Dove arriverà il cetriolo di Vodafone?

Attenzione! Sul caso Vodafone ci sono nuovi e importanti aggiornamenti sul post pubblicato il 3 febbraio 2012

Nessuno ne ha più parlato. Qualcosa all’epoca dei fatti (autunno 2007) poi più nulla. Qualche apparizione in TV, da Santoro, a La vita in diretta, qualche articolo sui giornali, ma poi la questione ha smesso di interessare il pubblico e di conseguenza anche i media. Non ha smesso però di interessare le circa 1000 persone coinvolte dalla cessione da parte della multinazionale Vodafone. E allora ne parliamo noi. Io in particolare, che sento una sorta di dovere morale dare almeno la voce a chi è rimasto in brache di tela non a causa di un’ azienda in difficoltà, ma di un’azienda più che florida.

Ne ho già parlato sul blog (qui, e qui) ma alla luce dei nuovi sviluppi mi sembra interessante condividere con chi ci vuol leggere, le evoluzioni giudiziarie di questa triste vicenda lavorativa.

Intanto un brevissimo riassunto: nel 2007 Vodafone aveva la necessità di liberarsi di circa 1000 dipendenti che lavoravano in reparti diversi. Ha creato quindi un ramo d’azienda fittizio, anzi inesistente, vi ha forzatamente spostato le 1000 persone scelte e le ha cedute a un’azienda di Torino (da adesso Pizza & Fichi S.p.A. così, per non confonderla con un’azienda “seria“) società neo costituita all’epoca dei fatti, di proprietà di una casa madre che già svolgeva attività in outsourcing per conto di Vodafone.

Che impicci, eh?

Questa cessione ha implicato intanto che alla fine del periodo di tutela (che la legge fissa in 3 anni ma che il contratto di cessione ha aumentato graziosamente a 7) nessuna garanzia di mantenimento del posto di lavoro poteva essere data ai 1000 lavoratori (e alle loro famiglie). Senza contare i benefit che ci sono stati tolti, e soprattutto la perdita economica vera e propria in termini di mancata erogazioni di mensilità aggiuntive, premi di produzione, assegnazione di azioni stock option (ecc. ecc. ecc.)

Inutile dirvi che molti di questi 1000 dipendenti non si sono rassegnati e hanno intentato una causa contro Vodafone. A Roma, dove l’esternalizzazione ha coinvolto circa 300 persone, ci siamo rivolti soprattutto a 2 studi legali che stanno quindi seguendo un centinaio di persone ciascuno. Siamo stati divisi in gruppi di circa 10 persone (strategia adottata per poter correggere il tiro in corso d’opera, a seconda via via delle pronunce del giudice) e gli avvocati hanno quindi intentato più cause. Molte di queste però sono state riunite sotto una causa unica e attribuite allo stesso giudice. Tranne per 2 colleghe, che uno dei due avvocati ha preferito mandare da sole in avanscoperta, costituendo a questo scopo due cause singole. Bene. Una delle due è andata a sentenza a giugno. E l’ha vinta.

Bene! Verrebbe da dire! Benissimo!

Il giorno dopo la collega ha ricevuto due raccomandate: quella di Vodafone con la quale le comunicavano che sarebbe stata reintegrata, e quella della Pizza & Fichi S.p.A. che, alla luce della sentenza di reintegro, le comunicava invece il licenziamento.

La ragazza (part time a 5 ore, 30 anni, convivente, ma grazie al Cielo – mi trovo costretta a dire – senza figli) si è presentata all’ufficio del personale Vodafone dove le hanno comunicato, attenzione!, che avrebbe dovuto scegliere se essere reintegrata presso la sede di Ivrea, o quella di Catania. Fino a quel momento naturalmente non avrebbe percepito alcuno stipendio né dalla Vodafone, né tantomeno dalla Pizza & Fichi S.p.A. dalla quale, come ho detto è stata licenziata.

Secondo l’avvocato non ha altre possibilità se non quella di accettare il trasferimento, pur con uno stipendio da part time insufficiente per mantenersi autonomamente, salvo esperire un ricorso urgente di fronte al Giudice.

Se non lo facesse, sarebbe licenziata anche da Vodafone e resterebbe  senza lavoro.

Nonostante la maggioranza di noi non ci tenga affatto, l’obiettivo di una causa come la nostra non poteva essere altro che il reintegro in Vodafone. Certo è che i nostri avvocati ci hanno sempre rassicurato che in caso di vittoria, l’esito sarebbe stato tradotto verosimilmente in un patteggiamento economico, ma nessuno di loro aveva mai paventato, anche alla lontana, che tra i possibili scenari ci poteva anche essere la perdita secca del posto di lavoro. Siamo in definitiva tra l’incudine e il martello.

La storia ovviamente non è finita e io vi terrò al corrente circa gli aggiornamenti (volenti i nolenti!)

Trovo importante comunque diffondere queste notizie intanto perché, come dicevo è l’unico modo che abbiamo per far conoscere situazioni lavorative altrimenti ignorate; ma soprattutto trovo che sia un dovere morale in questo periodo di crisi, sputtanare la Vodafone, un’azienda solida e florida, sempre attenta alla sua immagine, così fasulla nei messaggi pubblicitari, specie alla luce dei suoi comportamenti reali.

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2 Risposte a “Dove arriverà il cetriolo di Vodafone?”

  1. >Trovo importante diffondere queste notizie perché è l’unico modo che abbiamo per far conoscere situazioni lavorative altrimenti ignorate

    E fai bene. QUESTE sono le cose che vale la pena sapere, non le pu**anate che raccontano politici e affini, di qualunque schieramento. È lo stesso motivo per cui, per strada, orecchio le confidenze che si scambiano le badanti, o in treno le conversazioni tra professionsiti di diversi settori.

  2. trovo allucinante questa situazione! ti ringrazio di tenerci informati e condivido quanto dice dhr!
    molti auguri ed un abbraccio

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