L’Università e i bisogni primari

L’Università si rivolge ai bisogni alti delle persone, ma di quelli primari se ne occupa?

Sabato mattina, convegno all’università La Sapienza, aula magna dell’Istituto di Clinica Otorinolaringoiatrica.

È in corso la fase di registrazione dei partecipanti e qualcuno chiede dove sia il bagno. Le giovani al banco si mostrano imbarazzate, evidentemente già a molti hanno dovuto dare la stessa risposta: “Non c’è, o meglio c’è, ma è chiuso. Non sappiamo se perché è inagibile”. Poi si sperticano in consigli e indicazioni su dove trovarne uno.

Con altre due ragazze inizio la caccia al tesoro. Entro nell’Istituto dall’ingresso principale e mi trovo in un atrio enorme da cui si dipana un dedalo di corridoi su cui si affacciano stanze rigorosamente chiuse a chiave. Intorno a noi il deserto, nessuno a cui chiedere. Lo stesso al piano superiore dove mi avventuro ormai sola, poiché le due hanno desistito (catetere da viaggio d’emergenza? dovrei procurarmene uno).

Esco ed entro in un altro edificio, sede di un altro Istituto. Stessa storia: corridoi, stanze chiuse e nemmeno un’anima viva. Gironzolo e mi accorgo della presenza di una signora che sta facendo le pulizie nella biblioteca. Esulto e le spiego il problema. Prima risposta: “Devono aprire il bagno dell’aula magna”. Questo lo so anch’io. Seconda risposta: “Anche qui è tutto chiuso”. Vedendomi delusa e preoccupata, mi invita ad andare qui, provare lì, salire lassù e così via. Niente di fatto. Allora metto su la faccia da panico corredata da smorfia di disperazione e supplica. Si muove a pietà e mi dice: “Venga, l’accompagno, non è un bagno [???], è un posto che usiamo noi delle pulizie”. Con uno sguardo interrogativo mi informo circa la presenza di una tazza, sennò… Risposta: “È un buco, ma può andare”. Ormai al limite della resistenza, ma anche piena di curiosità, la seguo fino a uno  sgabuzzino stipato di cartoni chiusi pieni di rifiuti speciali, ma addentrandomi arrivo finalmente in paradiso: effettivamente non è una tazza tradizionale, è molto più grande e sopra, invece del coperchio, ha una grata che si può sollevare. Comunque serve allo scopo.

Torno al convegno dove si stanno ancora cercando le chiavi che vengono trovate solo dopo alcune ore. Finalmente ben due gabinetti, senza distinzione per sesso, sono messi a disposizioni dei poveretti che fino ad allora probabilmente erano riusciti a concentrarsi ben poco sui temi sviscerati dagli illustri relatori, .

Al coffee break decido di andare in ricognizione. Ovviamente, nessuna traccia di carta igienica. Ma quel che appare surreale è il sistema di chiusura, o meglio di NON chiusura, di entrambi gli ambienti. Le porte, infatti, devono essersi gonfiate negli anni e sono molto più grandi dello spazio in cui devono entrare per chiudersi. Una volta dentro penso di spingere con tutte le mie forze, ma poi mi accorgo che nel mio bagno, come nell’altro, la maniglia interna è spezzata e ridotta a un mozzicone e già mi immagino prigioniera per l’assenza di un appiglio indispensabile per tirare e far uscire la porta da dove è stata costretta a entrare.

E poi non c’è la chiave né il chiavistello in nessuno dei due gabinetti. Vabbe’, succede spesso. Che ci vuole. Noi ragazze siamo abituate: contrazione di ogni muscolo per restare sollevate ed evitare il contatto con la tazza e contemporaneamente braccio proteso in avanti per arrivare con la mano  aperta a contrastare qualunque tentativo di aprire la porta, che per giunta, per quel che si diceva, è anche socchiusa. Ma qui non è proprio possibile, a meno di non essere Tiramolla, perché tra il water e la porta ci saranno due metri.

Dunque, o si rinuncia, o si espleta con ansia sperando di fare in fretta. La prossima volta catetere da viaggio.

Annunci

Informazioni su laura

rinunciare all'animosità significa diventare liberi

11 Risposte a “L’Università e i bisogni primari”

  1. … Ma abbiamo mai pensato di inserire tra le categorie anche “gabinetti”?
    Perché ho fatto caso che ne abbiamo parlato davvero molto spesso…
    Ci sarà da preoccuparsi?

  2. E quella è un’università?…
    Mah! 😦

    E poi si stupiscono se le università italiane sono alquanto in giù nella classifica delle università del mondo…
    Guardare per credere, fatelo sul serio:
    Agenzia di ratings:
    http://www.topuniversities.com/university-rankings/world-university-rankings/2010
    Secondo i cinesi (i più generosi verso le università italiane):
    http://www.arwu.org/ARWU2010.jsp
    Secondo gli inglesi:
    http://www.timeshighereducation.co.uk/world-university-rankings/2010-2011/top-200.html

    Certo che è allucinante non trovare cessi in un’università nella capitale di uno stato eurabico visto che siamo nel 2011… complimenti ANCHE agli organizzatori del seminario!
    Pare che il DEA (Dialogo Euro Arabo) voluto da antisemiti come De Gaulle e GIscard D’Estaign, Vaticano, OPEC e UE, il cui scopo era creare una civiltà “Mediterranea” unendo le due sponde del Mediterraneo (a parte che ne ha più di due! ma chi se ne frega d’imparare qualcosa da chi fa meglio…) cioè l’Europa e l’Africa del Nord, sia riuscito nel suo intento: il livellamento c’è stato, verso il basso, ovviamente… tutti uguali e con molto meno… e con milioni di musulmani organizzati e non integrati culturalemente in una cultura che odiano e vogliono eliminare… Non a caso SOLO INEGNANTI ARABI possono avere cattedre d’Islam e studi simili nelle università italiane, per accordi spinti dai paesi arabi… Alla Sapienza, al 179.mo posto nelle classifiche mondiali delle università, ci sono favolosi corsi di arabo, occupazioni permanenti, intolleranza totale per chi non segue la linea, ma non ci sono i cessi…

    Ma non ci sono leggi che prevedono un certo numero di servizi igienici per metro quadrato? E magari il licenziamento di quelli preposti al loro funzionamento quando non li fanno funzionare o alla loro pulizia quando non li puliscono? O si toccano anche qui “diritti acquisiti” e “posto fisso”?… 😉

    E se le leggi ci sono, visto che in Italia c’è l’obbligatorietà dell’azione penale (intendo dire quella legale, non quella del pene), perché non viene denunciato per “omissione d’atti d’ufficio” chi non persegue legalmente chi percepisce lo stipendio per fare qualcosa e poi non lo fa?

    Io nelle università italiane non ci bazzico più o meno da 34 anni, quando nei cessi si bucavano, come “materiale didattico” nelle Aule Magne c’era gente che ci portava le chiavi inglesi da 52-54 e i manici di piccone per “rieducare chi non capiva”…e non si poteva impedir loro di entrare con tale roba perché c’erano degli idioti (radicali, socialisti e gruppettari vari con l’ausilio di “Nouveaux Philosophes”) che chiamavano il tutto “repressione del dissenso” e poi facevano comodo un po’ a tutti visto che a prendersi le randellate sulla testa erano soprattutto gli amici e compagni di Fassino…

    Vedo però che il clima del luogo nonché le strutture sono sempre “facilitatori dell’apprendimento”… Adesso magari non ci sono più Senza Tregua, Autonomia Operaia, Comontisti e Prima Linea, o han cambiato nome in Precari, Black-Block, Autonomi o che so io, ma il casino è sempre lo stesso.

    E vedo anche NESSUNO, tanto nel centro destra quanto nel centro sinistra (d”Alema era troppo occupato con le bicamerali e Prodi a stare in piedi e parare gli attacchi di quelli – alla Diliberto, Ferrero, Bertinotti – che “o il comunismo domani o è meglio Berlusconi”, ripeto NESSUNO HA FATTO UN PO’ DI PULIZIA, ORDINE O CAMBIAMENTI – “riforme” sembra meno reazionario? – IN UN SETTORE CHE DOVREBBE GARANTIRE IL FUTURO DI UN PAESE, che non a caso è fermo: PIL fermo, zero nascite (se si escludono gli immigrati), ricerca che sopravvive a stento.
    Poi, non appena un’idiota, perché lo è, ci prova – anziché rendergliene merito e aiutare, la prendono solo a cannonate…

    Come sempre torno a “casa mia” per paragone, e mi dico che negli USA la polizia e i servizi d’igiene chiuderebbero un’università senza i cessi fino a che non ce li fanno o li rendono agibili – il “gabinetto” è SOLO quello del ministro, ALicE; il posto dove si fanno i bisogni si chiama cesso, che è parola nobile d’origine latina…contrariamente a quanto molti pensano – 😉

    In Italia, ovviamente, si preferisce parlare delle università Americane solo quando qualcuno ci fa qualcosa di “strano” (scopare sul tetto – era su TUTTI i giornali italiani ‘sta notizia fondamentale e necessaria per capire l’America!), ammazzare studenti, o simili) o qualcun altro fa passare una legge che permette agli studenti e agli insegnanti di andarci armati, anziché solo ai criminali… tra l’altro nello stato (questo non te lo dicono!) col più basso tasso di criminalità e di omicidi, il Texas, dove da sempre si possono portare “concealed weapons” (pistole non in vista) e quindi i criminali ci pensano due volte prima di aggredire qualche vecchietto…

  3. >Il tuo commento è in attesa di moderazione

    Mi chiedo se finisco automaticamente in moderazione solo quando, tessendone le lodi, paragono gli USA all’Italia … cosa che in Italia sta da sempre ugualmente sull’anima alla mia triade preferita, i catto-fascio-comunisti…

    • Non è un sistema così intelligente 😉
      Secondo me vede tanti link e pensa che tu stia pubblicizzando un sito porno. 😆
      Oppure si spaventa per la lunghezza e dice: “Io non ne voglio sapere niente. Se vuoi approvarlo prenditi tu la responsabilità”.

  4. Caro HaDaR frequento raramente questo blog e oggi mi è capitato di leggere con desolazione il suo intervento.
    Ma quale Università ha bazzicato lei, HaDaR 34 anni fa? Io sono 45 anni che bazzico La Sapienza e non ho mai visto nessuno bucarsi al cesso, né chiavi inglesi se non nei laboratori di meccanica, non ho mai visto alcuna repressione del dissenso se non a parole, per passare sotto un velo di pietoso silenzio il resto del lungo elenco di scempiaggini da Lei sciorinato.
    E’ vero che La Sapienza è carente di cessi. Ma si è mai chiesto perché i nostri laureati sono così richiesti in tutto il mondo e perché mai i nostri italici ricercatori guidano o occupano posti di preminenza in laboratori di indiscussa eccellenza, come il CERN, o il FERMILAB tanto per fare i primi nomi che mi vengono in mente?
    Il suo intervento Sig. HaDaR, duole dirlo, è una saga di luoghi comuni assolutamente inutile; un diluvio di parole su un deserto di idee.

    • Fra’ BALLONE potrebbe veramente raccontarne di meno…
      A meno che non sia o la versione contemporanea dello “Smemorato di Collegno” o amico di Franco Piperno e Oreste Scalzone…
      Infatti, se bazzica alla Sapienza come dice da 45 anni, mi chiedo come mai non si ricordi del 17 Febbraio 1977, proprio 34 anni fa!, quando a colpi di spranga, manici di piccone e chiavi inglesi da 52, al Segretario Nazionale della CGIL, Luciano Lama, fu impedito di parlare alla Sapienza e fu cacciato insieme agli operai e sindacalisti dai “dissenzienti”… Anni prima che fosse fatto al papa e a tanti altri, fra cui non pochi israeliani o gente che non appoggiava le teorie e l’ideologia palestinista.
      Quanto alla “repressione del dissenso”, se il Fra’ BALLONE sapesse anche leggere oltre che bazzicare alla Sapienza, e avesse un po’ di memoria, avrebbe capito che era ironico, in quanto proprio la caccia ai terroristi a brigate e gruppi di fuoco misti nel terrorismo diffuso dell’Autonomia Operaia, era definita “repressione del dissenso” dai “Nouveaux Philosophes” (questo se lo vada a cercare!… da Glucksman all’ex suora…), da Repubblca, Lotta Continua, i solcialisti di Craxi, La Ganga, eccetera (la volta che cacciarno Fassino da Palazzo NUovo a colpi di chiave da 52 e manici di piccone, c’erano La Ganga e Baget Bozzo – loro non li cacciarono! – e ‘sti codardi schifosi non aprirono bocca per condannare l’aggressione ai giovani FGCI e Manifesto da parte di Autonomi, Brigatisti e Prima LInea) nonché dai soliti fiancheggiatori alla Franca Rame e Dario Fo, veri fascisti rossi, che emisero anche un comunicato difendendo il diritto dei terroristi di cacciare violentemente Lama e i suoi.
      Certo che certa gente, non sa proprio leggere, sennò si magari si sarebbe accorta che quanto dissi sulle università lo appoggia con link in cui appaiono le classifiche mondiali delle università… E magari avrebbe pure scoperto che ci sono centinaia di ricercatori italiani che sono costretti a are le loro ricerche in università in giro per il mondo perché non possono farla in quelle italiane, per baronie, casino, mancanza di soldi, di attrezzatture ecc., ecc.
      Non sono gli Italiani a non essere capaci, anzi, sono le università a fare schifo, il modo in cui NON FUNZIONANO, che è pari alla presenza di cessi alla Sapienza!
      Quindi, prima d’insultare “da intellettuale”, cercando cioè di delegittimare e non rivolgendosi al messaggio ma attaccando il messaggero, farebbe bene a imparare i FATTI e anche l’educazione.

  5. >non ho mai visto alcuna repressione del dissenso

    E quella volta che il Papa non l’hanno lasciato parlare?

    [poi si può essere d’accordo o non d’accordo con le sue posizioni, ma questo è un ALTRO discorso]

    Lo chiedo a un “Frate”…

  6. Ed ero già vecchio quando vicino a Roma
    a Little Big Horn
    capelli corti generale ci parlò all’Università
    dei fratelli tute blu che seppellirono le asce
    ma non fumammo con lui non era venuto in pace
    e a un dio fatti il culo non credere mai. (Fabrizio de André)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: