archivio | moda Feed RSS per la sezione

A questo punto è meglio lasciar fare alla natura!

fotoNon ho mai avuto un buon rapporto con le tinture per capelli. Da ragazzina utilizzavo dei rimedi home made nella speranza utopica di ripristinare quel mitologico colore biondo cenere che avevo da piccola. Così d’estate al mare, mi spruzzavo in testa un infuso alla camomilla che compravo in erboristeria. Il risultato? Una specie di capigliatura color giallo paglierino che durante l’inverno scendeva verso il basso svelando la mia ricrescita (sempre più lunga) del mio “castano banale”. Meno male che al colore giallo paglierino non si accompagnava anche il tipico odore “sui generis” che compare sulle analisi delle urine sennò sarebbe stato un casino. Non vi racconto di quando invece ho tentato con la birra: nugoli di vespe che volavano in cerchio sulla mia testa neanche fossero avvoltoi!
Una volta “adulta” mi sono affidata invece alle mani (che speravo) esperte di un vero parrucchiere. Non potendo però andare nel salone dove faccio anche il taglio (perché più di un mutuo alla volta non si può avere, e io già stavo pagando quello della casa) cercavo dei parrucchieri più a buon mercato. Ovviamente “poco pagare poco avere” come recita il poeta, e quindi ho sempre finito per litigare con i ​”​coloristi​”​ di turno, fino ad arrivare a fare rimostranze scritte al responsabile del franchising del salone che  in occasione del matrimonio di mia nipote​ mi trasformò in una specie di tigre​.
La settimana scorsa ​nel fare la solita spesa ​sono entrata in un negozio di casalinghi, quelli che qualunque cosa tu stia cercando, loro ce l’hanno. Beh tra le tante amenità che vendevano ne ho trovata una imperdibile, della serie “mai più senza!” C’era una serie di tintur​e​ per capelli da fare in casa, sotto forma di spuma spray. Fin qui niente di male. La cosa meravigliosa erano le nuances di colori disponibili. Il mogano, per chi adora i capelli rossi, il biondo, per chi pensa che “biondezza mezza bellezza”, il castano, per chi preferisce non fare pasticci e limitarsi a coprire i capelli bianchi. Ma la trovata geniale trovo che sia stata l’idea di commercializzare e vendere il color GRIGIO TOPO! Incredibile! Nemmeno grigio antracite, o grigio brizzolato, o al limite grigio chiaro! No proprio grigio topo, così, a evocare anche il ribrezzo che generalmente provoca (almeno nell’immaginario collettivo) questo roditore! Mi chiedo chi possa preferire il color grigio topo al proprio colore naturale.

​E soprattutto si dovrebbe fare una ricerchina per capire le tendenze di acquisto: quale personaggio preferisce avere i capelli grigio topo piuttosto che del suo colore naturale! Immaginate che capigliatura potrebbe avere costui! Marrone merda, giallo urina, o color vomito! Minimo!
E’ come se qualcuno andasse dal chirurgo plastico per farsi mettere un po’ di rughe, o dall’estetista per aggiungere un pochino di cellulite alle proprie cosce! Allora ben venga la nostra laura che non nasconde il suo sale e pepe nature, ottenuto peraltro senza l’aiuto di prodotti chimici!
A me sembra pazzesco. Divertente, intendiamoci, ma pazzesco!
Annunci

Le avventure di ALicE: Manco a Ostia!

451Eh si! Il Marito e io non sappiamo come comportarci nemmeno a Ostia! Sembriamo sempre la famiglia di campagnoli in visita in città! La scorsa settimana il Marito (che detesta il mare) è tornato a casa con un regalo di una sua cliente: 2 tessere ingresso per uno stabilimento balneare di Ostia (Si! Avete capito bene: non Maldive, non Mauritius, e nemmeno Forte dei Marmi: ho detto proprio Ostia!). Sia ben inteso: non due tessere che avrebbero reso l’ingresso gratuito, semplicemente un pochino meno caro. Comunque abbiamo dato un’occhiata al sito (eccolo): sembrava davvero invitante: il prato, la piscina, la zona privé (vabbè, per quella c’erano scritti i prezzi ed era esclusa già da subito). Comunque un bel posto. In più ho sfruttato la curiosità del Marito, che voleva sperimentare subito il regalo ricevuto, e quella dei figli (perfino del Maggiore) che sono rimasti incantati dalle fotografie del sito web.

Abbiamo quindi deciso di inaugurare le tessere sabato mattina: sveglia alle 7.30 (noi siamo lunghissimi!!!) ho fatto colazione, sono andata al mercato a fare la spesa, sono tornata, ho preparato velocemente dei panini e della frutta per il pranzo, ho svegliato i ragazzi e con solo 30 minuti di ritardo sulla mia tabella di marcia personale alle 9.30 eravamo in macchina alla volta di Ostia Beach! Per noi un vero record!

Un’oretta di viaggio per 27 km di tragitto (non eravamo gli unici romani ad aver avuto questa idea originalissima) ed eccoci arrivati al Lounge Beach. Dal momento che di parcheggio libero a quell’ora non c’era neanche da parlarne, abbiamo optato per il parcheggio interno, dove un signore, bello, elegante e abbronzato ci ha preso le chiavi della macchina e ci ha detto che ce l’avrebbe parcheggiata lui. In cambio ci ha dato un contrassegno. Non osavo pensare quanti euri avrebbe voluto in cambio della restituzione del contrassegno. Ma l’avremmo saputo dopo qualche ora. Sicuro!

Dato l’ambiente scic e un po’ snob, abbiamo deciso di tenere in macchina la borsa frigo e anche la palla dei bambini! Già così, con sacche, zaini, scatole dei cachi e dischi di Little Tony (pace all’anima sua!) eravamo abbastanza soggetti. Ci mancava la boccia del pesce rosso e la gabbia dell’uccellino!

Saliamo la scalinata e arriviamo alla reception: pavimento a doghe di legno, 4 o 5 persone in divisa a riceverci. Facciamo i biglietti: 2 lettini (12.00 € cad.) e 3 ingressi per i ragazzi (5.00 € cad.) per una spesa totale di 39.00 €. [Omissis: il Marito aveva provato a non pagare l’ingresso per i Ragazzi, ma è stato beccato all’istante dalla hostess che “strappava” i biglietti (come al cinema)].

Già dall’ingresso vediamo la piscina che in effetti non delude le nostre aspettative: acqua cristallina, lettini di pietra a pelo dell’acqua dove poter prendere il sole. La Figlia Media mi fa notare subito la cascata… Insomma davvero notevole. Però intanto andiamo a sistemarci in spiaggia! Seguendo le indicazioni della receptionist andiamo da uno dei 10 bagnini (in divisa come le loro colleghe dell’ingresso)  e gli chiediamo i 2 lettini. Nel seguirlo passiamo accanto al prato: lì, alcuni negozietti erano sistemati al centro della strada, e ai lati erano posizionati dei deliziosi gazebo di legno bianchi che ospitavano i lettini dei clienti che preferivano non stare sulla sabbia.

Andando verso il mare superiamo il privé: un settore della spiaggia, un po’ rialzato e con la pavimentazione di legno a doghe sulla quale quale erano disposti una quarantina di lettini in rattan: lo spazio del privé era delimitato da un’elegante cordicella dalla quale veniva vaporizzata dell’acqua per rinfrescare i bagnanti (più ricchi). Ma quella, come dicevamo all’inizio, non era roba per noi.

Arrivati sulla spiaggia vera e propria, quella un po’ “ignorante”, scegliamo l’ubicazione dei nostri lettini rendendoci immediatamente conto che eravamo talmente appiccicati l’uno all’altro, che la nostra privacy (e quella dei nostri vicini) quel giorno ce la saremmo dovuta scordare! Ci sistemiamo e quindi mandiamo i ragazzi in avanscoperta (dopo averne spiegato il significato alla Figlia Mediana) per vedere di capire come funzionava la piscina e per dare un’occhiata ai servizi che la struttura offriva.

Tornano affranti dicendoci che la piscina era riservata ai soli abbonati! Inutile dirvi che era la sola attrattiva che li aveva indotti a venire volentieri con noi! Fatto sta che in fondo in fondo sono dei bravi ragazzi, e che quindi riescono a divertirsi (come tutti i bambini) con il mare e la sabbia. Arriva l’ora di pranzo. Nessuno dei bagnanti vicino a noi era dotato di borsa frigo. Ancora una volta chiediamo ai ragazzi di andare alla macchina con nonchalance e di prendere qualche bene di prima necessità dal bagagliaio. Tornano trionfanti con i panini, una bottiglia di acqua con i bicchieri e un contenitore di frutta sbucciata. Il tutto nascosto come se fosse la refurtiva di una rapina.

Grazie al Cielo riusciamo a mangiare (e soprattutto a bere). A dir la verità non è che io soffrissi moltissimo: se mi date sole, mare, un po’ di venticello e un lettino io sono felice! Il resto della mia famiglia non è di bocca buona come me! Riesco comunque a sopportarli fino alle 15.00 [nel frattempo i Ragazzi avevano provato a mettersi in un angoletto del prato a giocare a carte, ma sono stati subitaneamente allontanati da un bagnino zelante (e rigorosamente in divisa) perché il prato era riservato (anche quello!) agli abbonati!].  Dopodiché, ci rendiamo conto che i nostri vicinissimi di lettino, pur parlando di cose un po’ snob, tipo l’ultimo viaggio alle Maldive, o l’indecisione per la meta estiva (è meglio Sri Lanka o Maui?) non erano persone proprio proprio raffinate! E quindi decidiamo di andare a prendere addirittura l’intera borsa frigo per dare la merenda ai bambini, per bere un altro po’ e per finire di mangiare la frutta. E così facciamo. Rubo un altro poco di sole, ma purtroppo, come dicevo, oltre le 15 non sono riuscita a trattenerli al mare e così, disarmiamo i lettini, sciacquiamo i pochi giochi del mare dei bambini, e ci apprestiamo ad andare via.

Vicino all’uscita ci sono i bagni. Li usiamo. I Ragazzi erano pieni di sabbia, ma la doccia della spiaggia era gelata: non volevamo portarli in macchina coi costumi fradici, così abbiamo detto loro di sciacquarsi alla fontanella che era appena fuori dai bagni. Potete immaginare: in 5 sciacqua un piede, sciacqua l’altro, lava le scarpe, rimettitele, dai una lavata al viso… Ti si risporcano i piedi… Figlio! Hai ancora sabbia sulle gambe, sciacquati bene! Insomma, non solo ci abbiamo messo un’ora, ma sembravamo una famiglia di senzatetto! Finché un inserviente straniero (in divisa!)  ci si è avvicinato chiedendoci: “È la prima volta che venite qui da noi?” E noi “Ehm.. si…” (Perché non si vede? Non siamo abbastanza fuor d’acqua e soprattutto, non diamo l’impressione di non sapere come ci si comporta? In poche parole non si vede che NON siamo gente di mondo?) Certo che è la prima volta! Allora molto gentilmente e pazientemente l’inserviente (che stava asciugando il pavimento fuori dei bagni) ci informa che all’interno ci sono gli spogliatoi, con la doccia calda (per tutti! Non solo per gli abbonati!): dunque potevamo cambiarci e lavarci senza dare spettacolo. E magari uscire come fossimo dei figurini, invece che dei figuranti!

Il Marito stava anche seguendo il tale all’interno per farsi mostrare “come fare la prossima volta”… ma l’ho richiamato in fretta chiedendogli di affrettarsi ad andare via, perché tanto, una prossima volta non ci sarebbe certo stata!

Ah! Uscendo abbiamo anche scoperto quanto voleva l’elegante guardia macchine per riavere il contrassegno in cambio della nostra automobile: ben 8 euri, che sommati ai 39 spesi prima fanno un totale di 47!  E per una giornata in un carnaio, perdipiù a disagio, non c’è male! Davvero!

Scarpe d’artista

Ci sono delle scarpe che appena le indossi capisci che sono quelle giuste per te: il tuo piede è avvolto con gentilezza e pure saldezza, ci fai due passi e le senti leggere e morbide. Ti viene da pensare che sono delle vere opere d’arte.

Mai quanto quelle che vi propongo oggi, pensate dalla designer Charlotte Olympia per la catena di distribuzione di lusso  Neiman Marcus. Magari non saranno comode e confortevoli, visti anche i tacchi, ma non si può negare la loro connessione con l’arte. Di certo, indossandole, non passerete inosservate.

Sono veramente sfiziose. Guardiamole insieme.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Gli Oscar in bianco e nero

Archiviata la notte degli Oscar, premiati i meritevoli e i meno meritevoli, vogliamo anche noi celebrare questo rito cinematografico che si ripete ogni anno.
Lo faremo mostrandovi gli Oscar in bianco e nero. In particolare vedremo le immagini di donne che hanno ricevuto la statuetta come migliori attrici protagoniste negli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. Avremo modo di osservare volti del passato nonché vestiti e pettinature d’altri tempi.
È la storia del cinema bellezza!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Le avventure di ALicE: commessa dell’anno 2012

06-minnie-bn_640x480Qualche giorno fa mi trovai nella necessità di acquistare un dentifricio e trovandomi a passare davanti a una grossa profumeria facente parte di una catena nazionale pensai che avrei potuto acquistarlo li.
Appena entrata nel negozio mi accorsi subito che quel giorno sarebbe finita una promozione grazie alla quale gli acquisti effettuati sarebbero stati scontati del 15% [bei tempi quelli in cui TUTTE le profumerie facevano il 20% di sconto SEMPRE. Ma questa è un’altra storia]. Insomma, proprio come un’allocca, come una perfetta italiana media, mi lascio convincere dalla commessa alla quale avevo chiesto il dentifricio a farmi truccare perché voleva farmi provare un meraviglioso fondotinta scontato. Io sono sempre alla ricerca di fondotinta meravigliosi, per cui la signorina con me quel giorno aveva trovato terreno fertile. Comincia a mettermi un fondotinta cospargendolo con un apposito pennello. A quel punto le faccio presente che non mi piacciono tanto i fondotinta col pennello (incorporato) perché mi dà l’impressione di sprecare la crema. Ma la signorina mi spiega che sono una deficiente non era vero perché le mani cannibalizzano il prodotto. Ovvero [razza di ignoranti che siete, anche voi!] lo assorbono in gran quantità sprecandolo. Comunque mi asseconda mostrandomi un altro tipo di prodotto. Stavolta evito di dirle che detesto anche i dispenser perché l’ultima parte di crema che rimane in fondo al barattolo di vetro non si può recuperare in nessun modo [salvo intervenendo con una punta di diamante (che non ho) o con un martello (che avrebbe mandato in frantumi il vetro, e quindi reso inutilizzabile la crema rimasta)]. Evito, come dicevo di palesarle la mia antipatia per i dispenser soprattutto per evitare di metterle in bocca dei commenti poco carini su di me e sulla mia presunta tirchieria.
In ogni caso, alla fine della seduta di maquillage, mi convince a comprare un fondotinta del colore che diceva lei. Io lo avrei preso poco poco più scuro per darmi un leggero colorito, ma lei no! Il fondotinta non deve colorare, deve uniformare l’incarnato! E lei è chiara! Se lo prende più scuro le fa macchia!
Si, ma… ma… io in primavera sono un po’ più scuretta, magari mi uniforma lo stesso il tono più scuro! Ma no! Non c’è stato niente da fare! Mi sono lasciata convincere come una scema che il colore che mi aveva suggerito era perfetto. Quindi con la coda tra le gambe lo compro, pago e esco.
Sulla strada di ritorno già comincio a pentirmi di averle dato retta. Rimuginando rimuginando il giorno dopo mi decido e torno alla profumeria spiegando la situazione alla ragazza alla cassa, la quale molto gentilmente mi spiega che avrei certamente potuto cambiare il colore, ma avrei dovuto pagare la differenza di prezzo già che la promozione era terminata proprio il giorno prima. Cerco di spiegarmi meglio ripetendole che non volevo fare un reso, ma solo cambiare il colore. Stessa marca, stesso fondotinta, solo il colore diverso! Ma lei insiste: no, si tratta di un reso, per cui rientra un prodotto pagato X – 15% e esce un prodotto che (oggi) costa X. Quindi per fare il cambio avrei dovuto in pratica rinunciare allo sconto! Ma non se ne parla neanche! Lo sconto è stato il solo motivo che mi ha indotto all’acquisto! Incavolata come una belva ringrazio e torno a casa! Cerco su internet il sito del negozio, ma (sorpresa!) non hanno un indirizzo email (all’avanguardia, no?). Quindi mi attacco al telefono (l’unico contatto che forniscono, escludendo di mandare una lettera di carta). Parlo con una signora, la quale mi spiega che in effetti la sua collega aveva ragione: si trattava contabilmente di un reso, per cui era vero, avrei dovuto pagare la differenza di prezzo. Avoglia a spiegare alla solerte impiegata che non si trattava di un prodotto acquistato con i saldi di fine stagione, e che quindi non era più in vendita. Comunque, com’è, come non, è alla fine, probabilmente presa per sfinimento, la signora mi concede eccezionalmente il cambio colore senza sovrapprezzo.
Ritorno al negozio con l’aria un po’ boriosa, spiegando la situazione, della quale nel frattempo erano stati comunque messi a conoscenza. Mi chiamano la commessa (sempre lei!) che mi guida allo stand dove erano esposti i trucchi della marca che avevo preso. Mi fa vedere il colore più scuro. Insiste per farmelo provare in viso (perché sa, la pelle del viso non è mai del colore del polso), e… stenterete a crederlo (stento a crederlo tuttora perfino io), ma mi ha convinto che il tono più scuro sarebbe stato troppo scuro e quello che avevo preso era davvero perfetto per me!
Conclusione: ore sprecate tra andare, tornare telefonare. Incavolature sprecata (perché tanto ha avuto ragione lei); autostima sprecata (perché mi hanno preso, piegato e messo in tasca!) e soldi sprecati (perché io quel fondotinta così chiaro non l’ho mai messo volentieri).
E lei? Lei ha di sicuro vinto i  premio Commessa dell’anno 2012!

Gli uomini e la crisi di mezza età

10743763-andropausa-menopausa-maschile-o-un-problema-concetto-di-erezione--due-simboli-genere-maschile-in-gesA proposito di crisi di mezza età, mi aggancio al post di ieri di Laura che affrontava il mondo degli scimpanzé, per rilanciare l’argomento stavolta occupandoci di quella che colpisce i nostri signori uomini.

Vi ricordate quei bei vecchi tempi in cui gli uomini arrivati a una certa età si guardavano indietro e, rendendosi conto che i tempi che furono non torneranno, andavano in cerca di emozioni, si compravano la moto, si facevano l’amante… Insomma in due parole subivano la vecchia, cara crisi di mezza età. Beh, non voglio certo fare la nostalgica, ma la crisi di mezza età del XXI secolo assume sfaccettature che non ci saremmo mai immaginati! Basta guardarsi intorno. Con questo non voglio dire che i tradimenti non esistono più: tutt’altro (e purtroppo!) solo che sono dettati da diversi istinti e diverse esigenze. Vi espongo qui alcuni esempi di quelle che io considero riflessi di crisi esistenziali dovute all’età che avanza e al tempo che non torna indietro.

Caso 1: Il Marito (e chi altro sennò?). Da un paio d’anni corre. Corre, corre… come un piccolo Forrest Gump de’ noantri. Ha iniziato qualche anno fa con tragitti di pochi chilometri (5-7), e il peggio era il suo ritorno a casa. Oltre che per lo schifo di condizioni nelle quali tornava (sudato, puzzolente, sconvolto) dovevamo assistere a un vero e proprio briefing familiare con il quale ci informava puntigliosamente del percorso fatto. E dire che a noi non ce ne importava davvero una beneamata cippa, rende solo poco poco l’idea dell’interesse con il quale fingevamo di ascoltarlo lo ascoltavamo.

Tra l’altro col tempo e con l’allenamento questo tragitto è diventato via via più lungo (ho un Marito maratoneta io!!!!) e quindi questi briefing sono diventate delle vere e proprie conferenze stampa, con buona pace dei miei figli e mia.

Il tutto poi accompagnato da una smania di dimagrire che manco fosse una modella anoressica: non solo tutte le mattine sale sulla bilancia, ma anche ogni volta che ha fatto sport, dimentico in quel caso che il calo di peso è dovuto solo alla perdita di liquidi, non certo di grasso.

Ma soprattutto ogni volta che si pesa, lo stronzo stolto deve sempre (sempre) farmi la battutina che “mi sta per raggiungere”!

Ecco questa ossessione per la corsa, praticata sia per la forma fisica che per la salute, secondo me ha del patologico. Non è umano. Non scordiamoci la fine che fece il povero Filippide, inconsapevole ispiratore di questo sport che nel mondo moderno sta dilagando ovunque!

Caso 2: Parlavo di questa fissazione del Marito con il nostro pediatra di famiglia (circa 48enne, timido, piacente e affascinante) e anche lui confermava che questa passione sta contagiando tantissimi nostri coetanei che riempiono le strade delle città dall’alba alla notte. [A questo proposito, e andando un po’ OT: ma mi spiegate perché cavolo voi runners schifate i marciapiedi e correte, anche in due o tre sulla strada occupando le corsie automobilistiche e rischiando di provocare incidenti????]

Comunque, convenendo con me che rispetto ad altre “eventualità” e risvolti che potrebbe assumere la crisi di mezza età, la corsa è certamente preferibile, lui mi ha confessato che, non resistendo a una vendita promozionale… si è comprato dei pattini in linea, così accompagnando la figlia a pattinare a Villa Borghese, invece di aspettarla a mo’ di vecchietto seduto su una panchina, avrebbe potuto farle compagnia, schettinando allegramente insieme a lei!

Evidentemente contando sulla parcella favorevole che gli praticherà il suo collega psicanalista (tra professionisti si usa!) quando la poveretta, una volta cresciuta, sarà costretta ad andare in analisi a causa dei turbamenti provocati dal papà pattinatore che le faceva da chaperon per le ville di Roma!

Caso 3: Il 50enne patetico. In palestra con noi viene un… non posso definirlo “ragazzo”, piuttosto un signore, un po’ bolso ma anche un poco spavaldo, con un’aria boriosa che non mi è mai stata simpatica. Bancario, un po’ tamarro (braccialetti e collanine a go-go) affetto come succede a molti uomini dopo i 50 dalla cosiddetta merlite. [Sapete cos’è la merlite? Avete presente i merli? Si, proprio gli uccelletti! Beh quando specie al mare notiamo quei signori che esibiscono zampette sottili sotto una pancia bella tonda non vi ricordano tanto dei merli?] Insomma, questo 50enne patetico con la merlite si è messo a dieta stretta, e in barba al detto che dopo una certa età o salvi il viso o salvi il culo, lui ha deciso di salvare il culo si è ridotto della metà in modo impressionante. Un merlo magro. Non potete capire però quanta sicurezza in se stesso ha acquisito! Si sente fichissimo! Esegue gli esercizi, specie quelli più coreografici sentendosi un ballerino provetto: passi di mambo, cha cha cha, per lui non hanno segreti! La  maestria con la quale esegue i passi di danza emana da tutti i suoi pori. L’abbigliamento poi: esibisce canotte smanicate per lasciar vedere i bicipiti e scollate abbastanza da far intuire i pettorali. Ma non era meglio un po’ cicciotto e goffo, ma “sincero”?

Caso 4: La mia Amica L. non vuole un cane. Nonostante il parere contrario del marito e dei suoi 3 figli, lei il cane non lo vuole. È sempre stata categorica: lei ha un sacco di cose da fare tra casa, famiglia, lavoro e hobbies, e il tempo per un cane lei non vuole spenderlo. E comunque c’è poco da fare: il cane o lo si ama e lo si desidera, o niente. Non si può imporre. Specie quando il marito viaggia spesso per lavoro e la questione potrebbe diventare problematica per chi ha espressamente affermato di non volersene occupare. Ebbene il marito convinto che il diniego della moglie mascherasse solo un po’ di insicurezza nella scelta, e che acquistando il simpatico quattrozampe non le avrebbe fatto altro che un favore, ha prenotato una cucciola di Golden Retriver in un allevamento fuori Milano. Cucciola che è in arrivo in questi giorni!

Non vi dico la reazione della mia Amica! È fuori di sé sia per il pensiero di avere un cane in casa, sia per la rabbia di aver subito una decisione in modo così prepotente. Mettiamoci anche che la proprietaria dell’allevamento ha detto al marito che se la cucciola non è accettata dalla mamma, non può affidarglielo certamente! E questo sarebbe anche corretto se non avesse tirato fuori la questione dopo essersi intascata la caparra. Ma questa è un’altra storia!

La mia Amica L. attribuisce questa ossessione del marito a una crisi di mezza età. E al mio ribatterle che meglio il cane che l’amica, lei mi ha giustamente risposto:

Col cavolo! Almeno l’amante non devo scendere a pisciarla alle 7 di mattina!

E come darle torto?

Writers: vandali o artisti?

Sempre tosto!

Sempre tosto

PICCOLA TI AMO, SEI SEMPRE MIA (della serie “aiutami a di’ sti cazzi!)

ROMANISTI EBREI (senza pensare che magari per qualcuno può anche essere un complimento. Non romanista, ebreo!)

Queste sono solo un paio di frasi lette sui muri vicino casa mia. Ma potrebbero stare vicino alla casa di chiunque. Si, perché imbrattare i muri è un atto vandalico sempre di gran moda. Spesso poi capita di vedere scarabocchi apparentemente senza significato, dietro ai quali invece, per gli accoliti, si nasconde un cosiddetto TAG, una sigla “segreta” con il quale i graffitari si firmano.

Ma a parte chi deturpa il Bene Comune, sempre detestabile e soprattutto punibile per legge, esiste l’arte dei murales, che invece è altra cosa.

Fin da quando ero piccola e si chiamavano ancora graffiti, ho sempre ammirato questi veri e propri quadri di strada, tutti colorati, in piena città a disposizione di tutti.

Certo, il confine tra arte e vandalismo deve essere chiaro a tutti. A Roma per esempio esistono alcuni muri messi a disposizione dal comune (con tanto di targa che lo dichiara) per chi vuole sfogare la propria creatività con le bombolette spray. Ce ne sono altri per i quali tale possibilità non è sugellata da alcuna targa, ma si tratta comunque di muri liberi.

Altri ancora, che si chiamano hall of fame, sono muri che vengono concessi a  writers famosi per un periodo di 90 giorni.

Per il resto l’unico peccato, ma credo faccia parte del gioco, è che sui muri legali i writers sovrascrivono in continuazione facendo perdere tracce magari di veri e propri capolavori.

Il mio Figlio Grande da quando va al ginnasio è entrato a far parte di questo mondo per noi prima d’ora sconosciuto. Non che lui abbia mai avuto particolare predisposizione per il disegno, ma riesce a fare dei “pezzi” che trovo molto belli.

A ottobre scorso ha dedicato al Nonno Mario una scritta di incoraggiamento in prossimità di un’intervento chirurgico che avrebbe subito a giorni, con una frase che da allora è stata adottata non solo da tutti noi di Famiglia, ma perfino dal Papà delle Ragazze, che se gli chiedono come va? Lui risponde: SEMPRE TOSTO!

N.B. Prima di incorrere in tragico errore materno, ho chiesto preventivamente al Figlio Grande l’autorizzazione alla pubblicazione del post e della fotografia del suo murale. Mi ha risposto: “A ma’, te l’avrei chiesto io! Mi hai messo in ridicolo con la storia del figlio drogato, e una volta che ho fatto una cosa bella non la metti nel blog?”

Pezzi di Barbie attaccati al collo

Orribili in verità.

Immaginate un certo numero di Barbie smembrate e i diversi pezzi assemblati a formare collane, orecchini e bracciali che faranno pessima mostra di sé addosso a donne di cattivi gusti desiderose solo di attirare l’attenzione.

Sono opera della designer Margaux Lange, anche lei evidentemente intenzionata a far parlare di sé. Oppure è una serial killer mancata che ha sublimato l’istinto perverso di fare a pezzi le persone indirizzandolo verso le Barbie? Di sicuro bene
non sta, poveretta

Guardate di cosa è stata capace.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Moda eco-sostenibile

Anche l’industria della moda, come tutte le altre, ha un impatto rilevante sull’ambiente, sia per le tinture tossiche utilizzate che per i dannosi processi manifatturieri per la produzione di milioni di articoli.

Per mettere in evidenza tutto questo, la creatrice di moda Nicole Dextras ha dato vita a The Little Green Dress Projekt e ha creato 28 “abiti organici”, realizzati cioè esclusivamente con foglie e fiori. Citando le sue parole, questa collezione evidenzia “il desiderio di un’industria della moda che si basi su materiali e pratiche sostenibili”.

Frutto di una notevole creatività, sono secondo me deliziosi ed eleganti: sarebbe eccitante poterli indossare, seppure fugacemente. Io purtroppo, con il mio pollice nero, li farei appassire in un batter d’occhi.

Gli abiti, di cui potete gustare alcuni esemplari, sono esposti nella Earth Art Exibition a Vancouver.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il facekini, l’ultimo grido sulle spiagge cinesi

Come già accaduto in passato, ci poniamo come blog di servizio per tenervi informati sulle ultime tendenze della moda. Nella fattispecie, vogliamo portare alla vostra attenzione un nuovo capo di abbigliamento che, se indossato con costanza, è in grado di portare anche dei benefici alla salute.

Avvistato nelle ultime settimane nelle spiagge di Qingdao, dunque è un creazione made in China, si è diffuso rapidamente in altre località, credo finora solo della Cina. Si chiama facekini e il nome è orribile quanto il suo aspetto. Chi lo porta diventa una via di mezzo tra un serial killer, un rapinatore di banche e un wrestler messicano. E però. Chi lo indossa può essere più che sicuro di proteggere la pelle del viso dai dannosi raggi del sole.

Di seguito vi mostriamo alcune immagini di persone che hanno indosso il facekini. Mi chiedo che mostri saranno quando se lo tolgono, con il viso cadaverico in confronto al corpo abbronzato.

Comunque, se qualcuno di voi vuole provarlo in questi scampoli d’estate può tranquillamente acquistarlo in rete. Sono gradite foto che ne testimonino l’utilizzazione. Le pubblicheremo con grande gioia.

Questo slideshow richiede JavaScript.