sempre frutta e verdura a km 0! La clientela è variegata: certamente era pieno di stranieri contenti di sentirsi a casa, almeno dal punto di vista alimentare; italiani dall’aspetto radical chic, che si sentono politicamente corretti a far la spesa insieme agli stranieri; e vecchiette, antiche abitanti del quartiere, che del tutto a loro agio continuano ad aggirarsi tra i banchi alla ricerca di zucchine romanesche o di cicoria di campo. E di sicuro le troveranno senza fatica! Di fronte al mercato vero e proprio c’è un’altra sezione, quella di abbigliamento, scarpe e tessuti. Nulla di che, poco diverso dalle bancarelle di Porta Portese: straccetti e scarpe di plastica cinesi, e sgargianti tessuti poco confacenti al gusto italiano. Al contrario del reparto ortofrutta, decisamente poco frequentata.

Una fortuna non avere senso di orientamento, perché nel cercare l’ingresso dal quale ero entrata (il mercato è talmente grande che ce ne sono molti) ho sbagliato più volte la strada. Tentando e ritentando però sono stata premiata. Mi sono trovata davanti una bella e inaspettata sorpresa: nel cortile del mercato l’atmosfera era immediatamente cambiata: tantissimi ragazzi (italiani) chi a chiacchierare, chi a fumare, chi a studiare: si trattava del cortile comune tra il nuovo mercato e l’università La Sapienza. Per la precisione la facoltà di lingue orientali (forse non a caso!). Comunque una ciliegina sulla torta: la sintesi dell’integrazione e della convivenza pacifica tra culture diverse!

Non essendo però partita da casa attrezzata per fare le fotografie, ci sono tornata apposta per rubare qualche scatto e condividerlo con voi. Rubare però non è la parola giusta: infatti per non offendere la suscettibilità dei negozianti prima ho fatto la spesa nei loro banchi. Poi ho chiesto il permesso di scattare qualche foto. Il tutto mi è costato ben 24 €! L’unico banco che non mi ha permesso di fare fotografie aveva un simpaticissimo nome “Antonio il pomodoraro” ma un antipaticissimo carattere: perchè dopo aver indagato sul motivo per il quale avrei voluto fotografare il loro banco, mi ha negato il permesso di farlo. E questo nonostante sul finale mi sia addirittura giocata la carta del: “Peccato, sarebbe stata tutta pubblicità per voi”!

La polizia e la geografia creativa

mafalda_mappamondoLa Figlia Media è andata con la scuola a Budapest per uno scambio studentesco internazionale. E’ partita con una ventina di compagni di scuola accompagnata da due insegnanti.

Dovete sapere che (cito dal sito della Polizia di Stato) ogni volta che un minore degli anni 14 viaggia all’estero, ovvero fuori dal territorio nazionale, non accompagnato da uno dei genitori o da chi ne fa le veci. necessita di una dichiarazione di accompagno in cui deve essere riportato il nome della persona o dell’ente cui il minore viene affidato, sottoscritta da chi esercita sul minore la potestà e vistata dagli organi competenti al rilascio del passaporto.

Quindi il Marito e io ci siamo recati (insieme) presso il commissariato di zona, armati della documentazione necessaria e abbiamo consegnato il tutto all’Ufficio Passaporti, che dopo qualche giorno ci ha restituito il documento richiesto.

Eccolo (click per ingrandire):

SCANSIONE001

Va bene che io sarei l’ultima a dover parlare, visto che la geografia non è proprio il mio forte. Va bene che negli ultimi anni si sono smembrate intere nazioni e costituite decine e decine di stati più piccoli e questo ha ulteriormente complicato la materia. Va bene tutto, ma cavolo! Vi pare che dopo aver scritto BUDAPEST come luogo di destinazione del minore abbiano specificato tra parentesi BULGARIA???? Se ci sono due nazioni che sono rimaste tali e quali (almeno sotto il profilo geografico) sono l’Ungheria e la Bulgaria! L’unico dato positivo (o negativo: dipende dai punti di vista!) è che né al check in, né al controllo passaporti ci hanno fatto caso! Ignoranza o distrazione???

CHE PARLO TURCO????

Immagine

Cari lettori, da oggi faréo un gran caiaénto!

Già, erché noi Ragazze aiàmo delieràto che da ora in aànti nei nostri ost non coàriranno iù le seguenti lettere dell’alfaèto!

La B, la M, la P e la V.

Si, erché essendo delle consonanti laiàli, aiàmo notato che ronunciàndole il rossetto si roìna, er cui, essendo noi sorfiòse e ciettuòle, crediào sia eglio aolìrle del tutto.

No amici miei, non siamo impazzite, è solo che leggendo certe notizie mi capita di pensare che la gente non abbia niente di importante a cui pensare.

L’altro giorno su Repubblica ho letto un articoletto che mi ha divertito un bel po’. A farmi sorridere in verità non è stata la notizia che ho letto, ma il suo riferimento a una legge del 1928. Vengo al dunque.

Nel processo di secolarizzazione e occidentalizzazione della Turchia a opera di Kemal Atatürk, negli anni ’20 furono promulgate varie riforme, alcune delle quali molto importanti: il riconoscimento della parità dei sessi, l’istituzione del suffragio universale, il riconoscimento della domenica come giorno festivo, la proibizione dell’uso del velo islamico alle donne nei locali pubblici, l’adozione dell’alfabeto latino, del calendario gregoriano e del sistema metrico decimale; leggi tutte volte a laicizzare il paese e ad avvicinarlo all’Europa. Tra le disposizioni di Atatürk ce ne era una, in merito all’adozione dell’alfabeto latino, che è in vigore ancora oggi e che (arrivo alla notizia di Repubblica) Erdogan vuole abolire per potenziare il processo di pacificazione tra il governo turco e la nazione curda, rappresentata soprattutto dal Pkk. Qual era la legge?

Quella che stabilì l’abolizione delle lettere Q, X e W dall’alfabeto in quanto erano considerate  troppo “arabeggianti”. L’intervento fu soprattutto a scapito della lingua curda che è ricca di quei suoni. Coloro che trasgredivano la legge utilizzando le lettere bandite su cartelli, brochure o nomi curdi, potevano essere condannati dai due ai sei mesi di detenzione. Molti politici curdi furono incriminati per averle usate in documenti pubblici.

Immaginatevi che difficoltà fare la gimcana tra le lettere dell’alfabeto per evitare di scrivere parole che contenessero quelle 3 povere consonanti incriminate! Cosa avranno escogitato? Come avranno fatto a modificare tutti i vocaboli che le contenevano? Avranno fatto come me, che all’inizio del post mi sono immedesimata nei poveri turchi e mi sono limitata a cancellarle?

Vabbè, dai! Per i nostri lettori sarà un gioco da ragazzi rimetterle al loro posto!

Grandi navi vicino alle coste: mai più!

costa-concordiaIniziano questa mattina le grandi manovre per liberare le acque del Giglio da quel mastodonte coricato che dal 13 gennaio 2012 è ormai la Costa Concordia.

L’obiettivo degli esperti della Protezione Civile, della Costa Crociere e della Titan Micoperi, che da mesi stanno studiando il da farsi, è tentare di raddrizzarla, senza tuttavia avere la certezza del successo poiché si tratta di un’impresa senza precedenti viste le dimensioni del relitto.

Ai lavori partecipano una ventina di mezzi navali, 8 piattaforme, 500 persone tra sub, addetti ai lavori di saldatura e carpenteria, tecnici, piloti, addetti alla logistica e alla sicurezza, ingegneri, membri degli equipaggi dei mezzi usati, biologi.

Non voglio qui ricordare quel che è accaduto, è indimenticabile, né le conseguenze nefaste in termini di vittime e di danni all’ambiente e al turismo. Mi preme solo rimarcare che la causa prima è stata la manovra azzardata e, come abbiamo scoperto nell’occasione, consueta di avvicinarsi pericolosamente a coste e città per procurare divertimento ai croceristi. Ecco. Questo non deve accadere mai più. E per sottolineare il concetto vi propongo il breve video girato dal francese Philippe Apatie che spiega senza una parola, ma con immagini molto eloquenti, quale scempio venga normalmente messo in atto dalle grandi navi da crociera.