Pubblicità del gas con l’immagine di Auschwitz!

Ma certe persone ci fanno o ci sono? Hanno la stoppa al posto del cervello o sono solo dei farabutti furbetti?

Sentite questa, sembra quasi inventata.

Come riferito dal quotidiano locale DzD, qualche giorno prima di ferragosto l’azienda estone del gas Gasterm pubblica sul proprio sito una pubblicità dei servizi che offre. Niente di male se non avessero scelto come immagine l’ingresso del campo di sterminio di Auschwitz, con l’infame scritta “Arbeit macht frei”. Come se non bastasse, lo slogan diceva qualcosa del tipo: “Riscaldamento a gas: flessibile, conveniente ed efficace” (ingrandite l’immagine cliccandoci sopra e usate un traduttore online).

Evidentemente qualcuno ha fatto notare che l’operazione era da brividi e il 23 agosto, giorno in cui l’Europa commemora le vittime dello Stalinismo e del Nazismo, la pubblicità è stata rimossa e sostituita dalla fotografia di un fornello acceso. Sotto lo stesso slogan, tra parentesi, la frase: “Se l’immagine posta qui in precedenza vi ha disturbato, vogliate accettare le nostre scuse sincere” (come sopra).

Autore dello sconcio lo stesso direttore esecutivo della Gasterm, Sven Linros, il quale ha dichiarato a un giornale estone che era sua intenzione mostrare quel luogo storico da una prospettiva differente. Ha raccontato che quando aveva visitato Auschwitz aveva appreso con stupore che anche lì veniva usato il riscaldamento a gas. [Strano, no? Niente pannelli solari né eolico]. Insomma, a suo dire si era trattato solo di una “sottile provocazione che forse [corsivo mio] si era rivelata una cattiva idea”.

Non pago ha concluso che comunque il loro sito era studiato per esperti del riscaldamento a gas i quali non avevano trovato niente da ridire circa l’immagine scelta.

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rinunciare all'animosità significa diventare liberi

11 Risposte a “Pubblicità del gas con l’immagine di Auschwitz!”

  1. veramente disgustoso. forse il punto più basso raggiunto dalla pubblicità.

  2. E ‘sta gente occupa pure posti di comando… io credo che un qualsiasi ragazzino dell’asilo avrebbe avuto più sensibilità: che schifo!

  3. > forse il punto più basso raggiunto dalla pubblicità

    Si. A pari merito con il negozio di abbigliamento aperto in India con marca HITLER (con tanto di svastica); con le numerose etichette su alcuni vini italiani con le immagini del Fuhrer e del Duce; o con quei vini dei poderi appartenuti alla famiglia di Benito la cui confezione è stata “appositamente studiata come idea regalo originale per ricorrenze importanti”!

    • Posso dirti una cosa? Almeno quelli sono coerenti con quello che vogliono fare, e non pretendono di stare a fare un’altra cosa.

      • Già, ma che vogliono fare? L’articolo parla di ricerca di pubblicità, ma mi sembra che sia una minimizzazione, no?

        • “Malgrado la comunità ebraica, indignata, gli abbia chiesto di cambiare nome al negozio, lui insiste”, “abbinata al nome del dittatore vuole significare una cosa sola”: non mi pare che il proprietario neghi, al contrario della campagna pubblicitaria del gas in cui si pretendeva di aver fatto una cosa “alternativa” e magari pure “politically correct”!

    • Questa me l’ero persa anche io che sono una collezionista di orrori!

    • Ultime notizie! Secondo The Times of India, ripreso dal Jerusalem Post, il proprietario del negozio Hitler, in seguito alle pressioni ricevute, ha deciso di cambiargli nome. Ora la domanda è: che nome sceglierà?

  4. Non sono persone stupide, non sono ignoranti, ma pari criminali coloro che deridono la Shoà. Eccone un’altra di queste pubblicità maledette:
    http://www.repubblica.it/esteri/2012/09/11/foto/estonia_auschwitz_sull_annuncio_di_pillole_dimagranti_ebrei_indignati-42329161/1/?ref=HRESS-3

    • Sergio, io continuo a sostenere la teoria della stupidità, che Laura mi boccia forse perché non ci siamo sintonizzate sui termini. Per me stupidità non significa innocuità, e non significa che non generi dei mostri (il sonno della ragione genera sempre mostri), e non significa che sono da sottovalutare, ma uno che per pubblicizzare il gas usa i campi di concentramento, idem un altro per le pillole dimagranti, come se stessero parodiando fumetti, per me rimangono prima di tutto barattoli vuoti, su cui il Padreterno si è dimenticato di soffiare l’alito di vita.

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