Yarnbombing: il lavoro a maglia diventa street art

Quante volte abbiamo sentito dire che le donne dovrebbero limitarsi a “fare la calza”? Ebbene, ora c’è chi ha trasformato i manufatti di maglia in espressioni artistiche.

Il movimento, perché di questo si tratta, si chiama yarnbombing, è una forma di graffiti o street art, realizzata con lavori dai colori sgargianti fatti ai ferri o all’uncinetto, ormai diffusa in tutto il mondo. I manufatti vengono in genere utilizzati per ricoprire oggetti e pezzi dell’arredo urbano: a Parigi crepe dei marciapiedi, a Denver tronchi d’albero, telefoni pubblici e panchine nei parchi, a Londra fontane e transenne, a Melbourne rastrelliere per biciclette e palette delle fermate degli autobus. E così via, con entusiasmo e creatività.

Secondo Jesse Hemmons, la street art e i graffiti sono una forma d’arte dominata dagli uomini, lo yarnbombin invece è più femminile, consiste in un certo senso nel fare graffiti con “i golfini della nonna”. Recentemente la Hemmons ha rivestito la statua di Rocky, secondo lei dall’aspetto troppo macho e turistico, posta di fronte all’ingresso del Philadelphia Museum of Art con una canottiera con cappuccio fucsia con su scritto: “Go see the art”. Vuole essere un incitamento per i turisti che si limitano a farsi fotografare vicino a essa e che poi vanno via a visitare il museo.

La curatrice del Blanton Museum of Art di Austin, Texas, ha chiesto a Magda Sayed di ricoprire di maglia i tronchi di 99 alberi davanti al museo. Secondo lei “parte dell’attrattiva che ha lo yarnbombing sta nel sorprendente inserimento di qualcosa di chiaramente personale e artigianale in un ambiente urbano e industriale”.

Poiché le opere sono fragili e non resistono a lungo, i loro autori sono soliti scattare foto e girare video che poi sono inseriti nei blog e nei social network.

Non tutti coloro che utilizzano lavori fatti a maglia per le loro opere si considerano dei semplici graffitari. Per esempio, Agata Oleksiak, meglio conosciuta come Olek, che ha opere esposte in gallerie di diversi paesi, ritiene lo yarnbombing un banale lavoro da dilettanti ed esibizionisti.

Intanto, si sta aprendo a queste opere il mercato della pubblicità. Oltre 500 aziende, infatti, hanno pagato decine di migliaia di dollari a Magda Sayed per ricoprire i propri prodotti:la Toyota Prius,la Smartela MiniCoopere i parcometri di un’intera strada di Brooklyn.

Leanne Prain, un’altra di queste artiste, ha proclamato l’11 giugno Giornata Mondiale dello Yarnbombing. Ragazze, segnatevi la data: se siete stanche dei soliti golf e delle interminabili sciarpe questo è un interessante suggerimento per utilizzare in modo creativo e innovativo i vostri lavori.

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4 Risposte a “Yarnbombing: il lavoro a maglia diventa street art”

  1. Anche se sto ridendo perché “Yarnabombing” sembra una parolaccia in Magiaro…la lingua dei poeti della parolaccia, dove un semplice “‘affa” non è un semplice “‘affa” ma è una lunghissima e “poetica” parolaccia equinofila di SEI sillabe… trovo il tutto carinissimo.
    Forse anche un segno che le pupe si annoiano… 😉

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