Lettere a Primo Levi: Vietato essere salami

da Lewis Carroll

Caro Primo,

siamo in parecchi qui a chiederci quale sia il tuo rapporto con la religione, in particolare quella dei tuoi padri. Il tuo ateismo dichiarato, infatti, pur motivato su basi scientifiche ed esistenziali (il Male del mondo), è ben lontano dal sarcasmo acido di tanti presunti liberi pensatori. La Bibbia ebraica rientra certamente tra le tue principali fonti di riferimento, ma insieme ai cristianissimi Dante e Manzoni. In questi casi però si vola alle supreme altezze ideali. E la religione terra-terra, quella dei precetti quotidiani, dei divieti, delle abitudini inveterate? Sappiamo da te, ad esempio, che tuo padre, da buon piemontese, pur con qualche senso di colpa, consumava volentieri prodotti di salumeria 😉

Il libro che mi ha stupito di più, e su cui sono caduto per caso…

… bisognerebbe scrivere un saggio sul tema del “caso” nella tua vita e nella tua opera, ma adesso non è il caso.

Il libro che mi ha stupito di più, e su cui sono caduto per caso, è un libro di argomento religioso, o più precisamente rituale, ed io religioso non sono; ma non lo commenterò con intenzioni critiche, perché rispetto chi crede e qualche volta lo invidio.

Notare la finezza del “qualche volta”.

Il libro si chiama Shulkhàn Arùkh (“La tavola imbandita”); è stato scritto in ebraico (ma io lʼho letto in traduzione) nel XVI secolo da un rabbino spagnolo; benché abbia mole considerevole, è il compendio di molte opere precedenti, e contiene in sostanza le regole, le usanze e le credenze dellʼebraismo del suo tempo.

Del tipo?

Per quanto riguarda il divieto di lavorare il Sabato […] è vietato cacciare; che fare con una pulce? La si può acchiappare e gettare lontana, ma non la si deve uccidere. Cacciare è anche catturare, intrappolare: perciò, prima di chiudere una cassa o un baule, devi accertarti che non contenga mosche o tignole…

Già ce li vedo i buoni cristiani a sghignazzare contro la ridicola religione giudaica dai mille precetti assurdi, “per fortuna a noi è venuto Gesù a insegnare lʼunico comandamento dellʼAmore, che ci consente di sputare bile contro chiunque”. Ma tu, Primo, sei spiritualmente presbite, e siccome vedi Dio da lontano, lo vedi meglio.

Si formulano ipotesi e soluzioni che ricordano gli studi e i problemi degli scacchisti: si immaginano cioè situazioni elegantemente improbabili, astratte, ma utili per ragionamenti sottili. […] Dietro a queste pagine curiose percepisco un gusto antico per la discussione ardita, una flessibilità intellettuale che non teme le contraddizioni, anzi le accetta come un ingrediente immancabile della vita; e la vita è regola, è ordine che prevale sul Caos, ma la regola ha pieghe, sacche inesplorate di eccezione, licenza, indulgenza e disordine. Guai a cancellarle, forse contengono il germe di tutti i nostri domani.

Così sia.

Tuo d

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7 Risposte a “Lettere a Primo Levi: Vietato essere salami”

  1. >Notare la finezza del “qualche volta”

    Hai proprio ragione, la sua scrittura è mirabile: ogni parola viene pesata, quella scelta è la migliore in assoluto, non potrebbe essere sostituita da nessun’altra.
    Dovrebbe essere letto di più nelle scuole e non solo per i contenuti, ma come fosse un manuale di scrittura.

  2. ti do pienamente ragione.

    e… a proposito di scrittura, noi qui siamo in partenza per tornare all’ovile. da domani potrò finalmente gustare i vostri post fotografici dell’ultima settimana 🙂

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