Gli uffici pubblici nel mondo

Il fotografo olandese Jan Banning se ne andato in giro per il mondo allo scopo di darci testimonianza visiva degli uffici statali in diversi stati di cinque continenti.

Sono immagini che offrono uno sguardo transculturale, fanno riflettere, ci dicono molto di ciascun paese, parlano di condizioni di lavoro, di burocrazia, di archiviazione di documenti, ci costringono a pensare allo stato in cui versano i nostri uffici.

L’unico impiegato che ride è quello boliviano, non possiamo escludere che lo faccia anche la yemenita, ma lì c’è poco da ridere, credo. Gli altri hanno certe facce! Sull’India meglio tacere, evitiamo di sparare sulla Croce Rossa. Da notare la posa plastica e sciolta di Putin nella foto “ufficiale” alle spalle dell’impiegato e la stupenda pettinatura della donna russa. Terminiamo con un gioco: dove gli impiegati USA hanno nascosto le merendine, le patatine e le schifezze in generale di cui verosimilmente si nutrono?

Di seguito un piccolo assaggio delle fotografie. Tutto il materiale è stato raccolto in un libro che si intitola Bureaucratics. Questo è il sito dell’autore.

Siamo spiacenti, ma siamo state invitate dall’autore a rimuovere le sue foto dal post. Potete comunque prenderne visione nel suo blog. Ci scusiamo con lui e con i nostri lettori.

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rinunciare all'animosità significa diventare liberi

7 Risposte a “Gli uffici pubblici nel mondo”

  1. ci sarebbe anche la scena di Totò e Peppino in “Chi si ferma è perduto” 😀

  2. Due parole per spiegare meglio i motivi per cui abbiamo tolto le foto dal post. Ieri pomeriggio abbiamo ricevuto dal fotografo in questione poche righe brusche e perentorie in cui, appellandosi al copyright, ci intimava di rimuoverle entro 24 ore altrimenti avrebbe segnalato l’accaduto alle “relevant search engenes (Goodle, Yahoo, etc)”.
    Ovviamente, abbiamo ottemperato alla richiesta che riteniamo sacrosanta.
    A nostra giustificazione il fatto che abbiamo citato il suo nome, ma anche il suo sito nonché il suo libro. Al suo posto avrei ritenuto il post un’utile forma di pubblicità del suo lavoro in Italia dove è pressoché sconosciuto. In fondo, non avevamo pubblicato tutte le foto bruciandogli il libro, ma solo un assaggio che poteva risultare invitante.

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