Lettere a Primo Levi: La Provvidenza c’è… o ce fa?

Caro Primo,

si parva licet componere magnis, ecco finalmente qualcosa in cui siamo alla pari:

Lo confesso senza vanto, anzi, con vergogna: ho appetito sempre più scarso per i libri nuovi, e tendo a rileggere quelli che già conosco. Allo stesso modo si attenua con gli anni il desiderio (o la capacità?) di contrarre nuove amicizie, e si preferisce approfondire le vecchie: magari notando qualche ruga in più, o invece qualche virtù di cui prima non ci si era accorti. […] Avevo appena finito di rileggere, nei Promessi Sposi

Paradossale questa tua passione viscerale per il romanzo cattolico per antonomasia, teso a dimostrare l’azione della Provvidenza, dato che cattolico non eri, e avevi qualche motivo per dubitare della Provvidenza che governa la Storia. Eppure passione sincera, dato che sei l’unico “critico” che riesca a farmi digerire le vicende di Renzo e Lucia. Anzi, da questo punto di vista, sei un critico letterario così bravo da risultare un pessimo critico letterario: gustate le tue recensioni, uno non si sente per niente invogliato a prendere il testo originale, perché ha paura di non ritrovarci le sensazioni, le idee, che emergevano dal tuo commento. A maggior ragione nel caso del devoto polpettone ottocentesco del Sur Lisànder. Neppure paragonabile – con tutto il rispetto – al sublime polpettone ottocentesco di Bram Stoker. Ma tu insisti…

Avevo appena finito di rileggere, nei Promessi Sposi, la scena celebre in cui Renzo, guarito dalla peste, ritorna a Milano a cercare Lucia. Sono pagine splendide, sicure, ricche di una sapienza umana forte e triste…

Qualcuno salvi i tuoi abbinamenti di aggettivi in un Archivio dell’Intelligenza Mondiale!

… che ti arricchisce e che senti valida per tutti i tempi […]. Subito dopo, nel famoso, conciso episodio (poco più di una pagina) della madre che rifiuta di affidare ai monatti la bambina morta “ma tutta ben accomodata… come… adornata per una festa”, e la depone essa stessa sul carro, è adombrato il più grande dei dubbi che affliggono gli animi religiosi, il problema dei problemi, il perché del male. È l’enigma su cui si tormentano Giobbe e Ivan Karamazov, e la macchia più nera sulla Germania di Hitler: perché gli innocenti? perché i bambini? perché la Provvidenza si ferma davanti alla malvagità umana e al dolore del mondo? Questa meditazione suggerita e non espressa…

Di qui, carissimo amico, la tua ammirazione per il Manzoni: tu riuscivi a leggere anche ciò che lui non aveva osato scrivere. Ed è un “peccato” che lui non possa leggere le recensioni che gli hai dedicato.

Tuo d

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4 Risposte a “Lettere a Primo Levi: La Provvidenza c’è… o ce fa?”

  1. Oddio! Devo rivedere le mie posizioni perfino su Manzoni?????
    Mi ci volevate giusto voi due, dhr e PL!!!

  2. Se di Dio possiamo parlare solo in modo analogico, l’avvento del digitale è un complotto del laicismo ateo.

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