Pronto Soccorso per salvare il proprio didietro

Il Marito, che lavora in banca, ha recentemente seguito un corso di Pronto Soccorso organizzato dall’Azienda. Sapete… legge 626 e baggianate simili.

Per due giornate è andato in un albergo della Capitale dove ha imparato le norme basilari di sicurezza aziendale. Ha imparato a rianimare un manichino, ha imparato come comportarsi nel caso qualcuno abbia un malore o subisca un incidente in Agenzia. Ha imparato che nel caso di ferite non fanno l’antitetanica, ma iniettano solo le immunoglobuline; ha perfino imparato in quali casi si deve far respirare in un sacchetto di carta il paziente (o il cliente… insomma spesso è la stessa cosa!). In sostanza ha imparato un sacco di cose indispensabili e adesso dipendenti e clienti della sua Filiale possono dormire sonni tranquilli: c’è il Marito che veglia su di loro.

Ma non certo perché ha a cuore il loro stato di salute, solo perché ha a cuore (molto a cuore) il suo… didietro.

Si, perché lui, ottimista di carattere, pensa sempre alle conseguenze (negative, ovviamente) che possa avere qualunque accadimento. E quindi in caso di incidente immagina già la causa che il danneggiato intenterà contro la Banca. E naturalmente alla rivalsa che la Banca intenterà nei confronti del responsabile della sicurezza. E chi è il responsabile della sicurezza? Il Marito naturalmente!
E allora lui diligentemente, avendo a cuore il suo didietro più di ogni altra cosa ha controllato la cassetta del Pronto Soccorso che per legge la banca deve avere. Cosa vi trova? Cerotti consunti, disinfettanti scaduti, garze impolverate.

Con difficoltà riesce a sapere quale ufficio contattare per l’acquisto di materiale idoneo. Contatta i colleghi dell’Ufficio Logistica che gli rispondono che gli avrebbero mandato quanto richiesto.
Finalmente dopo qualche giorno arriva in agenzia l’agognato pacchetto, strumento di  salvezza per clienti, dipendenti e… deretani. Il marito lo apre speranzoso e…  ci trova… un pacco di cerotti!

Ma come? E il resto? I disinfettanti? Le garze? Le siringhe? Il kit per rianimazione? E il defribillatore? E tutte quelle puntate che aveva visto (tra una pennica e l’altra) di Gray’s Anatomy, E.R., Dottor House? Tutta fatica sprecata!
Già si vedeva gridare ai colleghi “LO STIAMO PERDENDO!” oppure “AL MIO TRE!” e poi il classico “CARICA… LIBERA!!!”

Niente di tutto questo sarebbe potuto accadere. E soprattutto il suo didietro senza una cassetta del Pronto soccorso completa sarebbe stato ancora in pericolo.

Fantastico si disse il Marito, sempre pensando al suo posteriore.

Richiama l’Ufficio Sicurezza per chiedere spiegazioni. Eccole: il materiale deperibile non è a loro carico, in quanto non possono farne scorta.
Quindi?
Quindi devono acquistarla in autonomia.
Con quali soldi?
Ma con quelli della “piccola cassa” della filiale, ovviamente! Quale piccola cassa? Si consulta con il Direttore. “Ma noi da anni non abbiamo più la piccola cassa!”

Ah! E allora?

E allora, o la pagate di tasca vostra, o ne fate richiesta all’ufficio che si occupa della manutenzione degli immobili.

Certo non potevano sapere che far frequentare al Marito un corso sulla sicurezza aziendale e sul primo soccorso avrebbe significato entrare in un tunnel simile. Loro non conoscono il Marito sotto questo aspetto [Loro non frequentavano insieme al futuro Marito pub, ristorantini e vari locali romani che negli anni ’80 usavano “mascherarsi” da Centro Culturale per sottrarsi a vari obblighi di legge. E quando il cameriere portava al nostro tavolo la “tessera di adesione” loro non scivolavano sotto il tavolo come me, vergognandosi come una ladra quando il Marito, prima di sottoscrivere la tessera societaria chiedeva di “poter visionare lo statuto!!!!”. E lo visionava eccome. E a lungo! Chiedendo poi dettagliate e minuziose informazioni al povero e ignaro cameriere. Delle serate così divertenti non le auguro a nessuno!]

Tornando ai giorni nostri, ovviamente il Marito ha fatto domanda all’Ufficio Immobili che dopo mille traversie burocratiche ha finalmente inviato alla Filiale una bella cassettina del Pronto Soccorso rosso fiammante,  nuova nuova, lucida lucida. Dentro ci sono:

5 Paia guanti sterili

1 Mascherina con visiera paraschizzi

3 Flaconi soluzione fisiologica sterile 500 ml CE

2 Flaconi disinfettante 500 ml IODOPOVIDONE al 10% iodio PMC

10 Buste compressa garza sterile cm 20×20

2 Buste compressa garza sterile cm 18×40

2 Teli sterili cm 40 x 60 DIN 13152-BR

2 Pinze sterili

1 Confezione di cotone idrofilo

1 Astuccio benda tubolare elastica

2 confezioni 20 cerotti assortiti

2 Rocchetti cerotto adesivo m 5 x 2,5 cm

1 Paio di forbici tagliabendaggi cm 14,5 DIN 58279

3 Lacci emostatici

2 ICE PACK ghiaccio istantaneo

2 Sacchetti per rifiuti sanitari minigrip

1 Termometro digitale CE con astuccio

1 Sfigmomanometro PERSONAL con fonendoscopio

E adesso con tutto questo materiale il didietro del Marito è davvero al sicuro!

Annunci

17 Risposte a “Pronto Soccorso per salvare il proprio didietro”

  1. Ale, questo è uno dei tuoi capolavori!!

    😀 😀 😀

    😆 😆 😆

    • Siete un pubblico meraviglioso!

      😆

    • In qualità di collega del “Marito”, posso confermare che quanto raccontato da ALicE è tutto vero. Aggiungo anche che dopo aver a lungo riflettuto, ho deciso di lasciare istruzioni scritte di non rianimare: se mi dovessi sentire male in ufficio, non vorrei che il responsabile della sicurezza, smanioso di utilizzare la cassetta del pronto soccorso nuova di zecca, tentasse di rianimarmi !

  2. standing ovation!!!!!!!!!! sei grandeeeeeeee…. e anche il tuo caro maritooo una forza! ciaooo buonavita senza kit di emergenza speriamo

  3. ‘na favola! 😉
    Brava!
    Lui ha l’aria di essere precisino e magari un po’ rompiglioni come conseguenza… (del resto, data la lista si capisce perché state insieme con successo!) 😉 …e arriva ai risultati voluti… Scommetterei che è pure uno con cui ci si può scompisciare dal ridere quando si riesce a farlo rilassare, che di certo è il suo stato preferito anche se magari raggiunto con qualche difficoltà…dopo tutti i doveri…
    …c’ho azzeccato almeno un po’?… 🙂
    Fossimo vicini di casa e in America (o Israele)… v’inviterei al bar-b-q… (grigliata, mangal) 😉

    • C’hai azzeccato abbastanza! Neanche fossi psicologo!

      Ma giusto per curiosità e proprio perché hai parlato di “vicinato”… lo sai che non ho ancora capito quando sei in Italia, dove sei?
      (Noi adoriamo le grigliate! Uno dei primi regali che feci al Marito per un anniversario era proprio un barbecue di ghisa che portai faticosamente a casa in autobus a Milano… Che ricordi!)

  4. Purtroppo sono molto lontano da Roma…passo dalla “Cisgiordania” alla “Cisfrancia”, anche conosciuta come “Cisalpinia” (tanto per usare due nomi che non han nulla di geografico ma indicano precise tendenze politiche che non sono le mie)… 😉
    …ma, al giorno d’oggi, le distanze non sono più cosí “distanti”…
    🙂

  5. purché eviti la Cissazione (in piemontese)

    😀

    • 😉

      Per chi non ha il piacere di capire il Torinese*, “cissare” vuol dire “stuzzicare, provocare, incitare qualcuno”…

      E a mi am pias cisé (e a me piace stuzzicare)… 😉

      http://www.piemonteis.com/

      *Il Torinese è una versione del Piemontese molto particolare e molto dotta, nonché decisamente snob e basata sull’understatement, MOLTO all’Inglese. È capita ormai da pochissimi ed è piena di frasi fatte in cui si dice una cosa per dirne un’altra, tipo “a l’è pasaje San Giusep”, c’è passato San Giuseppe, per descrivere una signora particolarmente piatta; o “a l’è pasà per Via Cucaje”, è passato per Via Prese, per dire che uno è stato menato, ecc.)

      • lo usavo in senso un po’ diverso, derivato, riflessivo: “darsi delle arie” (cisèse) 🙂 stavo solo scherzando gratuitamente.

        molto carino l’aneddoto sul “pardòn”.

      • >lo usavo in senso un po’ diverso, derivato, riflessivo: “darsi delle >arie” (cisèse)

        Non avevo proprio pensato a quel significato… ;-(

  6. Per capire un po’ lo spirito dei torinesi…il 10 Giugno 1940, il giorno dell’entrata in guerra dell’Italia, nella Torino dell’aristocrazia operaia e artigiana che non aveva mai visto Mussolini con simpatia persino negli anni d’oro del regime, tra il 1932 e il 1936 (alla FIAT nel 1934 coprirono Mussolini di fischi, e tirarono mattoni agli squadristi, cosa che ovviamente non fu riportata dalla stampa di regime), cominciò a circolare la seguente storiella, che non si sa bene se sia accaduta veramente (ho ricevuto info molto diverse a proposito) che si diffuse poi in tutta Italia, come forma di resistenza, e che poteva costarti l’arresto:

    In un tram in Piazza Castello, nel silenzio della sera, un signore pesta i piedi a una signora e dice in Torinese: “Pardòn!”

    La signora, guardando un fascista in uniforme e fez risponde a voce molto alta; “Oh, a son già rivà i franseis?” (son già arrivati i francesi?) 😉

  7. H-h-h-a-a-a-d-a-r…..? s-sei tu? ti sei trasformato da leone in nutella?! (ché in confronto Gregor Samsa non era nessuno!)

    😆

    grande!

    • Da coppia di leoni (dolcemente sfruguglianti al sole), al mio cibo preferito, MOLTO più salubre di frutta e verdura. LA mia soluzione personale ai problemi del nuovo ceppo di e. coli. Se tutta quella gente avesse mangiato nutella anziché frutta e verdura non sarebbe malata o morta! 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: