Tra amici di Amos Oz

Tra i numerosi libri che ho letto in questi mesi estivi quelli che mi hanno maggiormente colpito sono stati L’amica geniale di Elena Ferrante e Tra amici di Amos Oz (Feltrinelli 14 euro) di cui parlo oggi.

In esso lo scrittore israeliano torna sulla vita nel kibbutz dove lui stesso ha vissuto a lungo fin dall’adolescenza.

Il libro è strutturato in capitoli, una sorta di racconti ciascuno dedicato a una storia. In realtà si tratta di un’opera corale, protagonisti gli abitanti del kibbutz Yekhat e la loro vita quotidiana fatta “di ideali e di operosità, di principi e di lavoro”. Di volta in volta l’autore sceglie alcuni di essi, li fa emergere lasciando gli altri di sfondo e ne racconta un pezzo di vita. C’è il ragazzino addetto al pollaio che va a trovare il padre in ospedale, l’uomo che amava dare le brutte notizie sobbarcandosi così tutti i dolori del mondo, la donna abbandonata dal marito, il gruppo dei pettegoli, tra cui Roni che aveva un commento fulminante per tutto e tutti, e tanti altri.

Attraverso i personaggi, uomini e donne idealisti, miti, laboriosi, spesso taciturni, Oz ci mostra la vita quotidiana nel kibbutz ai tempi d’oro, negli anni Cinquanta, ci illustra i suoi principi su cui tanto discutono gli abitanti e sulla cui osservanza veglia e delibera l’assemblea. Vediamo quindi la casa dei bambini, dove questi passavano insieme la notte e dove i genitori potevano trattenersi solo dieci minuti, il tempo di raccontare una storia o cantare una ninnananna. I bambini, dibattevano, “appartengono ai genitori o a tutta la comunità?” Apprendiamo che la giornata per i ragazzi cominciava con la scuola, dalle sette fino all’una, quindi mangiavano nel refettorio e poi andavano a mettersi la tuta da lavoro e dalle due alle quattro lavoravano smistati nei vari settori dell’azienda agricola. E la sera si sedevano tutti insieme a cantare canzoni entusiastiche o nostalgiche fino a notte fonda.

Insomma, un mondo fedele agli ideali socialisti descritto con la nota maestria di Oz nel guardare dentro le persone e descriverle in ogni loro sfaccettatura. Un libro profondo, in certe pagine commovente in altre divertente, che scorre via veloce verso la fine, lasciando che i protagonisti continuino a vivere nella nostra testa.

Ve lo consiglio vivamente.

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rinunciare all'animosità significa diventare liberi

4 Risposte a “Tra amici di Amos Oz”

  1. E’ piaciuto molto anche a me!

  2. Bello, di solito Oz non mi delude, lo leggerò!

  3. Bello anche se un po’ velato di tristezza: questa generazione uscita dalla shoà e catapultata in un modello sociale che, visto con gli occhi di oggi, appare un po’ datato.

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