Il diavolo nei dettagli: Sono una donna, (non) sono una santa

Queste due sculture sono state realizzate da Michelangelo nel 1542-45 per la tomba di Giulio II nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma; sono collocate ai lati del celebre Mosè. Nominalmente raffigurano Rachele e Lea (Lia), le due mogli del patriarca Giacobbe. Nominalmente. Ma effettivamente? L’arte è piena di opere il cui “soggetto” non coincide con il “titolo” di convenienza, e questo sembra proprio un caso.

Rachele ha un look e un atteggiamento inconfondibile: la Santa. Sua sorella Lea esibisce una pettinatura elaborata, veste alla pagana, tiene una ghirlanda di fiori in una mano, e nell’altra mano un vasetto (qualche fonte lo definisce uno specchio!) con sopra un’effigie demoniaca. In una parola: la Maga, la Strega.

Due modelli alternativi di donna, la integrata e la ribelle. Entrambe con la loro dignità. Una delle tante “rivoluzioni nascoste” di Michelangelo.

dhr

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15 Risposte a “Il diavolo nei dettagli: Sono una donna, (non) sono una santa”

  1. Interessante. Mi chiedo chi sia stato a dare il titolo alle sculture. Lo stesso Michelangelo o i committenti o addirittura gli esperti in epoca successiva? Tanto più che nemmeno lontanamente l’aspetto delle due donne raffigurate fa pensare alle due madri di Israele.

    • Credo che il titolo derivi dalla committenza (papa Giulio II), dopodiché – come spesso accadeva – l’artista “ci metteva” quello che pareva a lui, mascherandolo. Fino all’epoca moderna, i soggetti dell’arte erano sempre gli stessi, quindi era necessario sbizzarrirsi per vie traverse.

      Qualche legame con le due sorelle c’è comunque. Nella teologia medievale, Rachele era simbolo della vita contemplativa, Lia/Lea della vita attiva. Inoltre Michelangelo era un lettore di Dante, per cui aveva in mente la “Lia” che raccoglie fiori in cima alla montagna del Purgatorio, ossia nella foresta dell’Eden.

      • P.S. sto leggendo con enorme gusto, e in deplorevole ritardo, il classico “Arte e illusione” di Ernst Gombrich. Di queste sfasature tra titolo / soggetto dell’opera ci sono casi deliziosi. Come quel “San Giovanni Battista” di Leonardo che diventa un “Bacco”. Massì, va bene tutto 😀

      • L’idea di Lea che mi sono fatta attraverso il racconto della Torah, senza nessuna capacità o studio approfondito e fermandomi alla lettera della storia, è che fosse una poveretta, non amata e trascurata dal marito, triste e sconsolata, diversa dunque dalla rappresentazione che ne dà Michelangelo. C’è un detto giudaico-romanesco per sottolineare che c’è una bella differenza tra due cose o persone: “Non è Rachel come Leah”.

        • Mi hai tolto il “detto” da bocca!
          Il fatto è che sto preparando il seder* di stasera (sapete, oggi è la vigilia di Rosh Hashanà, il capodanno ebraico)… e finora non ero riuscita a sedermi al PC!!!

          [*Il “seder” è il rito che precede la cena di feste importanti, come per esempio quella di Pesach, la pasqua ebraica.
          A Rosh Hashanà in particolare si usa mangiare determinati tipi di alimenti, significativi per l’occasione, accompagnandoli con delle berachot, cioè delle benedizioni, e con un augurio speciale per ciascun cibo.]

          Approfitto del blog (e del post “biblico” di dhr, che viene proprio “a ciccio”) per augurare a tutti un nuovo anno buono e dolce!

        • Interessante poter buttare uno sguardo su una interpretazione ebraica di personaggi ebraci. Che sembra scontato ma…

          Le allegorie cristiane partivano solo superficialmente dal testo, per poi allontanarsi per la tangente. Secondo Giovanni Pascoli, basandosi su un testo di (mi pare) san Bernardo di Clairvaux, la simbologia Rachele/Lia compendierebbe l’intera struttura della Divina Commedia. In ogni caso, Dante dice che nel “cinema” paradiso Beatrice è seduta nel posto accanto all'”antica Rachele”.

  2. Oops, ci siamo “scontrati” elettronicamente con Ale.
    Buon anno a tutti! e Dio sa se ne abbiamo bisogno…

  3. eh sì, buon anno a tutte e tutti!
    e non so se dio lo sa che ne abbiamo bisogno!

  4. Mi hai fatto venire in mente l’ultimo capitolo del Gattopardo…

    • Da una parte, Paolo, mi hai fatto un po’ intristire. Infatti, pur avendo riletto da poco il Gattopardo, non solo non mi era venuto in mente il suo ultimo capitolo leggendo il post, ma proprio non mi ricordavo niente. Dall’altra, però, hai saputo incuriosirmi e così sono andata a rileggerlo provando un grande piacere.

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