La scena perduta di Yehoshua – Caritas Romana

Ho appena terminato l’ultimo libro di Abraham B. Yehoshua, uno scrittore che amo molto. Nel risvolto di copertina viene definito “il romanzo più misterioso e profondo di Yehoshua”. Io l’ho letto fiduciosa, a mano a mano che andavo avanti ero perplessa, ma mi sono lasciata portare dalla sua solita scrittura fluida e accattivante, in attesa di svolte che me lo facessero apprezzare pienamente. Non è accaduto purtroppo.

In effetti è un romanzo molto diverso dai precedenti, si parla molto di cinema e anche di arte. Ed è proprio su quest’ultima che voglio soffermarmi, poiché è l’aspetto che ho trovato più interessante e sorprendente.

Yehoshua fa riferimento a una delle mille storie scritte dallo storico romano del I secolo Valerio Massimo nei suoi Factorum et dictorum memorabilium libri IX, quella di Pero e Cimone.

Lasciamoci guidare dalle parole che Yehoshua fa pronunciare a una storica dell’arte: “È una storia meravigliosa e importante che ha ispirato molti scrittori e artisti. Narra di una giovane donna di nome Pero che allatta il padre”. E più avanti spiega: “Cimone era stato condannato a morire di fame. Sua figlia andava a fargli visita in segreto e lo allattava perché non morisse. Alla fine i carcerieri la sorpresero in flagrante ma rimasero talmente colpiti dalla sua devozione, audacia e originalità che ebbero pietà del padre e lo lasciarono libero. Ha ispirato molti dipinti dell’antichità. Anche a Pompei, per esempio, da sotto le ceneri del Vesuvio è riemerso un affresco con questo motivo. Lo stesso Valerio Massimo ammise che l’impatto dei dipinti è più forte di quello del racconto”.

E poi la storica prosegue illustrando, e questa è secondo me la parte più interessante, i modi diversi in cui ciascun pittore ha interpretato la scena. Seguiamola nelle sue considerazioni.

“Ogni pittore ha affrontato il tema in modo diverso, a seconda della sua personalità, delle sue inclinazioni e del coraggio che mostrava verso l’ambiente che lo circondava. […] In molti dipinti gli artisti hanno ritratto la figlia mentre guarda di lato, in modo che non veda il volto del padre, intento a succhiare. E questo sia per rispetto verso di lui sia per un senso del pudore, o magari per non rivelare altre motivazioni. Del padre, e forse anche della ragazza. […] Tutto dipende da come è ritratto il padre. Se è rappresentato debole e morente allora alla figlia è concesso di guardarlo in faccia, perché allo spettatore è chiaro che la vicina morte neutralizza ogni intento erotico da parte di entrambi. La ragazza può quindi concedersi di mostrarsi generosa e di fissare il padre con sguardo dolce, e di sostenergli persino la testa. Quando lui invece è forte e muscoloso, come in Meyvogel o in Rubens, la figlia deve mostrarsi molto cauta. […] Se l’uomo ha le mani legate dietro la schiena significa che l’artista intende comunicare come da un punto di vista erotico le sue possibilità siano limitate, o perlomeno tenute sotto controllo, e perciò lo sguardo caritatevole della figlia può essere inteso come puro. […] Quando il padre è libero dalle catene ma in punto di morte la figlia si può permettere di mostrarsi generosa toccandolo o guardandolo. […] Nel meraviglioso dipinto di Caravaggio Le sette opere di misericordia la figlia allatta il padre attraverso le sbarre di una cella e perciò, anche se l’uomo è forte e attivo, è comunque inoffensivo. […] Talvolta la figlia tocca al padre la testa, le spalle e, nei dipinti più audaci scopre la bellissima scollatura e addirittura l’altro seno. A condizione, però, che il padre abbia le mani legate”.

Interessante anche la riflessione storica. “Nel Medioevo il motivo scompare quasi completamente. […] Si nutriva qualche dubbio sulla sincerità della compassione e della carità della figlia che allatta il padre. Si sospettava che lei approfittasse della miseria del prigioniero in senso edipico…”. Con l’acuta precisazione che anche se nel Medioevo non conoscevano il termine edipico “ne percepivano il principio, il desiderio. Dopo tutto la verità non ha bisogno di essere etichettata per essere reale”.

Ho trovato tutto questo estremamente stimolante, è stata una bella scoperta di cui devo ringraziare il romanzo di Yehoshua.

Di seguito vi propongo alcuni dipinti che hanno affrontato le vicende di Pero e Cimone.

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About laura

rinunciare all'animosità significa diventare liberi

5 Risposte to “La scena perduta di Yehoshua – Caritas Romana”

  1. Splendido articolo, per la tematica scelta, i riferimenti storico-artistici: insomma, per il tutto..!! Grazie Laura!

  2. >Si sospettava che lei approfittasse della miseria del prigioniero in senso edipico

    l’avevo sempre sospettato (da bravo uomo del Medioevo)

  3. Quello che lei ha provato leggendo “La scena perduta”rispecchia perfettamente il mio pensiero,ho avuto le stesse sensazioni, anch’io amo molto Yehoshua . Mi ha fatto piacere la sua recensione , mi ci sono ritrovata, grazie.

  4. Mi fa piacere questa sintonia, ma soprattutto benvenuta tra noi katia.

  5. Grazie a voi!

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