Vodafone e Fiat: due pesi e due misure

Il mese scorso, durante il periodo in cui questo blog è stato sospeso, l’amico Paolo Zardi mi ha chiesto di scrivere un post sulla questione Vodafone da pubblicare sul suo blog Grafemi. Naturalmente ho accettato con molto piacere anche perché i recenti avvenimenti sul fronte Fiat rendevano più attuale che mai la nostra situazione lavorativa.

Per tenere aggiornati anche i nostri lettori ho quindi deciso di postarlo anche qui da noi. E mi sono permessa di “rubare” a Paolo anche l’immagine che ha associato al mio articolo, che è di Nicola Mostallino, ed è stata scaricata da questo sito:http://www.aegeecagliari.com/photochallenge/?p=608

Approfitto per ringraziare ancora Paolo e Grafemi per l’ospitalità e la visibilità che ci ha dato.

Nicola Mostallino

C’era una volta Sergio Marchionne, l’AD di Fiat che ha licenziato 19 operai in quanto appartenenti alla FIOM. C’era una volta anche un giudice che ravvisando la discriminazione dietro tale provvedimento, ha ordinato alla Fiat di reintegrarli.
C’era una volta, e non manca mai, anche lo sbeffeggio della legge per cui l’AD di Fiat ha reintegrato i 19 operai, ma per ritorsione ne ha licenziati altri 19.
C’erano una volta politici, ministri, imprenditori, presidenti della Repubblica, perfino comici che di fronte all’arroganza di Marchionne si sono stracciati le vesti e hanno alzato alto e forte il loro sdegno. E giustamente anche! Perché in uno Stato di Diritto non si può aggirare la sentenza di un magistrato beffandosi della sua decisione.
Ma c’è qualcosa che non capisco. Qualcosa che non mi torna.
Anche Vodafone, l’azienda per la quale ho lavorato dal 1995, ha fatto una porcheria simile, ma non ha avuto la stessa risonanza che ha avuto il caso Fiat.
Vodafone nel 2007 ha individuato 914 persone in tutta Italia provenienti da diversi reparti e le ha adibite a non meglio identificati “servizi di back office”. Dopo qualche mese questo back office, come per magia, (e con il preziosissimo aiuto della legge Maroni/Biagi) è diventato un ramo d’azienda pronto per essere impacchettato, infiocchettato e venduto (con la necessaria benedizione sindacale) a una new co. di Torino, la Comdata Care, appositamente costituta col solo scopo di accogliere questo esodo da Vodafone.

Tra i 914 dipendenti c’ero anche io. Questa operazione ci ha fatto perdere benefit e diritti ormai acquisiti nonché una quota parte della nostra retribuzione; inoltre visto il breve periodo di tutela che il contratto di cessione prevedeva, e anche data la scarsa “affidabilità” del nostro nuovo datore di lavoro, la nostra cessione si poteva già definire un licenziamento “a dosi omeopatiche”. Dalla sera alla mattina abbiamo perso stabilità occupazionale e soldi, e abbiamo guadagnato di contro un netto peggioramento della qualità e delle condizioni di lavoro.

Molti lavoratori hanno fatto causa a Vodafone, e recentemente due gruppi di Roma, in tutto 130 persone (la maggior parte donne over 40 con figli piccoli, e soggetti appartenenti a categorie protette) hanno vinto la causa e il giudice ha ordinato a Vodafone di reintegrarle. Tra questi ci sono anche io. Vodafone ci ha reintegrato solo dal punto di vista economico dispensandoci dal recarci in ufficio, e dopo 1 settimana ha avviato una procedura di licenziamento collettivo con messa in mobilità proprio per 130 persone. Ma non “altri 130” (cosa che avrebbe cambiato di poco la gravità della questione, come il caso Fiat ci sta insegnando in questi giorni) ma proprio per noi 130! E lo ha fatto perdipiù, contra legem, ignorando la nostra anzianità di servizio e i nostri carichi familiari, che presi invece in considerazione come la legge prevede, avrebbero fatto considerare molti di noi soggetti non licenziabili.

E allora mi chiedo, e vi chiedo, quale potrebbe essere il motivo che vede da una parte la ricca Vodafone attingere alle già tartassate tasche degli italiani per mettere in mobilità 130 persone, il tutto nel silenzio e nell’indifferenza generale; dall’altra gli operai della Fiat che riescono a sollevare un tale polverone a fronte di una situazione che, almeno stando ai numeri, è molto meno grave della nostra: 19 persone contro 130!

Mi domando come mai nonostante vari presidi che abbiamo fatto (alla Regione, alla Provincia e al Comune), manifestazioni, appelli, volantinaggi, interviste; alcuni di noi si sono perfino arrampicati  su un’impalcatura sul campidoglio, ebbene di noi, a parte qualche eccezione, non si è mai parlato; nessun politico e nessun giornalista si è mai mostrato sensibile o solidale con la nostra situazione nonostante 130 famiglie siano rimaste senza lavoro. Cosa ha la Fiat, o cosa manca a Vodafone per suscitare questa differenza di atteggiamento. Indignazione in un caso, indifferenza nell’altro?

In primis un sindacato serio. Mentre la FIOM ancora combatte per tutelare gli interessi dei lavoratori, CGIL CISL e UIL, giocano a fare i politici, e davanti a un aperitivo o magari durante un modaiolo brunch si pongono come mediatori tra aziende e lavoratori. Ma il loro compito non è quello di mediare, ma di combattere affinché la legge e i nostri diritti non vengano calpestati con arroganza e prepotenza da aziende senza scrupoli. Il lavoro sul quale la nostra repubblica dovrebbe essere fondata, è diventato un gioco al massacro, un’asta al ribasso e assistiamo allora a delocalizzazioni selvagge, impiego di lavoro interinale, appalti e subappalti ad azienducole che oggi esistono e domani chissà; licenziamenti individuali e collettivi resi più facili dalle manovre legislative del governo. E i sindacati? Loro stanno a guardare, cercando di salvaguardare, non certo il lavoro, ma ciascuno la propria comoda, ricca, poltroncina.
Vodafone è un’azienda bella in salute. E’ nata nel 1994-95 da una costola della storica Olivetti e si chiamava Omnitel. Nel 2000 è stata acquisita dal gruppo inglese Vodafone ed è iniziato il tracollo. Dei suoi dipendenti.
Vodafone sembra un’azienda etica. Si fregia di bollini rosa che garantirebbero (il condizionale è d’obbligo) parità di trattamento alle dipendenti donne; ha costituito la Fondazione Vodafone per finanziare progetti umanitari. Sponsorizza eventi artistici. La sua pubblicità mostra famiglie e situazioni così rosee che il Mulino Bianco in confronto dovrebbe essere affidato ai servizi sociali. Ebbene sappiate che così non è. Vodafone è un’azienda davvero poco etica. Non ha tentato nemmeno di addivenire a una soluzione bonaria della questione. E’ andata avanti come un panzer, come un grosso caterpillar sta schiacciando ragazzi e ragazze, uomini e donne con una famiglia sulle spalle. Con figli troppo piccoli e genitori troppo anziani perché possano riuscire a riparare almeno un po’ le loro spalle indebolite dalla crisi.

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7 Risposte a “Vodafone e Fiat: due pesi e due misure”

  1. grazie, ALicE, di aver condiviso anche con noi la tua e vostra situazione!
    risulta veramente incomprensibile che esistano, così lampanti, due pesi e due misure!

    immagino abbiate già provato a sensibilizzare le grandi testate: comunque, mi permetto di suggerire la rubrica di Augias a Repubblica, il sito dell’Infedele, Rizzo e Stella sul Corriere, Gramellini su La Stampa. manda a tutti il tuo post.
    ed un grande abbraccio solidale! sei nella grande tribù dei cerca-lavoro, io spero di non esserci fra due mesi!

  2. So che questo non voleva essere un articolo strappalacrime, ma m’ha fatto piangere, giuro. E giuro che per “piangere” intendo proprio che ho gli occhi gonfi di lacrime.

    • Hai proprio ragione Diemme! Ci sarebbe da piangere.
      Ma finché abbiamo la rabbia che ci fa andare avanti le lacrime non si sciolgono. E credimi, è meglio così!

  3. Grazie per aver usato la mia foto ed avermi citato 🙂

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