archivio | tecnologia Feed RSS per la sezione

Col cellulare spento arriva anche lo sconto

54-8077img04Ecco una bella iniziativa che andrebbe riprodotta e diffusa anche da noi. È stata un’idea del proprietario di un ristorante di un villaggio arabo che si trova a dieci chilometri da Gerusalemme, Abu Ghosh, noto simbolo della coesistenza in Israele. E anche il ristorante, omonimo, dove vengono serviti soprattutto hummus e carne alla griglia, è molto apprezzato sia dagli arabi che dagli ebrei.

Già famoso per aver vinto ben 23 milioni di dollari alla lotteria dell’Illinois, Jawdat Ibrahim osservando, i suoi clienti, si è convinto che gli smartphone hanno ormai distrutto il piacere di gustare le varie pietanze al ristorante. Secondo lui, e anche secondo noi, mangiare è un’esperienza che ha a che fare con lo stare in compagnia, il fare conversazione oltre, naturalmente, il godere del cibo. E invece, mentre si sta a tavola, stiamo tutti (o quasi) lì con il telefono in mano e le dita che volano in continuazione sul display: si sta al ristorante e contemporaneamente si naviga, si chatta, si controlla la posta, si gioca, si fotografano le pietanze per postarle su Facebook o mandarle agli amici.

Quindi, per salvare la cultura culinaria ha deciso di offrire il 50% di sconto a chi spegnerà il cellulare durante il pasto e la permanenza nel ristorante.

Ottima pubblicità per il locale dove finalmente si può stare senza sentire trilli e parole urlate e senza vedere fantasmi con la mente persa dentro i cellulari.

Quando si farà una cosa del genere qui da noi?

Annunci

Lasciati baciare: la web serie teatrale

lasciati baciareAi telefilm trasmessi puntata dopo puntata solo attraverso il web siamo ormai abituati. Negli ultimi anni ne sono stati realizzati molti, spesso di ottima qualità. Per citare un prodotto italiano, del quale abbiamo parlato in questo post, il delizioso Una mamma imperfetta di Ivan Cotroneo disponibile sulla pagina del Corriere della Sera e recentemente trasmesso anche da RAI 2 in una striscia quotidiana preserale.

La realizzazione di una serie teatrale ideata per la rete ci sembra invece un’operazione nuova, almeno per quel che ne sappiamo. Stiamo parlando di Lasciati baciare, tratta da Girotondo di Arthur Schnitzler di cui è andata ieri la prima puntata su youtube per la regia di Giacomo Farano e Gabriele Granito.

Girotondo, scritto  sul finire dell’Ottocento, è considerato un piccolo capolavoro. Da subito l’opera ha creato polemiche, tanto da essere considerata pornografia. La sua prima rappresentazione avvenne venti anni dopo la sua composizione perché fu soggetta alla censura imperiale.

Dieci sono i personaggi per dieci quadri. In ognuno di essi c’è un dominatore e un dominato. Tutti quanti rappresentano un mondo, una classe sociale diversa, ma tutti sono accomunati dal desiderio di amore.

L’idea della web serie nasce dal desiderio di riconsegnare al pubblico dell’audiovisivo l’eleganza, la classe e gli alti valori pedagogici del teatro classico. L’obiettivo è quello di offrire uno spettacolo, organizzato in episodi, dieci in tutto, che riecheggi lo sceneggiato televisivo tanto in voga negli anni Cinquanta e Sessanta e che vide come protagonisti i migliori interpreti della scena italiana.

Il testo di Girotondo ben si presta alla struttura episodica essendo esso stesso diviso in quadri. Dieci quadri per dieci personaggi socialmente eterogenei che, come mossi da fili di un burattinaio, sono costretti a relazionarsi tra loro spinti dalla passione. Essi dialogano due alla volta per poi concludere con un atto sessuale che tuttavia non viene mai mostrato o agito in scena. Uno dei due personaggi è poi protagonista anche del quadro successivo in modo da creare un concatenarsi di atti sessuali che legano le sorti della vicenda, di cui non esiste un’ effettiva trama. Da qui il titolo. Quando il conte, ultimo personaggio a entrare in scena, si congiunge alla prostituta, la danza sessuale ha termine. O meglio, va da qui all’infinito. Ai dieci personaggi ideati da Schnitzler i registi ne hanno aggiunto un undicesimo: una “bambola felliniana”, una bambina maliziosa che, incastrata nel corpo di una giovane donna, gioca con i suoi burattini.

L’intera operazione si deve all’associazione culturale Nuovo Teatro Boccascena.

I protagonisti, molti dei quali abbiamo già visto al cinema o in teatro sono: Caterina Gramaglia , Annarita Del Piano, Gabriele Granito, Beatrice Messa, Stefano Dalla Costa, Vita Rosati, Gabriele Sabatini, Veronica Loforese, Gennaro Iaccarino, Selene Gandini, Emanuele Salce.

Credo che sia una operazione da seguire con attenzione.

Questa la pagina di Lasciami baciare. Di seguito il primo episodio Prostituta e Soldato.

Topi e tope

ImmagineCerto che ne sono girate su internet (e anche qui da noi!) di cazzate sciocchezze; di gadget della serie “mai più senza”! Dopo il rabbino vibratore pensavamo di averle viste davvero tutte! Ma questa che mi ha segnalato la mia Amica Lea ieri, secondo me le batte tutte!

Per caso i vostri colleghi di lavoro ultimamente hanno la faccia “da abbacchio” mentre lavorano al loro PC? Avete notato che i  vostri sottoposti in ufficio non rendono più come dovrebbero? I vostri amici la sera preferiscono stare a casa davanti al computer invece di uscire? Non preoccupatevi! Tutta colpa di questo meraviglioso oggetto che la mia sopra menzionata Amica ha visto (ovviamente) su Facebook e prontamente ci ha proposto per un post! Insomma: come potete aver notato dalla fotografia si tratta di un mouse che riproduce la fisionomia di una vagina. Così si può lavorare al PC (non so con quale concentrazione) e avere al contempo la sensazione di avere in mano una vagina. Forse un surrogato di quella che non si ha mai avuto l’ebbrezza di toccare! Inutile dirvi a quale “organo” corrisponde la rotellina dello scroll!

[… silenzio di riflessione…]

Io penso che i maschi abbiano un problema. Come dice mio cugino F, gli uomini sono ermafroditi, perché hanno nel loro corpo entrambi i sessi: quello maschile in mezzo alle gambe, e quello femminile nel cervello. Ma come si può ideare una cosa simile senza esser presi per maniaci sessuali! E secondo me sapete dov’è la differenza tra gli uomini e le donne? Se un uomo vede un amico che ha questo bellissimo mouse attaccato al PC si sganascia dalle risate e chiede sicuramente di provarlo!… ma se la stessa persona entrando nell’automobile di un’amica vedesse la leva del cambio (o del freno a mano, fate voi!) fatta a forma di pene… magari sorriderebbe pure, ma di certo con un sottinteso diverso! E comunque a nessuna donna, sono sicura, verrebbe in mente di ideare un arnese simile!

Sempre il cugino F. racconta di un vecchio parente che aveva un negozio, e quando stava alla cassa  teneva vicino a sé una busta con dentro del baccalà nella quale ogni tanto “intingeva” la mano per poi passarsela sotto il naso per annusarla (immagino con fare libidinoso). Insomma, una sorta di pioniere del gadget sessuo-tronico!

Se volete saperne di più sul topo/topa potete visitare il sito http://andykurovets.com/mouses/mouses.html

Omicron, il gioco

omicron

 

 

 

 

 

 

Mi sono salvata da Ruzzle semplicemente perché mi sono imposta di non scaricarlo. Mi sono fatta prendere per un po’ da QuizCross, ma per fortuna mi sto già raffreddando anche perché a forza di giocare so un bel po’ di risposte a memoria. Dunque comincio ad annoiarmi.

Quindi tutto stava andando per il meglio, non avevo giochini che mi rubassero tempo prezioso quando è arrivata una email di spicy che consigliava ad ALicE e a me un nuovo gioco per ipad che per di più in quel momento era pure gratis: Omicron.

La curiosità mi ha prima portato a scaricarlo e poi timidamente a provarlo. Tanto più che spicy lo caldeggiava dicendo che avrebbe potuto far bene a noi Ragazze non più giovanissime poiché ci avrebbe fatto tenere in esercizio i riflessi, l’attenzione, la coordinazione tra le mani e quella occhi/mani.

Be’, messa così era convincente: avrebbe contrastato l’ineluttabile declino dovuto all’età.

Inizialmente non potevo giocare più di una partita, massimo due perché mi creava una tensione interna per il fatto di dover tener tutto sotto controllo, anche la velocità in continua crescita e il tempo, per cui avevo bisogno di fermarmi e fare altro. Ma piano piano, con la pratica e la tigna per voler fare risultati sempre più soddisfacenti, sono stata risucchiata dal gioco e chisseneimporta della tensione.

Avrò forse, chissà, ravvivato attenzione, coordinazione e riflessi, peccato che il pacchetto comprende anche torcicollo, dolore ai polpastrelli (ebbene sì) e timore di sfondare l’ipad per le botte che gli dò toccando le perdine del giusto colore e quelle coi bonus.

Ma in conclusione, ve lo consiglio o no? Di impulso mi verrebbe da dire di no, al diavolo quei potenziamenti di cui non abbiamo nemmeno certezza, salvatevi, ma se ce la fate a non farvi inghiottire e sapete fermarvi in tempo, direi ma sì, fatela questa esperienza che dopo tutto è anche divertente. Ma poi fateci sapere.

Arriva Angry Jew, il videogioco

angry jewAltro che Angry Birds! La loro fama sarà presto oscurata da un videogioco atteso per novembre che si chiamerà Angry Jew. Gli autori, Gil Elnekave, Avishai De Vries ed Edo Frenkel, ce ne danno una succosa anticipazione su youtube dove hanno caricato un video di 32 secondi in cui si mostra un ebreo che se ne va saltellando, come ogni protagonista di videogiochi che si rispetti, per le foreste dell’Europa dell’Est a combattere il male che gli pende sulla testa tra il XVIII e il XIX secolo e intanto guadagna punti.

È un modo, spiegano gli autori, di riproporre la storia e di diffondere il famoso umorismo ebraico attraverso un nuovo mezzo, il videogioco. Sono previsti tre mondi/livelli: l’Esodo, l’Inquisizione spagnola e l’Europa del XIX secolo. E sono presenti molti aspetti buffi, come per esempio l’ebreo che a un certo punto per spostarsi cavalca un dreidel, la trottolina della festa di Chanuccà, o il fatto che ogni avventura deve concludersi in un tempo dato, per far sì che il nostro eroe riesca a tornare a casa prima che inizi lo shabbat.

Elnekave racconta di essere cresciuto con i racconti delle vicissitudini attraverso cui gli ebrei sono dovuti passare durante tutta la loro storia. “E allora ci è venuta l’idea di un ebreo combattente, un “Ninjew”: in fondo dentro ciascuno di noi c’è un piccolo ebreo arrabbiato”.

Angry Jew girerà sia su android che su iOS.

Un anno buono e dolce…. Ma di cuore!

LuzzatiChi lo sa, lo sa, chi non lo sa glielo dico io, oggi è Rosh ha shanà, il capodanno ebraico. È iniziato oggi, anzi per la precisione al tramonto di ieri, l’anno 5774. L’augurio tradizionale, così come l’abbiamo sempre fatto noi Ragazze da qui, è che il prossimo sia un anno buono e dolce. Il problema è che, così come capita a Natale, o a Pasqua, in questi giorni veniamo subissati di auguri tecnologici. Proprio lunedì scorso parlavamo della dipendenza da smartphone. Una delle cose che più mi irrita in merito a questo tema è lo scambio di auguri “virtuale”. Gli auguri di compleanno via Facebook; quelli di Rosh ha shanà via whatsapp, o Imessage. E naturalmente si tratta sempre di auguri coram populo. Nulla di personale, di intimo. A mio avviso nulla di sincero. Io piuttosto che inviare a tutta la mia rubrica (tanto ho i messaggi gratis!) un augurio impersonale, preferisco scegliere i 4 o 5 amici veri e chiamarli al telefono. Perderò dieci minuti, ma guadagno il piacere di sentire la voce delle persone care. E ieri ho anche guadagnato il piacere di ricevere una chiamata dell’amico con il quale avevo appena riagganciato, che mi ribadiva quanto gli avesse fatto piacere sentirmi.

Dal momento che sul blog non abbiamo ancora un’app che ci permette di chiamare i nostri amici reali e virtuali, in questo caso (ma solo in questo!) accontentatevi del nostro augurio tecnologico.

Che questo sia davvero un anno buono e dolce. Per tutti!

Solitudine da smartphone

antilonlinessramenbowlBIG-1Sono tornata dalle vacanze con un poco di astinenza da internet, PC ecc. Al mare infatti il collegamento era traballante, il PC fuori uso, e usavo (quando prendeva) solo il mio smartphone ma a spizzichi e bocconi.

Così una volta a Roma, una delle prime cose che ho fatto è stata una bella navigata sul web. Innanzitutto il sito di repubblica, per essere messa al corrente di tutto quanto avevo ignorato durante l’estate.

Dopo aver dato un’occhiata agli articoli di politica, come al solito ho dato una scorsa alla colonna di destra, quella con le notizie più futili, le gallerie fotografiche, e i video a volte bizzarri. Proprio uno di questi ha attirato la mia attenzione: il titolo diceva “chi non ha lo smartphone rimane solo”: una giovane regista Charlene de Guzman ha girato un corto che, secondo il redattore del breve articolo di introduzione al video, dimostrerebbe che le persone che non hanno, o dimenticano lo smartphone, sono soli. Anzi, aggiunge “profondamente soli”.

Mi sembrava un’insolita osservazione e quindi ho cliccato play per capire il punto di vista dell’autrice. Il filmato mostra alcune scene nelle quali la protagonista è una ragazza che non usa il cellulare, circondata in varie e diverse situazioni da persone smartphone-dipendenti. E in effetti a prima vista l’esclusa parrebbe proprio lei, che non sembra avere nulla da condividere con la gente che la circonda, tutta impegnata e concentrata solo sul proprio telefono. E ce ne sono di persone così! Non ultima io, che tutto sommato ho un utilizzo piuttosto intenso del mio iphone, ma riesco (almeno credo) a distinguere i momenti sociali, nei quali non è il caso di star lì a giocare col telefono, e momenti di rilassatezza e (relativa) solitudine dove questo è possibile senza sembrare (o essere) maleducati.

Ma il punto di vista di partenza, anche a visione conclusa, continua a non convincermi: certamente le situazioni descritte nel video, mostravano una ragazza isolata dal resto del gruppo/mondo. Ma in sostanza credo che nella realtà sia esattamente il contrario: credo siano davvero sole le persone che durante una cena con gli amici smanettano sul proprio telefonino. Sono molto tristi e sole le coppie che passano la serata a sfidarsi a videogiochi sul cellulare. Così come sono sole le persone che hanno bisogno di fissare sul proprio smartphone i momenti più importanti della loro vita. Come se fotografarli fosse meglio che viverli.

Non so se il mio parere troverà seguito, se vi troverete d’accordo con me. Comunque, guardatevi pure il filmato, e poi riflettete!

Bentornati a tutti noi!

Comunicazione sul web

mi-piaceSarà una mia impressione ma in questo periodo non faccio che leggere notizie di cronaca su suicidi per difficoltà economiche, violenze sulle donne, genitori fuori di testa che uccidono i figli, magari per poi farla finita con un colpo alla tempia.
Pochi giorni fa mi sono soffermata su quel papà che a Palermo ha sparato al figlio di nove anni e poi si è ucciso; vi riporto le poche righe che ho letto su Repubblica.it:
” Il bambino aveva riportato lesioni devastanti al cervello, causate dal colpo calibro nove esploso a distanza ravvicinata dal padre, Ivan Irrera, l’assistente di polizia che dopo avere sparato al figlio si è suicidato sparandosi alla tempia. Il poliziotto ha lasciato alcune lettere che conterrebbero la spiegazione del folle gesto” e poi: “entra su Facebook di repubblicaPalermo e clicca mi piace!”
Ora, dico io, dopo aver letto queste poche righe, come ci può venire in mente di cliccare “mi piace!”, anche col punto esclamativo?
Credo che sia arrivato il momento di fare una riflessione sulla comunicazione sul web, forse varrebbe la pena che il giornalista che sta pubblicando un articolo magari conti fino a dieci prima di fare invio, anche se questo dovesse andare a scapito dell’immediatezza della presenza sul web.
E poi questo mi piace! che ormai imperversa ovunque, non solo nei social network, lo trovo deleterio.
Che senso ha? É un po’ manicheo, si perdono le sfumature, porta alla superficialità, alla mancanza di approfondimento. Il tutto poi è finalizzato a verificare il gradimento, contare i click, a misurare in qualche modo la propria prestazione, ma con dei parametri assolutamente insignificanti e privi di contenuto.
Per non parlare poi di quello che avviene su facebook dove su qualsiasi stronzata frase o immagine pubblicata sul proprio profilo, fioccano decine e decine di mi piace o non mi piace sulle quali si generano forti aspettative da parte del popolo del web, nella speranza di vedere gratificato il proprio narcisismo. Il fenomeno è particolarmente evidente negli adolescenti che poi sono portati, in maniera compulsiva, a controllare continuamente l’andamento del loro gradimento in rete.

Relazione genitore-figlio e “amicizia” su facebook

momIo non sono su facebook. (coro di chisseneimporta) Non ci sono mai stata (stesso coro) per una serie di motivi, non ultimo il tempo che ruba. Ogni tanto, però, ci sono entrata grazie ai buoni auspici della mia Secondogenita che magari voleva mostrarmi delle sue foto o farmi vedere qualcosa di particolare riguardo qualche suo coetaneo che conosco anche io.

A volte ci soffermiamo a riflettere, lei e io, per esempio sul fatto che una ragazza aveva “dato l’amicizia”, non sono nemmeno sicura che si dica così, alla madre, cosi che questa ha potuto avere accesso alle foto della figlia. Che sono: erotiche, pruriginose, fetish, torbide, spinte. Che ne pensa la madre? Le avrà detto qualcosa? Se lo ha fatto non deve essere stato niente di decisivo, perché tutto è rimasto com’era, anzi. E loro sono restate “amiche”.

Vi risparmio il pippone che mi verrebbe sullo svilimento del termine amicizia ridotto, per l’abuso che se ne fa intorno a facebook, a qualcosa di superficiale, di virtuale, di fittizio, a un numero da ostentare.

E però. Al di là della condivisione di materiale, di vicende, di storie, ha senso parlare di amicizia tra genitori e figli? Io dico di no. Non possiamo essere amici dei nostri figli, possiamo avere un livello di confidenza anche elevato, ma restiamo genitori. Se così non fosse, non renderemmo loro un buon servizio.

Ma evidentemente sono antica e faccio riferimento a una psicologia antica più di me, perché ho davanti un articolo uscito su Journal of Communication che afferma qualcosa di diverso.

Hanno preso 118 genitori e li hanno costretti ad aprire un account facebook e ad avere l’amicizia con un figlio o una figlia e poi hanno creato un gruppo di controllo con diadi in cui i genitori non erano su facebook.

Dopo due mesi è emerso che la presenza di un genitore su facebook non dava ai ragazzi una maggiore percezione di violazione della privacy, ma era associata a una diminuzione della conflittualità e a una crescita dell’apertura tra loro in confronto al gruppo di controllo.

Fantastico! Ci vuole così poco per stabilire delle relazioni aperte e serene tra genitori e figli! Mi viene da pensare a tutti quegli psicologi che hanno sprecato anni in teorie e strategie e soprattutto a quei tanti che hanno speso soldi in psicoterapie. Sciocchi no?

Ma non sarà che questa diminuzione della conflittualità è fatta della stessa pasta dell'”amicizia”, cioè è superficiale, virtuale e  fittizia?

ALicE vittima del telemarketing

confronto-coverMaccheroni, tu me provochi, e io me te magno! Mi avete chiesto come è andata con il servizio clienti Fastweb? Bene, eccovi serviti.
Dunque chi ci segue (e chi mi conosce) sa che sono stata dipendente di Omnitel/Vodafone. Era quindi normale che avessi un cellulare Vodafone. Chi mi conosce però, conosce anche la mia storia lavorativa e sa quanto odio covo nei confronti della mia ex azienda. Teniamo presente però, che per una serie di vicissitudini (come cliente, non certo come ex dipendente) avevo alcune promozioni che mi rendevano praticamente gratuito l’uso del telefono cellulare. Questo è il motivo per il quale dal novembre 2007, data in cui Vodafone mi ha messo per strada, non mi sono mai decisa a cambiare gestore. Se l’avessi fatto sarei stata come quel marito che per far dispetto alla moglie si taglia le palle.
Veniamo ai fatti. Verso marzo scorso, terminate le promozioni Vodafone di cui godevo, sono stata contattata “a fagiolo” da una dipendente di Fastweb che mi proponeva il passaggio alla loro società con una promozione molto appetitosa che però sarebbe durata solo fino a gennaio 2013. Dopodiché il prezzo (10€ al mese) avrebbe smesso di essere così vantaggioso. La signora Greta mi assicurava che il nostro nominativo faceva parte di un gruppo selezionato di clienti, e che quindi sarei stata ricontattata alla scadenza per prolungare la promozione, o per propormene un’altra ancora più conveniente.
Diciamo che non mi sono fidata della sua parola e che ho preferito soprassedere (anche perchè in cuor mio sognavo un iPhone). Arriva il mese di luglio e durante una breve vacanza in montagna mi contatta un altro dipendente di Fastweb, con la stessa identica proposta rifiutata qualche mese prima. Gli spiego che non mi sembrava conveniente la tariffa “a regime” e che a quel punto a parità di prezzo avrei preferito prendermi il tanto agognato ‘iPhone con una delle tante tariffe “tutto incluso” che il mercato proponeva. Ma Fabio, così si chiamava il bravissimo consulente commerciale Fastweb, mi ha assicurato che il nostro nominativo faceva parte di un gruppo selezionato di clienti, e che quindi sarei stata ricontattata alla scadenza per prolungare la promozione, o per propormene un’altra ancora più conveniente. Insomma esattamente la stessa cosa che mi aveva detto Greta. A quel punto ho pensato che forse non era una bufala. D’altra parte anche noi in Vodafone avevamo queste politiche di selezione della clientela in base al cosiddetto “segmento di spesa” e avevamo quindi delle proposte ad hoc in base a delle liste elaborate dal marketing. E quindi alla sfiducia è subentrata l’euforia. Già perché disfarmi del pesante fardello di Vodafone mi procurava una vera e propria felicità. Poi avrei avuto uno smartphone con collegamento internet illimitato, chiamate e messaggi a volontà inclusi nel costo dell’abbonamento… Cosa volere di più dalla vita? Tanto più che io l’amaro Lucano non lo bevo! Così accetto. Per me decido per la soluzione più alta, con uno smartphone incluso, mentre per il Marito, che usa il telefono molto meno di me volevo optare per una soluzione meno costosa, acquistando il telefono a parte. L’ottimo Fabio, però a quel punto mi suggerisce di scegliere anche per il Marito il mio contratto: considerando che non avrebbe dovuto pagare il telefono, era sicuramente più conveniente anche per lui. Così facciamo. Mi ricordo di aver concluso la telefonata proprio complimentandomi con lui per la sua bravura nel lavoro, e gli dissi che se avessi avuto un’attività commerciale lo avrei voluto a lavorare con me. Conclusa la telefonata, tanta era l’allegria che questo contratto mi provocava, ho cominciato a ballare con i miei figli improvvisando delle canzoncine contro Vodafone, felicissima di essermi del tutto disfatta di loro! Ci attivano i nostri bei contratti, ci spediscono i nostri bellissimi sgargianti smartphone e cominciamo a divertirci come due ragazzini con il nostro nuovo gadget.

E dopo? Cosa è successo? La promozione (ovviamente) è scaduta.  (Ovviamente) nessuno ci ha contattato, e  (ovviamente) ci abbiamo preso la fregatura. Telefonando al servizio clienti, oltretutto, mi hanno detto che non solo il prezzo sarebbe salito da 10€ a 30€, ma se per caso avessimo  voluto disdire, o perfino passare il contratto del Marito alla fascia di prezzo più bassa, avremmo dovuto pagare la penale, legata al cellulare che abbiamo avuto gratuitamente. Non solo cornuti, quindi, anche mazziati.

Non potete nemmeno immaginare l’arrabbiatura del Marito! Mi ha rinfacciato di essere caduta in una trappola che avrei dovuto conoscere bene, avendo lavorato nello stesso settore per anni (si, occhei, ma Omnitel era una società seria!). Ha detto che piuttosto avrebbe pagato la penale per il telefono (ultra cara ovviamente!) ma avrebbe disdetto il contratto… Insomma era davvero fuori di sé.

(Ovviamente) io però non mi sono arresa e ho continuato a bombardare il servizio clienti fastweb, finché finalmente sono stata ricontattata dall’ufficio commerciale e mi hanno detto che:

– in effetti avrei dovuto essere ricontattata (proprio come dicevano Fabio e Greta) [quindi lo vedi Marito che non sono stata proprio infinocchiata?]
– potevano sì venirmi incontro, ma solo per attivarmi la promozione attualmente in vigore (al doppio del prezzo pagato fino a quel momento e solo per un anno [occhei, un po’ infinocchiata lo sono stata]
– in compenso hanno potuto fare il downgrade del contratto del Marito, senza pagamento di penale.
[il marito ha provato a buttare li la possibilità di fare anche io lo stesso downgrade… Ma che è matto? Io Donna di grande comunicazione sono!]

Insomma alla fine nonostante tutto abbiamo (almeno per un altro anno) dei contratti abbastanza vantaggiosi. Eppoi l’anno prossimo ci penseremo!