La foto contesa

rif171

Nei giorni scorsi, nei commenti a questo post, è stato sollevata la questione su quanto la fotografia sia in grado di raccontare davvero tutto. In quella sede avevamo anticipato la strana storia della foto che vedete in alto. In effetti, è una di quelle immagini che contraddicono l’idea che la fotografia mostra la realtà, racconta la verità.

Negli anni, infatti, è stata utilizzata da forze avverse per dimostrare la ferocia della controparte.

Nel 1938 fu la Falange, movimento fascista spagnolo, a brandirla per mostrare la natura barbarica dei Repubblicani. In quegli anni il Corriere della Sera, allineato sulle posizioni di Mussolini dopo l’estromissione del direttore Luigi Albertini, la pubblicò spiegando che erano dei membri delle Brigate comuniste internazionali a mostrare le teste mozzate dei patrioti spagnoli.

Nello stesso anno L’Humanité, organo del Partito Comunista Francese, la utilizzò per denunciare i metodi spietati dell’impero coloniale francese in Africa.

Alla fine del regime franchista, poi, la foto venne usata da alcuni storici come testimonianza delle atrocità perpetrate dalle truppe di Franco sui prigionieri durante la guerra civile.

E allora, dov’è la verità?

La versione più accreditata è ancora un’altra. Si ritiene che sia stata scattata durante la guerra del Rif in Marocco, quindi tra il 1921 e il 1927, quando gli eserciti spagnolo e francese cercarono di sottomettere brutalmente le popolazioni berbere.

Anche l’autore della fotografia è un punto interrogativo, pur se spesso viene attribuita a David Seymour, il futuro co-fondatore della famosa agenzia Magnum.

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2 Risposte a “La foto contesa”

  1. Non mi sembra che il problema sia se la fotografia sia in grado di raccontare davvero tutto. E non mi sembra nemmeno che questa foto corrobori l’una o l’altra tesi. Mi sembra che qui il problema non sia l’immagine in sé (i dati) ma l’identità delle vittime e dei carnefici (i metadati). L’incertezza sui metadati o la loro manipolazione cambiano il significato della foto. Insomma, se è vero che (come si dice) un’immagine vale piú di mille parole, un’immagine può anche mentire più di mille parole.

  2. Un altro caso clamoroso di foto che “cambiava significato cambiando la didascalia” era la foto di copertina del libro (cosiddetto) di accusa “Il Papa di Hitler” di John Cornwell
    http://www.ebookdownloads.me/ebook/hitlers-pope-the-secret-history-of-pius-xii-john-cornwell
    che – stando all’autore – mostrava Papa Pacelli mentre sfilava di fronte alle SS schierate. Invece era l’allora nunzio apostolico (ambasciatore vaticano) Pacelli, negli anni ’20, che passava di fronte alla Guardia d’onore del Kaiser dopo un colloquio.

    Intanto segnalo il re dei “falsi” fotografici, ossia immagini che vengono prese per vere perché allestite in un certo contesto: il catalano Joan Fontcuberta http://www.fontcuberta.com

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