Consumo sostenibile

Tanti anni fa, a New York rimasi stupita per il metodo di vendita dei quotidiani locali. C’era un distributore “aperto” dove ciascuno poteva servirsi e prendere il proprio giornale, e poi inserire la moneta in una specie di bussolotto. Senza che ci fosse nessuna relazione tra pagare e prendere: nessun umano a sorvegliare il tutto. Pensai immediatamente che in Italia un meccanismo del genere non avrebbe mai funzionato: in pochi minuti il distributore di giornali si sarebbe svuotato e il bussolotto non si sarebbe riempito affatto di monete.

Che razza di malfidata che sono, vero?

E infatti ieri sono stata subito smentita leggendo un articolo su internet nel quale si racconta di un negozio aperto a Bolzano, il Passamano, nel quale ognuno porta ciò di cui non ha più bisogno e prende quello che desidera senza pagare nulla, al massimo lasciando qualche oggetto a sua volta, o una donazione in denaro volontaria per sostenere l’iniziativa. Una sorta di baratto libero.

Gli articoli sono per il 70% libri o capi di abbigliamento, ma anche DVD, utensili per la casa e oggetti di elettronica. Qualche bicicletta. A volte anche oggetti nuovi di zecca, dovuti per esempio a regali o acquisti sbagliati.

È un’idea importata dall’Austria che considero molto intelligente, specie in questo momento di crisi diffusa, sia per evitare sprechi, sia per incentivare un consumo sostenibile (quanto mi piace quest’aggettivo!!!!).

Ovviamente mi sono subito chiesta se anche nella civile Bolzano (che sotto molti punti di vista ha poco a che fare con la nostra Italietta) c’è qualche furbo che si approfitta della situazione. L’articolo mi ha dato la risposta: i responsabili hanno notato una decina di persone un po’ ingorde che accaparravano parecchi articoli senza lasciare nulla. A costoro è stato solamente chiesto di… far visita al negozio un po’ meno spesso. Il successo di questa trovata sta inducendo i promotori ad aprire un altro punto vendita baratto anche a Trento. Mi domando cosa succederebbe invece se questa iniziativa sbarcasse a Roma.

Già perché non so se anche in altre città, ma noi romani siamo mooolto avaaaanti!

Da noi si vedono girare per le strade un mare di  zingari armati di un vecchio carrello per la spesa e di un bastone con l’estremità ad uncino. Costoro si immergono letteralmente nei cassonetti dell’immondizia prelevando dal loro interno quanto ritengono si possa riutilizzare. Poveretti, verrebbe da pensare. Un modo per sbarcare il lunario in alternativa al chiedere l’elemosina per la strada.

Peccato però che spesso questo “materiale” finisce nei vari mercatini rom (abusivi!) che proliferano nella capitale e che oltretutto sono considerati da qualcuno molto folkloristici e pittoreschi. Quindi altro che mercatini del baratto! I romani sono perfino disposti a spendere soldi in cambio di oggetti recuperati dai cassonetti! Nel Passamano di Bolzano gli oggetti in vendita sono selezionati e non vengono accettate cose in cattive condizioni. Noi invece paghiamo per avere non solo quello che altri hanno considerato così inutile e in cattive condizioni da essere proprio gettato via, ma con molta probabilità anche contaminato dai topi che infestano i bidoni dell’immondizia della Capitale.

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4 Risposte a “Consumo sostenibile”

  1. Mi ero stupito anch’io quando a Villach, in Austria, avevo visto un giornalaio chiuso, che vendeva comunque giornali: si poteva prendere una copia, esposta in una grande busta impermeabile, e si lasciavano i soldi in una scatolina. E ho pensato che non solo quel metodo era comodo – consentiva di comprare quotidiani anche durante i giorni di chiusura – ma anche fortemente educativo. Ho pensato che un bambino che cresce in una città dove è chiaro quali sono i diritti e doveri di ciascuno, probabilmente da grande sarà una persona civile; e che anche uno straniero, che capitasse a vivere da quelle parti, finirebbe per avere rispetto di una società che tratta i cittadini come persone adulte e responsabili… Molti si lamentano degli extracomunitari, del fatto che non sanno rispettare le regole, ma ho il sospetto che noi italiani, semplicemente, non siamo nelle condizioni di insegnare l’educazione a nessuno…

  2. Sono stato a Bolzano pochi giorni fa, (come mi capita almeno un paio di volte ogni lustro durante le ferie estive) ed ogni volta (da turista) mi sembra migliore rispetto alla visita precedente; oggi, in paricolare, è una città decisamente più accogliente ed aperta rispetto al passato, tendenzialmente multietnica, così diversa rispetto a quando, bambino, la visitavo assieme ai miei genitori e percepivo il malcelato disprezzo che ci veniva riservato in quanto “stranieri” non germanofoni. A questa apertura, tuttavia, non ha fatto seguito una contaminazione del costume civile, segno questo del fatto che il processo di evoluzione si è svolto in un alveo virtuoso.
    Nella città in cui vivo, Roma, “caput mundi”, nel corso del tempo sembra si sia intrapreso, invece, un percorso di decrescita.
    Responsabilità nostra? Colpa delle amministrazioni che si sono succcedute nel tempo (di qualsivoglia colore)?
    Difficile da dire quale sia la ricetta giusta o l’ingrediente segreto, di sicuro un miglioramento è possibile; occorrerebbe, però, volerlo.

    Tornando al baratto, per il video del giorno ci affidiamo a Renatino…

  3. in Norvegia ho visto più volte che i contadini vendono i frutti dei loro alberi o dei loro cespugli con un metodo analogo a quello descritto per i quotidiani: su un tavolino lungo la strada collocano delle vaschette con susine, lamponi, ribes… accanto c’è una scatola di latta per lasciare i soldi: c’è l’indicazione del prezzo, contenuto; chi non ha moneta si recupera il resto dalla scatola di latta… altra cultura!

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