Lettere a Primo Levi: Ricordi sommersi e salvati

Dante, Omero, Virgilio (da Raffaello)

Ancora una puntata della serie grazie a quel vulcano del nostro amico dhr. Grazie!

Caro Primo,

la pubblicità a tappeto che sto facendo ai tuoi racconti (segnatamente quelli di fantascienza) ha avuto un effetto boomerang. Un caro amico buddista ne è rimasto così colpito che ha sentito l’esigenza di leggere, per la prima volta, anche I sommersi e i salvati, rimanendone incantato. Il che mi ha fatto tornare in mente che erano troppi anni che non leggevo più la tua summa conclusiva.

Essendo il volume originario sparito in uno dei vari traslochi degli ultimi anni, ho ordinato la nuova edizione, e qui una nota di demerito nientemeno che a Einaudi per la scelta kitsch della copertina! Va bene, ciò che conta è il contenuto, però insomma. Anche il nuovo formato dà troppo l’idea di un romanzo.

I sommersi e i salvati… in un certo senso l’opera appare monca, perché “accà nun si salva nisciuno”. In compenso si salva la memoria, perché è incredibile il numero di dettagli che ricordavo, anzi che avevo fisicamente metabolizzato, diventati parte integrante del modo di vedere il mondo, l’esistenza, l’umanità. Anche i dettagli apparentemente finiti nel dimenticatoio hanno continuato ad agire in profondità, come un antibiotico. Senza esagerazioni, questo tuo libro ha inciso sulla mia vita anche più dei Vangeli. Quanto agli scritti buddisti, sono venuti quasi a conferma, a reinterpretazione delle medesime istanze. Non tanto a fornire (inesistenti) risposte, quanto ad arricchire il ventaglio delle domande.

Che bello notare, con più consapevolezza che in passato, il nome dei maestri da cui ti sei fatto condurre per mano nella tua pacata, inesorabile, serrata, impegnativissima disamina antropologica: il sommo Dante, il cattolico Manzoni, l’ateo Leopardi, e poi i vari inglesi Orwell, Aldous Huxley, Swift, e poi ancora Rabelais, e gli scrittori tedeschi, oltre ovviamente alla Bibbia.  A volte citati, a volte solo allusi. Peccato un certo residuo di pregiudizio ideologico nei confronti di Nietzsche, ma – ahem – comprensibile.

Tuttavia c’erano alcuni pochi spezzoni del libro che erano scivolati via senza lasciare traccia: quelli in cui sposti l’attenzione sulle problematiche della società dagli anni Sessanta ai primi anni Ottanta (e indirettamente a oggi). Lì, per cogliere le tue acute chiavi di lettura ho avuto bisogno di “prepararmi” studiando la tesi di dottorato di mia moglie, da poco conclusa.

Così la Sorte ha contribuito, in modo meraviglioso, a far leggere sempre meglio la vita alla luce della tua opera, e viceversa.

Tuo d

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9 Risposte a “Lettere a Primo Levi: Ricordi sommersi e salvati”

  1. Due parole sull’immagine scelta per illustrare l’articolo.
    C’è Dante.
    C’è il rapporto maestro / discepolo.
    E soprattutto c’è un cieco che brancola nel buio, proprio come l’umanità: similitudine esplicitamente usata da Primo Levi nel libro, che da questo punto di vista è il più “duro” tra quelli che ha scritto.

    • Questa tua Lettera mi ha indotto ha riprendere in mano il libro e a rileggere i brani che ho segnato mentre lo leggevo, appena uscito. Ne riporto uno che mi sembra molto significativo:
      “La mancata diffusione della verità sui Lager costituisce una delle maggiori colpe collettive del popolo tedesco, e la più aperta dimostrazione della viltà a cui il terrore hitleriano lo aveva ridotto: una viltà entrata nel costume, e così profonda da trattenere i mariti dal raccontare alle mogli, i genitori ai figli; senza la quale, ai maggiori eccessi non si sarebbe giunti, e l’Europa ed il mondo oggi sarebbero diversi”.

      • Proprio su questo punto c’è un passaggio di P.L. che non mi convince. Dice che, dopo la guerra, in Germania il ricordo dei Lager era tramandato oralmente (mentre oggi va ravvivato). Ora, dalla tesi di Paola risulta l’opposto: i teenager tedeschi degli anni ’50 – inizio anni ’60 non sapevano nulla dell’epoca nazista; anche a casa i genitori preferivano non parlarne. Furono solo il Processo di Norimberga, le cronache di Hannah Arendt ecc., a riaprire il vaso di Pandora, con effetti shockanti che portarono a ridiscutere tutto, fino alle lotte studentesche.

      • Nella Conclusione, prime righe: “Per i giovani degli anni ’50 e ’60 erano cose dei loro padri: se ne parlava in famiglia…” proprio per nulla…

  2. > Non tanto a fornire (inesistenti) risposte, quanto ad arricchire il ventaglio delle domande.

    Questa cosa che le risposte siano inesistenti ricorre di frequente e non la condivido. Un vero “maestro” – scrittore o quel che è – deve fornire delle risposte e semplificare le cose argomentando, spiegando, scrivendo. Invece i non-maestri, gli pseudo-scrittori, si inebriano delle domande e tendono a non risolverle problematizzandole all’inverosimile ché «naufragar m’è dolce in questo mare». Sono degli imbroglioni che vogliono passare per intelligenti. Per es., si discute ancora sulla responsabilità del pensiero di Nietzsche per la genesi del nazismo quando la domanda è stata ampiamente dibattuta e risolta. Questo vale per moltissimi temi classici che vengono continuamente riproposti. Pare che per i nostri intellettuali sia più remunerativo ignorare le risposte e operare un “restyling” di vecchie domande rilanciandole con arzigogoli e fisse contemporanee. Eppure il ventaglio delle domande si arricchisce ogni giorno di inediti e difficili interrogativi e qui stiamo ancora a menarla su “essere e tempo”? Come si può andare avanti se si guarda indietro?

    A parte questo, domani corro a comprare I sommersi e i salvati. Ultimamente i vari maestri che mi ero scelta hanno sfornato dei libri così duri da lasciarmi a terra esanime ( “accà nun si salva nisciuno”). Ora che mi sono rialzata, non so se per masochismo o coraggio, voglio mettere alla prova la mia resilienza con la durezza di Primo.

    • >Un vero “maestro” – scrittore o quel che è – deve fornire delle risposte

      Ah ma Primo le fornisce, altroché. Solo che, da “autentico rabbi”, insieme a ogni risposta ti regala 2 domande supplettive. In barba alla crisi dei consumi.

  3. sempre sorprendete e interessante dhr! ed il dibattito correlato! grazie

  4. P.S. Caro Primo, con un’ulteriore capriola semantica, Paola (mia moglie) incuriosita si è messa a leggere “I sommersi …” pure lei, e ne è affascinata, per cui SE stesse ancora lavorando alla tesi, inserirebbe ANCHE qualche riferimento al tuo libro. 😉

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