Le avventure di ALicE: risate a gambe strette

Il post della scorsa settimana, quello sulla Vescica piena e deterioramento cognitivo, mi ha riportato alla mente un episodio risalente a qualche tempo fa. La mia dottoressa, per aiutarmi nella dieta, mi aveva prescritto delle gocce drenanti, che, messe in due bicchieroni d’acqua, la mattina a digiuno, mi avrebbero fatto perdere delle belle quantità di liquido. Già due bicchieroni d’acqua, per me che non sono abituata a bere, e soprattutto per la mia debole vescica, sarebbero stati fatali. Immaginatevi poi l’averci aggiunto 40 gocce drenanti! Perdipiù la furba ALicE quando ha pensato di iniziare la cura? Lei che oltretutto non riesce a tenersi la pipì neanche 5 minuti? Il primo giorno in cui a portare i bambini a scuola ci avrebbe pensato lei prima di andare in ufficio. Quindi senza pensare che il tragitto in macchina sarebbe durato 1 ora invece che la solita mezz’ora.

Insomma, parto da casa e arrivo a scuola dei bambini ancora in buono stato. Proseguo per il lavoro e, appena imboccata la Cristoforo Colombo, già sento la lontana eco di uno stimolino, a disturbarmi il viaggio. Ma proseguo senza pensarci. Non troppo  almeno. Ma ti pare facile? Se ti imponi di non pensare a una cosa è proprio il momento che ci pensi. Intensamente. Però viaggio sulla corsia centrale, e immettersi sul controviale per cercare un bar la vedo difficile. Poi, la macchina, col traffico della mattina non avrei certo potuto mollarla in doppia fila! Dai, ce la posso fare. La pipì cominciava a premere. Cerco di arrivare in viale dell’Umanesimo. Lì sicuramente un bar l’avrei trovato.

Nulla! Non un bar, non un altro esercizio aperto a cui chiedere un bagno. Il deserto. Ho cominciato a sudare e a guardarmi intorno alla ricerca di qualcosa dove potermi liberare… Una busta… una scatola… Un WC portatile… Niente di tutto questo. Sul sedile di dietro c’era un pallone. Si potrebbe spaccare a metà e io potrei fare pipì nella semisfera… ma come tagliarlo? Oppure nel portabagagli c’è il frigorifero portatile… Quasi quasi potrei usare quello. Magnifica idea. Si ma come ci arrivo? Intanto, giunta ormai su via Laurentina comincio ad abbassarmi i collant. Non fate pensieri vastasi, perché vi assicuro che di erotico non c’era davvero nulla! Il difficile era accostare, catapultarsi nel bagagliaio da dentro il veicolo, e espletare le mie funzioni alla mercè… dei 200 automobilisti in coda al semaforo che procedevano a passo d’uomo, quindi perfettamente in grado di godersi lo spettacolo dal vivo. Nulla. Dovevo rinunciare anche al frigorifero… Ma una speranza c’era: l’infinito semaforo era miracolosamente diventato verde e la mia fila procedeva. Ce la potevo fare. Attaccata al clacson come se avessi un moribondo in macchina, e guidando con le gambe accavallate per mettere un “tappo fisico” al mio apparato urogenitale (non sapete che casino coi pedali!!!) giro finalmente per la via dove è ubicato il mio ufficio. Parcheggio. Il problema a quel punto era scendere perché qualunque movimento muscolare, sia pure del viso, mi avrebbe provocato il cosiddetto fenomeno di enuresi. Immaginatevi cosa sarebbe successo camminando. Ero prigioniera della mia automobile. Mi faccio forza e così, con i collant ormai abbassati (non potevo certo perdere tempo a ritirarmeli su) scendo dalla macchina. Ero lì lì per cedere. Non so come, barcollando, a gambe strette imbocco il cancello. Decine di persone in attesa di entrare nello stabile mi guardavano esterrefatte! Di sicuro mi avranno presa per una pazza ubriaca o drogata!

Entro anche nel portone. Il mio ufficio era al secondo piano: non avrei potuto resistere un minuto di più. Con la vescica ormai in fiamme vedo la signora delle pulizie in un ufficio. Le urlo: “DOV’È UN BAGNO??????”

Lei mi guarda basita e anche un poco impaurita (non voglio immaginare quali potessero essere i suoi pensieri) e biascica qualcosa tipo è un ufficio privato… Non si potrebbe… Al che, con la pipì ormai incanalata per l’uretra, le sbraito come un animale “MI SENTO MALEEEE!!!! HO BISOGNO DI UN BAGNO!!!!!” A quel punto la tapina mi indica tremebonda una porta e… non potete nemmeno immaginare il sollievo provato liberandomi! Una delle sensazioni più belle e piacevoli!

E la signora? Da quel momento, appena mi vede entrare nel palazzo, mi saluta calorosamente. Non so giudicare se lo fa con timore quasi reverenziale… o come una cara amica che ha condiviso con me un’esperienza emozionante… e un po’ segreta!

Alla luce di questo episodio, e del post sugli scienziati paciocconi, non saprei dire se costoro abbiano torto o no! Di fatto io, con la pipì che ormai mi aveva annegato il cervello, non sono riuscita a trovare un modo intelligente per liberare la mia vescica senza rimetterci nell’immagine.

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6 Risposte a “Le avventure di ALicE: risate a gambe strette”

  1. Potrei raccontarti tanti di quegli episodi in proposito…

    Comunque non penso che tu ci abbia rimesso in immagine, semmai suscitato un moto di solidarietà 🙂

  2. La prossima volta: piccolo contenitore di plastica, tipo vaschetta per alimenti; sempre a portata di mano; piedi sul sedile posteriore; posizione “solita”… Fatto! 😉

  3. Grazie per la tua narrazione precisa, efficace, spassosa di un’esperienza che, mutatis mutandis, o mutate mutandis in questo caso, a molti di noi è capitato di vivere in più di un’occasione. Da tempo non ridevo così di gusto!

  4. proprio mi hai fatto ridere di gusto, ma perchè non ero protagonista! vero che è capitato anche a me…. potremmo scrivere una storia con l’episodio di ciascuna! ma i piedi sul sedile posteriore…?

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