Time e Newsweek: guerra di copertine #2

okcityQuasi un anno dopo le vicende legate alla foto segnaletica di O. J. Simpson, di cui abbiamo parlato in questo post, si verificò un altro contenzioso tra Time e Newsweek.

La foto in questione è impressa nella nostra memoria: ritrae il vigile del fuoco Chris Field che ha in braccio la piccola Baylee Almon, un anno, tratta dalle macerie dell’edificio governativo distrutto in seguito all’attentato di Oklahoma City del 19 aprile 1995 e che morì poco dopo in un ospedale dei dintorni.

Sia Time che Newsweek la misero in copertina e si scatenò la guerra. Il direttore di Time sosteneva di averne acquistato i diritti da Charles Porter, mentre quello di Newsweek affermò che la loro foto era stata scattata da Lester LaRue. Nessuno dei due era un fotografo professionista, entrambi avevano portato i propri rullini a sviluppare e coloro che avevano stampato le foto avvertirono i giornali e le agenzie.

Time accusò l’agenzia che rappresentava Porter di aver fatto il doppio gioco e aver venduto la stessa foto con un nome falso a Newsweek. Furono chiamati dei periti i quali certificarono che effettivamente le due foto erano state scattate esattamente nello stesso momento da due persone diverse che si trovavano a una distanza di appena 90 centimetri l’uno dall’altro.

Per la cronaca, fuori dagli USA, la foto di Porter fu pubblicata da tutti i giornali britannici tranne il Sun dove ritennero che fosse troppo forte per essere proposta ai lettori. La stessa posizione fu espressa anche dal Guardian, ma poi la pubblicò per il primo anniversario dell’attentato. L’Independent, infine, optò per la versione in bianco e nero in cui la visione del sangue era mitigata.

Charles Porter l’anno successivo vinse il Pulitzer. E LaRue che fine fece? Tentò di commercializzare la sua foto facendola riprodurre su magliette, poster e altri oggetti, ma Aren, la mamma della piccola vittima, lo accuso di sfruttare per profitto personale la propria tragedia. Inoltre, si scoprì che per scattare quella immagine aveva utilizzato una macchina fotografica di proprietà dell’azienda del gas per cui lavorava da trent’anni, la quale, per evitare una cattiva pubblicità, lo licenziò in tronco.

Stessa foto, uno vince il Pulitzer, l’altro perde il lavoro: le vie del successo sono imperscrutabili. E anche quelle della sfiga.

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