Coming out forzato

E’ da prima dell’estate che questo post sta covando tra le bozze. Stavo quasi per cancellarlo quando (sempre andando in ufficio) ho visto dei nuovi cartelloni affissi in strada e allora mi sono detta che è arrivata proprio l’ora di spolverarlo, mettergli il vestito buono e presentarlo in società.
Stavolta ce l’ho con la pubblicità del Gay Village 2011. Sono cartelloni giganteschi nei quali campeggia in primo piano il viso di una ragazza un po’ mascolina, con l’occhio arrapato e un lungo naso da Pinocchio, che dice attraverso una scritta : “IO? MA FIGURATI!”.
Mi infastidisce veramente che l’intento manifestato dagli organizzatori sembri quello di “smascherare” i gay che si fingono eterosessuali, come se lo scopo di questa manifestazione fosse in sostanza, quello di indurre gli omosessuali a un coming out “forzato”.
Inoltre la trovo una pubblicità davvero sessista. Sottolineerebbe infatti che il Gay Village sia aperto solo agli omosessuali (dichiarati o meno), e non invece a chi, omo o etero che sia, d’estate voglia passare una serata diversa dal solito.
Non amo le fiere e le sagre di paese: così come non vado volentieri alla festa dell’Unità, o alla fiera del brocantage di Novegro, non sono mai andata al Gay Village. Questo non esclude però che debba esserci per chiunque la possibilità di parteciparvi, indipendentemente da come abbia deciso di vivere la propria sessualità. Ufficialmente o ufficiosamente.
Insomma in un senso o nell’altro, mi auguro che i promotori dell’organizzazione per i prossimi eventi cambino orientamento.
Non sessuale, si intende! Di quello a me non interessa davvero nulla!
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3 Risposte a “Coming out forzato”

  1. dear alice, io il manifesto l’ho letto in un altro modo. lo schernirsi non si riferisce all’identità sessuale ma alla frequentazione. la bugia che fa crescere il naso è quella di chi nega di trascorrere allegre serate al gay village ma non necessariamente di chi mente sulla propria condizione e scelta sessuale. l’annuncio sembra voler rassicurare gli eterosessuali: siete in tanti ma nessuno lo ammette. direi che è una classica operazione di allargamento del target, non solo i gay ma chiunque.

    d’altronde non riesco a immaginare un dialogo di questo tipo:
    – che sei frocio/lesbica?
    – io? ma figurati! porteme tu sorella/fratello…

    • E’ interessante il tuo punto di vista, up! D’altra parte è una chiave di lettura d’autore!
      Rimango della mia opinione sulla bruttezza della pubblicità, ma in fondo “basta che se ne parli”!
      E voilà! L’obiettivo è raggiunto!

  2. Io, da profana della materia, ho l’impressione che si sia scelto di dare un messaggio ambiguo, nel senso di non chiaro, aperto, in modo che ciascuno lo interpreti secondo la propria prospettiva e che comunque si attiri l’attenzione sul village.

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