La tregua

La decisione di sospendere la pubblicazione di nuovi post sul nostro blog non ha mai significato per noi la sua chiusura. Il blog è rimasto aperto, abbiamo continuato ad avere molti ingressi e anche qualche sporadico commento. Di questo siamo orgogliose.

Questo spazio ha rappresentato per noi in questi anni un posto dove poter esprimere opinioni, raccontare storie, commentare notizie, a volte cazzeggiare un poco.

L’uragano non è finito, ma almeno si è placato. Credo che dovremo conviverci per un po’. Penso sia giunto il momento di riprendere la nostra attività. Magari non quotidiana, se il tempo a nostra disposizione non ce lo permetterà, ma è pur sempre un modo per tornare alla normalità, anche per non farci sopraffare dai brutti pensieri. 

Questo è il motivo per cui oggi pubblichiamo volentieri un articolo che lo “spigoloso” Sergio ci ha inviato.

E alla fine venne la tregua, armata.
Un cessate il fuoco che perlomeno consente di fare il punto della situazione e un primo bilancio dei risultati. Come dopo tutti i confronti, armati, elettorali, sportivi, difficile è ammettere la sconfitta. Vincono tutti anche se qualcuno ha di fatto perso, sia la battaglia, sia la guerra.
A caldo invece sembra che un vincitore ci sia. E non solo ai punti.
Malgrado i canti di giubilo da parte palestinese il round questa volta se lo è aggiudicato lo Stato di Israele. Ma a differenza di quanto avviene in territorio palestinese, dove il sacrificio umano viene santificato, in Israele non si gioisce per la morte del nemico.
La vittoria è su tutti i fronti: militare, politico, diplomatico, morale e strategico.
Vittoria militare: ci vorranno anni per ricostruire quanto distrutto con le incursioni israeliane in quanto i danni inflitti alle infrastrutture militari e di comando di Hamas sono stati enormi.
Aver limitato le perdite di vite umane da parte israeliana con una tecnologia (Iron Dome) e strategia unica è stato eccezionale. Purtroppo per certa stampa (evidentemente schierata) la differenza nel numero dei morti sembra essere l’unico parametro per valutare la legittimità di un conflitto.
E’ stata dimostrato ancora una volta  come la strategia militare di Hamas si configuri come duplice crimine di guerra: Hamas con i suoi missili mira solo ed esclusivamente ad uccidere civili israeliani e nel contempo utilizza propri concittadini come scudi umani. Dall’altra parte la reazione mirata di Israele contro guerriglieri palestinesi, cercando nel contempo di minimizzare le vittime collaterali di un conflitto, ha confermato l’elevato standing morale del proprio esercito.

Un successo è stato il coinvolgimento (tirato per un orecchio!) dell’Egitto che si è dovuto dichiarare garante della tregua: se Hamas (o altre fazioni palestinesi di Gaza) comincerà a riarmarsi di missili e a sparare, la colpa o la responsabilità morale ricadrà sull’Egitto.

Dal punto di vista diplomatico il coro di approvazione per un’operazione dichiaratamente di difesa, è stato unanime in Europa, Canada, Stati Uniti ed oltre. Le uniche critiche (ai limiti dell’imbarazzante)  sono ovviamente pervenute dai Paesi arabi e dalla Turchia che hanno faticato a rendersi credibili agli occhi della comunità internazionale.
Un chiaro messaggio è stato inviato ai nemici vicini (Hezbollah) e lontani (Iran) che più volte hanno minacciato pioggia di fuoco su Israele.
Non aver “completato l’opera” con l’invasione di terra e non aver cancellato Hamas, oltre che aver sicuramente risparmiato vite di soldati e civili, è un esplicito messaggio ad Abbas che continua a non essere Presidente di una Palestina non unita e non solo territorialmente.
Da parte israeliana non è stato concesso niente di più di quanto era già sul campo: non è stato tolto il blocco a Gaza che continua ad essere considerato un territorio governato da nemici dichiarati.
Purtroppo la guerra non è terminata. Altri round prima o poi seguiranno.
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11 Risposte a “La tregua”

  1. Reblogged this on Diemme and commented:
    Siccome la questione mi sta a cuore, molto, ma non ho la minima voglia di scriverci su e innescare una discusione infinita, che si basa spesso esclusivamente su leggende metropolitane e disinformazione o falsa informazione, vi dirotto oggi verso il bell’articolo pubblicato sul blog delle ragazze. Non esprimo commenti, ma voglio fermare la vostra attenzione su questa affermazione, che chiaramente condivido “Ma a differenza di quanto avviene in territorio palestinese, dove il sacrificio umano viene santificato, in Israele non si gioisce per la morte del nemico.”: in Israele si lotto ogni giorno per la vita, nessuna gioia fuori luogo per la morte. Questa è la differenza principale e abissale che io ho sempre percepito, tra cultura della vita, e lotta per difenderla, e cultura della morte. Non mi soffermo sull’utilizzo dei civili come scudi umani, che verrà negato, ma dopo che ho visto, anni or sono, una madre palestinese sorridente farsi fotografare accanto al figlio che stava per compiere un’ “impresa”, e dopo la morte (come si suol dire “si è fatto esplodere”) festeggiare la riuscita dell’impresa, non mi stupisco più di niente. Mi chiedo quale altra madre, in tutto il mondo, goirebbe per un figlio fatto a brandelli, perché questo ha permesso la morte di terzi, peraltro non “il nemico”, ma civili inermi.

  2. Reblogged this on CIRCOLO PD VALDENGO and commented:
    La tregua

  3. Come già detto allo “spigoloso Sergio” : il massimo del risultato con il minimo dello sforzo . Liquidato il capo militare , distrutti enormi riserve e potenzialità militari di Hamas , evitata una rischiosa esposizione dei giovani israeliani ad una campagna militare diretta (AVENDO LA VITA DI UN ISRAELIANO UN VALORE IMPARAGONABILE RISPETTO A QUELLA DI UN ARABO). ogni tanto , come diciamo a Roma , agli Arabi vanno “sturate le orecchie” e quindi non mi meraviglierò se -anche per la loro natura infida e doppia- la tregua non reggerà molto ma certo di “vittoria” non possono parlare. Loro sono abituati a mentire ai loro imbelli popoli ma certo nn possono prendere in giro il resto del mondo. Parlarono di vittoria , ricordo, anche in occasione della Guerra del Kippur quando una loro Armata venne accerchiata sul Sinai e l’esercito Israeliano arrivò a 100 Km dal Cairo … Per il resto , sulla stampa, l’informazione deviata, ecc ecc spero che a bocce ferme qualcuno riaprà anche il dossier sulla Strage di Bologna del 1980 e il FPLP… Tanto per chiarire che i “buoni” nn sempre stanno da una sola parte . Con stima e simpatia. Giap

    • “AVENDO LA VITA DI UN ISRAELIANO UN VALORE IMPARAGONABILE RISPETTO A QUELLA DI UN ARABO” suona proprio male sai? Forse volevi dire che la vita di un israeliano, per il governo israeliano, ha un valore imparagonabile rispetto a quella di un palestinese per il governo palestinese? Qui ci potrei stare.

      • Ovviamente mi sono espresso in maniera diversa da quello che intendevo : mi riferisco al fatto che la percezione che ho ( Tell Al Zaatar ne è oggettivamente una prova quando Arafat espose IN PRIMA LINEA al fuoco nemico donne e bambini , ma ce ne sono tanti altri , kamikaze, ecc ecc ) è che questo spirito di martirio, di sacrificio sia indice di un valore della vita intesa come merce , come numero , come scambio. Ricordate quando Mussolini allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale affermò che per sedersi al tavolo della pace l’Italia aveva bisogno di qualche migliaio di morti ? In simili concezioni io vedo l’attribuzione di un valore IMPARAGONABILMENTE BASSO alla vita stessa . Non erano gli Italiani, non sono i palestinesi e non deve essere nessuna persona al mondo da considerare “carne da macello” , e purtroppo ( mi sbaglierò perchè non sono infallibile, per carità) ora io vedo che Hamas considerì ciò il suo popolo .

  4. Un abbraccio grande come Roma! (mettiamoci pure Albano Laziale, va’). E se non altro… viva la tregua dell’uragano!

  5. VI RIPORTO LA LETTERA CHE IL COMITES DI ISRAELE HA INVIATO AL SINDACO DI PALERMO LEOLUCA ORLANDO IN MERITO ALL’ULTIMO CONFLITTO DI GAZA.
    NON FATEVI IMPRESSIONARE DALLA LUNGHEZZA DEL TESTO.
    NE RACCOMANDO LA LETTURA SOPRATTUTTO A COLORO CHE HANNO “DIFFICOLTA” A REPERIRE INFORMAZIONI VALIDE O CHE PREFERISCONO NUTRIRSI DI SEMPLICE DISINFORMAZIONE.
    IN CALCE RIPORTO LA LETTERA DEL SINDACO DI PALERMO CHE HA ORIGINATO L’UTILE INFORMATIVA.

    Gentile Sindaco Leoluca Orlando,

    Non ho nessuna intenzione di dare avvio ad una corrispondenza tra noi, ma è doveroso da parte mia portarla a conoscenza di alcuni fatti che dalla sua lettera mi fanno capire la sua totale disinformazione (spero non pregiudizio) circa questo “attacco alla città e all’intera striscia di Gaza…attacco violento ed inaccettabile”.

    Deduco anche che lei non abbia mai preso visione dello Statuto di Hamas, che al n. 7 incita alla distruzione non solo di Israele ma all’eliminazione di ogni ebreo nel mondo. In un normale consesso democratico questo sarebbe definito antisemitismo puro ed un partito del genere non avrebbe mai potuto partecipare ad una libera elezione democratica.

    Se conoscesse poi la carta di Dichiarazione dell’Indipendenza dello Stato d’Israele, saprebbe che fin dalla sua fondazione questo Stato ha teso la mano di buon vicinato a tutti i popoli che lo circondano, i quali, invece, per decenni non hanno mai desistito all’idea di cancellare Israele.

    Nonostante l’odio, le continue guerre e crisi, Israele si è sforzata, e non con poco successo, di costruire una società sana e democratica, spesso al servizio dell’umanità con le numerose scoperte ed applicazioni nel campo agronomico, scientifico, medico, economico e vari altri, e vanta di annoverare numerosi premi Nobel grazie all’investimento fatto da sempre nel campo della ricerca.

    Lei scrive della crisi di Gaza come se fosse scoppiata all’improvviso una settimana fa.

    Nessun accenno ai 12 anni che l’hanno preceduta e alle responsabilità dell’Egitto negli anni ancor prima del 1967 e del post 1979 con l’Accordo di Pace di Camp David, quando la Striscia di Gaza avrebbe dovuto reintegrarsi all’Egitto, che aveva dal 1948 alla Guerra dei Sei Giorni creato i campi profughi dei quali tanto si parla. Egitto che l’ha rifiutata e che ha ermeticamente chiuso il suo confine a sud, mentre Israele anche in guerra apre i suoi varchi per accogliere i feriti e per trasferire generi alimentari e medici.

    Nessun accenno al fatto che dal 2005 nella striscia di Gaza non vive neanche un Israeliano.

    Nessuna accenno al fatto che Hamas, considerata un’organizzazione terroristica non solo da Israele ma anche dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, Canada e Giappone, eletta democraticamente dai suoi abitanti, ha eliminato nel territorio della Striscia di Gaza con efferata violenza tutte le personalità o organizzazioni che erano semplicemente più moderate, uccidendo esponenti dell’Olp ed avversari politici, creando di fatto due Entità Palestinesi divise ed in guerra fra loro.

    Dal 2005 Hamas avrebbe potuto usare tutti i sostegni economici, tradotti in molti milioni di dollari sia dell’UE che dell’Usa, per sviluppare le sue strutture e creare uno Stato indipendente, libero e sicuro e soprattutto epurato da Ebrei (Sharon aveva evacuato tutti gli 8.000 coloni della Striscia di Gaza), al contrario gli aiuti sono stati trasformati in armi micidiali tenute in magazzini sotto edifici pubblici, in prossimità degli ospedali, scuole, moschee e istituzioni internazionali. È stata costruita una sotto-Gaza fatta di arsenali e tunnel pieni di materiale esplosivo, missili, razzi e rampe di lancio.

    Hamas avrebbe potuto cambiare i suoi programmi educativi ed i libri di testo che incitano all’odio contro Israele e gli Ebrei per creare un’atmosfera di costruzione alla pace e alla convivenza.

    Ma tutto questo non è stato fatto, spesso con il tacito assenso delle numerose Ong che lavorano sotto il cappello ideologico anti-israeliano e che si foraggiano della più perversa propaganda anti-sionista.

    Nel 2005 la striscia di Gaza non era sottoposta a nessun embargo, che è iniziato a causa di atti di violenza, terrorismo e della continua pioggia di missili che giornalmente sono lanciati su kibbutzim, villaggi, cittadine e città, ospedali e scuole del Neghev, abitato da oltre 1 milione di persone, tutti obiettivi, come forse Lei non sa, civili.

    Questo è il vero doppio crimine contro l’umanità: bombardare civili e farsi scudo dei propri civili e dei propri adolescenti e bambini. Questo certamente “si colloca al di fuori del diritto internazionale”.

    Fino al giorno prima dell'”attacco”, come lei lo chiama, questi razzi e missili avevano raggiunto il numero di 12.000, due giorni prima erano stati 101 e parecchi di loro forniti direttamente dall’Iran che, per voce del suo Presidente, non manca un’occasione per declamare il disegno di distruzione d’Israele.

    Non mi pare che Hamas si sia mai dimostrato paladino del dialogo e della diplomazia, basti vedere i numerosi programmi “super-educativi” realizzati nelle loro istituzioni.

    Israele ha speso milioni di dollari per difendere la sua popolazione in tutti i modi possibili, dovere di ogni Stato nei riguardi dei propri cittadini e mi stupisco che proprio lei, Sindaco siciliano che conosce da decenni la Mafia anche attraverso le orribili stragi di Capaci e di Via D’Amelio, non mostri nessuna sensibilità per le conseguenze del terrorismo.

    Come mai ci si mobilita solo in difesa di Gaza? Dov’è la pietas nei riguardi di tutti gli altri crimini come quelli verso la popolazione siriana e tutte le altre migliaia di vittime civili, minoranze religiose ed etniche e cristiane che vivono nei vari paesi dell’Universo Arabo?

    Mi viene quasi il dubbio legittimo che a muovere tutto ciò non sia tanto l’amore verso il mondo arabo quanto l’odio verso quello ebraico.

    È vero che l’odio e la violenza non sono mai la soluzione, ma almeno ci conceda il diritto sacrosanto di difenderci. Questo è quello che Israele chiede al mondo che spesso, con Israele e gli Ebrei, volta la faccia dall’altra parte…

    Dimenticavo, se avrà bisogno di informarsi meglio attraverso relazioni, filmati e documenti assolutamente super-partes, sono a sua disposizione”. (aise)

    ————————————————————

    Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha inviato stasera una lettera al Presidente del Comites di Israele, Beniamino Lazar, in risposta ad una nota che lo stesso Lazar aveva inviato al Comune di Palermo.

    Nella sua nota, il Presidente del Comites Israele chiedeva chiarimenti circa un presunto “unilateralismo” dell’Amministrazione comunale di Palermo a favore del popolo palestinese ed una presunta “lontananza” dalle sofferenze del popolo israeliano.

    Di seguito il testo della lettera di Leoluca Orlando.

    “Gentile Avvocato Lazar, il Comune e la comunità di Palermo hanno i propri capisaldi nei principi della solidarietà, della convivenza pacifica fra i popoli e le culture, nel diritto internazionale.

    A questi principi e su queste basi abbiamo improntato la nostra azione, che è azione convinta di promozione della Pace e del dialogo, di vicinanza alle vittime della violenza, primi fra tutti i bambini.

    Il comunicato cui fa riferimento è stato da noi diffuso nelle primissime ore dell’attacco condotto dalle forze armate israeliane contro la città e l’intera striscia di Gaza, attacco di cui, fin dalle prime ore, sono rimaste vittime diversi civili tra cui molti bambini. I morti accertati, nel momento in cui le scrivo, sono oltre 100 e i media indipendenti parlano di ospedali pieni di bambini.

    A questo attacco violento ed inaccettabile, che certamente si colloca al di fuori del diritto internazionale, per le esecuzioni mirate, per gli attacchi alla popolazione civile e per gli attacchi ai mezzi di informazione, corrisponde una risposta altrettanto violenta ed altrettanto inaccettabile da parte di Hamas, con il lancio di missili verso il territorio israeliano. Nel momento in cui le scrivo, sono riportati tre cittadini israeliani uccisi.

    Rifiutiamo tanto l’una quanto l’altra violenza, aborriamo l’idea che le armi continuino a tuonare da troppi decenni quando è evidente che solo il dialogo, la diplomazia vera e il rispetto delle Risoluzioni dell’ONU possono portare ad una soluzione duratura e stabile per la Pace nella Regione.

    La nostra città ha un legame storico con la città di Khan Yunis, nella quale sono presenti anche operatori di ONG Italiane che svolgono una importante missione di supporto alla riabilitazione post-traumatica dei bambini.

    È ovvio che questo legame storico e duraturo, questa vicinanza concreta, porti il nostro pensiero a quella città e quei cittadini, ma questo non vuol dire che non sentiamo una vicinanza sofferta al dramma dei cittadini israeliani, che non sentiamo una vicinanza alle vittime della violenza, tutte le vittime di qualsiasi violenza.

    La nostra città continua e continuerà ad essere impegnata perché si giunga ad una soluzione pacifica del conflitto, che riconosca il diritto sovrano di due Stati indipendenti, i cui popoli siano liberi da violenza e condizionamenti nel pieno rispetto non solo del Diritto internazionale e delle Risoluzioni ONU, ma anche e soprattutto dell’inviolabile diritto alla vita”.

  6. Non posso che essere d’accordo con lo “spigoloso Sergio” . Da “esterno” sia a livello religioso che ovviamente nazionale nn di rado mi è capitato di sentire ( ed anche di contro-replicare) ad argomentazioni preconcette nei confronti di Israele , del suo popolo ed ovviamente della sua religione. A volte in verità , come nell’ultima operazione nel Libano del sud (che poi si è rilevata effettivamente un fisco ) ho espresso perplessità sull’uso della forza ; ma sempre nei miei interlocutori ho provato a far capire cosa significhi in termini umani, economici, emotivi vivere in una situazione in cui quotidianamente si è esposti alla minaccia di attentati, razzi e soprattutto dell’odio derivante dalla volontà di distruzione. DISTRUZIONE…non è francamente la stessa cosa che proviamo noi nei confronti dei francesi per esempio; oppure in caso di conflitto il fine ultimo di una Nazione nei confronti dell’altra. E’ qualcosa di più, è qualcosa che – a volte purtroppo inutilmente- cerco di far capire ai miei interlocutori è qualcosa , è una volontà che ci riporta a un terribile passato e che sempre era rivolto verso quel popolo. E quel concetto , la DISTRUZIONE, è la ragione primaria per cui invece di comprare cibo , investire nella ricostruzione di un tessuto sociale rivolto al futuro , produrre e svilupparsi , ebbene questa è la ragione per cui i fondi che gli Stati Arabi usano per finanziare la cd Rivoluzione Palestinese vengono impegati per comprare armi , per instillare propaganda di odio, per auto-uccidere la speranza. Poi su Isaele , sulla sua politica, su tutto si potrà anche discutere ( e gli Israeliani in quanto VERI democratici lo fanno ) ; però un conto è condannare preconcettualmente ed un conto viverci come coloro che hanno scritto quella lettera …

  7. Segnalo ai coloro che fossero interessati una riflessione sul seguito del conflitto (puntata “Margine Sicuro”).

    L’articolo è riportato sul blog lgazometro.

    http://lgazometro.blogspot.it/2014/08/ricevo-e-condivido.html

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