Le avventure di ALicE: Svenevolezze #2

tina-fey-as-liz-lemon-faintingVi ricordate la storia dei miei svenimenti? Il meglio di me l’ho dato la scorsa settimana.

Premessa: il Figlio Piccolo a marzo scorso è caduto in piscina e si è spaccato i due incisivi superiori. Definitivi ovviamente! Dopo la trafila pronto soccorso, la visita alla clinica odontoiatrica, la ricostruzione ecc. ecc. chiediamo al nostro dentista (privato) di valutare il lavoro e soprattutto fare una relazione da presentare alla piscina per la denuncia all’assicurazione.

Ci ha ricevuto la scorsa settimana: accompagno il Piccolo in sala, e mi siedo su una sedia avvisando la dottoressa, sempre gentile e carina, della mia idiosincrasia per tutto ciò che riguarda i denti, e soprattutto le dico della mia propensione allo svenimento. Lei mi tranquillizza, in fondo doveva fargli solo alcune foto: un avveniristico apparecchio appoggiato sui denti ne proiettava l’immagine su un grande monitor: dei dentoni giganteschi con tutte le loro imperfezioni dovute sicuramente al trauma subito. Ma “Va tutto bene!” mi rassicura lei! E io mi faccio forza. Finché la dottoressa non ha la malaugurata idea di chiedere alla sua assistente “un test di vitalità”. Si trattava di uno spray che nebulizzava una sostanza su un tamponcino che la dottoressa appoggiava alternativamente sui due denti del Piccolo chiedendogli: “Senti niente?” E lui non sentiva niente. La prima volta… la seconda… La terza sembra avvertire un poco di fastidio, ma ormai per me era troppo tardi. Ho sentito il caldo improvviso. Poi il sudore. A quel punto mi sono alzata e ho fatto cenno alla dottoressa che sarei andata in sala d’aspetto. Ma lei non aveva capito affatto la mia “urgenza” e sulla porta della stanza mi ha trattenuto chiedendomi se il Piccolo fosse in cura odontoiatrica da qualcuno e se aveva mai messo l’apparecchio. Due domande sciocche in fondo e anche piuttosto legittime. Non per me però. Comunque non in quel momento. Perché a quel punto mi si è annebbiata la vista, ho sentito la testa pesantissima e per la prima volta in vita mia non sono riuscita a prevenire la crisi stendendomi, ma sono caduta in terra come una pera cotta. Ho sentito la dottoressa gridare “Portate via il bambino!!!” e poi ho perso i sensi. E li devo aver persi per parecchio… Quando mi sono ripresa ho visto una serie di persone che si avvicendavano in alto sopra di me. Tipo film. Infermiere, medici, sfigmomanometri, fonendoscopi, acqua e zucchero, strumenti ortodontici usati per ventilare… insomma avevo sollevato con somma vergogna il solito circo a tre piste! Ovviamente resami conto della situazione ho iniziato con le scuse di rito: sono costernata… non vi preoccupate… mi succede spesso… certo sono proprio scema… non sapete come mi dispiace… E lei: sei venuta sola? Ora stai un po’ qui e poi ti chiamo un taxi. Vuoi che chiami il Marito? [si certo, così mi dice di tornarmene a casa in autobus] ”Telefono a tue sorelle?” Fino a che è arrivato un altro dentista, marito della dottoressa, nonché capo di tutta la baracca che, sempre dall’alto mi chiedeva come stavo e cosa fosse successo. A quel punto, cercando di uscire dall’imbarazzante situazione almeno con una briciola di dignità gli rispondo con un’aria degna di Eleonora Duse: “Credo di avere avuto una crisi vagale!”

Di sicuro non sarà servito a risollevare la mia posizione, ma almeno non posso dire di non averci provato!

A rendermi in ogni caso cornuta e mazziata, è stata la “parcella” del tassista: 14 € per tornare a casa!

Tornata a casa ho chiesto al Piccolo se si era spaventato o preoccupato. Lui fa spallucce e mi risponde: Né l’uno né l’altro mamma: sei solo svenuta. Come al solito!

Per concludere, e per farmi sentire un po’ meno sola, e un po più Eleonora Duse, ecco una simpatica carrellata di svenimenti cinematografici!

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Le buone cose di pessimo gusto / 6

DSC02434Tutto si potrà dire delle religioni del mondo, tranne che non abbiano prodotto gingilli kitsch (l’ebraismo perlopiù si salva in forza del senso dell’umorismo, cfr. il “rabbino” di qualche settimana fa). Questa candela di dimensioni abnormi rimanda più o meno all’India, ma con un valore aggiunto: essendo rimasta per molto tempo esposta al sole su un solo lato, si è progressivamente piegata fino a trasformarsi in una specie di mostro vermiforme deforme in stile Dune. Al momento è stata confinata in cima a un alto armadio. Per la foto si è scelta un’inquadratura il meno raccapricciante possibile.
 
 

Fotografia della Storia o Storia della fotografia. L’eroe ignoto di piazza Tien’anmen

Nel 1989, anno in cui molti regimi comunisti, quali quelli della Germania Est, della Cecoslovacchia, dell’Ungheria, della Bulgaria, dell’Estonia, della Lituania, della Lettonia e della Romania, furono rovesciati, anche i Cinesi vissero con grandi speranze la loro primavera inseguendo la democrazia. Accadde tra il 15 aprile e il 4 giugno, quando piazza Tien’anmen, a Pechino, divenne il teatro di una serie di dimostrazioni di studenti, intellettuali e operai. Ma a soffocare ogni ribellione ci pensarono la mattina del 4 giugno i carri armati percorrendo le strade della città, massacrando i rivoltosi e sgomberando la piazza. Si parlò di migliaia di morti, ma su tutto scese la mannaia della potentissima censura cinese. Tuttavia questa volta riuscirono a far arrivare in Occidente testimonianze e documentazioni dell’accaduto.

In particolare, arrivò sulla nostra stampa una fotografia, diventata l’icona di quei mesi, scattata il giorno successivo alla strage, il 5 giugno, quando ancora si aggiravano per Pechino i carri armati. Essa ritrae un ragazzo in maniche di camicia, con quella che sembra una busta della spesa in mano, che fermo in mezzo alla strada si oppone inerme a una colonna di carri armati in arrivo.

La scena si svolge sotto le finestre del Bejing Hotel dove alloggiava la maggioranza dei giornalisti e dei fotoreporter occidentali che si adoperarono immediatamente per immortalare la scena. Tanto che esistono cinque versioni, scattate da diverse altezze, di quell’atto di coraggio dello sconosciuto cinese: gli autori furono il freelance Charlie Cole, Stuart Franklin di Magnum, Jeff Widener dell’Associated Press e Arthur Tsang Hin Wah di Reuters. La quinta fotografia venne fuori alcuni anni dopo: era stata realizzata da Terryl Jones direttamente dalla strada. Le vedete in alto (cliccate su una qualunque per aprire la galleria).

Come possiamo facilmente immaginare, di quel ragazzo, del quale non ci è giunto neppure il nome, non si ebbero mai notizie né si riuscì a sapere la fine che fece. Resterà per sempre il coraggioso cinese ignoto.

Per leggere le puntate passate e future (è possibile anche questo nel Blog delle Ragazze 😉 ) cliccate sull’argomento “Storia della Fotografia” alla fine del post.

Turchia: volti

Cliccare su una foto qualsiasi per aprire la galleria.

Uomini scimpanzé maiali

maialiIpotesi shock? Qualcuna di noi Ragazze è minimamente sorpresa? E voi Ragazzi siete sotto shock? 😆

Papa Bergoglio, e i preservativi?

TheCondomAidsRibbon_jpgAvete fatto caso che dell’infezione da HIV si parla solo un giorno l’anno, il primo dicembre, giornata mondiale di lotta all’AIDS? Nei rimanenti 364 giorni si tende a ritenere il problema risolto, o al massimo limitato ai paesi cosiddetti poveri.

I numeri diffusi in questi giorni, invece, dicono qualcosa di diverso. Nel nostro paese, come nel resto dell’Europa, le persone non solo continuano a contrarre HIV, ma per una buona percentuale ricevono la diagnosi con un notevole ritardo, poiché non si sottopongono al test, andando incontro, di conseguenza, a una minore efficacia delle terapie.

Papa Bergoglio, fin dall’inizio del suo pontificato protagonista di prese di posizione anche sorprendenti rispetto ai predecessori, ha voluto affrontare il tema durante l’Angelus di domenica primo dicembre.

Ha pronunciato parole sacrosante riguardanti l’accesso alle terapie per ogni malato e ha espresso la propria vicinanza alle persone affette da HIV, specialmente ai bambini. E ha concluso: “Preghiamo per tutti, anche per i medici e i ricercatori”.

Per gli psicologi e gli altri operatori sanitari no, ma lasciamo perdere.

Tutto qui, Bergoglio? A far così sono stati capaci tutti. Non è stato proprio niente di particolare. Dunque, almeno su questo tema,è rimasto in linea con chi l’ha preceduto: sulla prevenzione, leggasi sull’uso del preservativo, infatti, nemmeno una parola. Però bisogna riconoscergli che non ha indicato la necessità dell’astinenza per fermare la diffusione del virus. È stato detto, è stato detto, credetemi.

Comunque, se vogliamo sentirci per telefono per un approfondimento io sono disponibile. 😆

Rodolfo er caimano

2gx1op2L’ho conosciuto la prima volta quando mi si è rotta la lavatrice. Ho chiamato il centro assistenza ed è arrivato a casa mia il tecnico. Rodolfo er Caimano, appunto. Avrà avuto 50 anni, romano de Roma, alto, capelli bianchi radi e un po’ lunghetti. Non mi ha colpito per il suo lavoro di tecnico riparatore (per quanto si è dimostrato serio ed efficiente), quanto per la sua chiacchiera e la sua filosofia. E anche per le espressioni colorite che usa. Er Caimano è un vero personaggio e dimostra una cultura non indifferente. Naturalmente ogni seduta dura almeno il doppio perché Rodolfo si dilunga in chiacchiere, ma se avete tempo vale la pena starlo ad ascoltare.

Quella volta parlavamo della concorrenza dei suoi colleghi dell’est, perlopiù rumeni, che hanno più lavoro rispetto agli italiani perché vengono pagati di meno. E allora il tecnico è uscito dal suo ruolo per rivestire quello di affabulatore: parlava puntandomi il dito contro e condendo le sue frasi con frequenti ME SO SPIEGATO? E quindi via a “spiegarmi” che (scrivo in maiuscolo per imitare il suo tono di voce)

FANNO BENE I RUMENI A RUBBA’! C’HAI PRESENTE TRAIANO? C’HAI PRESENTE QUELLO CHE S’È FREGATO QUANNO È ANNATO IN DACIA? BEH, MO I RUMENI SE STANNO SOLO A RIPRENNE LA ROBBA LORO, ME SO SPIEGATO?

Che detto così non fa un plissé! Ma questa è solo una delle decine di lezioni di storia che mi impartì quel giorno. Insomma a me sto Rodolfo mi stava simpatico.

E allora la volta successiva all’ulteriore guasto della lavatrice, ho chiamato direttamente lui, che molto provvidenzialmente mi aveva lasciato un volantino. È li che ho appreso il suo nome: la scritta RODOLFO ER CAIMANO campeggiava su quel foglietto A5! Al telefono mi aveva già spiegato che ora non lavorava più con la B@$H, ma si era messo in proprio. Per me andava bene lo stesso! Quando è arrivato a casa gli ho chiesto il motivo di quella decisione e lui sapete che mi ha risposto (sempre col suo modo, naturalmente!)?

A SIGNO’, LO SA CHE C’È? ME SO’ MESSO A FA’ ER PRESIDENTE OPERAIO! E LO SA PERCHÈ? PERCHÉ QUESTI FANNO I FROCI COI CULI DELL’ARTRI! 

IO ‘NA VORTA SO ANNATO A UNA RIUNIONE DOVE ER CAPO HA DETTO: IO PURE POSSO VIVE CO 1000 EURO AR MESE…. POI È USCITO FORI E È MONTATO SUR TUAREG…. ME SO SPIEGATO? MA LO SA’ SIGNO CHE È ER TUAREG? UN CARRARMATO VESTITO A FESTA! ME SO’ SPIEGATO? ME NE SO’ ANNATO VIA SUBBITO: IO ER TUAREG A TE NUN TE LO PAGO! ME SO SPIEGATO?  ANCHE PERCHÉ A ME, LO SA QUANTO ME PAGAVANO? ME DAVANO ER 50% DELLA CHIAMATA… E LO SA QUANT’È ER 50% DE GNENTE? … GNENTE!

E poi continuava con le sue lezioni di economia politica.

A NOI I TEDESCHI CE FANNO UN CUORE DE PANNA*, ME SO SPIEGATO? MA LO SA PERCHÉ? PERCHÉ NOI FAMO I PAGAMENTI A 60, 90, 180 GIORNI! E QUELLI INVECE PAGANO ALLA CONSEGNA!!!!!

E MO CHE C’È ‘NA LEGGE EUROPEA CHE I PAGAMENTI SE FANNO A 30 GIORNI, LORO CE FREGHENO LO STESSO! NOI LI FAMO A 30 GIORNI? LORO LI FANNO ALLA CONSEGNA! NOI LI FAMO ALLA CONSEGNA E LORO LO SAI QUANDO LI FANNO?

…. ALL’ORDINE!

LO SA CHE VOR DI’ PAGA’ ALL’ORDINE? CHE SE FIDANO DE TE! ME SO SPIEGATO?

Una volta, era la giornata contro la violenza sulle donne, mi tenne mezz’ora a parlarmi di Ipazia (che nella mia ignoranza ignoravo) e della sua uccisione da parte dei cristiani! Rimasi ammirata.

Insomma, se vi si rompe un elettrodomestico (non che io ve l’auguri!) fate come noi: chiamate Rodolfo!

*Figura metaforica per dire “Ce fanno un culo così!”

Le buone cose di pessimo gusto / 5

DSC02432L’Egitto! La Benedizione dal Nilo! La Maledizione di Tutankhamon! Lo Splendore dei Faraoni! L’Enigma delle Piramidi! Il Mistero della Sfinge! Il Millenario Arcano dei Geroglifici! L’Ululato di Anubi! La Conturbante Bellezza di Nefertiti e di Cleopatra! La Mecca del Turismo! (a parte il fatto che la Mecca non si trova in Egitto, e che il turismo da un paio d’anni, te saluto) L’Ipotesi Extraterrestre! NONCHÉ! La Madre di Tutta la Paccottiglia Kitsch!
 
 

Fotografia della Storia o Storia della Fotografia. Omayra Sanchez

omayra sanchezGuardate l’espressione di quella ragazzina nella foto, esausta ma non doma. E i suoi occhi spalancati, ma non impauriti, pur nella consapevolezza di quel che l’aspetta.

È Omayra Sanchez, da tre giorni è imprigionata in una massa di acqua gelida, fango e detriti mentre le sue gambe non sono più in grado di muoversi dopo i colpi ricevuti da barre metalliche nel crollo della sua casa. Solo la testa è rimasta fuori.

La foto si intitola “Agonia di Omayra Sanchez”, ma può essere considerata la rappresentazione dell’impotenza e del coraggio. Ancora una volta la storia di una disgrazia, si lamenterà qualcuno di mia conoscenza 😉 Comunque eccola.

Novembre 1985, Omayra, 13 anni, stava nella sua casa di Armero in Colombia e insieme ai genitori e il fratello si stava chiedendo cosa fosse tutta quella cenere che cadeva a pioggia. La causa era l’eruzione del vicino vulcano Nevado Del Ruiz che aveva provocato frane e tracimazione dei fiumi. Tonnellate di fango, cenere e acqua si riversarono sulla cittadina sommergendola. Per due giorni e tre notti i soccorritori tentarono in ogni modo di tirarla fuori da quella trappola, progettando persino l’amputazione delle gambe, ma inutilmente poiché gli strumenti necessari non arrivarono in tempo. Mentre aspettava fiduciosa, Omayra parlò con giornalisti e apparve nelle TV di tutto il mondo, raccontando di sé, degli amici, della nonna che non era riuscita a salvare.

Frank Fournier, un fotografo francese, arrivò il terzo giorno è scattò una serie di immagini, tra cui quella in alto. A quel punto Omayra era ormai stremata, cominciava anche ad avere delle allucinazioni e infatti dopo poche ore, era il 16 novembre, morì.

La foto scatenò numerose critiche, ci fu chi diede dell’avvoltoio a Fournier per aver scattato le foto invece di prestare soccorso e per aver ricavato fama e premi, vinse infatti il Word Press Photo, da quella disgrazia. Ci si chiese se non fosse stata un’oscenità aver mostrato la sua sofferenza e aver violato il suo diritto alla privacy, proprio in prossimità della morte.

Egli ribatté che la foto contribuì alla raccolta di denaro da tutto il mondo per aiutare i superstiti e mettere in luce la irresponsabilità e l’incapacità dei leader del paese che non avevano messo in atto misure preventive nonostante l’allarme dato in anticipo dai vulcanologi. Nella sciagura morirono circa 25 mila persone.

Questa vicenda non può non riportarci alla mente la storia terribile di Alfredino Rampi, caduto in un pozzo artesiano il 10 giugno 1981 e morto a 60 metri dalla superficie dopo tre giorni di tentativi andati a vuoto di salvarlo. Anche in questo caso una tragedia si trasformò in un evento mediatico con una diretta televisiva non stop lunga 18 ore a reti RAI unificate. E intorno, nel luogo non transennato, si raccolsero fino a 10 mila persone cui si aggiunsero diversi furgoncini di venditori di generi alimentari.

Per leggere le puntate passate e future (è possibile anche questo nel Blog delle Ragazze 😉 ) cliccate sull’argomento “Storia della Fotografia” alla fine del post.

Efeso e Hierapolis

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