Aspettando “quella” telefonata

Vi è mai capitato di aspettare impazientemente, non una qualunque telefonata, ma  “la” telefonata?

Di controllare ossessivamente ogni minuto il cellulare per verificare che ci sia segnale?

Di saltare letteralmente in aria appena squilla il telefono e poi… Nooo!!!! Non era la telefonata che aspettavate!

Beh è quello che di recente è successo a me!

Ma quella che aspettavo così sulle spine non era come ci si potrebbe aspettare la telefonata di un amante, di un fidanzato, la risposta a un colloquio di lavoro. No! Era la chiamata dei Conigli!

Eh si! Perché nelle scorse settimane mi è capitato spesso di chiamare Il Ruggito, di prendere la linea, sia pure con un po’ di difficoltà, e di riuscire a parlare con le ragazze della redazione, sempre molto simpatiche e carine!

E dopo aver raccontato la mia storia, che sembrava essere piaciuta, almeno dalle reazioni empatiche delle mie interlocutrici… più niente! Il buio! Stefi mi prende in giro e sostiene che non posso avere sempre un aneddoto da raccontare e insinua che me li inventi! Invece no! Sono tutte storie vere! Real TV! Anzi Radio-verità!

E quindi, dopo aver parlato con la redazione, aspettavo che mi richiamassero, e io, lì, in macchina, a controllare ogni secondo il telefono, a verificare di aver inserito bene l’auricolare… Per non tenere il telefono occupato riagganciavo immediatamente se ricevevo la telefonata di qualche amico o parente (o Marito, ovvio!). Insomma sembravo una pazza. Perdipiù tornata indietro ai tempi della preadolescenza!

Ma questa cosa è capitata per ben 3 volte di seguito, e già intravedevo all’orizzonte il fumus persecutionis! Ma ti pare!?Avranno messo un google alert e non saranno stati contenti dei miei Ruggiti di ALicE! Avranno fatto un controllo incrociato con il numero di telefono… insomma mi avranno inserito in una lista nera!

E dire che le storie che ho raccontato invece erano molto carine!

Il primo argomento per il quale avevo chiamato era “Quando avete fatto finta di…”.

Dovete sapere che pur avendo una corporatura normale, io ho un po’ di pancia “avanzata” dalle gravidanze. E, forse a causa dei 3 cesarei, la ginnastica che faccio e il regime alimentare “parzialmente controllato” che osservo  non bastano a buttarla giù. Succede a volte che qualche decerebrato mi chieda se sono incinta. Normalmente il poveretto (si fa per dire) di turno viene letteralmente investito da  una serie di (giustificatissimi peraltro) improperi che vanno dal “ma prima di parlare pensa tre volte!” oppure “Ho 44 anni e 3 figli, pensi che oltre che grassa sia anche cretina?” fino a “hai un cervello formato lenticchia! Guardati la tua di pancia” e via così.

Un giorno invece salgo su un autobus che definire pieno zeppo non si avvicina nemmeno lontanamente alla realtà. Un ragazzo si alza pensando che io sia incinta e mi cede il posto. Dopo 2-3 nano-secondi di riflessione mi decido ad accettarlo, nonostante le parolacce mi stessero salendo dalla bocca dello stomaco. Mi siedo. La gentile ameba, non contenta, ha continuato a farmi domande sul mio stato: e a che mese sta? E che sesso è? Gli rispondevo a monosillabi… fingendo di non capire o di non sapere.

Gli avrei messo le mani al collo, ma ha vinto la mia stanchezza e sono rimasta incollata al sedile dell’autobus neanche  fossi un politico sulla sua poltroncina!

Il secondo tema per il quale ho chiamato era “Quando non avevate visto qualcosa”. E lì, c’entra tutta la mia famiglia. Già, perché la nostra casa al mare ha una porta finestra che da su un terrazzo, con una vetrata grande quasi quanto l’intera parete, e che d’estate è generalmente sempre aperta. Le rare volte in cui un alito di venticello ci induce a chiuderla, spesso si assiste a scenette tipo Paperissima! Tutti noi ci hanno lasciato le impronte di nasi e fronti. Mio Figlio Grande, Il Papà delle Ragazze, che rimase con un ficozzo in testa che gli fece compagnia a lungo. E anche io non fui da meno. La colpii con la guancia però!

Ma la più bella l’ha fatta Laura che, incavolata con me per non ricordo quale futile motivo (o meglio: lo ricordo benissimo in realtà) scese dalla sua stanza e si fiondò fuori (o meglio pensava di farlo) a una velocità stratosferica cercando di sfogare la sua rabbia.

Ovviamente la vetrata era chiusa e si beccò una botta doppia naso-fronte che se ci penso, ancora rido.

Naturalmente i motivi di incazzatura nei miei confronti raddoppiarono!

L’ultima telefonata infruttuosa è stata a proposito di “Foglietti trovati per caso”.

Qui chiamo in causa la mia Figlia Mediana. Al tempo aveva 4-5 anni ed era l’unica della sua classe dell’asilo a saper scrivere e leggere (tutta sua madre! ;-))

Quando la sera le svuotavo lo zainetto per cambiarle il bicchiere, prepararle la merenda e la tovaglietta pulita, spesso trovavo dei foglietti. Convinta che fossero dei teneri disegni, magari della sua mammina, mi trovavo invece davanti a delle frasi… incredibili, specie pensando allo scriccioletto che le aveva scritte. Qualche esempio? SVEVA E’ STROZA (che sarà stato anche vero, ortografia a parte!). Oppure LA MAESTRA MICAELA E’ STUPIDA (come darle torto?) ANDREA E’ STRONZO (sbagliando s’impara!)… E via così.

Chiedendo spiegazioni alla novella Erica Jong vengo a sapere che essendo l’unica della classe ad avere il dono della scrittura, i suoi compagni le commissionavano le frasi che lei redigeva con estrema cura per far loro un favore. O meglio: per rendere loro un servizio. Caruccia eh? Si sarebbe meritata perfino la maglietta dei Conigli… Se solo mi avessero richiamato!

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2 Risposte a “Aspettando “quella” telefonata”

  1. i Conigli si sono persi la lepre. peggio per loro, meglio per noi.

    quella dei foglietti di tua figlia è un capolavoro assoluto.

  2. >a una velocità stratosferica cercando di sfogare la sua rabbia

    Fu terribile. C’è ancora la forma del mio viso, come un mascherone egizio, su quel vetro. In quel momento ho creduto che sarei morta e mi sembrava un modo veramente scemo.

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