I pupazzetti LEGO sono sempre più arrabbiati

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE lo credo. Basta che si guardino intorno e l’ira monta. Questo se ci trovassimo in zona fantascienza, ma il riferimento del titolo ha a che fare con la vita reale, in particolare con l’espressione scelta dai creativi dell’azienda per le loro facce.

Il LEGO (ai miei tempi si diceva le costruzioni LEGO) è venduto in oltre 130 paesi e solo nel 2010 sono stati prodotti ben 36 miliardi di mattoncini. Se dovessimo fare una media, ogni abitante della Terra ne possiede 75. Dal 1975 l’azienda iniziò a mettere in vendita dei pupazzetti alti quanto quattro mattoncini con un sorriso enigmatico e la pelle gialla. Dal 1989 presentano differenti espressioni facciali e dal 2003 anche diversi colori della pelle, cominciando con il popolare giocatore di basket Shaquille O’Neal che è stato rappresentato con la pelle scura. Oggi infatti esistono tanti tipi di pupazzetti che fanno spesso riferimento a temi precisi: selvaggio West (i primi a possedere anche il naso), campioni del NBA, Harry Potter, Star Wars.

L’introduzione dei pupazzetti ha permesso ai bambini di mettere in scena le loro fantasie identificandosi con i protagonisti di esse.

Dove sto andando a parare con questa piccola storia del LEGO? Ovviamente nella nostra tanto amata Scienza Pacioccona. Degli Scienziati neozelandesi e polacchi, infatti, hanno voluto far valutare le espressioni dei pupazzetti, 628 in tutto, attraverso un questionario online cui hanno risposto 264 adulti. I partecipanti avevano il compito di categorizzarle all’interno di sei categorie (rabbia, disgusto, paura, felicità, tristezza e sorpresa) indicando il livello di intensità per ciascuna di esse. I risultati sono stati pubblicati su Proceedings of the 1st International Conference on Human-Agent Interaction, Sapporo.

L’emozione più riscontrata nelle faccine è la felicità (324), seguita dalla rabbia (192), e poi, distanziate, la tristezza (49), il disgusto (28), la sorpresa (23) e la paura (11). È stato rilevato anche che negli anni sono aumentate le espressioni arrabbiate e diminuite quelle felici. Infine, l’impressione dei ricercatori è che nel tempo siano cresciuti di numero i temi che hanno per base i conflitti, soprattutto dei buoni contro i cattivi.

Alla fine della dettagliata analisi gli Scienziati si chiedono quale impatto questa evoluzione dei pupazzetti LEGO possa avere sui bambini e sul loro modo di giocare. Purtroppo però non sanno darci una risposta, ma noi sopravviveremo ai loro dubbi nella convinzione che i bambini di ogni epoca si sono confrontati con la contrapposizione tra il Bene e il Male, basti pensare ai personaggi della Bibbia, della mitologia, agli eroi epici.

Ma se proprio vogliamo capire quali conseguenze dovranno patire i nostri figli per colpa dei pupazzetti LEGO potremmo sempre chiedere al Grande Capo Estiqaatsi, lui avrà senz’altro una risposta da darci.

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12 Risposte a “I pupazzetti LEGO sono sempre più arrabbiati”

  1. >… soprattutto dei buoni contro i cattivi

    ma ANCHE dei cattivi contro i buoni, voglio sperare! 😀 (a proposito, se questa fosse più quadrotta, sarebbe una faccia da Lego)

  2. L’ho interpellato io il Grande Capo:

    “Estiqaatsi dei pupazzetti Lego… pensa che è un peccato che non c’è più pupazzetto cowboy e pupazzetto indiano”!

  3. Il mio Figlio Piccolo è un grande appassionato di Lego. Ha iniziato ovviamente con i milioni di mattoncini dei fratelli (io credo di possedere tutti quelli che statisticamente sono stati assegnati agli abitanti di Roma!). Poi sono venuti i suoi. Ma la cosa che mi turba è che adesso più di prima il Lego è vendute in scatole che contengono i mattoncini precisi per costruire varie cose, con il relativo libretto di istruzioni. Qualche esempio? Naturalmente a seconda della moda del momento: Harry Potter (castello, nave ecc.) Star Wars, Super eroi della Marvel, fino ai nuovi pessimi cartoni appena inventati e tanto ricercati dai bambini (grazie ovviamente alla pubblicità che li martella): Ninjago, Chima ecc ecc. [non fatevi domande: credetemi, è meglio che restiate nell’ignoranza!]

    Quello che sostiene mio Figlio per giustificare che i pezzi di un gioco costato un sacco (ma proprio un sacco!) di soldi, dopo una settimana sono allegramente mischiati con gli altri, è che le istruzioni si possono seguire la prima volta, ma dopo si deve usare la fantasia… sennò che gioco intelligente è?
    E allora io come faccio ad arrabbiarmi?

  4. Una nota di speranza: a mio nipote Luca (13 anni) per il Natale scorso avevano proposto in regalo lo smartphone. Ha rifiutato per avere una confezione più grande di Lego, con cui si potevano realizzare tre diversi veicoli (gru, bisarca…).

    Va bene, ora il palmare ce l’ha, ma è stato l’ultimo della sua classe ad averlo. Per la fierezza dello zio 🙂 — il quale poi, quando è con lui, lo stressa per vedere internet sul suo smart, senza bisogno di accendere il computer 😀

    • Perchè (aggiungo io) il suo zio giurassico ha un telefonino “vintage”… Avete presenti quelli con l’antenna che si estrae? Una roba che definire a-tecnologica non rende l’idea!
      😆

  5. Anche mio nipote, che di anni ne ha solamente 5, predilige i mattoncini Lego ai giochi elettronici, e meno male!!! Poi lui le istruzioni non le guarda nemmeno. Spero continui così.
    Mchan

  6. Ho appena fatto vedere al Figlio Piccolo questo post. A parte la richiesta di leggerglielo “perché è troppo lungo”, mi ha domandato:
    – ma Laura ha questi pupazzetti????
    e io:
    – no, ha trovato la foto su internet!
    e lui (nella segreta speranza che la zia glieli regalasse):
    – Ah! Peccato!

  7. Credo che il fenomeno sia inverso: i Lego hanno seguito una tendenza che non stanno dettando loro – è sufficiente vedere i film per l’infanzia degli anni sessanta e quelli che stanno uscendo ora…

    • Non solo. Ora le confezioni di lego nascono al seguito dell’uscita di film (o di saghe). Vedi Star wars, Harry Potter, Spiderman… Spesso questo è il motivo per cui a volte queste costruzioni lasciano ben poco alla fantasia dei bambini. Prima di questo filone di Lego, e dell’invenzione dei pupazzetti belli e pronti, mio figlio costruiva dei bellissimi ometti fatti con i mattoncini dalla testa ai piedi!

      • La cosa triste è che questa nuova direzione commerciale ha salvato la Lego – dico “triste”, perché mostra che, per come siamo fatti ora, per il tipo di società in cui viviamo, non ci sono tante altre alternative. Un anno e mezzo fa mio figlio, che allora aveva otto anni, ha subito un piccolo intervento chirurgico; il patto era che, una volta uscito dall’ospedale, avrebbe potuto scegliere il gioco che preferiva. Sono stato contento quando mi ha chiesto di prendere una specie di pagoda dei Ninja-go; meno quando mi sono reso conto che quasi tutti i pezzi che la componevano servivano solo a quello. La cosa più bella del Lego era che, dati alcuni pezzi fissi (quello da due, quello da quattro, ecc), si doveva costruire la miglior cosa possibile. Ora, invece, non c’è nessun problema da risolvere – nessuna idea da mettere in campo…

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