Limbo di Melania G. Mazzucco

Non è facile parlarvi di Limbo, l’ultimo romanzo di Melania G. Mazzucco (Einaudi 473 pag. 20 € spesi ottimamente) senza entrare nella trama. Lei la conosciamo, non ha bisogno di presentazioni. Nemmeno per noi del blog, che abbiamo anche avuto l’onore e il piacere di intervistarla.

Il libro l’ho trovato bellissimo: come al solito scritto con la fluidità tipica dell’Autrice e racconta una bella storia di “amore e guerra” dei nostri tempi. Qui però, al contrario dei classici l’amore e la guerra hanno due tempi diversi. La protagonista è il maresciallo degli alpini Manuela Paris che torna nella sua casa di Ladispoli alla fine della sua missione in Afghanistan, dove è stata gravemente ferita in un attentato. Con un bell’escamotage letterario la Mazzucco ci racconta la storia di oggi (Live) e quella della missione in Asia centrale (Homework) alternandone la narrazione di capitolo in capitolo. Il pretesto sono i “compiti a casa” che le ha dato da svolgere lo psicologo militare, visto che Manuela è tornata in Italia con il disturbo  post traumatico da stress (DPTS) e deve quindi rielaborare quanto accaduto in Afghanistan per cercare di superarlo. Entriamo quindi in contatto con il mondo delle cosiddette missioni di pace, che, a meno di letture specifiche, raramente abbiamo avuto occasione di approfondire soprattutto sotto il profilo umano. E con un linguaggio militare molto tecnico e ricco di acronimi (a volte, devo dire, troppo per noi profani) la Mazzucco ci spiega la vita quotidiana dei plotoni di stanza nel nulla afgano. Non prende posizione, non critica né approva. Racconta. Racconta le storie dei commilitoni di Manuela e i motivi e gli ideali che hanno dettato la loro scelta di arruolarsi e partire. Racconta le difficoltà che incontra una donna che vuole a tutti i costi diventare soldato perdipiù in missione, anche per riscattarsi dallo squallore nel quale viveva.

Nei capitoli Live, ovvero quelli che si svolgono durante la sua licenza a Ladispoli, la Mazzucco ci porta in una sfortunata cittadina del litorale laziale famosa solo per i suoi carciofi. Manuela qui è circondata da personaggi che potrebbero facilmente essere considerati tristi e scialbi, ma che con la lettura si rivelano invece umani, interessanti, “spessi”. È questa la cosa che alla fine del romanzo mi ha più colpito: la capacità dell’Autrice di entrare e farci entrare dentro ai suoi personaggi e renderli diversi da come appaiono a una prima lettura. Di farci cogliere il loro aspetto buono, sano.

Non posso concludere senza un accenno al penultimo capitolo: Rewind.  È un libro nel libro; una bella e toccante storia nella storia che ci fa quadrare il cerchio dell’intero romanzo.

Insomma riassumendo: compratelo e leggetelo.

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2 Risposte a “Limbo di Melania G. Mazzucco”

  1. Grazie, lo farò. Avevo molto apprezzato “Un giorno perfetto”, ben prima che diventasse un film.

  2. Sono del tutto d’accordo con te per tutti gli aspetti positivi che hai ben illustrato. Mi è dispiaciuto averlo finito. Hai ragione anche sui personaggi, che escono fuori alla distanza, per esempio quello della sorella Vanessa.
    Rispetto a quel che dici, cioè che la Mazzucco non prenda posizione direi che non lo fa riguardo alla missione, però c’è bel un brano, che riporto, in cui è molto chiara:

    “Non riesce a impedirsi [Manuela] di osservare che il nostro governo spende molto denaro per costruire scuole in Afghanistan e le sembra strano che non ritenga importante sostenere l’istruzione anche in Italia. Lì costruiamo scuole, e qui le lasciamo cadere a pezzi, lì sosteniamo gli insegnanti, li proteggiamo e li riteniamo essenziali per il futuro della nazione, qui gli insegnanti vengono umiliati e disprezzati. […] Tra gli alleati siamo stati giudicati i più adatti, per la nostra tradizione giuridica, a formare la magistratura e i tribunali e ad assicurare il funzionamento della legge. Esportiamo un modello di cui siamo orgogliosi, ma che qui viene offeso e vilipeso ogni giorno”.

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