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Arrivederci all’anno nuovo!

awesome-new-year-2014Stanche di sentir parlare di crisi, e continuare a vedere miliardi di persone riversate nelle strade, piene di pacchi, pacchetti e pacchettini.

Stanche di sentirsi fare gli auguri di buone feste da persone che normalmente fingono di non vederti per non salutarti.

Stanche del traffico prenatalizio che fa percorrere quattro-chilometri-quattro in un’ora e quarantacinque minuti di orologio.

Stanche anche un po’ di questo 2013 sul quale contavamo dopo le disavventure del 2012.

Sfiduciate nel prossimo 2014, ma nonostante tutto pronte ad accoglierlo come un ospite necessario…

Vi auguriamo di passare delle feste serene, un inizio anno coi controfiocchi e vi aspettiamo a gennaio con energia ed entusiasmo rinnovati e ritemprati!

Quante volte figliola?

Riceviamo da Sergio (indovinate su quale argomento?) e volentieri pubblichiamo:

corbis-42-18508630-2803027_0x410C’era un contratto sessuale in vigore negli uffici della Regione Abruzzo. Un documento vero e proprio. Lo aveva redatto e sottoscritto un assessore regionale che pretendeva sesso dalla sua segretaria.

Fino a qui nulla di strano: l’amore con la segretaria è oramai quasi una cosa ovvia, che non fa più scandalo. Quello che invece meraviglia è la “contrattualizzazione” dell’obbligo di prestazione. La donna doveva “stare insieme” all’assessore almeno quattro volte in un mese. Peraltro era anche un servizi(ett)o ben pagato: per queste 4 prestazioni extra la signora riceveva un bonus di trentaseimila euro annui (750 € a botta!). Certo io, come del resto tanti altri colleghi e colleghe, ci facciamo il culo a lavoro per molto meno!

A essere sinceri l’obbligo alla prestazione sessuale “contrattualizzata” o “prescritto dalla Legge” non è una novità. A casa nostra, per esempio, come in ogni famiglia ebraica, l’obbligo viene dettagliatamente disciplinato dalla Torah, con l’unica sostanziale differenza rispetto a quanto avvenuto in Regione Abruzzo, che il dovere è previsto solo ed esclusivamente per il marito.

Nella Torah è chiaramente sancito il numero di prestazioni a cui il marito può essere obbligato dalla moglie per adempiere ai propri doveri coniugali: per un uomo che non lavora, tutti i giorni; per i manovali due volte la settimana; per i conduttori di somari una volta la settimana; per i conduttori di cammelli una volta al mese; per i marinai una volta ogni sei mesi. Si tratta ovviamente di standard minimo al di sotto del quale si potrebbe invocare l’inadempienza da parte del marito.

Peccato che nella Torah non sia esplicitamente previsto (ma l’interpretazione rabbinica può senz’altro aiutarci) il numero di prestazioni previsto per un ex assessore-carcerato della Regione Abruzzo!

Che vita grama, che grama vita!

250px-Quentin_Massys_007Ieri ho sentito alla radio una notizia di quelle che fanno rabbrividire e ci fanno capire fin dove può portarci questa crisi economica con cui ormai ci si riempie la bocca ogni momento e alla quale diamo la responsabilità quando qualcosa non va per il verso giusto; spesso però senza renderci conto dei danni seri che sta provocando al nostro Paese.

Insomma, ieri al GR2 hanno dato una notizia riportata da un rapporto elaborato dal Sole 24 ore, che mi ha fatto rizzare i peli sulla schiena e mi sono resa conto che davvero c’è chi sta peggio di me. Lavorativamente parlando, si intende, perché il Sole 24 ore mica può entrare nel merito di questioni personali!

Insomma, lo saprete, io sono stata licenziata ad agosto dell’anno scorso da Vodafone, e da gennaio 2013 sono in mobilità. Questo vuol dire che percepisco una parte del mio stipendio dall’INPS (cioè da voi contribuenti) per un periodo limitato di tempo, che per me sono 24 mesi, perché ho la “fortuna” di aver superato i 40 anni, ma che per molti miei colleghi più giovani di me, sta per terminare. E loro si troveranno prestissimo in mezzo alla strada, figli a carico compresi.

Ma la nostra situazione in confronto a molte altre di vera e propria indigenza si può definire “rose e fiori”, perché ci sono casi davvero disperati dei quali molti di noi sono peraltro all’oscuro!

Questo è il dramma che stanno vivendo, secondo il rapporto che vi dicevo, i liberi professionisti: avvocati, geometri, architetti, ma soprattutto i NOTAI, che negli ultimi 5 anni, pensate, hanno visto sparire il 45% del loro reddito!

A pensarci mi vengono i brividi, poverini! Soprattutto perché lo stesso quotidiano un anno fa affermava che nel 2011 i notai dichiaravano un reddito medio annuo di 318.000 €! Immaginateli, poveretti, adesso possono contare appena su poco più della metà… Mi viene quasi da piangere… Una specie di piccole fiammiferaie dei giorni nostri… Che pena… Che tristezza! Che amarezza!

E sono stata bravissima! In questo post non ho nemmeno fatto riferimento alla recondita, remotissima, quasi inesistente eventualità che i liberi professionisti, almeno finora, hanno avuto la possibilità di guadagnare una parte delle loro entrate senza dichiararle!

Ma badate: io non l’ho detto! E mi dissocio anche solo perché qualcuno potrebbe averlo pensato!

Le avventure di ALicE: Svenevolezze #2

tina-fey-as-liz-lemon-faintingVi ricordate la storia dei miei svenimenti? Il meglio di me l’ho dato la scorsa settimana.

Premessa: il Figlio Piccolo a marzo scorso è caduto in piscina e si è spaccato i due incisivi superiori. Definitivi ovviamente! Dopo la trafila pronto soccorso, la visita alla clinica odontoiatrica, la ricostruzione ecc. ecc. chiediamo al nostro dentista (privato) di valutare il lavoro e soprattutto fare una relazione da presentare alla piscina per la denuncia all’assicurazione.

Ci ha ricevuto la scorsa settimana: accompagno il Piccolo in sala, e mi siedo su una sedia avvisando la dottoressa, sempre gentile e carina, della mia idiosincrasia per tutto ciò che riguarda i denti, e soprattutto le dico della mia propensione allo svenimento. Lei mi tranquillizza, in fondo doveva fargli solo alcune foto: un avveniristico apparecchio appoggiato sui denti ne proiettava l’immagine su un grande monitor: dei dentoni giganteschi con tutte le loro imperfezioni dovute sicuramente al trauma subito. Ma “Va tutto bene!” mi rassicura lei! E io mi faccio forza. Finché la dottoressa non ha la malaugurata idea di chiedere alla sua assistente “un test di vitalità”. Si trattava di uno spray che nebulizzava una sostanza su un tamponcino che la dottoressa appoggiava alternativamente sui due denti del Piccolo chiedendogli: “Senti niente?” E lui non sentiva niente. La prima volta… la seconda… La terza sembra avvertire un poco di fastidio, ma ormai per me era troppo tardi. Ho sentito il caldo improvviso. Poi il sudore. A quel punto mi sono alzata e ho fatto cenno alla dottoressa che sarei andata in sala d’aspetto. Ma lei non aveva capito affatto la mia “urgenza” e sulla porta della stanza mi ha trattenuto chiedendomi se il Piccolo fosse in cura odontoiatrica da qualcuno e se aveva mai messo l’apparecchio. Due domande sciocche in fondo e anche piuttosto legittime. Non per me però. Comunque non in quel momento. Perché a quel punto mi si è annebbiata la vista, ho sentito la testa pesantissima e per la prima volta in vita mia non sono riuscita a prevenire la crisi stendendomi, ma sono caduta in terra come una pera cotta. Ho sentito la dottoressa gridare “Portate via il bambino!!!” e poi ho perso i sensi. E li devo aver persi per parecchio… Quando mi sono ripresa ho visto una serie di persone che si avvicendavano in alto sopra di me. Tipo film. Infermiere, medici, sfigmomanometri, fonendoscopi, acqua e zucchero, strumenti ortodontici usati per ventilare… insomma avevo sollevato con somma vergogna il solito circo a tre piste! Ovviamente resami conto della situazione ho iniziato con le scuse di rito: sono costernata… non vi preoccupate… mi succede spesso… certo sono proprio scema… non sapete come mi dispiace… E lei: sei venuta sola? Ora stai un po’ qui e poi ti chiamo un taxi. Vuoi che chiami il Marito? [si certo, così mi dice di tornarmene a casa in autobus] ”Telefono a tue sorelle?” Fino a che è arrivato un altro dentista, marito della dottoressa, nonché capo di tutta la baracca che, sempre dall’alto mi chiedeva come stavo e cosa fosse successo. A quel punto, cercando di uscire dall’imbarazzante situazione almeno con una briciola di dignità gli rispondo con un’aria degna di Eleonora Duse: “Credo di avere avuto una crisi vagale!”

Di sicuro non sarà servito a risollevare la mia posizione, ma almeno non posso dire di non averci provato!

A rendermi in ogni caso cornuta e mazziata, è stata la “parcella” del tassista: 14 € per tornare a casa!

Tornata a casa ho chiesto al Piccolo se si era spaventato o preoccupato. Lui fa spallucce e mi risponde: Né l’uno né l’altro mamma: sei solo svenuta. Come al solito!

Per concludere, e per farmi sentire un po’ meno sola, e un po più Eleonora Duse, ecco una simpatica carrellata di svenimenti cinematografici!

Rodolfo er caimano

2gx1op2L’ho conosciuto la prima volta quando mi si è rotta la lavatrice. Ho chiamato il centro assistenza ed è arrivato a casa mia il tecnico. Rodolfo er Caimano, appunto. Avrà avuto 50 anni, romano de Roma, alto, capelli bianchi radi e un po’ lunghetti. Non mi ha colpito per il suo lavoro di tecnico riparatore (per quanto si è dimostrato serio ed efficiente), quanto per la sua chiacchiera e la sua filosofia. E anche per le espressioni colorite che usa. Er Caimano è un vero personaggio e dimostra una cultura non indifferente. Naturalmente ogni seduta dura almeno il doppio perché Rodolfo si dilunga in chiacchiere, ma se avete tempo vale la pena starlo ad ascoltare.

Quella volta parlavamo della concorrenza dei suoi colleghi dell’est, perlopiù rumeni, che hanno più lavoro rispetto agli italiani perché vengono pagati di meno. E allora il tecnico è uscito dal suo ruolo per rivestire quello di affabulatore: parlava puntandomi il dito contro e condendo le sue frasi con frequenti ME SO SPIEGATO? E quindi via a “spiegarmi” che (scrivo in maiuscolo per imitare il suo tono di voce)

FANNO BENE I RUMENI A RUBBA’! C’HAI PRESENTE TRAIANO? C’HAI PRESENTE QUELLO CHE S’È FREGATO QUANNO È ANNATO IN DACIA? BEH, MO I RUMENI SE STANNO SOLO A RIPRENNE LA ROBBA LORO, ME SO SPIEGATO?

Che detto così non fa un plissé! Ma questa è solo una delle decine di lezioni di storia che mi impartì quel giorno. Insomma a me sto Rodolfo mi stava simpatico.

E allora la volta successiva all’ulteriore guasto della lavatrice, ho chiamato direttamente lui, che molto provvidenzialmente mi aveva lasciato un volantino. È li che ho appreso il suo nome: la scritta RODOLFO ER CAIMANO campeggiava su quel foglietto A5! Al telefono mi aveva già spiegato che ora non lavorava più con la B@$H, ma si era messo in proprio. Per me andava bene lo stesso! Quando è arrivato a casa gli ho chiesto il motivo di quella decisione e lui sapete che mi ha risposto (sempre col suo modo, naturalmente!)?

A SIGNO’, LO SA CHE C’È? ME SO’ MESSO A FA’ ER PRESIDENTE OPERAIO! E LO SA PERCHÈ? PERCHÉ QUESTI FANNO I FROCI COI CULI DELL’ARTRI! 

IO ‘NA VORTA SO ANNATO A UNA RIUNIONE DOVE ER CAPO HA DETTO: IO PURE POSSO VIVE CO 1000 EURO AR MESE…. POI È USCITO FORI E È MONTATO SUR TUAREG…. ME SO SPIEGATO? MA LO SA’ SIGNO CHE È ER TUAREG? UN CARRARMATO VESTITO A FESTA! ME SO’ SPIEGATO? ME NE SO’ ANNATO VIA SUBBITO: IO ER TUAREG A TE NUN TE LO PAGO! ME SO SPIEGATO?  ANCHE PERCHÉ A ME, LO SA QUANTO ME PAGAVANO? ME DAVANO ER 50% DELLA CHIAMATA… E LO SA QUANT’È ER 50% DE GNENTE? … GNENTE!

E poi continuava con le sue lezioni di economia politica.

A NOI I TEDESCHI CE FANNO UN CUORE DE PANNA*, ME SO SPIEGATO? MA LO SA PERCHÉ? PERCHÉ NOI FAMO I PAGAMENTI A 60, 90, 180 GIORNI! E QUELLI INVECE PAGANO ALLA CONSEGNA!!!!!

E MO CHE C’È ‘NA LEGGE EUROPEA CHE I PAGAMENTI SE FANNO A 30 GIORNI, LORO CE FREGHENO LO STESSO! NOI LI FAMO A 30 GIORNI? LORO LI FANNO ALLA CONSEGNA! NOI LI FAMO ALLA CONSEGNA E LORO LO SAI QUANDO LI FANNO?

…. ALL’ORDINE!

LO SA CHE VOR DI’ PAGA’ ALL’ORDINE? CHE SE FIDANO DE TE! ME SO SPIEGATO?

Una volta, era la giornata contro la violenza sulle donne, mi tenne mezz’ora a parlarmi di Ipazia (che nella mia ignoranza ignoravo) e della sua uccisione da parte dei cristiani! Rimasi ammirata.

Insomma, se vi si rompe un elettrodomestico (non che io ve l’auguri!) fate come noi: chiamate Rodolfo!

*Figura metaforica per dire “Ce fanno un culo così!”

Il piacere della lettura

dating-online-amore-libri_h_partbA me il piacere di leggere l’ha trasmesso la mia so-cio-rella laura. Quando ero piccola, soprattutto se un’influenza mi costringeva a letto per qualche giorno, lei era lì a esortarmi a passare il tempo con un buon libro. E questa abitudine mi è rimasta negli anni: che ci metta di più o di meno (e questo dipende dal libro, dal mio tempo e dalla mia stanchezza) ce n’è sempre uno sul mio comodino.

Il mio Figlio Grande questa passione l’ha acquisita da piccolino. I suoi primi libri letti in autonomia sono stati “I Librottini”, la collana di piccoli cartonati con le storie di Disney. Quindi è stata la volta de “Le Banane d’oro”, la serie di Mondadori con le classiche storie della mitologia greca raccontate ai bambini. Poi, esattamente l’estate tra la seconda e la terza elementare, è stata la volta del primo “Harry Potter”, da leggere sempre e tassativamente prima di vedere il relativo film! Insomma ho cresciuto un piccolo Don Abbondio, che camminava leggendo e che la sera divorava pagine e pagine di nascosto fino a tardi sotto la lucetta di una piccola torcia da libro.

Ma si sa, i Figli, grazie al Cielo, non sono tutti uguali: la mia Figlia Media, nonostante sia nata e cresciuta nella stessa famiglia e con le stesse abitudini, ha subito disdegnato questo “hobby”, limitando la lettura ai doveri scolastici imposti dall’insegnante di “narrativa”. E spesso ottemperava (e lo fa ancora adesso) sbuffando sbuffando.

Io però non demordo: sono sicura che, non appena sarà libera di fare le sue scelte, e si staccherà dal dovere scolastico, affiancherà la sua passione per i fumetti (Snoopy e Mafalda fra tutti) e si dedicherà anche alla letteratura più seria. (Già sento qualcuno, diaccaerre in primis, lagnarsi perché ho detto che i fumetti non sono roba seria: state calmi e andate oltre!).

Qualche giorno fa sono invece stata colpita dal mio Piccolo. Anche lui, come la Sorella, ritiene la lettura una “materia scolastica” e raramente ne trae piacere. La sua maestra (terza elementare) ha fatto comprare ai suoi alunni un libro ciascuno della collana “Il Battello a vapore”, e ogni 3 settimane i bambini se lo scambiano per leggerlo a casa in autonomia, per poi farne una relazione in classe.

La prima cosa che fa mio Figlio è contare il numero delle pagine del libro che ha scelto. Anzi ancora prima: sceglie il libro in funzione della sua lunghezza. Poi, divide il numero delle pagine per i giorni utili e si dà come compito quello di leggere ESATTAMENTE quelle pagine. Non una di più. Inutili sono le mie rimostranze e i miei consigli sia in merito al fatto che è meglio abbondare, nel caso non ce la facesse a portare a compimento il compito del giorno. Ma soprattutto sembrano vane le mie parole quando cerco di spiegargli che ci sono libri piccolissimi e noiosi che sembrano non finire mai (mi viene in mente Firmino di Savage, o Cecità di Saramago) o capolavori che sembrano mattoni ma che li bevi in un battibaleno (L’idiota di Dostoevsky o XXXXXX).

Finché, approfittando di un virus stagionale che l’ha tenuto a casa qualche giorno (e me con lui), gli ho proposto di leggere insieme uno dei libri di Mordechai Richler su Jacob Due Due. Mordechai Richler è l’autore dello splendido “La versione di Barney (a proposito di capolavori). Ha scritto anche 3 libri per ragazzi che hanno per protagonista un bambino di 6 anni (che poi diventano 8 nel terzo volume) che vive avventure molto divertenti, adatte certamente a un bambino della sua età, ma con un certo nonsocché in più.

Beh, il mio Piccolo si è sganasciato dalle risate (e anche io!) leggendo queste storie. Intanto perché pur essendo racconti destinati ai ragazzi, Richler ha utilizzato un’ironia e un linguaggio molto maturi, ma non per questo troppo difficili per la loro età. Comunicano poi dei valori più di sostanza rispetto ai volumetti più commerciali che spesso raccontano storielle un poco superficiali. Molto godibili anche da noi adulti, che possiamo cogliere il sarcasmo tagliente anche su questione politiche che ai più piccini probabilmente sfugge.Insomma forse la penna d’Autore di Richler ha colpito anche mio Figlio, che è stato soddisfattissimo di aver letto 95 pagine in soli due giorni (il mio Piccolo Ragioniere in pectore!) E io sono stata così contenta di aver condiviso con lui un momento gioioso, ma al contempo serio e importante. Ora, prima di passare agli altri due di Richler gli ho proposto “Il trattamento ridarelli”, che ricordo piacque molto ai suoi fratelli. E per il futuro? Speriamo bene! Chi ben comincia…

Tra l’altro vi segnalo che da questi  libri di Richler è stata tratta una serie omonima di cartoni animati (ormai introvabile) che i miei Figli più grandi a suo tempo hanno trovato molto divertente e che seguivano con assiduità.

jacob due due

Le avventure di ALicE: Svenevolezze #1

FaintsIo sono una che sviene. Come le donne di una volta. In genere mi capita quando qualcosa mi impressiona: svengo quando un mio figlio si fa male. Svengo quando l’anestesista prima del cesareo mi spiega che tipo di ago sta infilando nella mia vena e perché [e giuro che non glielo avevo chiesto davvero!]. Svengo quando al termine di un intervento subito da un parente il chirurgo mi spiega ESATTAMENTE come si è svolto [inutile specificare che nemmeno a costui avevo domandato nulla]. Svengo quando vado a farmi controllare i nei dal dermatologo. Ormai il mio dermatologo mi conosce e lo sa: l’ultima volta era al telefono mentre ha visto arrivare il mio svenimento, e come se niente fosse, continuando a parlare con il suo interlocutore, mi fa cenno di stendermi sul lettino e svenire tranquillamente. Possibilmente senza rompere le scatole a nessuno. E infatti così feci. Ricordo invece la mia “prima volta”: avrò avuto 15 anni e mi sono recata con la Mamma a fare la mia prima visita dermatologica con controllo di tutti i nei. Questo dottore mi guarda letteralmente ogni centimetro di pelle alla ricerca di qualsiasi puntino poco più che chiaro. Comincia dai piedi. Le caviglie, i polpacci, le ginocchia, i fianchi, la pancia, il collo il viso, le orecchie… mi fa girare prona, e quindi: la schiena, e di nuovo le cosce, i polpacci, le caviglie e i piedi. Ditino per ditino. Poi è la volta della testa. Sotto una grossa lente di ingrandimento illuminata mi scruta il cuoio capelluto con una minuzia degna di un orefice. Alla fine non ce la faccio. Avverto arrivare il caldo a vampate. Poi il sudore freddo. Quindi comincio a vedere appannato e a perdere le forze. Insomma: casco per terra e perdo i sensi. Mi risveglio sul lettino del medico proprio mentre sento il deficiente dottore dire a mia madre: “Mi scusi, signora, ma è l’unico modo…”  Non faccio in tempo a realizzare cosa sarebbe successo di lì a qualche frazione di secondo, che subito sento un ceffone sulla guancia. Non riesco nemmeno a riprendermi dalla sorpresa, che arriva il colpo di un’altra sberla sull’altra guancia. E poi un’altra e un’altra ancora. Ricordo solo che mi ripresi dallo svenimento piangendo (letteralmente) per il dolore provocato da quel demente picchiatore fascista represso che se la riprendeva con le ragazzine inermi!

Una volta mi è successo al consultorio pediatrico. Avevo portato il Figlio Piccolo (6 anni allora) a fare dei richiami di alcune vaccinazioni: due punture. Una su un braccino, una sull’altro. Cercavo da giorni di sdrammatizzare la cosa: erano anni  che non faceva punture e lui è molto “charvotoso”, come si dice dalle nostre parti. Ovvero ingigantisce ogni sintomo, e ogni doloretto. Vabbè, certo…  in fondo, seppur piccolo, è sempre un maschio!

Fatto sta che ci rechiamo al centro vaccinale dove ci riceve il nostro Pediatra, che ci conosce da anni: giovane (tipo me!) simpatico, colto, e anche piacente.

Avevo fatto tutto il tragitto dicendo al Figlio Piccolo che sarebbe stata una sciocchezza, e che noi avremmo riso un sacco perché erano due punturine stupide stupide. Lui è entrato subito nella parte e abbiamo fatto la strada ridendo. Istericamente. Siamo entrati nell’ambulatorio e il Piccolino si faceva forza ridendo in modo smaccatamente forzato. Si leggeva in trasparenza tutta la sua ansia. Ma ero stata scottata dall’esperienza con la Figlia Media, che alla stessa età l’hanno dovuta reggere letteralmente in 4 per farle le iniezioni. E lei piangeva, urlava, si divincolava come un’ossessa.

Invece il Figlio Piccolo rideva… rideva… E io ridevo con lui! Promettendogli ovviamente un premio alla fine della seduta.

Insomma, il dottore prende le due siringhe, e al Bimbo ancora ridente pratica il primo buco. E lui continua a ridere con la faccia perplessa.  Poi arriva il secondo buco. E lui, fedele alla sua parte rideva ancora. Un po’ triste in verità. Alla fine l’ho abbracciato empatica, più che per il dolore che doveva aver  sentito, per la prova di coraggio che si era imposto (che gli avevo imposto!) di intraprendere. E allora è arrivato il calore improvviso. Poi il sudore mi ha letteralmente bagnato tutto il corpo, dalla testa ai piedi. Ho cominciato a spogliarmi e a scivolare sulla sedia (dove grazie al Cielo ero seduta). Ho resistito finché il dottore ci ha congedato raccomandandomi di aspettare una ventina di minuti in sala d’aspetto, dove sono corsa a sedermi  e dove a quel punto ho potuto lasciarmi andare. Una signora sì è accorta che non stavo bene e ha chiamato rinforzi. E allora è cominciato il solito circo: mi hanno steso in terra con le gambe sollevate, mi hanno dato acqua e zucchero, mi hanno misurato la pressione e tutto lo sforzo di non crollare davanti al Pediatra è andato a farsi benedire.

Ovviamente non la finivo di scusarmi per il disturbo, perché in queste situazioni avverto soprattutto la vergogna! Ma una cosa buona c’è stata: ho imparato una frase fondamentale che mi sarebbe stata molto utile in futuro. Infatti il Pediatra schermendosi  mi ha giustificato dicendomi: non si preoccupi! Capita! Si è trattato solo di una crisi vagale!

Mmmhhh… crisi vagale… funziona! Funziona molto meglio di “demente core de latta”! Credo che questa definizione potrà servirmi in futuro! Giusto per non rimetterci la faccia. Almeno non del tutto!

Qui si può leggere la seconda parte del post.

Topi e tope

ImmagineCerto che ne sono girate su internet (e anche qui da noi!) di cazzate sciocchezze; di gadget della serie “mai più senza”! Dopo il rabbino vibratore pensavamo di averle viste davvero tutte! Ma questa che mi ha segnalato la mia Amica Lea ieri, secondo me le batte tutte!

Per caso i vostri colleghi di lavoro ultimamente hanno la faccia “da abbacchio” mentre lavorano al loro PC? Avete notato che i  vostri sottoposti in ufficio non rendono più come dovrebbero? I vostri amici la sera preferiscono stare a casa davanti al computer invece di uscire? Non preoccupatevi! Tutta colpa di questo meraviglioso oggetto che la mia sopra menzionata Amica ha visto (ovviamente) su Facebook e prontamente ci ha proposto per un post! Insomma: come potete aver notato dalla fotografia si tratta di un mouse che riproduce la fisionomia di una vagina. Così si può lavorare al PC (non so con quale concentrazione) e avere al contempo la sensazione di avere in mano una vagina. Forse un surrogato di quella che non si ha mai avuto l’ebbrezza di toccare! Inutile dirvi a quale “organo” corrisponde la rotellina dello scroll!

[… silenzio di riflessione…]

Io penso che i maschi abbiano un problema. Come dice mio cugino F, gli uomini sono ermafroditi, perché hanno nel loro corpo entrambi i sessi: quello maschile in mezzo alle gambe, e quello femminile nel cervello. Ma come si può ideare una cosa simile senza esser presi per maniaci sessuali! E secondo me sapete dov’è la differenza tra gli uomini e le donne? Se un uomo vede un amico che ha questo bellissimo mouse attaccato al PC si sganascia dalle risate e chiede sicuramente di provarlo!… ma se la stessa persona entrando nell’automobile di un’amica vedesse la leva del cambio (o del freno a mano, fate voi!) fatta a forma di pene… magari sorriderebbe pure, ma di certo con un sottinteso diverso! E comunque a nessuna donna, sono sicura, verrebbe in mente di ideare un arnese simile!

Sempre il cugino F. racconta di un vecchio parente che aveva un negozio, e quando stava alla cassa  teneva vicino a sé una busta con dentro del baccalà nella quale ogni tanto “intingeva” la mano per poi passarsela sotto il naso per annusarla (immagino con fare libidinoso). Insomma, una sorta di pioniere del gadget sessuo-tronico!

Se volete saperne di più sul topo/topa potete visitare il sito http://andykurovets.com/mouses/mouses.html

Un caso di scomparsa di Dror A. Mishani

cop“Lo sa perché non ci sono romanzi polizieschi in ebraico? Perché in Israele nessuno scrive libri sul genere di Agatha Christie o di Uomini che odiano le donne? Perché qui non esistono delinquenti del genere. Niente serial killer, né rapimenti. Qui da noi, quando c’è un delitto, di solito è stato il vicino, lo zio, il nonno, e non ci vogliono grandi indagini per scoprire il colpevole e sciogliere il mistero.”

Questo è quello che dice Avraham Avraham, ispettore della polizia di Holon, periferia di Tel Aviv, per cercare di tranquillizzare la madre di un ragazzo del quale voleva denunciare la scomparsa.
E così comincia infatti il romanzo israeliano “Un caso di scomparsa” di Dror A. Mishani, ed. Guanda (304 pagine, 18 €). Un libro giallo (contro la teoria iniziale) scorrevole, che ho letto senza troppe aspettative letterarie, ma che ho trovato un piacevole intrattenimento. Tutta l’indagine ruota intorno alla scomparsa di Ofer, un ragazzo sedicenne, dalla vita apparentemente normale, primo di 3 fratelli di una famiglia qualunque. Il senso di colpa derivato dal non aver dato il giusto peso alla denuncia della madre dà ad Avraham la forza per risolvere il caso. Attraverso il racconto conosceremo la vita personale e professionale del protagonista e di alcuni personaggi che si introducono nell’indagine con prepotenza e, almeno all’inizio, senza che se ne capisca il ruolo.
La lettura scorre veloce specialmente alla fine, dove un finale pressappoco a sorpresa ci coglie alla sprovvista.
L’unica cosa che non mi è chiara è il motivo per cui l’autore ha chiamato così il suo protagonista. Quando nella vita reale ci capita di incontrare qualcuno con nome e cognome uguale spesso ci interroghiamo sulla simpatia dei genitori, o sulla loro originalità. Ma in questo caso, quale risultato avrà voluto ottenere Dror A. Mishani? A me ha un po’ infastidito. Ma a parte la mia intolleranza cronica, è un libro di cui vi suggerisco la lettura.