Peni amputati cibo per anatre

C’è un modo di dire in Tailandia, usato comunemente dagli uomini, che suona: “È meglio che me ne torni a casa, altrimenti le anatre avranno qualcosa da mangiare”.

Nasce da una tendenza, una sorta di epidemia come viene definita nella letteratura medica e chirurgica, nata negli anni Settanta e non ancora scomparsa, a tagliare i peni dei mariti infedeli. L’espressione usata fa riferimento al fatto che le case tailandesi sono costruite su palafitte e lo spazio sottostante viene usato per custodire gli animali cosiddetti da cortile: maiali, galline, anatre. La moglie aspetta che il marito si addormenti, prende un coltello da cucina ed esegue l’”intervento”. Una volta che ha il pene in mano, sanguinante come una fontana, se ne libera gettandolo dalla finestra, generalmente priva di vetri per permettere la creazione di un po’ di corrente d’aria. Possiamo immaginare che fine faccia il reperto anatomico una volta atterrato tra gli animali.

Il primo articolo scientifico che parla di queste amputazioni penili esce nel 1983 in The American Journal of Surgery e descrive ben 18 casi nei quali i chirurghi dovettero intervenire per reimpiantare il maltolto. In esso si sottolinea che curiosamente “nessuno degli uomini aveva denunciato le aggreditrici”.

Un articolo del 1998 su Nursingconnections, studiando in particolare tre coppie che avevano vissuto questa triste vicenda, osserva che nella settimana precedente il fattaccio si era verificato uno dei seguenti avvenimenti: una crisi finanziaria, l’assunzione massiccia di alcol o droghe da parte del marito immediatamente prima, l’umiliazione pubblica della moglie a causa della presenza di una seconda donna o concubina.

Nel tempo e grazie a una sorta di “contagio” l’amputazione del pene è diventata la punizione che donne pubblicamente umiliate ancora oggi impartiscono a uomini che oltraggiano un valore fortemente sentito nel paese: la fedeltà.

Fedifraghi di tutto il mondo, ringraziate il vostro Dio di non essere nati in Tailandia!

N.B. Questo post NON vuole assolutamente suggerire strategie alternative per combattere la violenza sulle donne  😉

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rinunciare all'animosità significa diventare liberi

7 Risposte a “Peni amputati cibo per anatre”

  1. Accidenti! e l’emorragia? il gesto ripetuto, fa pensare alla capacità di queste donne di sapersi impunite. Mi chiedo perché

    • > e l’emorragia?

      Hai ragione. Ho assistito a un intervento di riassegnazione chirurgica di sesso e il sangue zampillava come da fontana di Trevi. Ho dovuto coprirmi gli occhi per non svenire.

      Non credo che le donne si sentano impunite: molti mariti non denunciano e poi forse è più forte l’impulso di privare i mariti di quel che hanno di più caro che la paura della punizione.

      • Sai cosa? pensavo alla loro “forza-coraggio” di vendicarsi nonostante le possibili conseguenze (riferito sempre al fatto che non parliamo di un caso isolato). Cosa non comune in altre etnie, vedi le donne arabe o indiane.

  2. Giusto non sapevo dove andare in vacanza, proporrò ad Attila un viaggio d’istruzione in Thailandia. Al ritorno, gli faccio fare domanda direttamente nel coro delle voci bianche. :mrgreen:

  3. mannò mannò, è una tecnica per fare contento il coniuge perché, per definizione, un uomo felice è un uomo senza pene.

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