Grafologia: la scrittura di Barack Obama

Continua la serie di post sulla grafologia realizzati grazie alla collaborazione dell’AGIF, Associazione  Italo-Francese di Grafologia, che ringraziamo molto. Da oggi cominciamo a presentare le analisi delle scritture di personaggi famosi. Qui trovate il primo post.

Barack Obama

Barack Obama, eletto trionfalmente alla Casa Bianca nel 2008, ha deluso l’America. Ha rinunciato a varare le nuove norme per ridurre l’ozono, le misure per l’occupazione non sono apparse abbastanza innovative: insomma sembra aver ceduto in più punti ai Repubblicani. Cosa ne dice il grafologo? Osserviamo la sua scrittura.

Essa ha tutte le caratteristiche della scrittura di un leader: forme personalizzate che esprimono una visione personale del mondo, le lettere molto inchiostrate e la g con un’asta inferiore importante che indicano un’ottima riserva di energia, tenuta del rigo regolare ma flessibile, lettere legate tra loro e finali di parola lunghe che indicano forza di volontà e tenacia nel perseguire gli obiettivi.

Epperò. Osserviamo adesso la firma. Le maiuscole sono molto grandi e questo è naturale in un leader, segnalano la sua spinta propulsiva all’autoaffermazione, la sua ambizione. Il resto della firma però, quella zona media (le lettere abc, il tondo della g, della p, della b) che per il grafologo è la testimonianza più importante di una personalità solidamente costruita, è schiacciata, filiforme. La prima a di Barack e la b di Obama sono come inglobate nelle grandi maiuscole iniziali. Quasi a cercare protezione? Sembra al grafologo che l’ambizione e l’energia delle grandi maiuscole siano quasi una reazione a quella zona media filiforme e destrutturata che parla sì di un pensiero agile e di una intelligenza acuta, ma anche di una grande insicurezza.

Se la nostra personalità intima è rappresentata dalla firma, gesto libero per eccellenza, la personalità di Obama è meno solida di quanto sembra, più incline al compromesso e alla mediazione che all’affermazione di una forte strategia di rinnovamento.

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Una Risposta a “Grafologia: la scrittura di Barack Obama”

  1. Beh non mi fido del grafologo… Per quanto riguarda Obama mi basta Georges Brassens: “Quand on est con on est con”… (per i fancoimpediti: quando si è coglioni si è coglioni)… Mi spiace che non abbia scritto canzoni su milionari pieni di sé, ipocriti, impreparati e talmente egotistici da essere pericolosi…altrimenti citerei pure quelle…
    Mai voterei un tale idiota…

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