Lettere a Primo Levi: Pensieri e parole

Rembrandt: Il banchetto di Baldassarre

Caro Primo,

di pensionati esistono due categorie: quelli che non vedono l’ora (cfr. mio padre buonanima) e quelli che vanno nel panico (cfr. Fantozzi). Ma tu “ti distingui dall’uomo comune” e fai parte di una ristretta minoranza: amavi il tuo mestiere di chimico, eppure la pensione ti ha permesso di dedicarti con passione alle Lettere. Proprio le lettere in senso stretto: A, B, C, come i maestri del Talmud. Ad esempio,  nel 1979…

Ho superato le barriere della timidezza e della pigrizia, ed a sessant’anni compiuti mi sono iscritto ai corsi di un istituto molto serio dove si insegna una lingua straniera che conosco male. Volevo conoscerla meglio, per pura curiosità intellettuale: ne avevo imparato gli elementi a orecchio, in condizioni disagiate, e l’avevo poi usata per anni per ragioni di lavoro, badando al sodo, cioè a capire e a farmi capire, e trascurandone le singolarità, la grammatica e la sintassi.

Non specifichi qual è la lingua, ma un po’ si intuisce. Com’è poi andato il corso? A parte il fatto che la maggior parte degli altri iscritti erano giovani e di sesso femminile – prova a lamentarti – e che il tuo udito era quello che era, e la vista era quello che era, e la memoria era quello che era, nel complesso te la sei cavata benaccio.

L’anziano che decide di intraprendere uno studio in piena libertà di scelta, senza costrizioni di orario, senza obbligo di frequenza, senza paure di controlli, di esami, o anche solo di un giudizio sfavorevole, prova una sensazione di leggerezza, di arbitrio libero […]. È studio, è migliorarsi ed accrescersi, ed è anche gioco, teatro e lusso.

Siano benedette le ore che, in questa e in altre occasioni, hai dedicato allo studio delle lettere. Le lettere che acciuffi da qualunque parte, dai libri, dalle conversazioni, dai ricordi, e le manipoli come un prestigiatore, come nel racconto Calore vorticoso pieno di palindromi da vertigine: “A Roma fottuta tutto fa mora”, “Eroina motore in Italia – Ai latini erotomani or è”, “In arts it is repose to life: è filo teso per siti strani”. Per creare ti basta un niente:

In una fabbrica in cui ho lavorato a lungo, la formaldeide (aldeide formica) veniva correntemente chiamata Forma Dei, splendido termine dal sapore teologico.

In un errore di pronuncia di un termine chimico, il mistero dell’universo, dalla formica a Dio. Torna in mente quella battuta che circolava tra gli esegeti del Nuovo Testamento, l’angelo Gabriele appare a Nazareth e dice: “Non temere, Maria! Sono solo un midrash*”. Come se i midrashim fossero innocui.

Tuo d

* midrash (pl. midrashim): commento rabbinico alla Bibbia che si propone di metterne in luce gli insegnamenti giuridici e morali.

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2 Risposte a “Lettere a Primo Levi: Pensieri e parole”

  1. >È studio, è migliorarsi ed accrescersi, ed è anche gioco, teatro e lusso

    I grandi scrittori esprimono in modo magico e sintetico quello che tu hai dentro e non sai spiegare con le parole. In questa riga c’è il sogno di tanti di noi. E anche l’elogio dell’età adulta, quella in cui, lo so che sono termini che oggi sono vietati, ma io oso, si diventa anziani.

  2. >I grandi scrittori esprimono in modo magico e sintetico quello che tu hai dentro

    assolutamente sì. nel caso di PL, poi, adoro il suo modo di lavorare con le parole: concentrandole ma estendendole, e rivelandone risvolti sottili.

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