Lettere a Primo Levi: Leopardi contro Leopardi

Caro Primo,

se mi è sempre sembrata un poʼ insolita la tua predilezione per Alessandro Manzoni, altrettanto sorprendente è la poca attenzione che dedichi allʼopera di Giacomo Leopardi. O anzi, la poca attenzione che sembri dedicargli, perché il sospetto è che la sua nominale assenza corrisponda a una onnipervasiva presenza.

Paradosso nel paradosso, lʼunico saggio sul Recanatese contenuto nella tua raccolta Lʼaltrui mestiere serve per dargli contro! Tanto per cominciare, il saggio è ingannevole fin dal titolo: “Le più liete creature del mondo”, preso paro-paro dalle Operette morali; ma poi affili le armi per dimostrare scientificamente che gli uccelli NON sono affatto le più liete creature del mondo.

Sono pagine limpide e ferme, valide in ogni tempo, la cui forza viene dal confronto costante, ma inespresso, con la miseria della condizione umana, con la nostra essenziale mancanza di libertà simboleggiata dal nostro gravare sulla terra. Tuttavia ci si può porre la domanda di come Leopardi le avrebbe scritte se, invece di fondarsi sul Buffon [non Gigi, ndr], e di limitarsi agli uccelli di cui ascoltava il canto nelle lunghe sere del suo borgo, avesse letto ad esempio i libri di Konrad Lorenz ed avesse esteso la sua attenzione ad altre specie di uccelli.

Ad esempio, riguardo al loro canto…

… gli etologi ci spiegano che esso, specialmente se solitario e melodico (e quindi a noi più gradito), ha un significato ben preciso, di difesa territoriale e di ammonimento a possibili rivali o invasori.

[…] Con queste osservazioni riduttive non ho affatto cercato di dimostrare che lʼammirazione per gli uccelli non sia giustificata. Lo è pienamente, anche se si accettano le spiegazioni che gli scienziati (non senza polemiche fra loro) ci vanno fornendo: anzi, soprattutto se le si accettano; ma si sposta su virtù diverse e più sottili.

Torna in mente una delle tue ultime opere, lʼintervista immaginaria a un gabbiano. Uno di quei volatili marini moderni che dalle coste risalgono i fiumi e vengono a insediarsi nelle città, nutrendosi perlopiù di rifiuti. Il gabbiano di Chivasso, per lʼappunto; il quale afferma:

Rifiuti, sì. È poco dignitoso, ma redditizio. Finirà che anchʼio ruberò il mestiere alle cornacchie e mi abituerò a mangiare carogne, ossi male spolpati, o addirittura diventerò vegetariano. A questo mondo chi non si sa adattare soccombe […]

GIORNALISTA – Signore, lei mi pare troppo pessimista. […] Del resto, si consoli: anche fra noi uomini ci sono quelli che saprebbero volare e nuotare, ma che invece, per mala sorte o per poco coraggio, girano per gli immondezzai a raccogliere sudiciume. Bisognerà dare a loro, ed a voi, lʼoccasione di restaurare la loro dignità. La prego, non dimentichi il mare.

“Operette morali” erano quelle di Leopardi. “Operette morali” sono i tuoi racconti e saggi. Fiabe moderne, raccontini di fantascienza, dialoghi contro-socratici, ironici studi scientifici, biografie inventate, rielaborazioni di antiche leggende… il cui valore morale consiste esattamente nello sradicare la morale comune.

Tuo d

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14 Risposte a “Lettere a Primo Levi: Leopardi contro Leopardi”

  1. > fra noi uomini ci sono quelli che saprebbero volare e nuotare, ma che invece, per mala sorte o per poco coraggio, girano per gli immondezzai a raccogliere sudiciume

    Sotto casa mia c’è un cassonetto (vabbè, ce ne sono tanti, lo sapete!) dove c’è sempre qualcuno che ci va a ravanare dentro alla ricerca di qualcosa che possa essere venduta nei molti mercatini romani.
    E se poi qualche oggetto o capo di vestiario di poco più valore viene depositata fuori, non ci resta più di due minuti che già sparisce.

    Uccelli moderni?

    • Se non altro, lottano (indirettamente, e per altri motivi) contro la società degli sprechi.

      Al tema dell’umanità che può imparare a “volare”, ma magari preferisce non farlo, Levi ha dedicato uno dei suoi più bei racconti di fantascienza, “La grande mutazione”. Cominciano a spuntare ali sulla schiena della gente. Qualcuno prende gusto a librarsi nel cielo. Qualcuno preferisce farsele segare via da un chirurgo…

  2. Ne conosco tanti che hanno un ancora invece delle ali!
    Altro che pinne! Magari! Almeno potrebbero dirigere la loro vita! A fondo, ma sarebbero ancora i padroni!

  3. nient’affatto off-topic, direi che il messaggio di PL è stato ben colto: “La prego, non dimentichi il mare”.

  4. E comunque io gli uccelli non li amo…
    Ogni tanto mi sorprendo a guardare estasiata in cielo le figure in movimento degli stormi di storni… Incredibile caleidoscopio naturale…

    Poi però quando vado il pomeriggio a prendere i bambini a scuola passa tutta la poetica!
    Tutti i marciapiedi intorno a Lungotevere imbrattati dalle cacche degli uccellini, una puzza che nemmeno nei gabinetti pubblici della stazione più sudicia, automobili imbrattate indelebilmente, io che sono costretta ad aprire l’ombrello (un apposito ombrello!) anche con il sole!

  5. >la poca attenzione che dedichi allʼopera di Giacomo Leopardi

    Da precisare: Primo Levi ha fatto di Leopardi – senza nominarlo – il protagonista del suo racconto “Dialogo di un poeta e di un medico”, contentuto nella raccolta “Lilìt e altri racconti” del 1981. Non un capolavoro, ma offre una buona sintesi del poeta, e soprattutto instaura un legame diretto tra Leopardi e Levi stesso.

    • Ulteriore ammenda. Levi, pur senza nominarlo, fa un remake moderno e fantascientifico del “Dialogo della Natura e di un’Anima” di Leopardi (Operette morali) nel racconto “Procacciatori di affari” contenuto nella raccolta “Vizio di forma” del 1971.
      Un racconto che, pur non essendo il primo del volume, è particolarmente importante perché proprio qui è contenuta l’espressione “vizio di forma”. In “Procacciatori”, inoltre, Levi inserisce anche un riferimento indiretto a se stesso e alla propria vicenda (Lager).

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