I videogiochi sono un vaccino contro gli incubi per i reduci di guerra

Vi risulta, voi maniaci dei videogiochi? Siete risparmiati dagli incubi notturni?

È il tema affrontato da uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Dreaming. I ricercatori hanno confrontato i sogni di 64 giocatori accaniti con quelli di 22 persone che si dedicavano a questa attività con una frequenza limitata. Tutti facevano parte di corpi militari canadesi o statunitensi o vi erano appartenuti nel passato. Le loro esperienze di guerra erano simili, ma nessuno soffriva di disturbo post-traumatico da stress.

Ai partecipanti era stato chiesto di raccontare i propri sogni, sia quelli più recenti sia quelli che riguardavano la vita militare, che avevano avuto un impatto pesante su di loro.

È emerso che coloro che giocavano poco facevano dei sogni più terrificanti rispetto ai giocatori più assidui. Inoltre, i primi avevano nei sogni il ruolo di vittime passive mentre i secondi erano dei partecipanti attivi.

Si è sempre ritenuto che i videogiochi renderebbero insensibili alla violenza e questo era considerato un aspetto negativo, ma, sostengono gli autori, il rovescio della medaglia possono essere i benefici in termini di minore stress per i soldati che vivono esperienze violente nella realtà.

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rinunciare all'animosità significa diventare liberi

Una Risposta a “I videogiochi sono un vaccino contro gli incubi per i reduci di guerra”

  1. Molto, molto interessante: sia la prospettiva sia la ricerca.
    Non ci avevo mai pensato, anche se devo dire che non so giocare a giochini elettronici – sono handicappato addirittura con Pacman, figuriamoci con Mario’s Brothers o Call of Duty! Appartengo alla generazione dei flipper!…con quelli ho fatto un c… cosí a qualsiasi under 40 con cui ho giocato… 😉 …
    Tuttavia, è vero che, come pratica di routine, dopo certe azioni ci si “scaricava” al poligono…
    Il tutto ha senso e lo metto in relazione con qualcos’altro.
    Molti anni fa polemizzai molto seriamente con un’amica a proposito del film “Jurassic Park” che lei contestava incutesse solo terrore nei bambini. Io lo giustificavo proprio su quella base.
    Mi spiego meglio… Un’educazione alla paura in sé, non mi pare sbagliata, quando ad avere a che fare con la paura avviene per mezzo di “mostri”, eccetera, cioè cose non esistenti nella realtà quotidiana, cosa che mi pare alquanto interculturale, dove i “mostri” assumono nomi e sembianze diverse: dall’orco, al babau, ecc. Il bambino che sente una grande paura ma a cui non succede assolutamente nulla se non la paura stessa, prima o poi, con una guida corretta, affetto e rassicurzaione in tal senso, capisce 1) che i mostri suddetti non esistono, 2) che la paura è sciocca. Il passaggio successivo, più in là con l’età, è insegnare a stare in guardia da cose, animali e gente pericolosa sul serio che sono realissimi: dal non mettersi MAI coltelli in bocca, al non giocare MAI con accendini e fiammiferi (uno può dirglielo chiaramente: MAI prima che tu abbia 12 anni); dal non avvicinarsi MAI ad accarezzare un cane senza aver prima chiesto al padrone dello stesso se si può fare, al non toccare MAI né stuzzicare serpenti, scorpioni, ragni e animali vari che possono essere pericolosi; dal non accettare MAi cibo da sconosciuti senza chiedere a papà o mamma [o nonni o fratelli e sorelle più grandi] se va bene, al non seguire MAI sconosciuti che t’invitano in tal senso e immediatamente dirlo a papà e mamma.
    Io le dicevo che, onde non avere paure inutili e irrazionali, bisogna ricevere un’educazione che ci permetta di piazzare la paura in qualche modo nella nostra realtà e nelle nostre reazioni automatiche. Quindi, ricordo che usai proprio Jurassic Park come “terapia nel divertimento” con parecchi bambini, che, come tutti i bambini, furono terrorizzati dalla vista di un mostro come un T-Rex o ai Velociraptor, ma che poi, dopo essersi aggrappati al “bestione rassicurante e protettivo” che avevano seduto vicino a loro, vollero poi ripetere anche più volte l’esperienza, a poco a poco anche da soli, e riuscirono poi a sconfiggere quella paura e a costruire un altro mattone della sconfitta della paura in genere.
    La paura spesso non è che carenza di fiducia [in se stessi o altri] e/o carenza di fede.
    Immagino che giocare ad un gioco dove fai fuori un sacco di cattivi e anche se ti colpiscono puoi ricominciare, ti possa far sentir meglio…

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