Chagall dʼArabia. E vissero felici e contenti

L’illustrazione che apre il volume è in realtà l’ultima realizzata da Chagall, e “rappresenta” il gran finale di tutto il percorso umano-artistico che attraversa le Mille e una notte.

L’immagine in teoria raffigura i due protagonisti della raccolta, il sultano e Sharazad, distesi a letto mentre lei gli racconta una fiaba dietro l’altra per avere salva la testa. Basta però una rapida occhiata per accorgersi che si tratta di una confessione autobiografica quant’altre mai.

Il giovane sultano indossa non il turbante ma la classica berretta da pittore francese. E l’unione (presumibilmente) spirituale e (innegabilmente) carnale tra i due viene benedetta da una figura femminile, in abiti sfarzosi, che si vede e non si vede, librata in volo sopra di loro… un fantasma. Impossibile resistere alla tentazione di identificarla con Bella che, dal cielo, accetta anzi incoraggia il nuovo rapporto. Chagall si è riconciliato con il proprio presente e passato, è pronto alla nuova avventura sentimentale con Vava, che infatti – a quanto è dato sapere – sarà stabile quanto la prima.

Chagall usa tutti i mezzi messigli a disposizione dal proprio linguaggio pittorico per sottolineare la positività di quanto sta accadendo. I due corpi nudi si confondono in uno solo, come simboleggiato dalla “fusione ermafrodita” tra la gamba sinistra di lui e quella destra di lei. Inoltre, ADESSO tutti e due si trovano nell’area rossa del disegno, colore del sangue e della vita pulsante.

Il blu profondo, colore dell’oltretomba (cfr. il mare in varie illustrazioni di questa serie), è riservato alla zona superiore dove c’è Bella. Già il fatto che sia l’area superiore, e non inferiore come il mare, è un buon segno. In più, il colore della notte è ampiamente rischiarato da un trionfo di calda luce gialla e da una tempesta di foglie di un tenero verde. Viene in mente il limbo dantesco visitato da Beatrice, nell’incisione del Doré. Orfeo non ha raggiunto Euridice, ma viceversa.

La luce è emanata da un sole che a sua volta si trova all’interno della sagoma di un uccello gigantesco. Un altro simbolo di vitalità esuberante, di gioia; l’esatto opposto dell’uccello serpentiforme, demoniaco, visto in una puntata precedente.

Ed è qui che la vicenda personale del pittore si riaggancia alla Grande Storia del suo popolo. Il volatile, quasi un Cherubino, allude alla presenza benedicente di Dio negli alti e bassi delle vicende umane. La Bella trasfigurata diventa un’icona della Shekinà.

Il grande uccello di fuoco (opera di Stravinskij che Chagall ebbe modo di illustrare) ricorda anche un albero luminoso, come l’Albero della Vita nel paradiso terrestre, sotto cui si distendono felici un nuovo Adamo e una nuova Eva. O addirittura il Roveto Ardente. Irradia luce perché “lampada ai miei passi è la Tua parola, luce sul mio cammino… Se anche camminassi per una valle oscura, Tu sei con me” come recitano i Salmi.

Un ringraziamento di cuore a tutte/i per l’attenzione e l’amicizia.

dhr

E’ questa l’ultima puntata della serie che il nostro e ormai vostro amico dhr ci ha regalato. In attesa di un’altra delle sue idee, vi anticipiamo che la collaborazione con lui continua in un modo del tutto nuovo. Lo scoprirete a breve. Intanto oggi rinnoviamo a lui i nostri ringraziamenti.

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3 Risposte a “Chagall dʼArabia. E vissero felici e contenti”

  1. Ancora grazie a voi. Mi fate sentire un Ragazzo 🙂

  2. ciao, Ragazzo, delle bellissime emozioni che sempre ci predisponi e degli interessanti approfondimenti!
    alla prossima!

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