Lettere a Primo Levi: Sostanze pericolose

Caro Primo,

la Chimica, si diceva la volta scorsa. Commentando il tuo passaggio dal mestiere di chimico a quello di scrittore a tempo pieno, dopo il 1975, tenevi a sottolineare la continuità tra le due attività. Anzi di più:

Le cose che ho viste, sperimentate e fatte nella mia precedente incarnazione sono oggi, per me scrittore, una fonte preziosa di materie prime, di fatti da raccontare, e non solo di fatti: anche di quelle emozioni fondamentali che sono il misurarsi con la materia (che è un giudice imparziale, impassibile ma durissimo: se sbagli ti punisce senza pietà), il vincere, il rimanere sconfitti. Quest’ultima è un’esperienza dolorosa ma salutare, senza la quale non si diventa adulti e responsabili. […] L’abitudine a penetrare la materia, a volerne sapere la composizione e la struttura, a prevederne le proprietà ed il comportamento, conduce ad un insight, ad un abito mentale di concretezza e di concisione, al desiderio costante di non fermarsi alla superficie delle cose.

Una nuova vita, la tua, che comincia nel 1975. Anni in cui l’Italia, dietro gli spaghetti e i mandolini rituali, era molto più sporca e cattiva di quanto volesse apparire. Il terrorismo rosso, lo stragismo nero, la strategia statale della tensione. In quello stesso 1975, Pier Paolo Pasolini è stato ammazzato come un cane perché aveva ficcanasato in angoli incongrui. Come hai preso quella morte, quell’intera epoca? Ricordo come la pensavano Pasolini e Buzzati sulla strage di Piazza Fontana, ad esempio… ma tu?

Negli anni immediatamente successivi hai scritto molti racconti, poi raccolti nel volume Lilít del 1981. Lilith, la demoniaca “moglie” dell’Altissimo, secondo una leggenda che ti fu raccontata in Lager: ecco perché il mondo va come va. E in uno dei testi della raccolta, dal significativo titolo “Decodificazione”, immagini il tuo incontro con un ragazzo – Piero – che per rabbia, per disagio, va in giro a sprayizzare sui muri scritte di estrema destra.

Pensavo […] alla misconosciuta forza dei deboli, dei disadattati: nel nostro mondo instabile, un fallimento, anche un risibile fallimento come quello di Piero quindicenne rimandato a ottobre e piantato dalla ragazza, ne può provocare altri, a catena; una frustrazione, altre frustrazioni.

Come tutti i Grandi, non vivevi nel presente. Vivevi nel futuro.

Un saluto con affetto, tuo

d

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4 Risposte a “Lettere a Primo Levi: Sostanze pericolose”

  1. a proposito di primo levi e la chimica cito una cosa sentita alla radio quest’estate.
    “la chimica è antifascista per natura perché ogni elemento ha una sua individualità”.

    • su questo punto però nutrirei dei dubbi: gli elementi chimici sono “individuali” solo se li si usa in un certo modo per fini pratici, ma più in profondità la materia è un brodo inconsistente.

  2. Ma lo sai che tutto questo parlare di sostanze mi ha fatto venire la voglia di rileggere “Il sistema periodico”? E’ già sul mio comodino. E’ un libro che ho letto tantissimo tempo fa e che ho amato molto. Sicuramente mi darà sensazioni e stimoli ancora diversi.

    • “Il sistema periodico” è forse la più brillante autobiografia che sia mai stata scritta.
      Il primo capitolo, poi, sulla comunità ebraica torinese e la sua lingua mista biblico-dialettale…

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