Bella addormentata di Marco Bellocchio

Quello che avevo letto della Bella addormentata di Marco Bellocchio mi aveva incuriosito per cui mi sono precipitata a vederlo. Prima notazione: mi aspettavo la sala piena, tanto più che era mercoledì, e invece eravamo sette in tutto, Compreso il Marito che ha smaniato per l’intera proiezione e che stamane mi ha svegliato recriminando e rinfacciandomi la scelta. Purtroppo ero d’accordo con lui.

Il film racconta tre storie strutturate in modo che i personaggi di una non entrano in contatto con quelli delle altre (una sorta di film a episodi dei tempi moderni), li unisce il fatto che si interrogano tutti sulla vita e sulla morte.

Il caso di Eluana Englaro è di sfondo, i fatti raccontati si svolgono tra il 3 e il 9 febbraio, gli ultimi giorni di lei. Il tempo è scandito dalla narrazione di quella storia drammatica che passava in televisori perennemente accesi, dovunque: telegiornali, dirette parlamentari, talk show. Ci vengono mostrati anche gli opposti schieramenti delle persone fuori della clinica “La quiete” di Udine dove era ricoverata Eluana: c’era chi pregava, litanie senza pause, e accendeva ceri affinché la ragazza fosse lasciata “vivere” e chi difendeva i valori laici e chiedeva a gran voce che venisse liberata da quella prigione senza sbarre che era il suo corpo. “Priva di morte e orfana di vita”, per usare le parole di Guido Ceronetti. Non un film sull’eutanasia, tuttavia, ma sulla vita e sulla morte e il diritto di scegliere l’una o l’altra. Un’opera didascalica, quindi fredda: le emozioni del regista non arrivano e noi rimaniamo indifferenti o quasi se non fosse per le parole della politica di quei giorni, indifendibili, quasi dimenticate, di chi cavalcava un dramma pro domo sua, e che tornano a ferirci e a indignarci. Come l’affermazione del nostro capo del governo secondo la quale Eluana avrebbe persino potuto generare un figlio; ma come dice un personaggio: “Non si governa senza il Vaticano”.

Bellocchio ci offre una rappresentazione che rasenta il caricaturale dei senatori di Forza Italia, i quali, in attesa di entrare in aula per votare una legge che vieti ogni forma di eutanasia assimilando a essa la scelta di sospendere le cure di sostegno, seguono il dibattito attraverso un ennesimo televisore acceso mentre sono immersi, discinti, vecchi e cadenti, in acque termali bollenti e fumanti. Immagini da inferno dantesco in cui i politici non si capisce se sono dei demoni o dei dannati.

E non mancano i giochi di prestigio che dovrebbero sorprendere il pubblico: in un televisore si vede una scena, anche molto truculenta, del film di Bolognini del 1981 La storia vera della signora delle camelie, con una giovane Isabelle Huppert, che è anche tra i protagonisti della Bella addormentata.

Notevoli, tra gli attori, Toni Servillo e Isabelle Huppert, che ha recitato interamente in italiano, ma anche Roberto Herlitzka il quale interpreta un senatore psichiatra (che non manca mai nei film di Bellocchio) che dispensa pillole e perle di saggezza e cinismo. Gli altri mostrano una recitazione poco naturale, a volte sopra le righe, compresa Alba Rohrwacher che avevamo apprezzato in altre prove. Per il resto sembra un film di “figli di”: Gian Marco Tognazzi, Brenno Placido, fino al nipote di Lou Castel. Per non parlare dello stesso figlio del regista, Piergiorgio che, curiosamente ha interpretato solo film diretti da papà, salvo un paio. È un scelta di esclusiva o nessun altro lo vuole?

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3 Risposte a “Bella addormentata di Marco Bellocchio”

  1. Con le nostre stroncature ci stiamo facendo un bel po’ di amici, non ti pare laure’?
    Prima la Mazzantini, poi Ammaniti, ora Bellocchio senior e junior…
    Potrebbe essere una bella idea quella di chiedere loro un’intervista: è tanto che non ne pubblichiamo una! Di sicuro con le recensioni che abbiamo scritto saranno disponibilissimi!

    • La stroncatura è un’arte (non parlo del mio post, ci mancherebbe) ormai scomparsa. E’ stata sostituita, sia per i film che per i libri, da riassunti accompagnati eventualmente da sviolinate o da null’altro. A volte sono anche corredati del racconto del colpo di scena finale, come nel caso, per dire solo di uno recente, del romanzo Il caso Collini, recensito sul Domenicale del Sole 24 Ore.

  2. ho visto anch’io il film, in prossimità di udine, e proprio mercoledì sera.
    saremmo stati 30-40 persone in sala grande, tutti reduci da passaggi attraverso muri d’acqua per arrivare da vari punti della provincia: tuttavia, all’ultima sera di programmazione in città, il signore che staccava i biglietti ci ha parlato di pochissimi spettatori anche in tutte le proiezioni precedenti. a pochi, evidentemente, interessa il tema della vita e della morte.
    e il friuli ha vissuto a suo tempo la vicenda di Eluana Englaro con grande intensità. una mia amica ha fatto parte del gruppo di professionisti che l’ha assistita.

    il film complessivamente mi è piaciuto. mi sono sentita sospesa, accompagnata dentro a “zumate” intime rispetto alle scelte di ciascuno dei personaggi, a fronte delle tv urlanti con
    messaggi indifendibili!
    tuttavia, le storie mi son parse poco credibili: la figlia dell’onorevole di centrodestra che viene apposta a udine per unirsi al gruppo degli oranti e, nel frattempo, fa l’amore senza tanti problemi con un ragazzo … il fratello di questo con problemi psichiatrici, ma lo avete mai visto voi un ragazzo schizzato? e la tossica che sembra ravvedersi dall’idea di suicidarsi, troppo bella e ben curata per essere una tossicodipendente….

    “possiamo sta qui a chiacchierare fino a domani, ma io non convincerò te, nè tu me”, dice più o meno l’onorevole alla figlia mentre partono, lei per udine, lui per roma per votare. ecco, il succo del film sta in questo interrogarsi sulla vita e la morte, ciascuno per proprio conto, in un silenzio sospeso, a fronte del battage mediatico che imperversava.

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