Sesta giornata mondiale della lentezza

Ieri mattina, mentre accompagnavo mia Figlia a scuola ho sentito alla radio una notizia di quelle che non solo ti cambiano la giornata, ma proprio la vita! E per questo ringrazio di cuore il GR2.

Insomma, l’altro ieri è stata la sesta Giornata mondiale della lentezza. Si, si! Avete capito bene. Ieri, (ma anche oggi, domani, sempre!) dicono che bisognerebbe rallentare i nostri ritmi: svegliarsi 10 minuti prima la mattina, fare un’abbondante e tranquilla colazione e non fare le cose di fretta.

Vedete? Ci ricordano di mettere l’orologio avanti di un’ora per l’entrata dell’ora legale, ma poi si scordano di questi consigli così importanti….

Se invece questa notizia l’avessi saputa prima, ieri, alle 6.00 di mattina, vedendo entrare in camera nostra il Figlio Piccolo, che piangendo ci comunicava “di non aver dormito tutta la notte” e sentendogli la fronte incandescente, me la sarei presa più comoda presagendo la settimana che ci si sarebbe apparecchiata… Non sarei scattata a prendere il termometro, verificare che le mamme hanno sempre ragione, e mettergli la meritata suppostina. Avrei fatto il tutto con e s t r e m a   l e n t e z z a.

Poi con altrettanta lentezza avrei dovuto pianificare l’organizzazione familiare (accompagnamenti e riprese da scuola; lavoro; palestre/piscine/musica) alla luce di questa  inaspettata febbre.

Subito dopo, (ma non subito subito!), sempre molto lentamente (invece che alle 6.03) avrei benedetto il mal di denti del Marito (che non me ne voglia!), che sapevo l’avrebbe costretto  a casa. E così il problema di chi sarebbe rimasto con il Piccolo febbricitante, almeno quello era risolto.

Averlo saputo avrei svegliato più lentamente anche i miei due Figli più Grandi, evitando di buttarli giù dal letto e avrei preparato loro l’abbondante colazione che consigliavano alla radio. Noi l’abbondante colazione in realtà la facciamo sempre (caffellatte, pane fatto in casa e marmellatine sempre casalinghe; latte e cioccolato per i bambini, biscotti (home made) e cereali (quelli no! Quelli, industriali!)… Solo che la ingurgitiamo in 5 minuti.

Se l’avessi saputo non avrei rifatto i letti in due nanosecondi (forse sarebbero anche venuti un po’ meglio!), e non avremmo lavato i piatti della colazione in un battibaleno. Magari invece di catapultare mia Figlia fuori casa, avrei potuto prenderla per mano per recarci al posteggio della macchina, piroettando come fossimo in un musical.

Se l’avessi saputo non mi sarei attaccata al clacson come una matta smoccolando contro gli idioti che per fare la solita scorrettezza bloccavano il traffico di Porta Metronia.

Peccato. Se solo l’avessi saputo avrei evitato di fiondarmi di corsa al supermercato per fare una spesa-lampo prima di andare in ufficio. E non avrei timbrato l’entrata in ufficio alle 9.00.00 precise precise!

Mannaggia! Che occasione persa!

Poi dopo il lavoro, invece che tornare a casa come una matta a dare il cambio al Marito (che a quel punto si doveva recare moooolto lentamente dal dentista) avrei potuto prendermela un po’ più comoda!

Certo questi sono consigli saggi ai quali però da soli non si pensa. Mannaggia! Meno male che ci sono questi di Vivere con Lentezza a ricordarci come si dovrebbe stare al mondo!

Tornando alla mia giornata mondiale della lentezza, il pomeriggio, dopo pranzo, avrei dovuto farmi una pennichella… invece no! Lì a fare i biscotti. Poi, a prendere la figlia a scuola: ci sarei dovuta andare pianissimo… E invece no! E tornata a casa, invece di stendermi sul divano a leggere serenamente un libro,  via, un altro impasto per i biscotti, e poi subito in palestra!

Un’ora di ginnastica (no! Non quella lenta per favore! Col pilates mi ci addormento!) e di corsa (ehm! ehm!) a casa a preparare la cena.

Finalmente alle 23.00, terminate le operazioni  di “messa a letto bambini” mi sono dedicata alla cottura dei biscotti, che nel frattempo erano diventati di 3 tipi (sapete… gli scherzi dei deliri di cucina ossessivo-compulsiva!).

Perché ‘sti biscotti? direte voi- Perché l’indomani sarei andata a far parte del pubblico del Ruggito del Coniglio…. E non sarei stata capace di andarci a mani vuote! La mia religione non me lo permetterebbe!

Dulcis in fundo, all’1.00 (si! all’una di notte!) arriva una citofonata di un inquilino straniero, mai visto e conosciuto, che mi chiedeva di aprire il portone perché gli si era rotta la chiave!

Io gli ho aperto, ma molto molto lentamente, solo dopo aver svolto un’intervista citofonica per verificare la sua identità!

In ogni caso, a me per vivere una giornata della lentezza dovrebbero inserirmi non l’ora, ma il giorno legale, vale a dire una vera e propria giornata di 48 ore!

Allora, forse, si!

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7 Risposte a “Sesta giornata mondiale della lentezza”

  1. Alice, non sai quanto ti capisco! Anche a casa nostra i ritmi sono gli stessi LENTISSIMI di casa vostra, però noi viviamo nella frenetica Milano. Voi non state e Roma con il Ponentino e la Dolce Vita? A parte gli scherzi, spero che Dose e Presta abbiano gradito i tuoi biscottini cucinati con tante calma.

    • Li hanno graditi eccome!
      Ovvero Dose è a dieta, per cui non li ha assaggiati… Ma marco (e tutto il pubblico) li ha graditi parecchio: e, biscotti a parte, è stato BELLISSIMO!

    • Cara Polimena, io ho abitato a Milano per anni… e in confronto alla vita che conduco adesso a Roma, Milano mi sembrava la vera città a dimensione d’uomo!

      Vabbè, avevo un figlio e mezzo in meno… però come ci sono stata bene!

      • E’ bello saperlo, quando sono arrivata ci stavo malissimo. Solo ora mi sto abituando alla vita qui, anche grazie ai miei figli che mi hanno aiutato a costruire delle relazioni sociali che all’inizio erano del tutto carenti. La mia dimensione di vita ideale è in centro Italia, dove ho vissuto per anni: in medio stat virtus!

  2. La mia natura mi ha sempre spinto verso questa modalità esistenziale, ma poi le “regole” della società in cui viviamo, spesso, mi hanno violentato e costretto a ritmi poco adatti alle mie attitudini… Poi oggi, con il ritornello delle “divine leggi” che è “l’Europa e i mercati che ce lo chiedono…!” diventa assai difficile abbandonarci senza ansie al nostro sano “istinto” per affrontare il quotidiano come ci aggrada…
    Regalai in tempi non sospetti, nel 1998, ad un mio collega fatto a posta per questa “filosofia di vita”, ma combattuto da struggenti sensi di colpa, il libro di Lothar J. Seiwert
    “Elogio Della Lentezza” per rassicuralo rispetto al suo modo d’essere e rafforzare le sue difese nei confronti dell’atteggiamento denigratorio dei molti che lo spronavano ad accelerare i suoi ritmi.
    Da allora ho visto uscire molti libri che trattano questa materia, ma, stranamente, sempre più ci si ritrova costretti, in un vortice soffocante, ad accelerare più che rallentare. Forse ci basta e ci consola solo sapere che ci sia una minima possibilità ad adottare modelli di vita più umani ed avere la “solidarietà” dei sempre più numerosi autori…?!

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