Tu e Lei

Un Direttore Generale di una banca era preoccupato per il suo giovane collaboratore che, dopo un periodo in cui non si era mai fermato neanche per la pausa pranzo, comincia improvvisamente ad assentarsi tutti i giorni a mezzogiorno. Il Direttore Generale si rivolge quindi a un detective privato. “Segua il Sig. Bianchi per una settimana intera, non vorrei che fosse coinvolto in qualcosa di sporco”. Il detective fa il suo lavoro, torna e rapporta: “Allora Direttore, Bianchi esce normalmente a mezzogiorno, prende la sua macchina, va a pranzo a casa sua, fa l’amore con sua moglie, fuma uno dei suoi eccellenti sigari e torna a lavorare “. Risponde il Direttore: “Oh, meno male che non c’è niente di losco in tutto questo!” Il detective quindi domanda: “Posso darLe del tu, Direttore?” Sorpreso il Direttore risponde: “Sì certo, come no!”. E il detective: “Allora ti ripeto: Bianchi esce normalmente a mezzogiorno, prende la tua macchina, va a pranzo a casa tua, fa l’amore con tua moglie, fuma uno dei tuoi eccellenti sigari e torna a lavorare.

TUEcco come cambia il discorso quando si passa dal lei al tu. E non è questione di snobismo è la nostra lingua che lo richiede. Ci sono idiomi che, al contrario dell’italiano, non prevedono la distinzione tra “lei” e “tu”. Come l’ebraico o l’inglese per esempio. Ma in Italia c’è una sostanziale differenza tra dare del tu e del lei, e non vedo perché in alcuni casi questa consuetudine debba venire intenzionalmente ignorata.

Ci sono persone, come il Marito, o come il Papà delle Ragazze per esempio, che usano il “tu” indiscriminatamente, con chiunque, e ovviamente non si offendono se anche emeriti sconosciuti danno loro del tu. Non sono i soli, mi capita che anche persone mai viste e conosciute mi diano del tu, magari commessi, baristi, ecc. Certo mi chiedo sempre in casi simili se il mio interlocutore e io abbiamo mai mangiato pasta e fagioli insieme, ma tutto sommato è una questione di banale maleducazione. Nulla di più. Ma ci sono dei casi in cui la maleducazione diventa volgare, e l’ho toccato con mano nell’ultimo periodo, in pieno uragano, quando sono stata costretta ad avere a che fare con gli ospedali. E’ lì che ho notato la consuetudine da parte degli infermieri di dare del tu ai pazienti.
Mi è capitato di leggere su internet un articolo della USL di Arezzo con il quale si giustificava questa abitudine con la necessità di far sentire i malati a proprio agio. Come se negli ospedali italiani fosse sufficiente questo: tra la disorganizzazione, la maleducazione dei medici, le lunghe attese anche solo per avere informazioni, la malasanità… pensano che basti dare del tu ai pazienti per far sentire loro un’atmosfera familiare. Tantopiù che quando il “tu” non è reciproco mette invece l’interlocutore a disagio in quanto lo pone in condizione di inferiorità. Se poi l’interlocutore è davvero in posizione subalterna o subordinata, dargli del tu a mio avviso accresce la distanza. L’esempio infermiere/paziente è uno di quei casi. In linea generale a mio avviso si può dare del tu quando ci si trova di fronte a una persona molto più giovane, o quando può essere ricambiato, e ovviamente quando viene proposto: è sicuramente un modo di manifestare simpatia, di non voler tenere le distanze: e in questi casi non può che far piacere.

Una volta la mia Amica Lea venne apostrofata dal Direttore Generale dell’importante azienda di beni di lusso per la quale lavorava, dandole del tu in modo assolutamente anomalo e non consueto in ufficio. Lea, con la prontezza di riflessi che la caratterizza gli rispose educatamente restituendogli “il tu”. Il Direttore Generale, borioso come solo chi ricopre questa carica a volte sa essere, tornò immediatamente a rivolgerle la parola dandole del lei.

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8 Risposte a “Tu e Lei”

  1. veramente, quello del dare brutalmente del tu a tutti, più che un problema del personale sanitario, è un problema “storico” di Roma. se ne lamentava già Dante.

  2. Sono perfettamente d’accordo con te. Comunque a volte mi capita che i pazienti stessi mi dicano “diamoci del tu” oppure “mi dia del tu”. Io gentilmente declino.
    Con noi è d’accordo anche Kundera, che ha scritto:
    “Confesso di avere avuto, da allora, un’avversione per il tu; in origine, deve essere espressione di una fiduciosa vicinanza, ma se le persone che si danno del tu sono estranee una all’altra, questo darsi del tu acquista immediatamente il significato opposto, diventa espressione di rozzezza, per cui un mondo nel quale la gente si dà normalmente del tu non è il mondo della fratellanza comune, ma il mondo della comune mancanza di rispetto”.

  3. E’ vero. Scivolo facilmente nel tu. Anche a lavoro.
    E’ divertente il balletto tu-lei che si instaura nel corso della conversazione soprattutto con quei clienti che che tornano dopo qualche tempo.
    D’altra parte mi capita anche il contrario. Da piccolo ho imparato una lingua scandinava dai nonni. Lingua che, come tante altre del nord, non usano più il lei.
    Io invece sembro un marziano venuto dal passato. Continuo ad usare un “lei” che oramai suona antico!

  4. aneddoto raccontato da mia cugina (di Torino), della mia età, all’epoca del liceo. Durante un’interrogazione:
    Studente – Ma vaffanculo!
    Professoressa – Non darmi del tu!!

  5. Brava Ale. Divertente la storiella. Trovo che hai centrato una questione molto importante. Rivolgersi a chi non si conosce dando del lei e’ uno dei principi base della buona educazione e del rispetto per il prossimo. Credo condividero’ questo “suo” articolo in rete 😉

    • Cara signora Rachel,
      La ringrazio molto della diffusione del nostro post sul web, e certa di farLe cosa gradita, le porgo i miei più
      Cordiali saluti

      😆 😆 😆

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