Siria: le foto di Robert King

La situazione in Siria si sta facendo ogni giorno più drammatica. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, principale organizzazione dell’opposizione in esilio con sede in Gran Bretagna, ha chiesto all’ONU di intervenire immediatamente, ma, come ha dichiarato il generale Robert Mood, capo della missione ONU in Siria, “in questa situazione ad alto rischio, l’Unsmis (United Nations Staff Mutual Insurance Society)  sospende le sue attività. Gli osservatori non condurranno le loro ricognizioni e resteranno nelle loro basi fino a nuovo avviso”.

Il governo in carica consente il lavoro di pochissimi giornalisti e reporter stranieri e fa sì che i loro movimenti siano limitati e sorvegliati. Ma c’è anche chi entra in Siria senza un’autorizzazione e deve muoversi con grande cautela. È il caso di Robert King un fotografo dell’agenzia Polaris che ha realizzato un drammatico reportage pubblicato nei giorni scorsi sul New York Times. Molte foto sono state scattate in una specie di ospedale da campo gestito dai ribelli siriani e dai loro sostenitori. Non è altro che un appartamento in cui una squadra composta da due soli medici e nessun chirurgo fa quello che può per intervenire su ferite provocate da proiettili e da granate. Le poche foto in esterno mostrano combattenti che si appostano, scene caotiche di funerali e strade deserte circondate da edifici a pezzi.

Sono terribili, come tutte le immagini che vengono dai teatri di guerra. Credo sia giusto, come abbiamo già sottolineato, non volgere lo sguardo di fronte a queste e a ciò che sta accadendo in Siria.

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4 Risposte a “Siria: le foto di Robert King”

  1. letta adesso sulla versione online del Sole 24 Ore: “Siria troppo rischiosa, annullata missione Onu”

    ……… ehmmm, ma all’Onu qualcuno gliel’ha spiegato che esisteva proprio per questo scopo? o pensavano di andare in posti rilassanti a prendere il tè?

    • Verrebbe da parafrasare Animal House: Quando il gioco si fa duro i duri voltano le spalle.
      In realtà credo che sia questione di mandato. L’ONU era in Siria per monitorare il cessate il fuoco entrato in vigore formalmente il 12 aprile scorso. Dovranno eventualmente organizzare una missione diversa, con altri obiettivi, per esempio esportare la democrazia.

  2. Ripensavo in questi giorni alla – purtroppo – prevedibilità di questo bagno di sangue, ordinato da un “compassato dentista” che, appena gli prende la fifarella, si difende con un massacro. Per la Siria e per il mondo sarebbe stato infinitamente meglio che a capo della nazione ci fosse un militare di carriera, che sa la differenza tra giocare a battaglia navale e scatenare una guerra. Non a caso, quando George W. Bush decise l’intervento in Iraq, i primi a opporsi erano stati i generali.

    – – –

    I “buoni per caso” (cioè quelli che non combinano danni solo quando nulla porta a farlo, in un dato momento) sono pericolosissimi. È più facile essere uccisi dal pugno male assestato di un ubriaco che dal colpo di un pugile professionista.

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