Chagall dʼArabia. Nel blu dipinto di blu

Questa immagine è, tra tutte quelle delle Mille e una notte, quella più tipicamente chagalliana in assoluto. A renderla speciale, però, è la sua collocazione: è infatti l’ultima della serie (o la penultima; ma l’ultima, che esamineremo la settimana prossima, era un’incisione di lusso, riprodotta solo in una ventina di copie del volume). Come a dire che Chagall “ritrova” se stesso, ma solo al termine di un cammino accidentato.

Sul piano psicologico, è un’immagine in cui la notte non è nera, ma blu, come lo è l’atmosfera al mattino appena prima dell’alba, oppure l’“ora blu” subito dopo il tramonto, la più bella per scattare fotografie suggestive.

L’opera può contenere una sottile allusione sociale e politica, dato che Der Blaue Reiter, il Cavaliere Blu, era il nome che aveva in Germania il movimento espressionista; un movimento che aveva ritratto il disagio della nazione tra le due guerre. Chagall adesso si trova invece dopo la Seconda guerra mondiale, dopo che la Germania, passata dalla situazione insostenibile della Repubblica di Weimar alle elezioni del 1933, ha fatto quello che ha fatto. Nei loro quadri, gli Espressionisti avevano tentato – invano – di mettere in guardia contro il nascente pericolo nazista(*). Ora che l’incubo è finito, cavallo e cavaliere blu possono tornare a volare.

Ma è l’alba o il tramonto? Entrambi: sono visibili sia il sole che la luna. L’amato e l’amata coronano il loro sogno, portati in cielo da una energia positiva, un po’ come il profeta Elia; mentre la Natura da un lato li nasconde in un romantico alone di privacy (tramonto), e dall’altro è pronta “dare alla luce” un mondo nuovo (alba). Tutto promette pace e felicità. A quanto pare, Chagall ha riacquistato la serenità e l’amore dopo il tormento del dubbio.

Ancora una volta, però, la vicenda privata si fonde con quella cosmica. Questa notte richiama la prima delle notti più sacre, quella della creazione, quando HaShem trasse la bellezza dell’universo dal buio primordiale. “Sia la luce!”, e lo Spirito stava beneficamente sospeso al di sopra delle acque, come questo Cavallo Blu.

– – –

(*) Nota a margine: gli Espressionisti tedeschi erano ammiratori di Nietzsche, contro la piccineria mentale della borghesia, pronta ad affidare le sorti della nazione a uno come Hitler. Giusto nel caso ci fosse ancora qualcuno che crede alla favola goebbelsiana del Nietzsche “ideologo del Terzo Reich”. Meglio fare rewind e riprendere il discorso sul filosofo a partire dagli anni Venti, non Trenta-Quaranta. Nota nella nota: Friedrich Nietzsche si giocò l’amicizia con l’antisemita (lui sì) Richard Wagner perché se ne andava in giro con un amico ebreo.

dhr

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3 Risposte a “Chagall dʼArabia. Nel blu dipinto di blu”

  1. Aggiungo un dettaglio che non ho inserito nel testo per non appesantire. Nelle tre illustrazioni per questa fiaba si assiste a una interessante “evoluzione” del cavallo.
    – Nella prima immagine (non riportata) compare una specie di fusione tra cavallo e leone, un po’ come le cavalle carnivore delle 12 Fatiche di Ercole.
    – Nella seconda (vd domenica scorsa) l’animale è disegnato in maniera tutto sommato realistica, pur con un dettaglio simbolico.
    – E qui nella terza illustrazione il cavallo diventa un puro simbolo.
    Ritengo che questa progressiva “spiritualizzazione” non sia casuale, in parallelo con il percorso umano-artistico di Chagall in questa fase della sua opera.

  2. Il cavallo della scorsa domenica mi aveva molto colpito, in fondo lo vedevo statico, mi aveva ricordato il cavallo ligneo del Palazzo della Ragione di Padova: imponente, pronto a lanciarsi, ma ancora fermo e ben saldo. Qui è al galoppo verso “pace e felicità”.

  3. potrebbe anche ricalcare le posture tipiche dei cavalli del Bernini:

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