Il diavolo nei dettagli: A pesca di citazioni

Dali-tonnoUn grande ritorno: Salvador Dalí! L’opera in questione si intitola La pesca del tonno o La tonnara, realizzata nel 1966-1967 e conservata in Francia presso la Fondazione Paul Ricard. Un quadro gigantesco (3 metri x 4), che riassume tutte le esperienze umane, artistiche e filosofiche di Dalí, ma anche al centro di polemiche, perché, a quanto pare, l’artista fece dipingere l’opera in parte da un aiutante ufficioso.Dalí ha fornito varie spiegazioni su questa Tonnara, tra i racconti di pesca uditi da ragazzino, il concetto di Natura e di energia cosmica che vi è racchiuso, ecc. Altri riferimenti sono ricavabili confrontando l’opera con quelle dell’ultimo periodo dell’artista catalano. Ma c’è una cosa, un unicum, che Dalí non ha messo in evidenza: un dettaglio sullo sfondo, in cui una superficie quadrettata si trasforma in un banco di pesci, verso il basso, e in uno stormo di uccelli, verso l’alto. Una citazione para-para da una delle opere più famose di M. C. Escher (vedi settimana scorsa).

Che cos’hanno in comune il sanguigno, surrealista Dalí con il pacato, geometrico Escher? Sostanzialmente, il fatto di essere due uomini “del Rinascimento”, affascinati dai misteri della Natura, convinti di poterli “leggere” in chiave matematica, eppure consapevoli che la complessità del Reale alla fin fine sfugge ai tentativi di ingabbiarla.

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dhr

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13 Risposte a “Il diavolo nei dettagli: A pesca di citazioni”

  1. E’ vero! E’ incredibile! E’ una citazione riconosciuta dalla critica ufficiale?

    • Che io sappia, no. Del resto, l’opera è talmente piena di roba che quel diavoletto di un dettaglio passa inosservato.
      In tutta la sua carriera, credo che Dalí abbia “citato” Escher un’altra sola volta: nell’enorme dipinto “La battaglia di Tetuàn”, anch’esso degli anni ’60, compare una gradinata che può essere vista simultaneamente da due prospettive.

      ***

      Ne approfitto per aggiungere una gustosa novità su Dalì. A Terni è in programma una mostra della Divina Commedia illustrata dal pittore catalano, 100 opere corrispondenti ai 100 Canti del poema. Bene, io l’avevo vista altrove e ho collezionato ben 2 cataloghi. Ma come immagine-simbolo della mostra di Terni compare un’opera (indubbiamente di Dalí, e indubbiamente riferita a Dante) che finora NON si era mai vista in giro!
      Quindi, per far “tornare” il numero 100, significa che mancherà un disegno presente nelle serie precedenti. Quale?? Un bel diavolo nei dettagli pure questo.

      • Allora complimenti e grazie della chicca che hai riservato al blog. Ci racconti come hai fatto a scoprirlo? Non deve essere stato facile.

        • Mah… come ho scoperto tutti gli altri: osservando con calma, ri-osservando subito, ri-osservando a distanza di tempo, ri-osservando in condizioni diverse (p.es. esaminando un catalogo prima dall’inizio alla fine, e poi dalla fine all’inizio, il che varia i rapporti gestaltici)… e poi ci sarà una certa propensione innata a fare associazioni visive.

  2. Davvero incredibile! Dhr sei un mito!

  3. Visto che il pubblico è così ben disposto, ne approfitto per aggiungere qualche chiave di lettura importante – non dettagli, stavolta! – della “Pesca del tonno”.
    Anzitutto, l’idea che la vita (biologica) è resa possibile dalla “concentrazione” delle energie cosmiche. Che è lo stesso fattore, però, a produrre la necessità di nutrirsi e quindi la violenza.
    Il personaggio probabilmente più importante della composizione è il giovane nudo di spalle sulla destra. Confrontandolo con altre opere e scritti di Dalí, rappresenta l’umanità “trasfigurata”. Cioè non solo quella “risorta” alla fine dei tempi, ma anche quella (in teoria) già in Terra biologicamente potenziata dalla scienza – una scienza olistica immersa in una spiritualità cosmica. Si nota l’eco di Paracelso? 😛

  4. Dunque, scusate il ritardo, ma riesco a mettermi solo ora al PC.
    Intanto davvero meraviglioso il diavolo di oggi! Diaccaè, sei proprio un grande!
    Mi inserisco non solo per complimentarmi con dhr, ma anche per dire che domenica scorsa, quando ha chiesto alla fine del post chi sarebbe stato a copiare Escher… beh, io (senza nemmeno sapere perché) ho immediatamente pensato a Dalì!
    Chissà che strana associazione mentale e involontaria avrò fatto!

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