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Fine di un’epoca per gli zoofili tedeschi

Khajuraho - I templi dell'amoreGli zoofili tedeschi sono in fibrillazione di questi tempi perché sta per essere entrare in vigore una legge che proibisce i rapporti sessuali tra uomini e bestie, legali in Germania dal 1969. È già stata approvata a larghissima maggioranza dal Bundestag e deve passare ora al Bundesrat, la camera alta. Essa riconosce che il sesso con gli umani è “inappropriato” per gli animali. Non il contrario eh! badate bene. Inoltre, ci sarebbe un problema di consenso: le bestie, dicono, non sono in grado di darlo. Questo tipo di accoppiamenti, dunque, sarà presto punito con pene (ooops) pecuniarie fino a 25 mila euro.

Non si è voluto dare, si è detto, una lezione morale, ma solo migliorare la normativa che protegge i diritti degli animali.

L’approvazione della legge è stata infatti accompagnata da forti pressioni di gruppi animalisti che, mostrando foto raccapriccianti, hanno spiegato che i rapporti tra uomini e bestie si configurano come corruzione e violenza sugli animali.

Niente di tutto questo, controbattono gli “amanti” degli animali che si sono anche uniti in associazioni per far sentire le proprie ragioni. Loro non vogliono far fare all’animale quello che lui non vuole, anzi desiderano solo il meglio per lui. Non lo forzano, né lo trattano con crudeltà. Come afferma il capo di uno dei gruppi pro zoofilia, un bibliotecario che vive con il suo alsaziano di otto anni e mezzo quella che lui chiama relazione, nella quale entrambi si danno reciproca gratificazione: “Un animale è in grado di far capire con precisione cosa gli piace e cosa non. Quando guardo il mio cane so immediatamente quel che mi chiede. È più facile capire gli animali che le donne”. Effettivamente, sono un po’ criptiche, incapaci di spiegarsi. Che poi, quand’anche le capiscano, tra il fare qualcosa per il loro piacere e concentrarsi solo sul proprio c’è di mezzo il mare.

Entrando più nel dettaglio di queste attrazioni fantasmagoriche, oggi sono proprio i cani gli animali più graditi, e forse anche più facili da “incontrare”, per gli zoofili. Una volta andavano per la maggiore mucche, cavalli, pecore, capre e maiali. Forse quando la società era di tipo contadino.

Tuttavia, è una legge che scontenta tutti, anche i gruppi animalisti che la considerano solo una cortina fumogena che lascia inascoltate altre richieste, quali l’abolizione del taglio delle code dei maialini, la loro castrazione e la marchiatura a fuoco dei cavalli senza anestesia.

Si tratta di un brutto colpo per gli oltre 100 mila zoofili che, secondo le stime, vivono in Germania. Molti di loro, dopo aver speso soldi e tempo in psicoterapie rivelatisi inefficaci, si erano finalmente sentiti bene con se stessi dopo aver scoperto in rete l’esistenza di numerosi zoofili, soprattutto negli USA e aver capito di non essere dei mostri isolati come avevano pensato per gran parte della loro vita.

E ora, che vita sessuale gli si prospetta, poveri uomini? Non ditemi che saranno costretti ad accontentarsi delle donne.

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Il pene nel Regno Animale

In attesa della proclamazione dei vincitori dei premi Ig Nobel 2012, che avverrà il 20 settembre, oggi vogliamo parlare del vincitore del 1992 per l’Arte, Jim Knowlton.

Il benemerito Scienziato ha messo a punto una tavola sinottica dei peni di dodici animali, uomo compreso, corredandola con preziose notazioni che ho pensato di condividere con voi.

“Ciascun organo è rappresentato con estrema attenzione alle dimensioni e alle proporzioni, prendendo in considerazione le dimensioni medie dei genitali adulti”. E ancora. “Tutti i peni sono mostrati in posizione eretta al 20% delle dimensioni reali”. Come vedete, un lavoretto accurato, un vero e proprio trattatello.

I possessori dei peni raffigurati sono, da sinistra a destra: balena, elefante, giraffa, toro, cavallo, maiale, focena, ariete, capra, iena, cane e uomo. Ma forse voi che seguite il nostro blog e le nostre storie di sesso animalesco, sicuramente lo avevate già capito anche senza leggere le scritte.

“Ogni figura”, prosegue il testo, “include anche il segmento di pene contenuto all’interno del corpo dell’animale: per molti di loro, infatti, la porzione interna rappresenta una frazione significativa della lunghezza complessiva dell’organo”.

Ogni pene ha le sue caratteristiche. Per esempio, ci spiega lo Scienziato, ma questo dovreste saperlo, “l’organo umano è dotato all’estremità di un glande ben definito, parte terminale tra le più evolute del Regno Animale”. Se di questo siete già a conoscenza, forse non sapete che il cane possiede qualcosa di analogo che si materializza durante l’erezione: questo è il motivo per cui è impossibile separare due cani durante l’accoppiamento. Infatti, la cagna (in senso buono) contrae la sua vagina intorno al pene, lo cattura e lo intrappola trattenendolo per il simil-glande, al fine di poterne estrarre il fluido seminale.

La particolarità delle iena sta nel fatto che i genitali del maschio e della femmina sono molto simili: “la clitoride eretta è quasi impossibile da distinguere da un pene”. Ma forse alle iene questo viene insegnato per tempo. “La parte terminale di entrambi gli organi, inoltre, è coperta di spine ispide”. E qui non può non venirmi in mente la battuta di Pippo Franco nel periodo pre-Pingitore:

– Come si accoppiano i porcospini?

– Con attenzione professo’. Con mooolta attenzione!

“I peni del montone, della giraffa e della capra” sono le parole di Knowlton,  “hanno l’estensione dell’uretra. Quella dei primi due si può estendere fino a 4 centimetri oltre il glande formando un uncino flessibile”. Agganciano la preda e non la lasciano più andare, almeno per il tempo necessario a ingravidarla. Dunque, anche tra montoni e giraffe sembrerebbe accadere quello che succede tra uomini e donne: a decidere sono questi ultimi. A meno che anche tra loro non siano le femmine a scegliere il maschio facendogli poi credere che sia stato lui a farlo.

Per non parlare poi del pene della focena, davvero molto particolare. La sua parte terminale ha la forma di una forchetta il cui “dente” più lungo è articolato e quindi può ruotare. “La focena ha un controllo volontario su questo attrezzo” e sui suoi movimenti esplorativi, per somma gioia della femmina che potrà, ci auguriamo per lei, godere degli smanettamenti preliminari.

“Ma il pene più strano è quello del maiale. Quando è in erezione la punta si arriccia assumendo quasi l’aspetto che ha la sua coda”. Ma Madre Natura non lascia niente al caso: questo pene a cavaturaccioli si adatta perfettamente alla vagina della maiala che presenta contorni contorti.

Il cavallo ha un pene banale, simile a quello dell’uomo, se non fosse per la lunghezza che ne ha fatto il protagonista di una certa cinematografia 😉

“Il pene del toro ha una storia interessante. A causa della consistenza e delle proporzioni che lo rendono simile a una fune (insomma è fino fino fino) era usato nel Medio Evo come frustino. Una volta staccato dall’animale eh! Ancora oggi, in certe parti del mondo, viene fatto essiccare per essere utilizzato come bastone da passeggio. Chissà se chi ne possiede uno fatto così ne conosce la provenienza.

Il pene dell’elefante è molto muscoloso. Una metà è pendula e solo la parte finale viene usata per penetrare la vagina, faticosissima da raggiungere in realtà, durante l’accoppiamento.

E il pene più grande del mondo chi ce l’ha? Ma la balena! Quello della balena blu arriva a misurare fino a quasi 4 metri di lunghezza e oltre 30 centimetri di diametro. Da paura! “Quello raffigurato nell’immagine”, ci tiene a precisare il nostro Scienziato, “ne misura solo 2”.

Storie di sesso animalesco #19

Più veloci della luce

La foto che potete ammirare qui sopra è in assoluto la prima documentazione dell’accoppiamento tra due megattere, dei cetacei della famiglia delle balenottere. È stata scattata dal fotografo australiano Jason Edwards alle isole Tonga e ha vinto in questi giorni l’Eureka Prize for Science Photography.

Non deve stupirci che fino a ora nessuno fosse riuscito a immortalare questo momento di intimità, perché proprio di momento si tratta: un rapporto tra questi poveretti dura infatti meno di 30 secondi!

Sarebbe come cercare di documentare il rapporto di un umano precox: non fai in tempo ad appostarti, metterti comodo e accendere la videocamera che già la tragedia si è consumata. Al massimo si riuscirà a riprendere tutta la pantomima che segue fatta di: “Ti è piaciuto?” [magari non si è accorta di quanto poco sia durato], “Mi dispiace” [un po’ di sana sincerità], “Quando sto con te perdo la testa” [e anche qualcos’altro, ahimé], “Avevo così voglia di te” e così via.

Tornando alle megattere, Edwards racconta: “È stato stupendo! C’erano quattro o cinque maschi che cercavano di attirare l’attenzione della femmina e mentre i più robusti si davano da fare a spintonare i rivali per allontanarli, il più piccolo si è allontanato indisturbato con lei al suo fianco”. Si sa, i piccoli…

Lei gli ha permesso di afferrarla scivolando da dietro [‘o famo strano?] finché i loro ventri non sono venuti a contatto. Lui ha posto sul fianco di lei la propria pinna pettorale e con essa l’ha accarezzata dolcemente per tutta la durata del rapporto. Guardate nella foto che teneroni sono: non sembrano una coppia di vecchia data, avanti negli anni e un po’ sovrappeso, che si fa le coccole?

Le femmine di bonobo fingono l’orgasmo?

Le femmine di bonobo fingono l’orgasmo? Gli Scienziati rispondono affermativamente, ma questa volta arrivano alla conclusione in un modo ancor più temerario del solito. Non fate fantasie sconce o perverse. Ora vi racconto tutto.

L’articolo a cui mi riferisco è stato pubblicato sulla rivista Journal of Unsolved Questions della cui esistenza ho appreso con grande interesse proprio in questa occasione. L’autore principale fa parte dell’Accademia Olandese di Patafisica e anche questo è tutto un programma. Ma entriamo nel merito. Il metodo usato è un “polisillogismo vecchio stile”. I termini sono:

  • Le femmine umane fingono l’orgasmo. I motivi per cui lo fanno sono, secondo gli Scienziati, proteggere o rinforzare l’ego dei partner, o mascherare la propria insicurezza e la propria paura dell’intimità, o porre fine a un incontro sessuale che si prolunga eccessivamente, o migliorare la propria esperienza sessuale (questo mi resta oscuro, ma sopporterò).
  • Le femmine dei bonobo raggiungono l’orgasmo. Questa sarebbe già stato dimostrato dalla Scienza, quindi non mi dilungo.
  • I bonobo sono in grado di ingannare e di fingere. Sarebbe una forma, usando le parole degli Scienziati, di “intelligenza machiavellica”.

Dunque, le femmine di bonobo possono fingere l’orgasmo. E se possono, allora lo fanno.

Ma come si fa a dimostrare questa conclusione? Semplice, dicono gli Scienziati: si indagano i segni comportamentali (l’espressione e le vocalizzazioni) e i correlati fisiologici (aumento della pressione sanguigna e della frequenza del battito cardiaco, contrazioni ritmiche pelviche e vaginali) usando come riferimento le reazioni delle femmine dei bonobo quando si masturbano, cosa che fanno spesso e avidamente. Ebbene sì. In questo modo sarà possibile individuare gli orgasmi simulati.

E visto che tra gli animali vi sono altri esempi di orgasmi finti, per esempio nella trota femmina (ve lo sareste mai aspettato?), gli Scienziati arrischiano a prevedere che l’orgasmo simulato tra le femmine bonobo sarà dimostrato entro 5 anni. A quel punto, concludono, si solleveranno nuovi interrogativi, uno dei quali, imprescindibile, è: sono in grado i bonobo maschi di distinguere tra orgasmi veri e orgasmi finti delle loro partner?

Storie di sesso animalesco #18

Sesso sfrenato e longevità

Fare del vecchio e sano sesso comporta un dispendio di energie, che tutti noi accettiamo sempre con grande piacere, beninteso. Non stiamo qui a lamentarci: le energie si possono recuperare in tempi brevi o brevissimi, soprattutto quando l’incontro si risolve tutto in un flash. Ma questo non lo auguriamo a nessuno.

C’è qualcuno, tuttavia, che paga a caro prezzo il proprio insaziabile appetito sessuale e la propria promiscuità. Avete presenti i calamari? Loro possono fare sesso anche per tre ore di seguito. Il rituale di accoppiamento prevede pochi preliminari: il maschio va subito al sodo, prende la femmina da sotto e la trattiene per tutta la durata dell’amplesso. Potete immaginare in che stato fisico si ritrovino i due dopo un tour de force del genere. Me li vedo: la bocca aperta, ansimanti, bagnati 😉 di sudore. E non possono nemmeno rimanere per un po’ in relax, magari fumandosi un cannolicchio e scambiandosi commenti su come è andata. Anche se il fatto che la femmina debba essere tenuta a forza dal maschio non lascia intendere che l’incontro sia stato così soddisfacente come a noi umani ci verrebbe da pensare.

Dei ricercatori dell’università di Melbourne hanno voluto valutare i costi di un sesso così sfrenato in termini di dispendio di energie e di longevità in un gruppo di calamari che vivevano presso le coste dell’Australia meridionale. Ne hanno catturati in grande quantità, li hanno messi in acquari singoli in condizioni ipercontrollate e ce li hanno lasciati per ben 18 giorni a frollare ad acclimatarsi. Il primo giorno hanno misurato la loro resistenza nel nuoto prima del sesso opponendo loro una corrente costante finché non si mostravano esausti. Il secondo giorno ciascun maschio veniva posto in un contenitore e lasciato ad acclimatarsi per 10 minuti prima di introdurvi la femmina. E poi fuoco alle polveri. Anche se alcune coppie non si congiunsero e furono sostituite. Con sommo scorno di lui, immaginiamo. Alla fine degli interminabili rapporti sessuali veniva di nuovo misurata la resistenza nel nuoto.

Emerse, è il caso di dire, che per i trenta minuti che seguivano la fine dell’accoppiamento in entrambi i sessi si dimezzava la capacità di nuotare, al punto di renderli vulnerabili ai predatori e incapaci di procurarsi il cibo. È pur vero che questi calamari hanno dei mezzi per difendersi dagli attacchi di altre specie, per esempio sono in grado di mimetizzarsi per non farsi notare e di produrre una nuvola di inchiostro per riuscire a fuggire. Sta di fatto, però, che tutto questo non deve essere poi così efficace poiché in genere sopravvivono per meno di un anno e secondo gli Scienziati questa potrebbe essere la diretta conseguenza delle loro rischiose abitudini sessuali.

Ci tengo a precisare che non sono stati realizzati studi analoghi negli umani. Dunque, se il vostro lui o la vostra lei accampano la paura di non vivere a lungo come scusa per smettere di fare sesso dopo SOLO due ore, sappiate che la cosa è priva di ogni fondamento scientifico (pacioccone, naturalmente).

Storie di sesso animalesco #17

Eros & Thanatos

Oggi vi voglio raccontare la storia vera e documentata di un rapporto sessuale durato ben 47 milioni di anni. Le protagoniste sono due tartarughe, un maschio e una femmina, che si sono incontrate presso un lago tedesco, si sono scambiate qualche strofinamento di testa e di guscio, qualche gorgoglio, si sono piaciute e hanno cominciato a fare del sesso sfrenato. Sfrenato per delle tartarughe, naturalmente. Io me lo immagino fatto di movimenti lentissimi, di preliminari senza fine, di ovvia procrastinazione del piacere con risultati da estasi. Quando una è perversa  😉  E così sono state sorprese dalla morte. Che è sempre un bel modo per morire. Sempre il più tardi possibile sia chiaro.

Sono state recentemente ritrovate ormai fossilizzate in una cava in disuso che una volta era un lago vulcanico: in tutto 51 esemplari di Allaeochelys crassesculpta, oggi estinte, tra le quali sei coppie intente a copulare. Sono l’unico esempio di vertebrati fossilizzati durante il sesso. A causare la morte sembra siano stati dei gas tossici legati all’attività vulcanica che avrebbero anche avvelenato le acque del lago.

E ora sono lì in un museo di scienze naturali a simboleggiare l’amore eterno o almeno il sesso animalesco eterno. Altro che Sting e la bufala delle sue sette ore di sesso tantrico!

Immagine: Senckenberg Naturmuseum Frankfurt

Storie di sesso animalesco #16

Transessuali ed ermafroditi

Vi sono dei transessuali anche tra gli animali, che riescono a cambiare sesso senza troppe complicazioni e addirittura ad andare avanti e indietro tra le due possibilità a seconda di quel che gli passa per la testa. E anche delle loro priorità riproduttive.

I vermi marini Ophryotrocha puerilis, per esempio, partono come maschi e poi si trasformano in femmine.

Tra i pesci, quando due femmine di ghiozzo si incontrano, pur di fare sesso, al grido di “ogni lasciata è persa”, ma soprattutto per evitare di andarsene in giro in acque piene di predatori per procurarsi un maschio, una delle due diventa maschio per favorire l’accoppiamento.

Il tornare indietro è raro: l’unico pesce che ci riesce è il Cirrhitichthys falco, che abita nelle barriere coralline giapponesi.

Questi pesci multicolori vivono in un harem con un maschio dominante e molte femmine. Zoologi giapponesi ne hanno osservato 29 esemplari e hanno potuto ricostruire il loro comportamento. Ne riferiscono in un articolo appena uscito in Ethology.

Se nel gruppo ci sono molte femmine, allora una di loro si trasforma in maschio, si prende la metà del gruppo e si accoppia con loro. Anche nel caso in cui il maschio dominante venga ucciso, una delle femmine si trasforma in maschio e prende il suo posto. Se poi però il nuovo maschio perde una parte delle femmine attirate da un altro maschio più grande, ridiventa una femmina invece di sprecare preziose energie in un combattimento in cui verosimilmente dovrà soccombere. In pratica, l’eliminazione del maschio mette in moto ormoni che stimolano i cambiamenti fisici: la femmina comincerà a produrre testosterone invece di estrogeni. Il tutto per massimizzare il valore riproduttivo dell’individuo e quindi della specie. Ma forse anche, come dice Woody Allen, per raddoppiare la possibilità di trovare qualcuno con cui uscire il sabato sera.

Nel regno animale c’è anche chi si organizza per riprodursi autarchicamente: sono i cosiddetti ermafroditi simultanei, coloro cioè che sono dotati di organi genitali sia maschili che femminili. L’autofertilizzazione è comune tra le specie più lente che hanno meno probabilità di trovare qualcuno con cui fare sesso. La banana slug, una lumaca di colore giallo brillante, lo fa normalmente senza problemi o conflitti di sorta. E nello stesso modo si comporta il mangrove killifish, l’unico pesce ad avere questa capacità.

Gli animali sono più avanti di noi umani, mi viene da pensare. Non batti chiodo, non trovi qualcuno per far sesso, hai provato anche i siti di incontri e non ti si fila nessuno, senti l’orologio biologico ticchettare minaccioso e temi di non lasciare discendenza? Se sei un uomo o una donna c’è ben poco da fare. Ma se sei uno di questi animali ti dici: “Poco male, non avrò il piacere di un incontro, ma per i figli me la sbrigo da solo”.

Infine c’è chi, come le lumache marine, dà vita a una sorta di scambio di sperma: donano il proprio solo a patto di riceverne in cambio da un’altra. La dinamica è buffa e ha qualcosa di un film porno. Durante il sesso, ciascuna lumaca inserisce il proprio pene nell’altra ed entrambe acquisiscono piccole quantità di seme. Se una delle due non “dona”, per esempio nel caso in cui dei ricercatori sadici chiudano i dotti spermatici, il rapporto si interrompe. Un grande insegnamento: o pensi anche all’altro o non se ne fa niente.

Storie di sesso animalesco #15

Pandapornografia

Triste storia quella delle femmine di panda gigante. Son toccati loro in sorte dei maschi pigri, più interessati al cibo che al sesso. Quando sono in cattività se ne stanno seduti in cerchio a sgranocchiare bambù, ignorando le femmine. Mi par di vederli: gli manca solo la canottiera addosso e il telecomando in mano per somigliare a tanti umani di nostra conoscenza.

E quelle poverette lì a tormentarsi, a colpevolizzarsi, a trovar giustificazioni (“è così stanco che alla fine della giornata c’è soltanto il divano e la TV”) o a prefigurare scenari di tradimento (“hai visto con che occhi da panda fracico guardava quel rinopiteco? Sarà stata sicuramente lei a consumare tutte le sue energie”).

Qualcuna delle femmine, affamata d’amore o banalmente di attenzioni, pare abbia anche azzardato qualche iniziativa, ma ahimé senza successo.

I maschi disinteressati non hanno dimostrato neppure un po’ di furbizia: “Ora le faccio fare un figlio così mi lascia tranquillo per un po’”. Niente. Ma quando tutto sembrava perduto è arrivata la cavalleria, nelle persone degli zoologi del Chengdu Panda Breeding and Research Centre con un’idea straordinaria nella sua semplicità: la pornografia.

Dunque, per stimolare il loro interesse, hanno mostrato ai panda dei video con tanto di sonoro (sospiri, grida, sussurri?) di loro simili intenti a fare sesso. Oltre alla pornografia, venivano sottoposti anche a esercizi per rafforzare le zampe posteriori.

Alla fine, la combinazione pornografia più esercizi ginnici oppure pornografia più incontri a tre (te lo aspettavi da quei panda così paciocconi?) ha ottenuto di smuovere la libido di questi maschi che finalmente sono riusciti a esibirsi nelle prestazioni sessuali tanto attese dalle loro femmine. E, dopo questo trattamento, hanno continuato a farlo senza ulteriori aiutini.

Se non vi pare possibile, guardate questo video.

Storie di sesso animalesco #14

L’erezione dello struzzo

Questa è una triste storia: la storia dello struzzo e della sua erezione.

Per lo struzzo raggiungere l’erezione è facile: vede una femmina che lo ispira ed è subito pronto. Il problema vero è mantenerla, perché dura letteralmente pochi secondi.

La povera signora struzzo, quindi, deve fare in fretta in fretta e cogliere l’attimo (è il caso di dirlo) fuggente. Spesso non fa in tempo ad accorgersi delle avances del compagno che è già tutto finito. Figuriamoci poi accampare pretese riguardo ai preliminari: meglio non perdere tempo con qualche bacetto, magari anche distratto perché lui è tutto preso dall’impresa di mantenere lo status quo. Ci si sbriga e si prende quel pochissimo che viene.

In verità la signora struzzo già può ringraziare l’evoluzione della specie, perché la maggioranza degli uccelli non ha l’uccello il pene. Fanno eccezione due ordini: i Paleognati (cui appartengono emu, kiwi e tinami) e i Galloanseri (galline, fagiani, oche). Peccato però che i peni di questi uccelli, al contrario di quelli dei mammiferi e dei rettili [i rettili hanno il pene? e dove? e com’è?] che usano il sangue per dare vita al loro membro, si ergono utilizzando il fluido linfatico che il corpo mantiene a una pressione minore di quella del sangue. E questo spiega tutto.

Dal che si evince che la Natura si preoccupa in primis della continuazione della specie e poi del piacere del maschio quand’anche debba accontentarsi di poco. Della gratificazione della femmina se ne parla, eventualmente, alla prossima reincarnazione. Se va bene.

Sesso animalesco: uomini e bestie

La realtà supera sempre più spesso la fantasia, anche quella più sfrenata.

Prendiamo, per esempio, l’articolo uscito sul Journal of Sexual Medicine. In esso vengono  presentati i risultati di uno studio caso-controllo effettuato in Brasile allo scopo di analizzare le caratteristiche comportamentali del sesso con gli animali e anche di investigare l’eventuale associazione con il cancro al pene.

I ricercatori hanno dunque somministrato un questionario sulle abitudini personali e sessuali a pazienti seguiti in centri urologici e oncologici chiedendo loro anche se avevano mai avuto rapporti con aimali: 118 di essi avevano il cancro al pene e 374 erano uomini in buona salute. I risultati sono fantasmagorici.

Il sesso con gli animali è stato praticato da 171 soggetti (34.8% del totale; 44.9% di quelli col tumore e 31.6% di quelli sani). Gli uomini che hanno fatto sesso con gli animali sono anche quelli che presentano più malattie a trasmissione sessuale e più ricorso alla prostituzione in confronto a coloro che non si sono accoppiati con gli animali.

Il 29.8% lo ha fatto in gruppo con altri uomini, gli altri solo con la bestia scelta, in piena intimità con essa. La frequenza degli incontri ravvicinati era una tantum (14%), settimanale o più (39.5%), mensile (15%).

Il 62% ha utilizzato diversi animali (massimo 7) mentre il 38% sempre lo stesso [ci si può affezionare, no? oppure l’animale si è dimostrato particolarmente bravo e si è preferito non cambiare].

Siete curiosi di sapere quali sono stati gli animali che i soggetti hanno scelto per fare sesso?

In cima a questa hit parade dell’orrore ci sono le cavalle (citate 80 volte), seguono le asine (73), le mule (57), le capre (54), le galline (27), le vitelle (18), le vacche (13), i cani (10), le pecore (10), le maiale (6), altre specie (3).

È veramente un mondo capovolto. Ma ci pensate? Le vacche e le maiale così in basso in classifica! E quali sono le altre specie? Roba da far scatenare la nostra fantasia perversa! Potrebbero essere, per esempio, le porcospine per gli zoofili anche masochisti, o le gatte per chi non vuole confrontarsi con la propria inadeguatezza nelle dimensioni, o le tope, per poterla raccontare senza vergognarsi  😉

Per completezza, aggiungo che sembrerebbe non esserci una relazione diretta tra il sesso con gli animali e il cancro al pene.

Ci sarà qualcuno tra i nostri lettori che ha tirato un sospiro di sollievo?