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Determinismo appellativo nella salute

Ben Cuevas: cuore a maglia

Ben Cuevas: cuore a maglia

Nomen omen dicevano i saggi. I nostri Scienziati Paciocconi, partendo da qui, si sono chiesti se il nome possa essere un destino anche nel campo della salute. Arditi eh?

Lo apprendiamo da un articolo appena uscito sul British Medical Journal, scritto da un nutrito gruppo di cardiologi irlandesi.

Hanno preso un elenco telefonico di Dublino e hanno determinato il numero di uomini che si chiamava Brady: 579 su 161.967, pari allo 0,36%. Dopo di che li hanno contattati per appurare a quanti di loro era stato impiantato un pacemaker per bradicardia [cominciate a capire? Che intuizione! geniali eh?]. Be’, non sono andati a scoprire che il chiamarsi Brady aumenta il rischio di avere la tachicardia? Per la precisione, il rischio risultava più che doppio rispetto a quello degli uomini con altri nome.

Questa scoperta, osano i Nostri, evidenzia un potenziale determinismo legato al nome nella salute.

Non vi sentite correre i brividi lungo la schiena?

Un caso di buona sanità

Finalmente parliamo di buona sanità, dell’intervento tempestivo e risolutivo di un medico che ha risolto il problema e le preoccupazioni del paziente. Ce lo racconta lui stesso, reumatologo specializzando al quarto anno presso il Royal Hallamshire Hospital di Rotherham, Gran Bretagna, in una nota pubblicata sul tradizionale numero natalizio, come sempre un po’ bizzarro, del British Medical Journal.

Un martedì di aprile si rivolge a lui un paziente ricoverato in reparto: si dice soddisfatto del trattamento ricevuto, ma lamenta un aspetto che a suo dire è controproducente rispetto agli sforzi multidisciplinari dello staff volti a ottenere il suo benessere.

“L’orologio mi dice che devo morire”, spiega, e questo lo faceva star male, lo turbava.
Il medico si voltò immediatamente verso la parete e guardò l’orologio cui si riferiva il paziente. Lo potete vedere anche voi qui sotto.

orologio

In effetti, conteneva la scritta “DIE” che in inglese vuol dire morire. Ma il medico, rapido in comprendonio e in azione, si rese conto che l’orologio era settato in tedesco, che quella parolina foriera di ansia per il paziente altro non era che l’abbreviazione di Dienstag, cioè martedì, e rapidamente “spingendo alcuni bottoni”, ripristinò la lingua inglese facendo venir fuori un “TUE”, sicuramente meno minaccioso per le persone di lingua inglese.

Visto quanto poco ci vuole per venire incontro ai bisogni dei pazienti e mettere in atto interventi di buona sanità?

Tutto quello che fate per l’igiene è sbagliato! #2

e6c7e1da713de2b1f52ee10e40a69aafFobici fermatevi, non andate avanti con la lettura di questo post. Lo dico per il vostro bene. Il rischio è che vengano minate le vostre già scarse certezze riguardo le strategie e le manovre e da mettere in atto per mantenere tutto lindo e pulito intorno a voi. Lo faremo in 10 punti, dando Ovviamente voce ai nostri amici Scienziati, Paciocconi e non. Qui abbiamo presentato i primi cinque, oggi vi proponiamo gli ultimi.

 6. Apparecchi ortodontici e dentiere sono un ricettacolo di quantità infinite di schifezze batteri, compresi certi assai pericolosi. In questi casi la soluzione è però a portata di mano: puliteli bene, che vi costa?

7. La regola dei cinque secondi non esiste. Peccato. Mi riferisco all’idea che se cade qualcosa sul pavimento e lo si raccoglie in un batter d’occhio resta immacolato. È stato infatti dimostrato che il 99% dei batteri si trasferisce immediatamente sul cibo caduto sul pavimento. Sono più pericolosi i pavimenti con moquette o tappeti, mentre i cibi a maggiore contenuto di sale o di zucchero si contaminano più lentamente.

8. Voi non avete nemmeno la più pallida idea di quante schifezze si annidino nel vostro ombelico! Degli Scienziati, ravanando dentro 60 ombelichi disponibili, hanno riscontrato la presenza di 2368 specie diverse di batteri, di cui 1458 completamente nuovi per la Scienza [possibile?]. Certi addirittura erano stati precedentemente trovati solo in Giappone. Ma questo non ci stupisce: si sa quanto amino viaggiare i giapponesi! 😆

9. Lo shampoo quotidiano è da evitare. Una dermatologa della Columbia University ha infatti spiegato che se si lavano i capelli tutti i giorni si rimuove il sebo naturale, per cui le ghiandole, per compensarne la riduzione, ne producono in quantità sempre maggiori. E non si finisce più. Questo vuol dire che quelle persone che vanno in giro con i capelli sempre unti e bisunti stanno in quello stato perché se li lavano tutti i giorni? 😉

10. E vogliamo tralasciare i batteri che infestano le lenti a contatto? Non sia mai detto!  Secondo gli Scienziati, praticamente nessuno se ne prende cura come sarebbe necessario. Non bisogna infatti sciacquarle con l’acqua del rubinetto, riusare per più giorni la stessa soluzione e utilizzare troppo a lungo il medesimo contenitore che comunque deve essere tutti i giorni decontaminato lavato e soprattutto asciugato.

Avete preso nota?

Tutto quello che fate per l’igiene è sbagliato! #1

e6c7e1da713de2b1f52ee10e40a69aafFobici fermatevi, non andate avanti con la lettura di questo post. Lo dico per il vostro bene. Il rischio è che vengano minate le vostre già scarse certezze riguardo le strategie e le manovre e da mettere in atto per mantenere tutto lindo e pulito intorno a voi. Lo faremo in 10 punti, dando ovviamente voce ai nostri amici Scienziati, Paciocconi e non. Oggi i primi cinque, il seguito alla prossima puntata.

1. Lasciate perdere i saponi antibatterici. Non sono più efficaci dei saponi comuni e soprattutto il 75% di essi contiene il triclosano che per giunta ha il simpatico effetto di alterare i livelli di alcuni ormoni, come si è visto nei test sugli animali. Questa sostanza è contenuta anche in certi prodotti per la casa e nei dentifrici. Conclusione? Buttatevi sul sapone del supermercato che è migliore e anche più economico.

2. La lavatrice pulisce veramente quel che ci mettete dentro? Il dottor Gerba dell’Università dell’Arizona ha evidenziato che caricare la lavatrice con indumenti intimi, sì mutande insomma, può trasferire 100 milioni di Escherichia Coli nell’acqua attraverso la quale vengono poi depositati sul bucato successivo. Secondo questo Scienziato, in ogni slip resta mediamente circa un decimo di grammo di popò feci [ve lo sareste mai immaginato, sporcaccioni che non siete altro?]. Ma per fortuna la Scienza ci propone anche delle soluzioni, pur se non efficaci al cento per cento. Comunque, a sentir loro dovremmo mandare la lavatrice a 150 gradi [!!!] e alla fine del lavaggio trasferire i panni nell’asciugatrice il più presto possibile poiché i batteri si moltiplicano nei luoghi umidi.

3. Per quanto vi danniate, per quanti sforzi e sacrifici facciate per tenere pulita la vostra casa, sappiate che non ci riuscirete mai del tutto. In ogni centimetro quadrato del pavimento del bagno possono albergare 300 mila batteri: fatevi il calcolo sull’intera superficie e rabbrividite. Mentre un centimetro quadrato del lavello della cucina ne ospita circa 80 mila. Secondo la dottoressa Abruzzo, direttore del centro per le malattie infettive del Long Island College Hospital di Brooklyn, il lavello di cucina non è più pulito, udite udite, della tazza del gabinetto, poiché le stoviglie lasciate lì a bagno danno vita a una magnifica coltura di Escherichia Coli e di salmonella. Purtroppo queste osservazioni sono state confermate anche dalla Harvard School of Public Health.

4. Non tutto quello che mettiamo nella tazza del gabinetto se ne va via quando tiriamo lo sciacquone. Ahimé. Quando compiamo questa operazione, infatti, parti infinitamente piccole di materia fecale se ne vanno fluttuando leggiadramente nell’aria coprendo una distanza di quasi due metri e si depositano su quel che sta intorno, per esempio sugli spazzolini da denti [orrore e raccapriccio!]. Quindi teneteli coperti e alla giusta distanza, se avete un bagno della grandezza che ve lo consente. Oppure conservateli in un’altra stanza.

5. Dopo esservi lavati le mani, asciugatevele con salviette di carta piuttosto che con i getti d’aria [potendo: io li odio]. Secondo numerosi studi di diversi Scienziati il rischio di attrarre batteri è legato alla rapidità con cui vi asciugate: con la carta si impiegano 15 secondi e con l’aria 45, ma la maggioranza delle persone si stufa moooolto prima e rimane con delle pericolosissime mani bagnate.

Per ora ci fermiamo qui. Prossimamente la seconda puntata. La trovate qui.

Paura della morte? Abbracciate un orsetto di peluche

bear_hugMettiamo che avete una scarsa autostima e per giunta anche paura della morte. Che fate? Non mi dite che pensate di intraprendere una psicoterapia! Non sia mai!

Per risolvere questi problemi, oggi così diffusi, è sufficiente che qualcuno vi tocchi. E non fate i maliziosi, perché qui si tratta di Scienza, seppure Pacioccona. Non parlo infatti di smanettamenti di tipo sessuale: quelli fanno star moooolto bene, ma non sono sufficienti a rimettervi in sesto psicologicamente.

Hanno dedotto tutto questo degli Scienziati olandesi non con uno studio, non con due, non con tre, ma con ben quattro studi e il loro articolo è uscito sulla rivista Psychological Science.

Nel primo, mentre porgeva dei questionari a 61 partecipanti, 26 delle quali donne, una Scienziata toccava leggermente per un secondo la loro schiena e magicamente solo coloro con una bassa autostima tendevano a riferire una minore paura della morte in confronto a coloro che non erano stati sfiorati.
Il secondo studio era analogo al primo, ma in questo caso si chiedeva ad altri 59 partecipanti della paura del dentista e non della morte, ma in questo caso il tocco non ebbe alcun effetto. Sarebbe stato utile invece, i dentisti avrebbero potuto aggiungere al loro staff una toccatrice e non avrebbero dovuto più combattere con le reazioni terrorizzate e spesso isteriche dei loro pazienti.

L’esperimento più interessante prevedeva che ai partecipanti venisse chiesto di stimare il prezzo di un orsetto alto un metro. A una parte di loro veniva “ricordata la morte” [mi immagino intimando “Ricordati che devi morire”]. Quelli che appartenevano a questo gruppo che in sovrappiù avevano un ridotta autostima valutavano 23 euro, mentre quelli con alta autostima a cui si ricordava della morte e tutti coloro a cui non veniva citata sparavano un prezzo di 13 euro. Che cosa dimostrerebbe questo secondo i Nostri ineffabili amici? Che il pensiero della morte tra gli individui con la bassa autostima “aumentava il desiderio di essere toccati indicato dal maggiore valore attribuito all’orso. Il nesso mi sfugge, ma non sono una Scienziata, pur essendo Pacioccona.

Ancora. Coloro che avevano una scarsa autostima e tenevano un orso in braccio rispondevano al pensiero della morte con “minore etnocentrismo difensivo” [!!!???] rispetto a quelli che tenevano una scatola di cartone.

Quindi il tocco, concludono gli Scienziati, influenza le paure esistenziali, ovviamente per coloro con bassa autostima.

Devo assolutamente ricordarmi di dirlo ai miei pazienti che ancora si illudono di risolvere le loro difficoltà venendo a parlare con me per 50 minuti ogni settimana. Da ora in poi tutto più semplice: mi limiterò a toccar loro la schiena per pochi secondi e via. Allo stesso prezzo però eh!

Morsi di gatto e depressione

cat biteFinalmente uno studio che fa luce sui complicati ed evidentemente fin qui non abbastanza esplorati meandri della mente umana e sui meccanismi che sottendono la depressione. E che magari può essere foriero di nuovi e più efficaci approcci per debellarla. Tutto questo lo dobbiamo a degli Scienziati dell’Università del Michigan e Virginia Tech che hanno frugato esplorato tutti i dati sulla salute di un milione e trecentomila pazienti contenuti nel sistema informativo e hanno cominciato a giocarci ricavare correlazioni e statistiche. Ma quel che più conta è che questi Scienziati hanno dato prova di grande immaginazione e creatività facendo ipotesi di lavoro che difficilmente noi umani potremmo arrivare solo a concepire.

Hanno infatti individuato pazienti con diagnosi di depressione che avessero subito anche [piove sempre sul bagnato] morsi di cani o gatti.

Il risultato delle loro analisi è rivoluzionario. Li citiamo:

“Abbiamo trovato 750 pazienti che erano stati morsi da gatti, 1108 da cani e circa 117000 con diagnosi di depressione. La depressione è stata riscontrata nel 41,3% di quelli morsi da gatti contro il 28,7% dei morsicati da cani”. Aggiungendo anche il fattore genere sessuale i Nostri concludono: “La probabilità di una donna di essere diagnosticata depressa in una fase della sua vita è del 47% se ha subito il morso di un gatto contro il 24,2% di un uomo che ha avuto la stessa esperienza”.

Un momento, ragioniamo. Questo vuol dire che sono i morsi dei gatti a provocare la depressione e che per ridurne l’incidenza sarebbe sufficiente tenerci lontani da loro? O invece che i depressi si fanno sempre fregare dai gatti che infieriscono a morsi su di loro. Sono un po’ confusa. Voi?

Vicini troppo vicini

vicini di casaOra, sarà pure vero, come dice l’amico diaccaerre, che succedono tutte a me, ma qui il troppo stroppia, come si dice a casa mia!

Fatto sta che quanto a vicini di casa non siamo stati mai molto fortunati. Prima siamo stati vessati da un condomino che era infastidito dal nostro sciacquone. Così il Papà delle Ragazze ha investito un bel po’ di soldini per insonorizzare il tubo di scarico. Tutto inutile perché il Tipo continuava a sentirlo. Così siamo arrivati al divieto imposto da nostro padre di tirare l’acqua in “quel” bagno dopo le 23. Certo è che noi invece continuavamo a sentire attraverso i muri le loro urla, le botte che lui dava alla moglie e le parolacce con cui le condiva. Ma questa è un’altra triste storia!
Poi è stata la volta di quelli del piano di sopra che a tutte le ore spostavano mobili e durante la notte avevano l’abitudine di fare lunghissime passeggiate per tutta casa con delle pantofole con la tomaia in legno. Abbiamo provato a dirglielo in tutte le lingue, ma niente! Fino a che il Cielo ha voluto che hanno venduto il loro appartamento. Evviva, abbiamo pensato, quasi stappando una bottiglia di champagne! E invece c’eravamo sbagliati. E di grosso, anche, perché, come si dice in giudaico romanesco “male ‘a tosse, pejo ‘o catarro!”
Già perché ad aver acquistato l’appartamento di sopra è stata una coppia di anziani apparentemente tranquilla, ma che poi si sono rivelati dei veri e propri cacacazzi  rompiscatole!
La questione è la seguente: si tratta della casa al mare. E’ in un condominio “adagiato” su una collina, per cui ogni terrazzo guarda quello del piano di sotto come fosse il gradino di una scala. Noi, ci conoscete ormai, siamo una famiglia di pazzi, criminali e mentecatti e d’estate osiamo perfino fare il barbecue… diciamo una volta a settimana!!!
Un comportamento inammissibile, lo riconosco! Anzi: mi autodenuncio!
E il nostro vicino, che è scaltro assai, se ne è accorto. Tanto che ci ha fatto dire dal portiere che dovevamo interrompere queste azioni criminose, o ci avrebbe denunciato.
In verità una sera è anche sceso a casa nostra dandoci, anzi: dandomi (turate le orecchie ai bambini) “della stronza” perché a lui la puzza del nostro barbecue dava fastidio! E si che stavamo cucinando delle semplici bistecche di manzo! Non pesce, non salsicce!
Da allora il Papà delle Ragazze ha preteso che il barbecue si andasse a fare praticamente sulle scale di ingresso, a 50 metri dalla tavola, in modo che il pazzo  nostro Vicino dall’olfatto sopraffino non fosse infastidito dai nostri fumi. Con il risultato di mangiare ogni volta delle bistecche praticamente gelate.
Noi naturalmente in assenza del Papà non ottemperavamo a questo ordine assurdo, e abbiamo continuato beatamente a farci le nostre bistecche nel nostro terrazzo.
Ma adesso viene il bello: La scorsa settimana spicy si è recata alla riunione di condominio della casa al mare, e a fine serata è stata avvicinata da quello che non aveva capito essere “lui” il quale le ha consegnato una lettera per papà.
Ovviamente tale missiva è stata immediatamente scansionata e distribuita in famiglia e fuori. Eccola (cliccare per ingrandire):
Ma vi rendete conto? E’ andato a scovare una notizia del cazzo così futile, che nemmeno i nostri Scienziati Paciocconi, e ne ha fatto un caso clinico pericoloso dal quale tenersi lontano!
Ma secondo voi c’è più monossido di carbonio nell’aria ossigenata e iodata di un posto di mare, sia pure con i pericolosissimi fumi prodotti dalla nostra grigliata, o nell’aria di Roma, dove c’è un tasso di inquinamento elevatissimo e il più alto tasso di motorizzazione in Europa? Che farà il nostro Vicino dall’olfatto sopraffino, scriverà lettere su lettere anche al nostro sindaco per far cessare questa pericolosissima attività, cioè quella di guidare?
E poi: quanto monossido di carbonio deve aver mai inalato la poveretta cinese per subire dei danni cerebrali?
Ma soprattutto: sapete quanto darei io per parlare l’inglese senza sforzi????

La pizza nel forno che scotta

microwaveNon ci stancheremo mai di esprimere la nostra riconoscenza verso quegli Scienziati che con la loro abnegazione, con le loro notti insonni passate a studiare ed elucubrare, ci danno preziose indicazioni per preservare la nostra salute e difenderci da qualsivoglia pericolo in agguato nella vita di tutti i giorni.

Dei simpatici Scienziati greci hanno pubblicato un articolo nella rivista Cases Journal in cui scoprono l’acqua calda ci spiegano come comportarci quando scaldiamo una torta al formaggio o la pizza nel forno a microonde. Perché voi, io lo so, appena il forno si spegne, vi precipitate a estrarre la pietanza scaldata e vi ci tuffate voracemente senza frapporre tempo in mezzo. Sbagliate, ci spiegano i Nostri, perché potreste ustionarvi la bocca. Che è una verità clamorosa su cui sicuramente non avete mai riflettuto abbastanza.

Ma entriamo nel merito.

Una signora di 36 anni si presentò a visita lamentando dolore al palato vicino ai molari superiori, provocato, come dedussero i medici dal pronto esame clinico, da una situazione di erosione e ulcerazione della mucosa. Tutta colpa della torta al formaggio mangiata appena uscita dal forno a microonde. Non è clamoroso? Ci avevate mai pensato che è meglio lasciar freddare le pietanze prima di divorarle?

Cito dall’articolo:

“Esistono pochi studi in letteratura [e te credo!] che evidenziano il possibile effetto ustionante sui tessuti dovuto al mangiare pizza, uova e liquidi processati nel micro onde [se ne fanno pure un vanto!]. Si può ipotizzare [senti che tono dottorale] che il formaggio sia l’ingrediente che raggiunge i più alti livelli di temperatura. Secondo noi, la torta al formaggio è anche più pericolosa della pizza [si salvi chi può!] poiché l’ingrediente in questione è posto centralmente” [che diavolo di torta al formaggio faranno mai in Grecia?].

Ovviamente, non ci si può fermare qui, sostengono gli Scienziati. Sono necessari ulteriori studi per valutare le differenti temperature che diversi tipi di formaggio possono raggiungere in relazione al tempo e all’energia utilizzata per cuocere nel forno a micro onde.

Li aspettiamo con ansia.

Maschi che urinano: sgocciolii, getti, schizzi

Manneken_Pis_BrusselTra il 24 e il 26 novembre si terrà a Pittsburgh, Pensylvania, il 66esimo meeting annuale della American Physical Society. Vorrei portare alla vostra attenzione una sessione in particolare dall’accattivante titolo Pumping phenomenon durante la quale saranno presentati, tra gli altri, due lavori che ritengo di particolare importanza e utilità anche per noi profani. Il tema affrontato da entrambi è la minzione.

La prima presentazione si intitola “The hydrodynamics of urination: to drip or jet”. I benemeriti Scienziati se ne sono andati a zonzo nello zoo di Atlanta per osservare gli animali mingere e confrontare il getto di stazze diverse. Perché ciascuno ha il suo stile, dicono. Insomma: sgocciolare o spruzzare, questo è il problema. Per trarre delle conclusioni scientifiche hanno tenuto conto della forza della spinta, della gravità e della pressione della vescica.

Ed è stato così che hanno fatto scoperte moooolto interessanti. Per esempio, che i piccoli mammiferi come i topi lasciano che la pipì sgoccioli dal loro attrezzetto, mentre i grandi mammiferi come gli elefanti la eliminano con un getto imponente come il mezzo che usano. Inoltre, ora siamo a conoscenza che la durata della minzione è indipendente dalle dimensioni degli animali della stessa specie per gli spruzzatori. Per gli sgocciolatori non ci è dato sapere. E pensare che ci sarebbe stata così utile!

La seconda presentazione può avere delle ricadute ancora più sostanziose nella nostra vita. Si intitola semplicemente “Urinal dynamics”. Gli Scienziati, in questo caso, “in risposta alle aspre e ripetute lamentele delle nostre madri e alle numerose relazioni fallite con le donne”, descrivono un’analisi della dinamica di schizzi che simulano il getto della pipì maschile quando impattano su superfici rigide. Fuor di terminologia scientifica, si propongono di trovare il modo di ridurre gli schizzi sulla tavoletta del gabinetto. Perché il problema non è mica nella trascuratezza e nella mancanza di attenzione degli uomini, no!, bensì nella dinamica dei fluidi.

Quindi dài con le pompe che emettono liquidi alla pressione e nella quantità che ci si può aspettare da un maschio in buona salute. E poi dài con le misurazioni di angoli di impatto delle emissioni laterali e verticali nonché della velocità di emissione e delle distanze. Il tutto utilizzando tecniche e strumenti ovviamente scientifici e all’avanguardia.

L’aspetto straordinario è che alla luce dei risultati del loro duro lavoro sono stati in grado di mettere a punto delle tecniche per ridurre il mare di schizzi sul vater e sul pavimento. Purtroppo non ne fanno cenno nell’abstract. L’unica possibilità che abbiamo per salvare il nostro bagno, nell’impossibilità di raggiungere Pittsburgh, è aspettare che ne venga tratto un articolo.

Mio marito e io ne spettiamo con ansia la pubblicazione. Più io però.

Mi dispiace per la pioggia! Scuse impossibili e fiducia

0ce23b7aeedb0e37fcdfa28d4a9dc37914e617ca_mMi viene da pensare che se questi Scienziati hanno ragione l’umanità è alla frutta.

Parlo di uno studio sul campo che è uscito su Social Psychological and Personality Science ed è stato preceduto da altri tre esperimenti di laboratorio con risultati analoghi.

Il succo è che se vuoi che gli altri abbiano fiducia in te, se vuoi riuscire a influenzarli, non devi far altro che chiedere scusa per qualcosa che è fuori controllo per tutti, come per esempio la pioggia o il ritardo del treno.

Gli autori hanno mandato un attore alla stazione dei treni in un giorno piovoso a chiedere in prestito il cellulare a 65 persone, 30 della quali donne. Per la metà delle volte la richiesta veniva preceduta da una frase superflua in cui l’uomo si scusava per la pioggia. E questo faceva la differenza: tra le persone a cui venivano rivolte le scuse prestava il cellulare il 47% contro il solo 9% degli altri.

Lo stesso era stato evidenziato nei tre studi precedenti in cui scusandosi per un errore del computer non imputabile a nessuno, per il ritardo del volo aereo e di nuovo per la pioggia si otteneva la fiducia della gente.

Concludono gli Scienziati, dopo una sfilza di formule incomprensibili (è disponibile anche il full text per chi volesse andare a spulciarselo) che “scuse superflue, in assenza di colpe reali, rappresentano uno strumento potente e facile da usare per influenzare le persone”.

Mammamia! Speriamo che Berlusconi non legga le riviste scientifiche né segua il nostro blog [me lo vedo, sul divano di una delle sue modeste casette, col cane in braccio, la Pascale stretta al suo fianco e la “tavoletta”, come la chiama lui, sulle coscette mentre scorre i nostri post ;)]. Ha già fatto un mare di promesse fantascientifiche, ci manca solo che inizi a scusarsi di cose di cui NON è responsabile, chessò la vendita di Alitalia alla cordata italiana con l’accollamento dei debiti a noi*, o la chiusura dei programmi TV di Enzo Biagi e Michele Santoro, o l’invasione dei suoi palazzi da parte di ragazze di facili costumi e chi più ne ha più ne metta. Quello risorge, prende l’80% e non c’è ne liberiamo più!!!

* “Il salvataggio di Alitalia è un gesto coraggioso dei miei colleghi imprenditori. Il settore è in crescita. Alla fine si tratterà di un buon investimento” (dicembre 2008).

L’immagine è presa dal sito http://arkitipintel.com/reporters/mash-sf/