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Come rovinarsi un film

L’altra sera ho costretto  convinto il Marito ad andare al cinema dopo mesi. Non si può dire che a lui piaccia: la sera è obiettivamente stanco (va detto che si fa “un mazzo tanto”, sia a lavoro che a casa) e il cinema lo fa addormentare.

Detto ciò, però anche io ho le mie “esigenze” e quindi ogni tanto, da brava moglie,  lo obbligo induco ad accompagnarmi. Siamo andati a vedere Midnight in Paris di Woody Allen. Ne abbiamo parlato anche qui, sul blog ed è un film davvero delizioso con dei tratti di genialità. Ci saremmo andati anche da soli, in un cinema vicino casa, ma abbiamo preferito coinvolgere altre due coppie di amici che però abitano distanti da noi. Quindi d’accordo con tutti abbiamo deciso di cambiare cinema. Un po’ l’orario (con i bambini da soli in casa in autogestione) un po’ l’ansia da parcheggio, fatto sta che mi sono lasciata convincere dal Marito ad andare in metropolitana. D’altra parte in 20 minuti di tragitto saremmo arrivati.

Peccato però che come l’infida Laura l’altro giorno non ha detto al suo di Marito, che il film The Artist era un film muto, così il mio infido marito ha omesso il fatto che al ritorno la metropolitana sarebbe stata chiusa (si, lasciamo perdere che in una città [pseudo] civile come Roma, la metropolitana la sera chiuda alle 21.30!).

E quindi, terminato il film (22.30), dopo esserci trattenuti 10 minuti a chiacchierare con i nostri amici, ci siamo avviati (22.45) verso piazza Cavour a prendere l’87. Da lontano l’abbiamo visto al capolinea e abbiamo anche corso per essere sicuri che non partisse. Siamo saliti, abbiamo timbrato i nostri biglietti, ci siamo seduti sull’autobus semi deserto e… abbiamo aspettato ben 20-minuti-20 prima che l’autista si decidesse a partire.

Roma era un delirio. Si, occhei che era un prefestivo (il 5 gennaio) ma a tutto c’è un limite. 45 minuti di tragitto per un percorso di 6 km. In una normale giornata di traffico ci avremmo impiegato mezz’ora al massimo. E in più per un autobus che parte ogni mezz’ora dal capolinea ci saremmo aspettati un mezzo semivuoto! E invece neanche questo: la bolgia umana! Nemmeno all’ora di punta!

Comunque appena partiamo telefono a mio figlio  per chiedergli di accendere il forno e il fuoco sotto un pentolino d’acqua che avevo preparato prima di uscire.

[Piccola digressione: nonostante la giornata casalinga, mi ero scordata di fare il pane con l’impasto che lievitava dalla mattina. Quindi l’ho fatto il pomeriggio, e prima di uscire ho predisposto l’ultima lievitazione, d’accordo col Figlio Grande che tornando a casa l’avrei chiamato per fargli accendere il fornello e il forno (che ha dei tempi stralunghi per raggiungere la temperatura!), in modo che al mio ritorno avrei potuto cuocere direttamente le baguette]

La baguetteArrivo a casa, come dicevo a mezzanotte e preparo il pane per la cottura: spennellatura di sale e acqua e i classici tagli. Faccio per infornare e… SALVOGNUNO!!!!! Mi accorgo che il Figlio aveva girato solo una delle manopole del forno, limitandosi solo ad accendere la luce interna! Quindi ricomincia daccapo col rischio che il pane si spatasciasse dopo 4 ore di lievitazione… A mezzanotte e quaranta, finalmente caldo il forno, metto a cuocere le baguette, dopo naturalmente aver svegliato i vicini coi miei urli per mandare a letto i bambini che nonostante la tarda ora pascolavano ancora tranquillamente per casa, avendo acquisito durante queste vacanze il fuso orario di New York!

Vado a letto all’una e dieci chiedendomi chi me l’avesse fatto fare di proporre al Marito di andare al cinema! Ma tant’è: se ne riparlerà l’anno prossimo a episodio dimenticato!

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Attenti al pane #7: i grissini torinesi stirati

Eccoci arrivati al nostro ultimo appuntamento sulla panificazione. Ultimo perchè non voglio annoiarvi e perchè mi sembra comunque di avervi dato le basi per poter proseguire in autonomia. Più avanti magari passeremo alla lievitazione naturale, con il lievito madre.
Tenete presente che in archivio trovate altre ricette sul tema, che per ovvie ragioni non ho ri-postato in questo ciclo, anche se le ho categorizzate a posteriori come Attenti al pane: sono Le pitte (il pane arabo); i panini all’olio, Il pan carrè alle noci, e la pizza.

Per oggi invece vorrei dedicarmi ai grissini torinesi stirati, con la ricetta delle Sorelle Simili. Per chi non le conosce sono due arzille vecchiette di fama internazionale, Simili di nome e di fatto, visto che sono gemelle! Sono Maestre Panificatrici, nate e cresciute come fornaie vere e proprie lavorando nel negozio di famiglia a Bologna.

I loro grissini sono davvero molto buoni e anche molto semplici. L’unica accortezza sta nella formatura. La pasta infatti non va assottigliata arrotolandola sul piano di lavoro (come si farebbe, per capirsi, con la pasta frolla) perché il grissino così avrebbe una consistenza troppo “mollicosa”. Si procede invece così: dal panetto che si è lasciato lievitare, si taglia con una spatola un salsicciotto di circa 1.5 cm di diametro per 12 cm di lunghezza. Con le dita infarinate si stira la pasta delicatamente, senza farla rompere, partendo dal centro del salsicciotto via via verso l’esterno, fino a farlo diventare della lunghezza desiderata (25-30 cm) e con un diametro di circa 0.5 cm.

Bando alle ciance: ecco la ricetta:

GRISSINI TORINESI STIRATI

Ingredienti:

500 g di farina tipo 00;

250-280 g di acqua tiepida;

15 g di lievito di birra;

8 g di sale;

3 cucchiai di olio e.v. d’oliva;

1 cucchiaino raso di malto d’orzo;

farina di semola di grano duro;

olio e.v. per spennellare.

Procedimento:

Sciogliere il lievito nell’acqua e malto e aggiungere una parte della farina fino a farne una pastella morbida. Aggiungere olio e sale e quindi unire il resto della farina. Farne un filone e stenderlo in un rettangolo di circa 10 cm di lato mantenendo la forma il più regolare possibile. Appoggiarlo su uno strato di farina di grano duro; pennellare abbondantemente con olio e.v. e cospargere il tutto con altra semola. Coprire e lasciar lievitare per circa un’ora. Trascorso questo tempo, con una spatola senza smuovere troppo l’impasto, tagliare dalla pare del lato corto dei bastoncini larghi circa un dito e assottigliarli tirandoli delicatamente e spostando le dita verso l’esterno. Disporli un po’ distanziati nella teglia del forno e infornare a 200 ° per circa 18-20 minuti.

Attenti al pane #6: il pane casareccio di grano duro

Dopo l’assenza dello scorso venerdì (doverosa e giustificata!) riprendiamo le nostre lezioni sulla panificazione.
Oggi ho preparato per voi (virtualmente, s’intende!) il filone casareccio di grano duro. Ovviamente restando ancora nel campo della lievitazione con il lievito di birra.
Questa ricetta è stata la mia prima esperienza con il pane casareccio. Un vero battesimo… del forno!
Per questa preparazione l’uso della farina di grano duro deriva essenzialmente dal gusto personale. In alternativa può essre usata una farina 0, magari addizionata con 1/3 di manitoba.
Il risultato è comunque un pane molto gradevole, con la crosta croccante e la mollica compatta.
Nulla a che vedere con quello che può fare la macchina del pane che è tanto modaiola, ma che sforna un pane morbido, a volte gommoso. Quella, se ce l’avete, usatela per aiutarvi nell’impasto. Ma per la cottura affidatevi al forno tradizionale.

IL PANE CASARECCIO DI GRANO DURO

Ingredienti:
1 kg farina di grano duro;
1 cubetto di lievito di birra;
600 ml di acqua non fredda (circa 20°);
1 pizzico di zucchero;
1 cucchiaio di sale fino.

Procedimento:

Sciogliere il lievito nell’acqua con un pizzico di zucchero. Aggiungere una parte della farina fino a farne una pastella un po’ densa. Aggiungere il sale, mescolare e quindi impastare con il resto della farina. Manipolate a lungo l’impasto finché la palla non diventerà liscia e morbida. Lasciarla quindi almeno un’ora a lievitare in una ciotola, coperta da uno strofinaccio umido. Dopodichè dividere in due l’impasto, formare due filoni e lasciar lievitare ancora 1 ora, o 1 ora e 1/2, a seconda della temperatura ambientale (ricordate sempre che il caldo abbrevia i tempi di lievitazione, mentre col freddo questi si allungano).

Scaldare il forno a 220°; praticare ai filoni dei tagli diagonali usando la lama di un coltello molto affilato; infornare in modalità statica avendo cura di mettere sul fondo del forno una bacinella con un po’ di acqua bollente: questo allungherà i tempi di formazione della crosta, e renderà il pane più croccante. Dopo 10 minuti abbassare il forno a 200°, togliere l’acqua, e, se possibile, continuare la cottura in modalità ventilato per altri 15-20 minuti.

Qualora il vostro forno non fosse provvisto di questa funzione, in questa seconda fase di cottura non abbassate la temperatura, ma limitatevi a togliere il vapore.

Attenti al pane #5: i pangoccioli

Oggi parliamo di un pane dolce. Non sapete quanto ho provato e riprovato a fare i pan goccioli, i morbidi panini al latte con le gocce di cioccolata, ma il risultato non era mai abbastanza dolce, abbastanza leggero, abbastanza morbido. Insieme alla mia amica Lilette, anche lei “intrippata” con la panificazione, abbiamo fatto un po’ di tentativi, arrivando infine alla ricetta di oggi.

Questi panini si possono fare sia a forma di panino classico, con una piccola pallina tonda, che a forma di cornettino. In questo caso, la piegatura della pasta (c.d. folding) favorisce oltretutto la lievitazione.

Io uso farne in quantità e congelarli. Poi la mattina mia figlia ne prende uno direttamente dal freezer e d’inverno lo mette sul termosifone della classe in modo da mangiarlo caldo a ora di ricreazione!
Furba, no?

Vi inserisco anche due video nei quali illustro sia la formatura del panino classico, che quella del cornetto.
(che servizio completo, no?)

PAN GOCCIOLI

Ingredienti:

1 cubetto di lievito di birra; 170 ml di latte; 600 g di farina manitoba; 125 g di burro; 2 uova; 110 g di zucchero; 1 bustina di vanillina; 1 pizzico di sale; 70 g di gocce di cioccolato tenute precedentemente in freezer un’oretta.

Procedimento:

Sciogliere il lievito nel latte appena tiepido. Unire parte della farina per ottenere una pastella. Aggiungere il burro fuso tiepido, le uova intere, lo zucchero, la vanillina e il sale. Mescolare bene quindi unire il resto della farina. Lavorare fino ad avere un impasto liscio e morbido, quindi aggiungere le gocce di cioccolato e formare una palla che lascerete  lievitare coperta per circa 1 ora. Trascorso questo tempo senza rimpastare troppo formare delle palline che disporrete un po’ distanziate sulla placca del forno. Volendo potete spennellarle con del tuorlo d’uovo allungato con un cucchiaio di lette, ed eventualmente spolverizzato con dello zucchero semolato.

Per fare la forma di cornetto invece, con il mattarello  tirate l’impasto in una sfoglia di circa 1/2 cm di spessore. Con una rotella tagliapasta tagliate dei triangoli isosceli con la base di ca. 7 cm e l’altezza di 12-14. Partendo dalla base, arrotolate su se stesso il triangolo di pasta fino a formare il cornettino.

Coprire e lasciar lievitare ancora un’ora prima di cuocere nel forno già caldo a 180-200 gradi per circa 10 minuti.

(Non fate caso a quello che dico nel filmato: il tutorial era diretto alla mia amica Lea a cui dovevo insegnare a fare la formatura dei panini. E abitando a 600 km da me,  abbiamo trovato in questa lezione virtuale l’unica possibilità per farlo).


Questo forse è anche peggio… girato in fretta e furia e perdipiù con l’impasto del pane arabo. Ma il concetto c’è! (Per la musica di sottofondo ringrazio di cuore ClaUdiA per l’esecuzione)

Attenti al pane #4: i panini alla ricotta

                                                                                                                                     Sapete perché ho imparato a fare questi panini?

Una volta, abitavo a Milano, mi ero innamorata di alcune focaccine morbide morbide che vendevano in un panificio un po’ lontano da casa nostra. Ma la loro bontà meritava il viaggio, per cui ne ordinavo un bel quantitativo da congelare che andavo a ritirare in macchina.

Un pomeriggio mi avvio: carico i due bambini (2 anni e ½ Uno, appena due settimane l’Altra) sui seggiolini della macchina, arrivo in via Marghera, miracolosamente trovo parcheggio. Scendo, monto la carrozzina e ci sistemo la Piccolina. Poi monto la pedanina a rotelle che avevamo costruito il Marito e io, la aggancio alla carrozzina, il mio “Grande” ci monta su e ci avviamo in questa strana formazione a comprare il biglietto per il parcheggio. Guardo il datario del mio orologio, gratto sul ticket la data e l’ora di arrivo, e mi avvio alla macchina dove, con mia grande sorpresa… trovo una multa per sosta senza biglietto. Che tempismo perfetto!

Inviperita mi avvio con la carrozzina a cercare i solerti tutori dell’ordine (gli unici ausiliari del traffico stacanovisti in circolazione) che nonostante le doppie frecce non mi avevano dato il tempo di comprare e sistemare il tagliando. Mi metto a correre come una matta con i due bambini per tutte le strade limitrofe chiedendo (urlando) ai passanti se avevano visto passare dei vigili. La Piccolina inizia a piangere. La ignoro, le ficco il ciuccio in bocca e continuo a spingere la carrozzina. Il Grande era ammutolito. La gente mi guardava tra il divertito e l’intimorito. Sembravo una pazza. Finalmente, in uno stato pietoso, sudata, incavolata, innervosita (in una parola inc…zzata nera) finalmente trovo il commissariato della Polizia Municipale ed entro, sempre urlando, chiedendo che mi si togliesse la contravvenzione visto che non mi avevano dato il tempo di tornare alla macchina per mettere il biglietto per la sosta. I vigili, ridendo un po’ sotto i baffi, pensando, non a torto, di avere a che fare con una malata psichiatrica, mi guardano impietositi (guardano impietositi soprattutto i poveri bambini) e mi prendono da mano il biglietto. Lo studiano attentamente e uno di loro mi dice:

“Ma questo biglietto è di ieri!”

“Co- come di ieri?” sbraito… “L’ho appena comprato!”.

Lo prendo, lo guardo e affranta capisco. Ma è difficile spiegarlo al Commissario!

Comincio a farfugliare

“Beh, vede, aprile ha 30 giorni… Ha presente? 30 dì conta novembre, con april, giugno e settembre… Insomma nel passaggio da aprile a maggio non mi sono ricordata di mandare avanti di un giorno il datario dell’orologio, e quindi vede? Il mio orologio fa la data di ieri!”

Che vergogna! Il vigile, con lo sguardo pieno di commiserazione, mi prende la contravvenzione dalle mani e me la strappa scuotendo la testa rassegnato. Sono andata via ringraziando, con la coda tra le gambe… Che vergogna. E tutto questo per delle focaccine. E se imparassi a farle da sola?

PANINI ALLA RICOTTA

Ingredienti:
1 kg farina; 500 g ricotta di pecora; 140 g uova; 3 dl latte; 30 g lievito di birra; 30 g zucchero; 30 g olio e. v.
1 cucchiaio di sale.
Procedimento:

Sciogliere il lievito nel latte. Unire una parte di farina fino a farla diventare una pastella. Aggiungere le uova, l’olio, lo zucchero, il sale e la ricotta. Mescolare bene. Aggiungere la farina rimasta. Impastare e lasciar riposare coperta, in luogo tiepido e senza correnti d’aria per circa un’ora. Fare le forme senza rimpastare troppo, disporre i panini sulla teglia del forno, coprire con un canovaccio, far riposare ancora 25-30 minuti. Quindi infornare a 170° per 15 minuti circa.

Attenti al pane #3: un po’ di teoria

L'antico forno delle azzime a Pitigliano

Oggi è il quarto giorno di Pesach, la Pasqua ebraica. Come molti di voi sapranno, la festa ricorda l’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto. Dal momento che gli ebrei non ebbero tempo di far lievitare il loro pane, negli 8 giorni di festa è proibito non solo mangiare, ma anche possedere qualsiasi cibo lievitato, e più in generale qualunque cibo che contenga farinacei.
Mi sono quindi posta il problema dell’opportunità di postare proprio in questo periodo una lezione sul pane.

Epperò. Mi sono anche risposta che questo post non genererà certo bricioline e mollichette sul nostro blog, e quindi non credo sia proibito durante Pesach limitarsi a parlare di pane.

E allora parafrasando la tradizionale domanda che i bambini pongono durante il rituale seder, la cena di pesach vi chiedo:

– In cosa si differenzia questa lezione di pane da tutte le altre lezioni di pane?

– Che tutte le altre lezioni sono lezioni pratiche, mentre questa lezione sarà solo teorica.

Ma non per questo meno importante. Questo sarà il mio modo di rendere particolare il corso di oggi.

PARTIAMO DALLE FARINE

La farina di grano tenero tipo 00 è quella che più facilmente troviamo al supermercato. E’ raffinata e particolarmente usata in pasticceria.
La farina di grano tenero tipo 0 invece è la più adatta per la panificazione. E’ una farina meno raffinata e più buona di sapore.
La farina Manitoba è una farina americana (canadese) di grano tenero tipo 0, meno buona di sapore, ma molto più ricca di glutine di quella normale. Il glutine ha il potere di tenere l’impasto lievitato molto più a lungo, e il pane fatto con la farina Manitoba è decisamente più soffice.
Per la panificazione ordinaria si usa “tagliare” la farina 0 con la Manitoba in rapporto 1/3 (Manitoba) e 2/3 (0) per permettere all’impasto di lievitare meglio, ma senza comprometterne il sapore.
La farina Manitoba si usa pura solo in pasticceria (con il lievito di birra, ovviamente, non con quello in polvere per torte), quindi per brioche, sfoglie lievitate, pani dolci, ecc. ecc. In questi casi infatti è più importante la morbidezza dell’impasto rispetto al “sapore” della farina, che diventa ininfluente vista la ricchezza dei condimenti (uova, latte o burro a seconda dei casi).

Questo per quanto riguarda le farine “ordinarie”.
Ci sono poi altri tipi di farina che possono usarsi assolute o mischiate alla 0.
La farina di farro, la farina di grano duro, la farina integrale… dipenderà dalle ricette che seguirete, ma ce ne occuperemo a tempo debito, volta per volta.

IL LIEVITO

Partiamo dal lievito di birra fresco. Normalmente si vende in panetti da 25 g e lo troviamo, oltre che dai fornai, nel banco frigo dei supermercati. Un panetto è sufficiente per 1 kg di farina. Quando il pane è molto ricco di burro, di olio o di uova potrebbe non essere sufficiente e va raddoppiato. Ma anche in questo caso sarà la ricetta a prevederne la dose corretta. Si conserva in frigorifero in un vasetto di vetro ben chiuso.
Il lievito secco (es. Mastro Fornaio di Pane degli Angeli) si vende in bustine monodose che equivalgono a un cubetto di lievito fresco. Va riattivato sciogliendolo nell’acqua (quella prevista dalla ricetta) qualche minuto prima di usarlo. Personalmente non lo preferisco a quello fresco, ma in caso di necessità è comodo da avere in dispensa.
Il lievito madre (o pasta madre, o pasta acida, o lievito naturale) merita un discorso a sé. E’ fatto generalmente solo con acqua e farina (qualcuno al momento della “creazione” aggiunge miele, yogurt, o frutta sfatta) e i lieviti sono prodotti dalla fermentazione naturale. Non mi soffermo né sulla produzione, né sulla modalità di conservazione e rinfresco perché anche di questo ce ne occuperemo con una lezione ad hoc.

L’IMPASTO CON IL LIEVITO DI BIRRA

Si comincia sciogliendo il lievito nell’acqua (o, nelle ricette che lo prevedono, nel latte) con un pizzico di zucchero. L’acqua deve essere tiepida, a ca. 21º (non fatevi ingannare dalla prova “dito”: al tatto dà più la sensazione di freddo che di caldo). Si unisce un po’ di farina, quanto basta per formare una pastella densa. Solo a questo punto si aggiungono tutti i condimenti previsti dalla ricetta: uova, sale, olio, zucchero, burro… ecc. ecc. Questo si fa per evitare che i condimenti vadano a diretto contatto con il lievito di birra, visto che potrebbero rovinare la lievitazione.

Si mescola bene, e quindi si incorpora  piano piano il resto della farina. Non è detto che occorra metterla tutta: ci sono farine infatti che assorbono più o meno acqua, e quindi ci dovremo regolare facendo in modo che l’impasto sia abbastanza morbido, ma non appiccicoso: tale comunque che possa essere manipolato.

A mano o con la macchina si impasta a lungo la palla, cercando di non provocare strappi sulla superficie; Dovremmo invece cercare di incamerare aria ripiegandola più volte su se stessa aiutandosi con il pollice.

Il risultato deve essere un impasto liscio e morbido, come il sedere di un bimbo.

Si lascia lievitare almeno un’ora in una ciotola, coperta con della pellicola o con un tovagliolo bagnato e strizzato, al riparo da correnti d’aria e possibilmente in un luogo della casa tiepido. Dopodiché si mette in forma (pagnotta, filone, panini…) e si dispone sulla teglia. Si lascia lievitare ancora, quanto prevede la ricetta, quindi si inforna nel forno già caldo. La temperatura del forno e i tempi di cottura saranno determinati a seconda del tipo di preparazione.

Attenti al pane #2: la focaccia pugliese

Sono romana, e per me la pizza è bassa e “scrocchiarella”. Meglio se molto unta e salata, almeno quella bianca. E però.

Quando Maria Teresa, pugliese D.O.C. ha portato in ufficio la sua focaccia me ne sono innamorata al primo assaggio: alta, soffice, con il sapore del pomodoro fresco unito al gusto dell’origano.

A dare morbidezza all’impasto sono le patate lessate e schiacciate. Il condimento originale prevede, come dicevo, i pomodorini e l’origano, ma sono sicura che la vostra fantasia non rovinerà il risultato. Anzi, ne esalterà il sapore. E quindi via libera a cipolle e peperoni a filetti; alla versione bianca ripiena di stracchino; per i più golosi, perchè no? con la Nutella.

La ricetta eccola qui, buttata giù sulla base di quella di Maria Teresa (che però fa tutto a occhio): ho tradotto i suoi “ti regoli” con dei numeri. Che non possono essere però precisissimi. Intanto perché ogni tipo di farina assorbe acqua in maniera diversa; un po’ perché come si sa la patata è più o meno acquosa a seconda della qualità e della stagione. Suggerisco comunque di usare le patate rosse, più asciutte e saporite.

FOCACCIA PUGLIESE CON POMODORINI E ORIGANO

Ingredienti:

2 patate medie; 500 g di farina 0; 1/2 cubetto di lievito di birra; 1 pizzico di zucchero; 300 ml di acqua tiepida, 5-6 cucchiai di olio e.v. ; 1 cucchiaino di sale; pomodorini a ciliegia; origano; sale grosso; olio e.v. per condire.

Procedimento:

Lessare le patate intere con la buccia e, ancora calde, pelatele e schiacciatele con l’apposito schiaccia-patate. Lasciate raffreddare.

Sciogliere il lievito nell’acqua con un pizzico di zucchero. Mescolare farina, patate e sale. Piano piano aggiungere l’olio e quindi l’acqua con il lievito. Formare un impasto che deve avere la solita consistenza del sedere di un bambino. Lasciar lievitare un paio d’ore in luogo tiepido, coperto. Intanto tagliare a metà i pomodori a ciliegia e salarli abbondantemente in modo da tirar fuori loro l’acqua.

Trascorso il tempo di lievitazione, con le mani molto unte stendere l’impasto nella teglia del forno ricoperta di carta forno allo spessore di circa 1-1,5 cm. Lasciar lievitare ancora un’oretta. Portare la temperatura del forno a 200° . Quindi, scolare i pomodori e affondarli in file ordinate sulla focaccia con la parte concava rivolta verso l’alto, in modo che una volta cotta, tagliandola, su ogni quadretto di pizza ci sia un pomodorino. Cospargere con abbondante origano, un pizzico di sale grosso, un bel giro d’olio infornare a forno già caldo, abbassando a 180°  con ventilazione  per circa 30 minuti.

Attenti al pane #1: la challà

Il venerdì sera è una serata speciale per le famiglie ebraiche. Le candele sono già state accese dalla mamma prima del tramonto. La famiglia, in silenzio si riunisce intorno alla tavola per accogliere il sabato. Il capofamiglia prende in mano il libro delle preghiere, nell’altra un bicchiere ricolmo di vino e comincia a intonare il Kiddush, la preghiera che si recita per santificare lo shabbat, il giorno di riposo…

Beh, a dire la verità in casa nostra non è proprio così. Da noi il venerdì sera è un gran macello: chi comincia a cantare il kiddush prima che tutti siano a tavola; chi urla: “No! Aspettate, mancano i bambini!”. Chi bisticcia col fratello; chi non vuole la kippà in testa (mio figlio piccolo). Chi è impaziente di mangiare e intima a tutti di sbrigarsi… Qualcuno cerca di raccontare agli altri i fatti salienti della giornata, o della settimana. Il tutto ovviamente a voce altissima per cercare di sovrastare gli altri! Sedici persone che provano a tenere una conversazione… contemporaneamente. Il tutto fra risa, divertimento, ma anche rimbrotti e rimproveri e incavolature…. Nell’insieme un casino niente male!

Ma quello che rende uguale il nostro shabbath a quello delle “normali” famiglie ebraiche è il fatto che anche sulla nostra tavola non mancano mai le challoth, i tipici pani a forma di treccia, ricoperti di semi, morbidi morbidi… E indovinate invece, in che si differenzia le nostra challà da tutte le altre challot?

Ma che le nostre sono mooooolto più buone!!!!!!

Ecco allora la prima ricetta di questa improvvisata rubrica che a gentile richiesta condivido con i lettori del blog.

LA CHALLÀ

Ingredienti:

250 g di farina tipo 0; 250 g farina Manitoba; 160 g di acqua tiepida; 1 cubetto di lievito di birra; 1 uovo intero; 1 cucchiaio raso di sale; 1 cucchiaio e ½ di zucchero; ½ bicchiere d’olio di semi di arachide. Uovo per pennellare; semi di sesamo o di papavero per ricoprire.

Procedimento:

Sciogliere il lievito nell’acqua con un pizzico di zucchero. Aggiungere circa la metà della farina e mescolare bene con un cucchiaio di legno; aggiungere il condimento, ovvero l’olio, le uova, lo zucchero e il sale, mescolare ancora e quando sarà tutto ben amalgamato unire piano piano il resto della farina. Impastare a lungo fino a che l’impasto diventi liscio e morbido.

Lasciar lievitare un’ora in luogo tiepido coperto.

Trascorso il tempo di lievitazione formare 2 trecce; spennellarle con dell’uovo sbattuto e cospargere con semi di sesamo o papavero. Lasciar lievitare ancora un’ora – un’ora e mezza, quindi infornare a forno già caldo a 180° ventilato per circa 20-25 minuti.

Shabbat shalom!

A gentile richiesta: il pane alle noci

Mi aggancio alla gentile richiesta di Liliana per pubblicare la ricetta del Pane alle noci: anzi, le ricette, visto che, come avevo anticipato ne faccio due versioni diverse.

La prima sono dei classici panini all’olio che faccio mischiando all’impasto base dei gherigli di noce; oppure olive snocciolate; o anche erbette eromatiche; o il classico rosmarino… Ecco la ricetta:

 BOTTONCINI SOFFICI ALL’OLIO D’OLIVA

Ingredienti:

500 acqua tiepida; 1 cubetto di lievito di birra (25 g); ½ kg farina tipo 0; ½ kg farina Manitoba; 6 cucchiai d’olio; 1 cucchiaino di zucchero; 1 cucchiaio di sale; ev. uovo per spennellare; semi di sesamo o di papavero.

Procedimento:

Sciogliere il lievito nell’acqua con lo zucchero. Aggiungere circa la metà della farina e mescolare bene con un cucchiaio di legno; aggiungere l’olio e il sale, mescolare ancora, e quando sarà tutto ben amalgamato unire piano piano il resto della farina (ed eventualmente gli eventuali condimenti). Impastare a lungo fino a che l’impasto diventa liscio e morbido. Lasciar lievitare un’ora in luogo tiepido coperto. Trascorso il tempo di lievitazione formare dei piccoli panini che possono essere o semplicemente cosparsi di farina, oppure possono essere spennellati con dell’uovo sbattuto e cosparsi con semi di sesamo o papavero. Lasciar lievitare ancora un’ora (se non si spennella con l’uovo coprire i panini con un canovaccio), quindi infornare a forno già caldo a 180° ventilato per circa 12 minuti.

Ed ecco invece la seconda ricetta: il pan carrè alle noci: buonissimo (molto “ricco”) ottimo sia come accompagnamento ai piatti tradizionali ma anche per la prima colazione, con la marmellata o il miele.

PAN CARRÈ ALLE NOCI

Ingredienti:
500 g di farina tipo 0; 30 g di lievito di birra; 30 g di zucchero; ¼ l di latte tiepido; 3 uova; 100 g di burro; 1 cucchiaino di sale; 200 g di noci tritate; 1 uovo per spennellare; burro e farina per lo stampo.

Procedimento:
Sciogliere il lievito nel latte con parte dello zucchero. Aggiungere circa la metà della farina e mescolare bene con un cucchiaio di legno; aggiungere il condimento, ovvero le uova, il sale, il burro e lo zucchero rimasto. Mescolare ancora e quando sarà tutto ben amalgamato unire piano un altro po’ della farina, quindi le noci e poi finire con il resto della farina . Impastare a lungo fino a che l’impasto diventa liscio e morbido.

Lasciar lievitare un’ora in luogo tiepido coperto. Poi dividere l’impasto in due, formare due filoncini che depositerete in due stampi tipo plum cake imburrati e infarinati; Coprire con un canovaccio e lasciar lievitare ancora un’oretta. Quindi infornare nel forno già caldo a 180° ventilato per circa 25 minuti.

Tanti auguri Margherita!

pizza_margherita380m120 anni e non sentirli! Lei si, è la vera eterna ragazza, e quindi, il nostro giovane blog, non poteva lasciare che passasse inosservata la data dell’11 giugno. Si, perché proprio oggi si festeggia il compleanno… nientepopodimenoché…

Della Pizza Margherita!

La leggenda narra che un cuoco di nome Brandi l’abbia ideata l’11 giugno del 1889 in onore della regina Margherita di Savoia. Indipendentemente dalla veridicità o meno di tale storia o di tale datazione mi sembra comunque doverosa una menzione. Non foss’altro perché quando mi capita di andare in pizzeria, mi perdo tra i tanti gusti di nuova creazione e propendo sempre per la classica, intramontabile Margherita.

Anche perché io la creatività ce la metto quando faccio la pizza in casa, e oltre a una teglia di sana Magherita, che non manca mai, mi invento sempre degli abbinamenti più o meno insoliti: provola affumicata, pomodorini e rughetta (a crudo); radicchio e gorgonzola (lo so: con questo caldo non si può neanche leggere, ma vi assicuro che in inverno è davvero buona!); funghi, mozzarella e pomodori…. Insomma, è un piatto che si presta facilmente a mille combinazioni.

Quindi, per festeggiarla, vi offro la mia ricetta:

La Mia Pizza Margherita

1 cubetto di lievito di birra

1/2 l di acqua

1 pizzico di zucchero

1 cucchiaio di sale

4-5 cucchiai d’olio e.v.

circa 1 kg di farina 0

Pomodori pelati

Mozzarella

Basilico

Sciogliere il lievito nell’acqua con un pizzico di zucchero; aggiungere la metà della farina e mescolare bene. Aggiungere l’olio e il sale, mescolare ancora quindi, pian piano versare a pioggia il resto della farina finché l’impasto non sarà malleabile e morbido “come il sederino di un bambino” (avete presente?)

Lasciar lievitare un oretta. Nel frattempo avrete preparato un sugo fatto velocemente con dei pelati frullati e insaporito con olio, sale, aglio e basilico. Il tutto in padella per una decina di minuti a fuoco alto.

Dividere l’impasto in 4 palle, stenderle (con le mani) all’altezza desiderata e adagiarlo in una teglia. Cospargere con il sugo, la mozzarella a dadini, ev. un po’ di origano, sale, pepe e un bel giro d’olio.

Infornare nel forno caldissimo a 230 gradi, possibilmente ventilato, per 15′, o comunque finchè la mozzarella si è ben squagliata e la base sotto risulti ben cotta.

Ciao Margherita, le Ragazze ti augurano buon compleanno!

ALicE