Lettere a Primo Levi: De Rerum Natura

Incisione di Grandville

Caro Primo,

se è letterariamente e filosoficamente fondamentale la tua visione duplice della realtà – la farfalla e il ragno, per usare due metafore delle puntate scorse – è simpatico vedere in che modo applichi questo metodo anche a te stesso.

Ho sempre pensato che si deve scrivere con ordine e chiarezza; che scrivere è diffondere un messaggio, e che se il messaggio non è compreso la colpa è del suo autore; che perciò uno scrittore beneducato deve fare in modo che i suoi scritti siano capiti dal massimo numero di lettori e con il minimo di fatica. Dopo aver letto la Piccola Cosmogonia portatile di Raymond Queneau (Einaudi, Torino 1982) mi vedo costretto a rivedere questi principî: penso che continuerò a scrivere come mi sono prescritto, ma penso anche che Queneau abbia fatto benissimo a scrivere nel suo modo, che è esattamente opposto al mio, e che mi piacerebbe scrivere come lui se ne fossi capace.

A posteriori, possiamo affermare che hai mantenuto fede a questo proposito. Il tuo linguaggio è rimasto improntato fino allʼultimo ai principi di ordine e chiarezza… ma il disordine e lʼoscurità erano nascosti “sotto il velame” delle parole non strane.

Poi elenchi una serie di esempi di quei virtuosismi di Queneau, che onestamente nun me fanno ʼmpazzì. Il dato rilevante però è che, in mezzo ai tanti libri scritti in modo alternativo e spiazzante, hai scelto proprio una Cosmogonia. Perché in questo caso le aberrazioni del linguaggio riproducono lʼandamento stesso dellʼuniverso.

In questo poema eterodosso e barocco, ma fondamentalmente serio, affiorano una dottrina ed una poesia singolari, il cui accoppiamento non era più stato tentato dopo Lucrezio […]. Da questo testo labirintico scaturiscono tratti di poesia smagliante, e ad un tempo temi appassionanti ed attuali. […] Non la scienza è incompatibile con la poesia, ma la didattica, cioè la cattedra sulla pedana, lʼintento dogmatico-programmatico-edificante. Queneau rifugge dai programmi, è il re dellʼarbitrario: promette di passare in rassegna i cento elementi chimici, e poi, per ragioni pretestuose, si ferma allo Scandio, che ha il numero 21, e chiude la partita. [In tutto questo emerge] la gioia cosmica e biblica del Principio, e insieme la necessità della fine…

Allora sai che ti dico? Lʼestinzione dei dinosauri: “Occhio per occhio, dente perdente”.

Santascienza.

Olodramma.

HumoUr dei Caldei.

Moriundo.

Horrorwell, 1984.

Unni versi.

Ido-ladri.

Marameo errante.

Il frutto proibito: Satananas.

Neandertal dei Tali.

SantʼÉllite, patrono della TV.

Pistillicidio.

E tu, fiore degli scrittori: Primule-vi.

Tuo d

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7 Risposte a “Lettere a Primo Levi: De Rerum Natura”

  1. Ti sei scatenato eh?

    “Neandertal dei Tali” mi fa morire.

  2. > se il messaggio non è compreso la colpa è del suo autore; che perciò uno scrittore beneducato deve fare in modo che i suoi scritti siano capiti dal massimo numero di lettori e con il minimo di fatica.

    Aaaahhh! Se questa frase fosse affissa sopra la scrivania degli editor di tutte le case editrici!!!!

    Mi rimanda a un caposaldo che mi ha insegnato mia madre: non si dice mai “non hai capito” ma “non mi sono spiegato bene”.

  3. ma non dovevate essere in piazza voialtre?
    😛

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