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Arrivederci all’anno nuovo!

awesome-new-year-2014Stanche di sentir parlare di crisi, e continuare a vedere miliardi di persone riversate nelle strade, piene di pacchi, pacchetti e pacchettini.

Stanche di sentirsi fare gli auguri di buone feste da persone che normalmente fingono di non vederti per non salutarti.

Stanche del traffico prenatalizio che fa percorrere quattro-chilometri-quattro in un’ora e quarantacinque minuti di orologio.

Stanche anche un po’ di questo 2013 sul quale contavamo dopo le disavventure del 2012.

Sfiduciate nel prossimo 2014, ma nonostante tutto pronte ad accoglierlo come un ospite necessario…

Vi auguriamo di passare delle feste serene, un inizio anno coi controfiocchi e vi aspettiamo a gennaio con energia ed entusiasmo rinnovati e ritemprati!

16 ottobre 1943 – La razzia del ghetto di Roma

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Il 16 ottobre di 70 anni fa 1022 ebrei romani, uomini, donne e bambini, furono portati via a forza dalle loro case e ammassati in modo inumano in 18 vagoni piombati. Partirono alle 14.05 di due giorni dopo dalla stazione Tiburtina. Raggiunsero il campo di Auschwitz dopo 6 giorni e 6 notti di viaggio. Lì furono selezionati: 838 di loro, perlopiù donne, bambini e anziani furono immediatamente mandati alle camere a gas. Solo in 16 sono tornati. Non salvati, ma solo tornati.

Fin da quando ero bambina il 16 ottobre era considerato un giorno triste in famiglia: se vi cadeva una festa preferivamo spostarne i festeggiamenti.

Oggi noi Ragazze vogliamo ricordarlo così, con un disegno di Aldo Gaj, che con la sua matita ha fornito agli storici quello che non ci è mai pervenuto altrimenti: le immagini di quei giorni terribili, disegnati da chi li aveva vissuti.

Un anno buono e dolce…. Ma di cuore!

LuzzatiChi lo sa, lo sa, chi non lo sa glielo dico io, oggi è Rosh ha shanà, il capodanno ebraico. È iniziato oggi, anzi per la precisione al tramonto di ieri, l’anno 5774. L’augurio tradizionale, così come l’abbiamo sempre fatto noi Ragazze da qui, è che il prossimo sia un anno buono e dolce. Il problema è che, così come capita a Natale, o a Pasqua, in questi giorni veniamo subissati di auguri tecnologici. Proprio lunedì scorso parlavamo della dipendenza da smartphone. Una delle cose che più mi irrita in merito a questo tema è lo scambio di auguri “virtuale”. Gli auguri di compleanno via Facebook; quelli di Rosh ha shanà via whatsapp, o Imessage. E naturalmente si tratta sempre di auguri coram populo. Nulla di personale, di intimo. A mio avviso nulla di sincero. Io piuttosto che inviare a tutta la mia rubrica (tanto ho i messaggi gratis!) un augurio impersonale, preferisco scegliere i 4 o 5 amici veri e chiamarli al telefono. Perderò dieci minuti, ma guadagno il piacere di sentire la voce delle persone care. E ieri ho anche guadagnato il piacere di ricevere una chiamata dell’amico con il quale avevo appena riagganciato, che mi ribadiva quanto gli avesse fatto piacere sentirmi.

Dal momento che sul blog non abbiamo ancora un’app che ci permette di chiamare i nostri amici reali e virtuali, in questo caso (ma solo in questo!) accontentatevi del nostro augurio tecnologico.

Che questo sia davvero un anno buono e dolce. Per tutti!

Il Blog delle Ragazze va in ferie. Lui.

beachE così anche questo anno “accademico” se ne è andato. Tra uragani e schiarite (leggere, ma pur sempre schiarite), avventure di ALicE e scienziati paciocconi, commi 22 e fotografie storiche, abbiamo trascorso questi mesi con amici reali, amici virtuali, nuove conoscenze e vecchie compagnie. Ci apprestiamo così a staccare la spina per qualche settimana, il tempo non di riposarci (non sia mai!) ma almeno di ritemprarci un poco, giusto per ricominciare a settembre a farvi leggere le nostre amenità.

Buone vacanze a tutti e vi aspettiamo ancora più numerosi al rientro! (Caspita! Sembriamo quasi meglio di Mara Venier!) L’appuntamento è per il 2 settembre.

P.S. Le Ragazze della foto siamo noi tre più dhr  🙂

SONO NONNA!!!

felicità

Seppur giovanissima…

Le avventure di ALicE: una cena tra amici… per i fatti miei

vic0dinning0color1aL’altra sera il Marito e io siamo stati invitati a mangiare da Spicy. Anzi, per la precisione, dal Marito di Spicy, che aveva organizzato una cena con alcuni genitori del gruppo scoutistico che frequentano i nostri figli, oltre che con il dirigente israeliano che da un paio di anni è a Roma con il compito di organizzare e coordinare le attività dei circa 200 ragazzi che frequentano questo movimento. Insomma mi aspettavo una serata durante la quale avremmo mangiato bene (con Spicy è una certezza: come a casa mia, ma senza faticare!) e avremmo condiviso tra tutti noi i problemi del movimento e le aree di miglioramento. Dei numerosi pregi parlarne sarebbe stato ridondante. Ai limiti della piaggeria.
Insomma, il Marito e io abbiamo vinto la nostra stanchezza cronica,  che ci attanaglia specie durante la settimana, e ci siamo avviati verso casa di Spicy con somma gioia. Anche perché devo dire che ultimamente non facciamo troppa vita sociale, quindi mi attirava anche l’idea di vestirmi, truccarmi, indossare il mio paletot, sfoggiare la mia borsa rossa nuova e frequentare e parlare con delle persone che avessero almeno la patente…
Dunque arriviamo, saluto gli amici di Spicy che intanto erano arrivati, bacio le mie Nipoti, e realizzo improvvisamente che oltre al dirigente israeliano e la moglie, che come dicevo sono a Roma già da un po’ e quindi parlano l’italiano, aspettavamo anche un “grande capo” dell’agenzia ebraica, israeliano anch’esso. Un cosiddetto “pezzo grosso”. Vabbè, penso tra me e me, come succede sempre in queste occasioni multilinguistiche, si parlerà un po’ tutti, in tutte le lingue, e ci sarà qualcuno che di volta in volta aiuterà chi non capisce. Ecco, a proposito di chi non capisce io sono proprio di coccio. Non capisco l’ebraico nonostante ben 13 anni di scuola ebraica; l’inglese è anche peggio: provo a concentrarmi e a seguire. Ma dopo due minuti il cervello parte per i cavoli suoi, mi distraggo ed è finita. Intendiamoci, non mi fa affatto piacere essere così, anzi mi sento limitatissima. In viaggio dipendo continuamente dal Marito che invece, per la famosa legge degli opposti, parla correntemente 7 lingue, e ha l’elasticità mentale per capire anche quelle che non sa. Insomma io sono un disastro. Fortuna che gli israeliani erano in minoranza. Certo, avremmo fatto le persone educate e avremmo chiacchierato con tutti: direttamente i più svegli, indirettamente quelli di coccio (come me!). Comunque, per non correre rischi di forzata socializzazione mi siedo dalla parte opposta del tavolo rispetto alla loro, rigorosamente vicino a Spicy e a una sua simpatica amica, quasi come me. Ma non appena accenno a una parola e a una risata con loro, vengo subito redarguita aspramente dal padrone di casa, nonché mattatore della serata, perché, affinché capissero tutti, la conversazione avrebbe dovuto svolgersi… in ebraico????? O al più… in inglese???? E io?

E io niente… con la coda tra le gambe, mi sono scusata (in verità pensando: “ma che è matto????”),  e mi sono seduta  rassegnata a trascorrere una seratina si, tra amici, ma per i cazzi fatti miei. E così è stato. Dal mio angolino dovevo stare bene attenta a non far emergere espressioni del viso che avrebbero potuto tradire i miei pensieri veri (primo tra tutti: “sarà una serata amena, ma almeno ci faccio un post!”). E infatti la vera fatica della serata è stata proprio questa: fare attenzione affinché attraverso la mimica non trasparissero le mie elucubrazioni. Già perché in realtà io pensavo a tutt’altro rispetto ai temi delle conversazioni (ammesso che li capissi) e a me capita spesso di assumere delle espressioni adeguate ai miei pensieri, ma del tutto incongrue rispetto alle circostanze.

E dovevo essere concentrata anche nella postura da assumere: stare troppo “sbracata” sulla sedia poteva essere scambiato (come era effettivamente) per mancanza di interesse. Allora mi sforzavo di stare con i gomiti appoggiati al tavolo e il busto ben proteso in avanti, proprio come se stessi in ascolto… Ma intanto nella mia mente i pensieri vagavano. Ogni tanto per fortuna qualcuno si complimentava con la cuoca e allora finalmente anche io avevo la possibilità di far sentire la mia vocina che si univa agli elogi degli altri commensali. Ma per il resto il vuoto pneumatico. Io che solitamente sono chiacchierona, brillante (anche se non dovrei essere io a dirlo) ho fatto per tutta la sera la parte della mummia. Alzarmi per dare una mano in cucina era un sollievo. Ogni tanto, quando era il Marito a intervenire, riuscivo a intuire quello che stava dicendo… Un po’ perché lo conosco, un po’ perché conosco il suo repertorio. E anche questo mi rimetteva in pace col mondo e mi sottraeva, anche se per poco, all’alienazione in cui ero costretta. Uscirne era impossibile, così ho aspettato pazientemente l’ora della narcolessia da cui è afflitto il Marito, augurandomi che gli si presentasse prima del solito. Invece ovviamente, mentre nelle occasioni durante le quali mi diverto comincia a calargli la palpebra verso le 22.00, l’altra sera si è deciso a propormi di andar via solo dopo le 23.30, insieme agli altri invitati. E così sfinita dal silenzio imposto e dalla mancanza di stimoli mi sono presa il mio paletot, la mia bellissima borsa rossa, e insieme al Marito mi sono avviata verso casa. E per compensare la lontananza coatta dalla mia lingua, durante tutto il tragitto abbiamo intonato in coro il nostro repertorio di stornelli romaneschi…

Ninetto regazzino der Tufelloooooooo…. le caccole dar naso se levavaaaaaaa… 

Brueghel: visita di gruppo con dhr

brueghel chiostroOgni tanto il nostro amico virtuale dhr (Diaccaè per gli amici del blog) assume le vesti di un amico in carne e ossa e fa una capatina a Roma. In questi casi cerchiamo sempre di cogliere la palla al balzo e di vederci. Spesso le occasioni sono mostre d’arte. Questa volta ad attirare lui e la di lui Moglie è stata la mostra di Brueghel al Chiostro del Bramante. Dopo la visita, il pomeriggio piovoso è stato poi coronato da quella che poteva essere una rilassata merenda in una sala da the vicino al Chiostro. Se non fosse che la presenza dell’esuberante Marito di Spicy (e – non neghiamolo – anche noi Ragazze quando ci impegniamo siamo un po’ casinare di nostro!) ha reso la nostra permanenza al bar un po’… fastidiosa per gli altri avventori. Ma in fondo chissenefrega! Noi ci siamo divertiti, la mostra è stata interessante, e la compagnia (arricchita anche dalla nostra Amica Stefania) è stata buona. Vogliamo ora lasciare la parola a Diaccaè, che gentilmente ci ha inviato la sua “relazione”?

Appena dietro piazza Navona, a meno che non ci si smarrisca per i suggestivi vicoletti, come è successo a… beh non facciamo nomi… al Chiostro del Bramante, resterà aperta ancora fino al 6 giugno la mostra “Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga”. La dinastia pittorica dei Bruegel (la grafia con la H serve forse a evitare che i visitatori facciano delle grezze) è rappresentata proprio al completo, da Pieter il Vecchio, ossia quel Bruegel, a Pieter il Giovane, Jan il Vecchio, Jan il Giovane, fino all’ultimo rampollo che si chiamava nientemeno che Abraham ed era napoletano. Ciliegina sulla torta, pure un paio di Bosch.

E però. Uno dei due Bosch è una copia, anche abbastanza malfatta, e l’altro è un quadretto forse autentico ma pescato chissà dove. E spiace soprattutto che Brugel (Pieter il Vecchio) sia quasi assente, sostituito da una fitta schiera di imitatori più o meno dotati di talento. Per un biglietto d’ingresso da 12 cucuzze si poteva sperare meglio.

Il bello della mostra sta tuttavia nella sua capacità di “fotografare” un momento epocale nella storia dell’arte occidentale. In breve, la transizione dall’arte sacra all’arte profana, in concomitanza con il cambio della committenza dalla Chiesa alla borghesia. Non a caso, questo avvenne in un Paese di ricchi mercanti come l’Olanda. Si passa così da temi sacri (soprattutto l’Adorazione dei Magi) a soggetti naturalistici mascherati da soggetti religiosi (piccoli santi in immensi paesaggi) fino all’arte decorativa allo stato puro (scene di vita o “di genere”, fiori e oggetti iperrealistici, nonché pappagalli appena scoperti nel Nuovo Mondo). Sul piano tecnico la cosa fu ulteriormente facilitata dall’introduzione della pittura a olio, molto più adatta a rendere la brillantezza dei colori e gli effetti di luce, rispetto alle tecniche precedenti come la tempera all’uovo.

Poi la mostra continua… in piazza Navona, dove, mezzo millennio dopo, gli artisti ambulanti continuano a proporre ritratti, paesaggi, fiori, immagini raffinate e disimpegnate per decorare i salotti borghesi. La rivoluzione portata avanti dai Bruegel è ancora ben visibile. È il punto più alto dell’arte (Schopenhauer) o la sua morte (Hegel)? Ai poster l’ardua sentenza.

Primo giorno senza post

Le formiche indecise

😆  

Grazie a Claudia per averci regalato ancora una volta le sue formichine… nonostante il febbrone da cavallo!

Il blog è morto, Marx è morto e io non mi sento molto bene

CARLOS-MARXDigredisco #1: alla figlia di un mio amico, avrà avuto 3 o 4 anni (la figlia, non l’amico) offrono del prosciutto. Lei (ebrea) risponde: “no grazie, noi non mangiamo prosciutto, noi crediamo solo nella bresaola!”
 
Ecco, questa espressione a me è sempre piaciuta tantissimo! Credo sia proprio geniale e l’ho adottata e riadattata anche a situazioni che in teoria non ci azzeccano niente.
 
Digredisco #2: la mia sociorella Laura è ossessionata dalle statistiche del blog. …E perché abbiamo tante visite, e perché ne abbiamo poche… Lei è sempre lì che mi chiede “hai visto oggi?” e io, dai a ripeterle che a me le statistiche non interessano, e che (appunto) io credo solo nella bresaola, espressione questa che, come spiegavo, per me si è elevata a filosofia di vita.
 
Digredisco #3: Poveri colleghi di Laura. Superiori inclusi. Laura è il capo del blog. Ma non un capo buono, uno di quei capi rompicoglioni. Già perché lei è iper esigente con se stessa e di conseguenza ritiene di poter essere super esigente anche con i suoi colleghi, e i suoi capi. Immaginatevi poi con le sue sociorelle, che vengono continuamente redarguite perché non scrivono abbastanza articoli, non fanno abbastanza commenti, non cambiano allo scoccare del primo del mese la foto della testata, o all’intravvedersi del lunedì, la foto della settimana (a proposito: bella questa spicy!). C’è da dire a suo favore che di contro, è sempre carina, puntuale e precisa quando c’è da esprimere soddisfazione per il lavoro svolto da noi.
 
Com’è, come non è, da qualche settimana Laura ci manda continuamente  e-mail per dirci che il blog è morto. E solo perché magari ci sono due visite in meno della settimana scorsa. Già perché come spiegavo lei é sempre molto attenta al risultato. Io cerco di spiegarle che non mi interessa. Per me questo blog è una specie di speaker corner nostrano e virtuale; un posto sul quale possiamo esprimere le nostre opinioni, condividere le nostre riflessioni e i nostri cazzeggi senza che sia importante che ci sia effettivamente qualcuno ad ascoltarci. Non dobbiamo essere schiave dell’auditel. Se per qualunque motivo le visite scendono… chisseneimporta! Specialmente quando scendono solo nella testa di Laura; come dice il mio amico Gianfranco: pensiamo alla salute! …
 
Allora le ho spiegato che innanzitutto il grosso numero di iscritti che abbiamo fa si che molti di coloro che ricevono il post quotidiano in mail, spesso non entrano affatto nel blog e costoro, oltre a perdersi le discussioni dei vari lettori nei commenti (peggio per loro!), fanno si che le loro letture non vengono tracciate nelle statistiche (ecco perché credo solo nella bresaola!).
 
Allora ho pensato di prendere 2 piccioni con una fava, e ho sottoposto a Laura una mia analisi: secondo me non tutti i lettori sono così “patiti di noi” da visitarci tutti i santi giorni! Il tapino che arriva magari una volta a settimana, non andrà a scartabellarsi 7 post arretrati tutti in un colpo! Quindi credo che scrivere meno post (magari 2 o 3 a settimana) ci porterebbe paradossalmente più visite.
 
E Laura ha abboccato (figuratevi che mi ha risposto quasi stupendosi delle sue stesse parole: “ma lo sai che hai detto una cosa intelligente?”! E quindi:
 
Piccione 1: Laura smetterà di tampinarci co’ ‘sta storia che il blog è morto
 
Piccione 2: Laura smetterà di tampinarci per scrivere più articoli!
 
E vi pare poco????
 
E se l’esperimento non funziona? Allora vorrà dire che la libertà da stress da Laura sarà finita, e riprenderemo la nostra pubblicazione quotidiana.
Con buona pace di chi sperava di essersi finalmente liberati di noi. Almeno parzialmente!

Il lifting del blog

Gestire un blog in 3 sociorelle non è facile. Specie quando almeno 2 su 3 sono indecise croniche. “Che mi consigli?” è il nostro tormentone.

Così quando il nostro direttore tecnico (spicy) ci ha sottoposto il nuovo layout che stiamo sperimentando in questi giorni, le nostre reazioni oscillavano tra l’approvazione e la perplessità. Contemporaneamente.
A qualcuna piace che gli ultimi articoli della home page non siano interi e che bisogna entrarci per leggerli. A qualcuna non piace però che si alternino in rotazione. A qualcuna entusiasma la nuova barra dei menu, mentre qualche altra detesta le nuove categorie… Insomma: non riusciamo a decidere se questo nuova facciata ci piace molto o no.
Allora, visto che il blog un po’ è anche dei lettori che lo frequentano, più o meno assiduamente, abbiamo pensato di coinvolgervi tutti quanti per darci una mano nella scelta: abbiamo pubblicato questo sondaggio al quale possono ovviamente partecipare tutti, anche le new entry, ma auspichiamo che apporteranno il loro contributo soprattutto gli amici-amici, quelli che ci conoscono da un po’ e che hanno avuto modo di conoscere il blog nel tempo. E ovviamente oltre che votare (fate esercizio ché la prossima settimana ci toccano le elezioni quelle serie!) potrete, se vorrete, lasciare anche un commento di quelli “tradizionali”!
Che ne dite? Ci aiutate?