Chagall dʼArabia. Dietro lo specchio

Comincia qui la fiaba successiva, Abdallah della Terra e Abdallah del Mare.

Piccola parentesi linguistica. Nel libro il nome compare come “Abdullah”, ma si tratta di una svista provocata dal fatto che questa versione delle Mille e una notte è una traduzione dall’inglese, lingua in cui questo tipico nome arabo – cfr. l’attuale re di Giordania – viene scritto con la U per questioni fonetiche. Peraltro si tratta di un nome dal chiaro valore simbolico, in quanto Abdallah significa “servo di Dio”. In ebraico gli corrispondono Abdia e Abdiel, personaggi biblici secondari. Ne esiste anche una rara versione cristianizzata, come l’ex arcivescovo ortodosso di Atene, Christodoulos (servo di Cristo).

Insomma, fin dal titolo si può immaginare una storia in cui si incontrano un personaggio e il suo Doppio, appartenenti a due mondi speculari, opposti ma paralleli, ed entrambi con una forte connotazione religiosa. Eppure vedremo che il parallelismo non è perfetto al 100%, e proprio su questa discrepanza giocherà l’ignoto autore della fiaba per ricavare un prezioso insegnamento finale, valido anche per chi non è musulmano. Vedi prossima puntata.

Il modo in cui i due omonimi si incontrano è un classico della favolistica internazionale. Abdallah della Terra è un pescatore poverissimo, che ogni giorno torna al mare a cercare qualcosa per il sostentamento della famiglia; ma senza successo, giorno dopo giorno, e ancora giorno dopo giorno, mentre la situazione diventa sempre più pesante. Eppure l’uomo non si perde d’animo e, proprio quando la catastrofe sembra incombere, “prende” qualcosa che gli cambia la vita. In altre versioni del mito si tratta di un pesciolino d’oro. Situazioni simili, tra povertà e sogni di riscatto sociale, vengono descritte da Collodi nel suo Pinocchio. Nei Vangeli è il potere soprannaturale di Gesù a “calamitare” attorno alla barca di san Pietro interi banchi di pesce. Infine, a suo modo, Il vecchio e il mare di Hemingway è la rilettura pessimistica della stessa favola.

Qui invece – e mi sembra la variante più significativa – Abdallah cattura nella rete la propria controparte acquatica. Abdallah del Mare gli propone uno scambio: dato che sott’acqua non c’è frutta né verdura, Abdallah della Terra dovrebbe fargli la cortesia di portargli ogni giorno, dal mercato, una cesta carica di quei prodotti; e lui in cambio gli riempirà la cesta di pietre preziose, che nel mare sono comuni e senza valore. Ovviamente il pescatore accetta!

Passando a Chagall, come sempre, ha reinterpretato la storia a modo suo. I due omonimi non si assomigliano per niente, e quello marino è un tritone con coda di pesce… anzi no, guardando meglio, è una figura femminile, una sirena. Ma la prima cosa che balza agli occhi è il violento contrasto dei colori, il rosso acceso (e il verde) contro il blu cupo (e il bianco). Da una parte il sangue, la carne, la vita; dall’altra il freddo, il buio, la morte. Ancora una volta Chagall, novello Orfeo, tenta disperatamente di recuperare la sua Euridice, la sua Bella, ormai confinata nell’“altro” mondo.

dhr

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2 Risposte a “Chagall dʼArabia. Dietro lo specchio”

  1. Sempre lì sembra andare a parare. In fondo Belle è stata presente in tantissime delle sue opere, sia quando era viva che dopo. Un grande amore sempre vivo, anche dopo la venuta di Vavà, mi sembra.

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