Quotidiani on line a pagamento

E’ già qualche mese che gli editori americani stanno tentando la strada dei giornali on line a pagamento; quindi chi con una modalità, chi con un’altra, ti invitano a pagare una quota mensile o settimanale per poter accedere a tutti i contenuti on line della testata.

In particolare il New York Times fa scattare la richiesta dopo che si supera la soglia dei venti articoli al mese visionati (che per me , per la verità, sono più che sufficienti…); ma in fondo aggirare il paywall del New York Times è un gioco da ragazzi:

basta andare sull’url della pagina, selezionare tutta la parte terminale successiva al “?” che divide l’indirizzo dai parametri aggiuntivi; con un secondo click sul pulsante “Canc” che porta alla rimozione dei parametri, è possibile ottenere l’apertura della pagina.

Aprire gratis le pagine a pagamento, insomma, altro non richiede se non una semplice opera di pulizia sull’indirizzo, rimuovendo i lucchetti con estrema facilità per evitare ogni qualsivoglia forma di pagamento.

Troppo facile, troppo ingenuo; forse l’editore sta ancora cercando di calibrare il proprio modello di business?

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Gli specchi farebbero bene a riflettere prima di rimandarci la nostra immagine

2 Risposte a “Quotidiani on line a pagamento”

  1. Grazie per l’indicazione molto utile… Anche se, devo dire che, essendo io iscritto al sito del NY Times da quasi due decenni, non ricordo di aver trovato articoli ai quali non potessi accedere… Devo ammettere, però, che date le posizioni schifosamente palestiniste del NY Times, da un po’ lo leggo sempre meno (per la stessa ragione dal 2000 hanno perso decine di migliaia di abbonamenti negli USA).
    Proverò a vedere se funziona anche con il Wall Street Journal, a mio parere molto più serio e di certo non anti Israele come il NY Times.
    Tuttavia, sappi che non solo i giornali Americani lo fanno né sono stati i primi…
    In Italia gli articolo decenti del Foglio e Il Fatto Quotidiano sono a pagamento (giusto per citarne due). In Israele quei pirla del Jerusalem Post lo fanno da tempo. In Francia e Spagna pure.

    • E’ a pagamento dal 28 marzo. Con alcune regole. Ogni utente, infatti, potrà accedere gratuitamente sia alla homepage che a tutte le pagine di sezione; potrà leggere ogni mese fino a venti articoli e fino a ulteriori cinque al mese se arriva da Google; potrà accedere a qualsiasi articolo, oltre il limite dei venti, se arriva dai link pubblicati su blog e social network. Anche sugli smartphone e sui tablet, la sezione Top News resterà accessibile gratuitamente. Per tutti gli altri saranno disponibili diversi piani tariffari.
      Questo l’articolo del NYT stesso:
      http://www.nytimes.com/2011/03/18/opinion/l18times.html?_r=1

      Per quel che riguarda il Jerusalem Post, solo alcuni articoli sono a pagamento, almeno nella mia esperienza.

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