Yom ha shoà

Ieri, il papà delle ragazze è stato invitato a parlare ad un incontro sulle 3 religioni monoteiste.

Lo ha fatto, non da “dotto”, ma raccontando l’ebraismo della vita quotidiana, la sua esperienza personale: il punto di vista di un ebreo “qualunque”. 
Dal momento che oggi ricorre Yom ha Shoà, il giorno in cui si ricordano i 6.000.000 di ebrei uccisi dai nazisti, abbiamo pensato di pubblicare uno stralcio del suo intervento, nel quale racconta la sua esperienza durante la guerra.

Bernard Malamud scrisse una bellissima frase: “Se mai ti capitasse di dimenticare di essere Ebreo, ci sarà sempre un gentile a ricordartelo”.

Le leggi razziali entrarono in vigore nel 1938. Furono promulgate dal governo Mussolini. Allora avevo 10 anni fui cacciato via dalla scuola, i miei amici non volevano più giocare con me in quanto ebreo e io, non riuscivo ovviamente a capirne le motivazioni. Gli ebrei non potevano più esercitare le proprie professioni: medici, magistrati, avvocati, professori universitari: nessuno poteva più occupare un posto di lavoro. Perfino i soldati e gli ufficiali furono cacciati dall’esercito. Gli ebrei furono allontanati totalmente dalla vita sociale italiana.

Arrivò l’8 settembre 1943, giorno dell’occupazione militare di Roma da parte dei nazisti. Mio padre ebbe un’intuizione, e poco prima del 16 ottobre, data funesta del rastrellamento degli ebrei di Roma, prese tutta la sua famiglia e la portò a Olevano Romano, dove una Famiglia del posto, la Famiglia Ciolli, ci accolse e ci ospitò con amore e a rischio della propria vita. In un giorno di marzo, i militari delle SS circondarono la casa dove eravamo nascosti. C’eravamo solamente mio cognato, con sua figlia di pochi mesi ed io.

Irruppero nella casa e iniziarono una perquisizione per cercare degli elementi che potessero indicare la nostra religione. Quando a un tratto sentii delle voci provenienti dall’esterno che ci chiamavano per indurci a uscire e scappare. Aspettammo un momento propizio, fuori dal controllo dei soldati nazisti, e uscimmo da una porticina, dove alcune paesane ci stavano aspettando. Appena girato l’angolo ci fecero entrare dentro a una casa, aprirono una finestra e ci spinsero sui tetti. Di tetto in tetto, di casa in casa, queste donne ci indicarono la strada per fuggire, e come se dietro ci fosse una regia, ci scortarono fino all’altra parte del paese. Lungo la strada, dalle finestre delle case via via si affacciavano le olevanesi per indicarci la via più libera da seguire.

E’ scritto nel Talmud che chi salva una vita salva il mondo intero.

Gli abitanti di Olevano hanno salvato molte famiglie come la nostra a rischio della propria vita: per questo nel 2001 l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito ai coniugi Milana e Ciolli, abitanti di Olevano, e ai loro figli l’alta onorificenza di giusti tra le nazioni.

Nel marzo del 1944, tornati a Roma, ottenemmo dei documenti falsi in qualità di sfollati calabresi, e l’assegnazione di un appartamento di proprietà di ebrei, in piazza Rosolino Pilo.

Una sera vedemmo arrivare 3 camion pieni di soldati nazisti; entrarono nel portone e salirono le scale fino al nono piano, dove noi abitavamo. Eravamo certi che fossero lì per noi. Per portarci via.

Invece li sentimmo superare la nostra porta, salire un’altra rampa di scale e irrompere nell’appartamento di sopra, abitato dalla famiglia Terracina, i cui componenti, furono presi e portati ad Auschwitz. Morirono tutti: solo Piero, il più piccolo riuscì a tornare.

Ancora oggi, a distanza di 70 anni, nei miei incubi notturni risuona il rumore dei passi degli scarponi dei soldati.

Quando le truppe alleate entrarono a Roma, il 4 giugno 1944, abitavamo in un appartamento in affitto sotto falso nome. Era il nostro 18 domicilio in pochi mesi.

Mia madre mi chiese di accompagnarla dalla proprietaria dell’appartamento per rivelare la nostra vera identità, ma la signora ci confessò che nel palazzo tutti erano a conoscenza del fatto che fossimo ebrei. Gli abitanti del palazzo, preferirono non denunciarci nonostante sulle nostre teste pendesse una taglia di 5000 lire per ogni ebreo.

E’ meraviglioso come a volte il mondo ci sappia sorprendere.

Annunci

Una Risposta a “Yom ha shoà”

  1. Ci conosciamo da una vita, le storie delle nostre famiglie si intrecciano da più di settanta anni eppure questo racconto, ogni volta che lo sento, mi mette i brividi e mi suscita delle forti emozioni. Un forte abbraccio a M. che e’ sempre il più alto (lui sa cosa intendo)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: